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04/08/08
Strage 2 Agosto: sono tre anni che magistratura lavora su presunta pista palestinese. Se non è approdata a nulla è perché non c'è niente di concreto
(Dichiarazione del sen. Walter Vitali)
"Ciò che ha dichiarato il Sindaco di Roma Gianni Alemanno a proposito della strage di Bologna del 2 agosto 1980 è grave e sorprendente.
Secondo il Sindaco Alemanno, che si richiama alle parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini sulle “zone d’ombra” esistenti nelle sentenze della magistratura, esisterebbe un’altra pista “molto più seria” della pista nera, quella del terrorismo palestinese.
E’ la seconda presa di posizione da parte di dirigenti di spicco di AN con una funzione istituzionale, a cui si sono accodati esponenti di Forza Italia e della Lega.
Se Alemanno o altri hanno informazioni su fatti precisi devono rivolgersi alla magistratura di Bologna, la quale ha aperto un fascicolo sulla presunta “pista palestinese”. Altrimenti è bene che tacciano, poiché le loro parole non fanno altro che sollevare il solito polverone privo di riscontri concreti che periodicamente tenta di delegittimare la verità giudiziaria sulla strage del 2 agosto.
Una verità che, è bene ricordarlo, ha subito un percorso lungo e travagliato prima di giungere alle due sentenze di Cassazione del 23 novembre 1995 e dell’11 aprile 2007.
Secondo quanto ha stabilito la Suprema Corte, gli autori materiali della strage sono i neofascisti Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, mentre Licio Gelli, Francesco Pazienza e gli ufficiali del SISMI Pietro Musumeci e Francesco Belmonte hanno deviato le indagini.
Il fatto che non siano stati scoperti i mandanti semmai è uno stimolo per completare il quadro delle responsabilità sulla strage. Non può certo essere un pretesto per rimettere in discussione ciò che finora è stato accertato.
C’è una domanda che si dovrebbero porre Alemanno e chi come lui insiste nel voler cancellare le sentenze dei giudici. Perché, a tre anni di distanza dalle notizie emerse dalla Commissione parlamentare Mitrokhin sulla presunta pista palestinese, il lavoro della magistratura non è approdato a nulla? La risposta è semplice: perché non c’è nulla di concreto che possa portare a mutare la verità giudiziaria sulla strage del 2 agosto.
Esattamente tre anni fa la rivista “Area”, collegata alla corrente di AN Destra Sociale che ha come riferimento proprio Gianni Alemanno, nel numero di luglio/agosto 2005 pubblicò un dossier di 17 pagine intitolato “Strage di Bologna, a un passo dalla verità”.
Nell’editoriale del suo direttore, Marcello De Angelis, si sosteneva la tesi che “la destra non c’entra”. Ma, come ha ricordato nel suo discorso di sabato scorso Paolo Bolognesi, Marcello De Angelis è stato condannato in via definitiva per banda armata insieme ad altri esponenti del gruppo di estrema destra Terza Posizione, è cognato di Luigi Ciavardini ed è parlamentare del PdL dal 2006.
L’obiettivo della campagna in corso pare dunque quello di allontanare dalla destra ogni responsabilità circa un fatto così grave ed efferato come la strage di Bologna.
Questa campagna è alimentata da molti anni dalle sue frange più estreme, e questo non sorprende. Sorprende il fatto che esponenti della destra di governo, come Fini e Alemanno, anziché rincorrere questa campagna, non ne prendano le distanze e non abbiano il coraggio di fare definitivamente i conti con una stagione buia della storia italiana."
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