INEDITI DOSSETTI
"L'APPELLO A DIFENDERE LA COSTITUZIONE E' STATO RACCOLTO
CON IL RISULTATO DEL REFERENDUM"
Dichiarazione del sen. Walter Vitali
Nel decimo anniversario della scomparsa di don Giuseppe Dossetti ho deciso di donare alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, il cui Centro Documentazione fu fondato da lui nel 1952, tutte le carte che ho conservato relative ai Comitati per la Costituzione dal 1994 al 1996.
Ritengo infatti giusto che quei documenti siano messi a disposizione degli studiosi e resi pubblici. Ne consegnerò una copia anche a Valerio Onida, attuale Presidente dei Comitati, e ad Alessandro Baldini, medico di Dossetti e animatore fin dal primo momento dei Comitati bolognesi.
Tutto cominciò con la lettera che Dossetti mi scrisse il 15 aprile 1994 e alla quale risposi il giorno successivo, raccogliendo il suo invito.
In quella lettera egli auspicava ".... la sollecita promozione, a tutti i livelli, dalle minime frazioni alle città, di comitati impegnati e organicamente collegati, per una difesa dei valori fondamentali espressi dalla nostra Costituzione: comitati che dovrebbero essere promossi non solo per riconfermare ideali e dottrine, ma anche per un'azione veramente fattiva e inventivamente graduale, che sperimenti tutti i mezzi possibili, non violenti, ma sempre più energici, rispetto allo scopo che l'emergenza attuale pone categoricamente a tutti gli uomini di coscienza."
Il 28 marzo di quell’anno Silvio Berlusconi aveva vinto le elezioni. Nel programma della sua coalizione era contenuto l'intento di modificare la Costituzione anche con i soli voti della maggioranza. Questo allarmò profondamente don Giuseppe fino al punto da indurlo, come ebbe a dire in seguito, a fare come gli antichi padri del deserto che tornavano quando si annunciavano gravi sciagure per le loro comunità.
Nel primo degli inediti di Dossetti contenuti nell'incartamento, la lettera a me indirizzata del 20 maggio 1994, egli manifesta il suo allarme paragonando la situazione di quel periodo all'avvento del fascismo nei primi anni '20 ("Non posso dimenticare che anche l'altra volta, più di settant'anni fa, tutto è cominciato nello stesso modo: con defezioni minime, ma poi gradualmente crescenti, dei cattolici. Ma anche da parte delle sinistre mi aspetterei un'opposizione più unitaria, più organica e più di principio.")
In quella lettera esprime anche una preoccupazione, poi ripresa in altri scritti successivi, su un eventuale referendum nel quale la gente avrebbe potuto essere ingannata e dare un voto favorevole complessivo "a un grande seduttore". E' un giudizio che anticipa dieci anni prima quello che poteva succedere, e per fortuna non è successo, con il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno scorso.
Il secondo inedito sono i miei appunti della riunione di costituzione del coordinamento nazionale dei Comitati, che si tenne all'Abbazia di Monteveglio il pomeriggio del 16 settembre 1994 e alla quale Dossetti partecipò ed intervenne. Concludendo quella riunione, proposi che la denominazione definitiva dei comitati fosse “Comitati per la Costituzione”, come aveva suggerito nel suo intervento Antonino Caponnetto.
Il terzo inedito è una lettera che don Giuseppe mi inviò il 5 dicembre 1994, alla vigilia di un incontro nazionale dei Comitati svoltosi a Bologna. I comitati intanto si stavano moltiplicando in tutto il territorio nazionale - in una delle carte che ho conservato se ne elencano 91 con i relativi responsabili - e io ne divenni il Presidente in quanto Sindaco di Bologna al quale Dossetti aveva indirizzato il suo appello. In quella lettera don Giuseppe smonta pezzo per pezzo i “Risultati dei Gruppi di lavoro del Comitato di studio sulle riforme istituzionali” resi noti qualche settimana prima dal Ministro Francesco Speroni.
