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20/02/09
Crisi/Bologna. Così "falliscono" opere pubbliche e aziende. PD, enti locali, imprese, sindacati: cambiare Patto di stabilità
I parlamentari Pd di Bologna hanno convocato i rappresentanti delle associazioni economiche e sindacali e i sindaci della provincia per presentare le iniziative a sostegno della capacità di investimento degli enti locali, soffocati dalle regole troppo rigide del Patto di stabilità interno e dalle interpretazioni ulteriormente restrittive del Ministero dell'Economia.
Il resoconto della Agenzia DIRE
CRISI/BOLOGNA. COSI' 'FALLISCONO' OPERE PUBBLICHE E AZIENDE
PD, ENTI LOCALI, IMPRESE, SINDACATI: CAMBIARE PATTO DI STABILITA'
(DIRE) Bologna, 20 feb. - Ci sono opere importanti, come i nodi stradali e ferroviari di Rastignano e Casalecchio di Reno, che restano ferme. Lavori per la costruzione e manutenzione di scuole e strade che non possono partire. Ma c'è anche un'altra faccia della medaglia, ed è quella di tante imprese, piccole e medie, molte delle quali artigiane, che rischiano di fallire perché i Comuni non possono pagare le loro prestazioni. Sono tutte conseguenze del "patto di stabilità interno" a cui si devono attenere gli enti locali e che blocca gran parte degli investimenti previsti nel 2009: una "gabbia" che in provincia di Bologna va ad aggravare la già pesante situazione di crisi generalizzata. Con ricadute sulla vita dei lavoratori, che vedono sempre di più a rischio il proprio posto di lavoro, e dei cittadini in generale, perché si prospettano anche tagli di servizi pubblici.
Questo il quadro della situazione emerso oggi in un incontro promosso dai parlamentari bolognesi del Pd che hanno messo attorno a un tavolo, nella sede del quartiere Santo Stefano al Baraccano, i rappresentanti delle associazioni economiche e dei sindacati, al fianco di amministratori di Comuni e Provincia.
Tutti d'accordo su un punto: bisogna cambiare le regole del patto di stabilità, e in fretta. Per questo i deputati e i senatori del Pd hanno approntato una interrogazione urgente al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per sapere se "intenda porre rimedio ad una situazione di enorme difficoltà della finanza locale con conseguenze critiche soprattutto per quanto riguarda gli investimenti, il che è particolarmente grave in un momento di crisi economica come l'attuale". L'intenzione dei parlamentari democratici è di trasformare l'interrogazione in mozione, in modo da portarla al voto alla Camera e in Senato.
Intanto, alla chiamata dei parlamentari del Pd, affiancati dai sindaci di San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, San Giovanni in Persiceto, Bazzano, Pianoro e dagli assessori al bilancio del Comune e della Provincia di Bologna, oggi hanno risposto il Collegio costruttori, Legacoop, Cna, Unindustria, Cgil e Cisl. "La situazione della finanza locale ha raggiunto un livello di gravità insopportabile - è la premessa di Luca Rizzo Nervo, responsabile enti locali del Pd - e il paradosso è che la crisi provoca un aumento di domanda di servizi, ma i Comuni si trovano nell'impossibilità di offrirli per i vincoli del patto di stabilita'".
Secondo le stime della Conferenza metropolitana dei sindaci, riprese dal Pd nel testo dell'interrogazione, risulta che nei 37 enti finora censiti dalla Provincia, con una popolazione di oltre 800 mila abitanti, "sono previsti investimenti per il 2009 di 291 milioni di euro", ma "a causa dei limiti imposti dal patto di stabilità, non potranno essere investiti sul territorio 94 milioni di euro". La conseguenza, spiega il senatore Walter Vitali, è che "il ritardato o mancato pagamento delle opere avviate è causa di gravi problemi per le imprese, specie di quelle piccole, che potrebbero essere costrette a licenziare lavoratori o addirittura a fallire". Insomma, aggiunge la deputata Donata Lenzi, "il blocco delle risorse degli enti locali, soldi che tra l'altro hanno in cassa e non possono spendere, viene pagato da tutto il sistema".
