18/05/2006
PAESE DA MOBILITARE: RICOMINCIAMO DA REGIONI E AUTONOMIE LOCALI (Intervento nel dibattito per la fiducia al Governo Prodi)
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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.

 

VITALI (Ulivo). Signor Presidente, signore Ministro e signori Ministri, colleghe senatrici e colleghi senatori, c'è un'espressione usata dal Presidente del Consiglio nel suo discorso che ho apprezzato molto, perché fa riferimento alla difficile sfida per la crescita in ogni campo che l'Italia ha oggi di fronte a sé. Il Presidente ha detto che «non c'è un Paese da pacificare; c'è, invece, un Paese da mobilitare in tutte le sue componenti, con un costruttivo spirito di concordia». Egli ha poi aggiunto: «Noi ricercheremo la concordia, il che non significa annullamento delle diversità».

Ora, del Paese da mobilitare e non da pacificare, di cui il presidente Prodi ha parlato, le Regioni e le autonomie locali sono parte integrante, anzi costituiscono il fondamento stesso della nostra comunità nazionale, il suo tessuto connettivo. Come si può pensare di raggiungere un qualunque grande obiettivo nazionale per l'economia, la società, la vita civile, la cultura, senza coinvolgere appieno il sistema nervoso di questo Paese, costituito dalle sue autonomie territoriali?

Eppure questo è successo. Non era mai accaduto, nonostante la lunga tradizione accentratrice del nostro Stato, che si determinasse uno scontro istituzionale così aspro e lacerante tra il Governo, le Regioni e le autonomie locali, come quello che ha caratterizzato la legislatura appena terminata. Non lo dico per recriminare sul passato, ma semplicemente per capire da dove dobbiamo ricominciare.

Nella scorsa legislatura la concertazione inaugurata con il sistema delle Conferenze, a partire dal 1996, è stata fatta a pezzi. L'ordinamento costituzionale relativo alle Regioni e alle autonomie, che - seppure contestato - poteva costituire un punto di partenza comune, è rimasto del tutto inattuato. Le leggi finanziarie hanno tagliato pesantemente le risorse e posto limiti insostenibili all'autonomia degli enti. Tutta la legislazione nazionale si è ispirata ad un centralismo soffocante, mentre con la devolution - che ci auguriamo venga bocciata con l'ormai prossimo referendum costituzionale - si è tentato di disarticolare l'unità nazionale.

Si sono mortificate le autonomie territoriali e l'economia non è cresciuta; scuola e sanità sono state destrutturate e le parti più deboli del Paese, come il Mezzogiorno, hanno subìto un pesante arretramento.

Dunque, è necessaria una prima svolta: rovesciare il modo in cui sono considerate le Regioni e le autonomie locali, non più un costo inutile o un ostacolo fastidioso, ma protagoniste indispensabili delle grandi politiche nazionali, un grande motore per la crescita del Paese.

Nel Governo Prodi c'è un primo segno importante che va in questa direzione, l'affidamento alla ministro Linda Lanzillotta (a cui rivolgo il mio particolare saluto e augurio) della delega per gli affari regionali e le autonomie locali, insieme. Ci si muove così verso l'unificazione delle competenze governative, che sono state finora divise. Ciò è la premessa indispensabile per la seconda ed ulteriore svolta reclamata a gran voce dalle Regioni e da tutte le associazioni.

Occorre avviare una nuova stagione di collaborazione istituzionale tra lo Stato e il sistema delle autonomie. Per farlo, è necessario riformare il sistema delle Conferenze, unificarlo, trasformarlo da burocratico passaggio procedurale in sede della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, presieduta dal nuovo Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali.

Sarebbe poi necessario promuovere in modo coordinato politiche di valorizzazione delle diverse aree territoriali del Paese, come si fa nei Paesi europei più avanzati, come ha detto il presidente Prodi nel suo discorso. Anche in Italia, come in tutta Europa, sarebbe necessaria una politica nazionale per le città, istituendo un coordinamento interministeriale per le politiche urbane, ferme restando le competenze attuali, presso lo stesso Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali.

Come ha chiesto di recente il comitato direttivo dell'ANCI in forma unitaria, va avviato subito il confronto in sede di Conferenza unificata per giungere ad un nuovo patto, che individui l'obiettivo di crescita economica e di contenimento della finanza pubblica per il prossimo triennio, superando definitivamente il meccanismo assurdo dei tetti di spesa, sbloccando i fondi già stanziati per gli investimenti attualmente non spendibili e dando finalmente al sistema delle Regioni e delle autonomie locali quell'autonomia che costituisce una straordinaria risorsa per la crescita di questo Paese. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

 

AULA SENATO, 18 maggio 2006