Il quarto e il quinto inedito sono lettere che ci scambiammo nel febbraio del 1996. Pochi giorni prima, il 3 febbraio, si era tenuta nell'Aula Absidale di Santa Lucia un'assemblea nazionale dei Comitati, alla quale don Giuseppe aveva inviato un messaggio molto duro nei confronti del tentativo Maccanico, e cioè l'incarico affidato dal Presidente della Repubblica ad Antonio Meccanico di formare un Governo che doveva nascere con l'impegno ad elaborare una proposta di modifica complessiva della Costituzione.
Il tentativo fallì e si giunse così alle elezioni del 9 e 10 aprile vinte da Romano Prodi e dal centrosinistra. Ma a partire da quel momento si manifestò una divergenza tra Dossetti e me su come affrontare il tema della forma di governo che mi portò a rassegnare le dimissioni da Presidente dei Comitati nell'assemblea nazionale del 6 luglio 1996 a Firenze, nella quale eleggemmo Presidente Stefano Rodotà.
Le due lettere inedite, il messaggio di Dossetti del 3 febbraio e i comunicati dei Comitati e mio di quel periodo, illustrano bene le ragioni delle mie dimissioni. Le diedi con rammarico "anche per la devozione e l'affetto che - avevo - nei confronti di don Giuseppe Dossetti" per rimanere "uno tra i tanti componenti dei Comitati nei quali - avrei continuato - a lavorare con tutto il mio impegno" (mia dichiarazione del 23 marzo 1996).
A dieci anni di distanza posso dire che don Giuseppe aveva più ragione di me nel professarsi risolutamente contro ogni forma di presidenzialismo, mentre continuo a ritenere che i Comitati dovessero lavorare per l'unità delle posizioni di chi voleva riformare la Costituzione senza stravolgerla evitando di sposarne una, il cancellierato, contro l'altra, il presidenzialismo.
Fu una discussione che impegnò tutta la legislatura fino alla Commissione Bicamerale per le riforme istituzionali. Possiamo ritenere di averla ormai alle nostre spalle solo dopo il programma di governo dell'Unione per questa legislatura e l'esito del referendum costituzionale di giugno.
Da tutta la documentazione emerge lo straordinario impegno e il grande vigore con cui Giuseppe Dossetti, negli ultimi due anni della sua vita e con un fisico ormai debilitato, sosteneva la sua battaglia per la Costituzione e le sue idee.
Nel messaggio del 3 febbraio del 1996 spiega che il suo pensiero era prevalentemente rivolto ai "grandi problemi morali e spirituali che si pongono a tutte le società nazionali d'Europa e dell'Occidente intero". Ma ricorda anche le "gravi obiezioni" che aveva espresso a Parma, Bari, a Napoli di fronte "al fantasma che si aggira per l'Italia (il presidenzialismo)".
E nei mesi ancora precedenti era stato a Milano per tenere il discorso in memoria di Lazzati il 18 maggio 1994, a Firenze il 16 dicembre 1994, a Milano di nuovo il 21 gennaio 95.
Come gli antichi padri del deserto don Giuseppe sentiva dunque fortemente la minaccia alla Costituzione, a tal punto da girare l'Italia in condizioni fisiche alquanto precarie.
Credo che quel suo impegno sia stato determinante per renderci tutti più avvertiti dei pericoli incombenti. Il suo appello è stato raccolto dal risultato del referendum costituzionale che ha messo una pietra sopra ai tentativi di modifica complessiva della Costituzione, aprendo la strada a quella difesa "critica e dinamica" della nostra carta fondamentale di cui scrive proprio in quel messaggio, esponendo un programma che trovo del tutto attuale e condivisibile.
RASSEGNA STAMPA:
"La lezione che ci ha dato Dossetti" IL RESTO DEL CARLINO 10/12/2006
Dossetti, la profezia contro il premierato L'UNITA' 10/12/2006
E Dossetti tornò in campo contro la voglia di inciucio LA REPUBBLICA ED. BO 10/12/2006
"Furono i giorni più duri" IL DOMANI 10/12/2006
Dossetti: l'uomo, il politico IL BOLOGNA 10/12/2006
La sfida dei "due Giuseppe", quando Bologna provò il bipolarismo IL DOMANI 11/12/2006