La battaglia dei sindaci sul patto di stabilità "è giusta e la sosterremo sino in fondo", assicura Marco Buriani, presidente del Collegio costruttori di Bologna, che auspica un'azione dei parlamentari di tutti i partiti, "ma intanto plaudo all'iniziativa del Pd". Buriani ricorda anche che c'è un problema occupazionale grave nel settore delle costruzioni, che a livello nazionale conta due milioni di lavoratori e che "nell'ultimo trimestre ha visto perdere 60 mila posti di lavoro. Se non si interviene subito, a primavera avremo 200 o 300 mila addetti in meno". A Bologna il settore dell'edilizia, secondo i dati Fillea-Cgil ricordati da Rita Finzi, vicepresidente di Legacoop, nel 2008 ha già visto perdere 1.570 posti di lavoro.
Per la Cna, riferisce il segretario provinciale Loretta Ghelfi, la situazione "è sempre più grave in tutti i settori produttivi, in particolare nella meccanica e nell'edilizia. Noi associamo 16.500 imprese, e per una su tre stiamo esaminando assieme come reggere alla crisi o addirittura se chiudere". I pagamenti da parte di amministrazioni pubbliche sono sempre più in ritardo: "Solo nei confronti delle Ausl - riferisce Ghelfi - ci sono 0.000 imprese in provincia di Bologna con pagamenti oltre 500 giorni". Non solo. Gian Franco Poggioli, responsabile ufficio studi di Unindustria, svela che "secondo una rilevazione di pochi giorni fa, la stragrande maggioranza delle imprese trova inusuali ritardi di pagamenti anche nei rapporti commerciali".
Per Mauro Alboresi (Cgil) occorre superare il blocco degli investimenti perché "gli enti locali sono uno dei volani fondamentali per lo sviluppo del territorio e del Paese". E Alberto Schincaglia (Cisl) sottolinea: "Bisogna agire tutti assieme", raccogliendo così una sollecitazione di Vitali che auspica "un'intesa triangolare", ovvero l'allargamento alle istituzioni del tavolo anti-crisi tra le parti sociali.
CRISI/BOLOGNA. VIAGGIO NEI COMUNI DOVE NON SI PUO' SPENDERE LE CONSEGUENZE DEL "MECCANISMO PERVERSO" DEL PATTO DI STABILITA'
(DIRE) Bologna, 20 feb. - "Come spieghiamo ai nostri cittadini che non possiamo spendere soldi che abbiamo in cassa?". E' il dilemma dei sindaci del territorio bolognese alle prese con la "gabbia" del patto di stabilità interno. Un "meccanismo perverso che blocca tutto", come lo definisce Paola Bottoni, assessore al Bilancio del Comune di Bologna. Oggi il grido d'allarme dei sindaci è risuonato nella sala del Baraccano, dove i parlamentari bolognesi del Pd li hanno chiamati per un confronto con le associazioni economiche e sindacali. L'obiettivo è di "agire tutti assieme" per chiedere al Governo di rivedere le regole del patto di stabilità, che impone un rapporto deficit/Pil del 3% al massimo. Come spiega l'Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) in un appello a tutte le forze politiche, alle istituzioni e alle parti sociali, "molti Comuni hanno a disposizione risorse economiche libere ed utilizzabili per finanziare opere già progettate, cantierabili immediatamente o già cantierate, ma ferme a causa dei vincoli posti dal patto di stabilità". Come questo si traduca in concreto lo spiegano bene i sindaci intervenuti oggi all'incontro promosso dal Pd.
A San Lazzaro di Savena, "su 40 milioni di euro tra spesa corrente e investimenti, giacciono nelle nostre casse oltre 29 milioni accumulati nel giro di pochi anni. Sono lì e non possono essere investiti", sottolinea il sindaco Marco Macciantelli. "Per il 2009 abbiamo priorità per 12 milioni di euro, ma per il patto di stabilità non dovremmo superare i 3 milioni di investimenti".
A rischio ci sono opere come un nuovo nido, una scuola e alloggi pubblici. Non è necessario che siano sbloccati tutti subito, chiarisce Macciantelli: "Siamo disponibili a ragionare su una ipotesi di gradualità, identificando delle priorità a livello nazionale, come le scuole e le case".
