Pierluigi
Stefanini, persona di cui ho la massima stima, si trova
a dover affrontare come nuovo Presidente di Unipol un
compito davvero impegnativo, soprattutto dopo che la
Banca d'Italia ha detto di no all'opa su Bnl.
Ma il problema non riguarda solo le cooperative. Sulla
moralità dei comportamenti l'elettorato di centrosinistra
non fa sconti, e questa è una fortuna. I DS sono
oggetto di una campagna indecente ed è giusto
reagire. Non c'è nessuna questione morale che
li coinvolge.
In un Paese in cui il livello di etica pubblica e di
rispetto delle regole è drammaticamente crollato,
a causa innanzitutto della pratica di governo ad personam
di Berlusconi, il tema della moralità deve tuttavia
riguardare non solo la politica ma anche la sfera degli
affari. I vecchi dirigenti di UNIPOL, prima ancora del
codice penale del quale risponderanno all'autorità
giudiziaria, hanno violato una regola fondamentale di
ogni azienda, tanto più se cooperativa. I manager
non possono utilizzare la posizione ricoperta per arricchirsi
personalmente né fare uso indebito della reputazione
dell'azienda per fini privati.
Come propone Francesco Vella, le aziende dovrebbero
adottare codici di autoregolamentazione che fissino
stringenti vincoli comportamentali per gli amministratori,
con l'immediata decadenza in caso di violazione e l'istituzione
di una magistratura interna formata da persone autorevoli
e indipendenti.
Le cooperative potrebbero dare l'esempio. E affrontare
l'altro tema che viene giustamente proposto, cioè
l'adozione di nuove regole di governo interno capaci
di superare l'attuale concentrazione di poteri nelle
mani di manager onnipotenti, come ad esempio il limite
di mandato negli Statuti, gli amministratori indipendenti
nei consigli e un ruolo maggiore per lavoratori e soci.
C'è chi vorrebbe ridurre le cooperative ad un
ruolo marginale come Confindustria, che si è
fatta più volte interprete di questo pregiudizio,
e il centrodestra al governo il quale per ben due volte,
nel 1994 e nel 2001, ha tentato di colpire la cooperazione.
La via non è l'omologazione agli altri tipi d'impresa,
ma il rilancio delle caratteristiche distintive dell'azienda
cooperativa, dei suoi obiettivi e della sua missione
in ogni campo, anche quelli della finanza e della banca.
Bologna e l'Emilia-Romagna sono la capitale italiana
della cooperazione e dell'economia sociale. Un rilancio
dello spirito cooperativo può avere ricadute
positive a partire dai nuovi bisogni che potrebbero
avere risposta, come la casa per gli studenti e gli
immigrati, la riqualificazione delle zone commerciali
omogenee, l'assistenza agli anziani nei condomini.
Nessuno può stupirsi per la vicinanza di valori
esistente tra la cooperazione e la sinistra poiché
è così ovunque, mentre il collateralismo
è finito dalla caduta del Muro. Tuttavia la riflessione
critica deve riguardare, oltre ai DS, tutto il centrosinistra.
E' giusto contrastare l'opacità e l'asfissia
del capitalismo italiano, ma il salotto buono non può
essere combattuto con qualche sedia in più. Occorre
abbattere le pareti.
Ha sbagliato il governo di centrosinistra ai tempi della
scalata alla Telecom. Hanno sbagliato i DS nel non saper
distinguere tra imprenditori e speculatori nelle recenti
scalate bancarie. Ha sbagliato la Margherita a prendere
le parti di Abete contro l'Unipol nella scalata a Bnl.
La politica deve occuparsi dell'economia. Ma deve dettare
le regole e aprire i mercati finanziari alla concorrenza,
non intervenire per realizzare gli assetti proprietari
che di volta in volta ritiene più adeguati.