Alle 12.53, al quarto scrutinio, Giorgio Napolitano è stato eletto Presidente della Repubblica. I presenti erano 1000 su 1009 elettori, 10 si sono astenuti, i voti validi sono stati 990. Napolitano ha ottenuto 543 voti sui 505 necessari, visto che dalla quarta votazione era sufficiente il quorum della maggioranza assoluta.

Il centrosinistra aveva 545 voti meno due assenti, totale 543. E Napolitano ha avuto esattamente quei voti, con uno scambio fisiologico tra qualche voto (non molti) ricevuti dal centrodestra e qualche altro voto del centrosinistra finito disperso.

L'elezione di Giorgio Napolitano al Qurinale è un indubbio successo dell'Unione, che elegge Presidente una personalità di alto profilo istituzionale ("Il Presidente di tutti" come ha detto Romano Prodi) e che per di più proviene dalla storia dei comunisti italiani. Come ho scritto qualche giorno fa a proposito della candidatura di D'Alema, avevo la speranza che in questo modo si potesse superare un pregiudizio togliendo così un'arma propagandistica a Berlusconi, anche se avevo il timore che il Cavaliere avrebbe scatenato contro di lui la campagna sui comunisti che occupano le istituzioni.

Con Napolitano Berlusconi ha indubbiamente molta più difficoltà a cavalcare questo argomento, anche se in queste ore ci sta provando. Ciò lo si deve anche alla scelta di Massimo D'Alema, che si è guadagnato considerazione e apprezzamento da parte di tutti.

L'Unione è stata compatta, e questo è un buon viatico per i mesi a venire, che saranno molto difficili. La CDL invece no. Il risultato numerico non deve farci perdere di vista l'esito politico della elezione del Presidente della Repubblica, nel quale il centrodestra si è lacerato, al di là dell'unità di facciata ritrovata nel votare scheda bianca fino al quarto scrutinio.

Berlusconi e la Lega sono stati irremovibili nel NO a Napolitano. La Lega, con Calderoli, ha già dichiarato che non riconoscerà il risultato del voto per il Presidente fino a quando le Giunte per le elezioni di Camera e Senato non esamineranno le posizioni di 70 parlamentari di centrosinistra la cui elezione è stata contestata. Tutto ciò ci fa intravedere ciò che hanno in mente per i prossimi mesi: guerra totale al governo dei comunisti con "richiesta continua del numero legale al Senato" e se necessario "scioperi" come ha dichiarato Berlusconi dopo l'elezione di Napolitano.

Casini ha dichiarato che "a volte con un pessimo metodo si giunge ad un ottimo risultato", mentre Fini ha affermato che la loro contrarietà a Napolitano non è stata né per la persona né per la tradizione politica da cui proviene, ma per il metodo che considera inaccettabile. La distinzione da FI e Lega non potrebbe essere maggiore e anche questo anticipa ciò che probabilmente vedremo nei prossimi mesi.

Ora c'è da fare un buon governo (prevedo entro la fine della prossima settimana). C'è da vincere le elezioni amministrative di Roma, Milano, Torino e Napoli di fine maggio. E c'è da vincere anche il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno.

Non sono appuntamenti facili neanche questi. Ma l'esito del Governo e della legislatura dipenderanno da come andranno a finire.