Ci sono poi ripercussioni anche sulla spesa corrente, con i Comuni costretti a pagare con ritardi sempre maggiori. Simonetta Saliera, primo cittadino di Pianoro, racconta: "Proprio questa mattina ho incontrato quattro aziende che rischiano il fallimento per questa situazione" di pagamenti in ritardo. "Noi abbiamo superato i 9 mesi, quasi un anno - spiega - e per certe ditte artigiane, che lavorano ad esempio nella falegnameria o nel verde, non riusciremo a liquidare fatture per lavori già eseguiti". Oltretutto, "se non possiamo pagare, si entra anche in contenzioso", aggiunge Paola Marani, sindaco di San Giovanni in Persiceto, dove su 8 milioni di euro di investimenti previsti nel 2009 "ne potremo spendere solo 2 milioni 300 mila euro: è ridicolo". In ballo ci sono opere importanti come strade, piste ciclabili e un centro anziani.
Renato Baioni, sindaco di Bazzano, su quasi 4 milioni di euro, ne potra' spendere 200 mila: "Siamo all'osso- dice - o mandiamo a casa dei dipendenti comunali, o dovremo tagliare servizi alla persona".
Non solo: l'assurdo, spiega Simone Gamberini, sindaco di Casalecchio di Reno, è che "lo Stato sta facendo cassa sugli enti locali, perché le tasse che pagano i nostri cittadini, ovvero l'addizionale Irpef in busta paga, ci viene restituito anche con due anni di ritardo". I Comuni chiedono così anticipi alle banche, tramite le tesorerie, "ma ovviamente ci fanno pagare gli interessi". Oltretutto, con la soppressione dell'Ici sull'abitazione principale, sono venute a mancare risorse che un tempo arrivavano ai Comuni puntualmente a giugno e a dicembre: somme che lo Stato non ha ancora coperto con trasferimenti adeguati.
Analogo allarme arriva da Castenaso, dove "le scelte della Finanziaria e delle integrazioni successive produrranno aggravamenti della crisi che sta coinvolgendo il Paese - sottolinea in un comunicato il sindaco Mariagrazia Baruffaldi - in quanto saranno bloccati sia i pagamenti delle opere in corso sia gli investimenti pubblici previsti, in special modo quelli relativi alle scuole (ampliamenti e messa in sicurezza) e alla viabilità (nuove realizzazioni e manutenzioni)". Così "anche Castenaso, come gli altri Comuni, si troverà involontariamente a contribuire al fallimento delle imprese coinvolte negli appalti assegnati e a impedire lavori che darebbero respiro alla crisi economica locale".
Insomma, l'unica strada è "modificare le regole del patto di stabilita', che cosi' e' una gabbia sterile", sentenzia Bottoni. Perché "bisogna recuperare l'autonomia di spesa degli enti locali - prosegue l'assessore al bilancio di Palazzo D'Accursio - anche per affrontare la crisi con politiche anti-cicliche".
L'assurdo, conclude l'assessore al bilancio della Provincia di Bologna, Aleardo Benuzzi, è che "questo patto di stabilità diventa un fattore di instabilità proprio in quelle realtà in cui i bilanci sono sani".
DOCUMENTAZIONE CONSEGNATA ALLA CONFERENZA STAMPA:
- interrogazione urgente che verrà presentata al Senato e alla Camera dai parlamentari PD di Bologna; (NB al Senato l'interrogazione è stata presentata in data 25/2/2009)
RASSEGNA STAMPA:
L'iniziativa. Allarme dei parlamentari del Pd: "Opere pubbliche ferme al palo"
LA REPUBBLICA ed. BO del 21/2/2009
"Per alleggerire la crisi lasciate spendere i Comuni" pag. 1 e pag. 2
L'UNITA' ed. BO DEL 21/2/2009
Grandi opere, le Coop come Cazzola
IL RESTO DEL CARLINO ed. BO del 21/2/2009
IL SOLE 24 ORE del 23/2/2009
Il risparmio non allenta il Patto
IL SOLE 24 ORE del 23/2/2009
Il Patto instabile che castiga le aziende
IL SOLE 24 ORE del 23/2/2009
Un articolo sul BLOG di Andrea Chiarini (www.LaRepubblicaBOLOGNA.it)
In Italia siamo all'incrocio di tre crisi che investono contemporaneamente i partiti e la politica: la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica, il discredito dei partiti in quanto destinatari di risorse pubbliche e la cosiddetta "democrazia senza partiti".