Qualcuno mi ha chiesto come mai dal 10 dicembre scorso non ho più inviato alcun post per animare il dibattito o per darvi notizie. Il motivo è molto semplice: sono stato relatore di minoranza al Senato sulla legge-delega relativa al federalismo fiscale, e questo compito ha assorbito tutte le mie energie anche durante la pausa di fine anno.Come sapete ci siamo astenuti nel voto finale, prendendo atto delle notevoli modifiche apportate al testo iniziale del Governo grazie alle proposte avanzate dal PD nel suo disegno di legge. Nel contempo abbiamo registrato che ci sono alcune questioni importanti ancora aperte, che ci riserviamo di verificare nel successivo percorso parlamentare alla Camera, per vedere se si potranno fare o meno ulteriori passi in avanti.
Ecco allora la domanda che intendo porvi: abbiamo fatto bene? O dovevamo votare contro, come alcuni sostenevano?
Premetto subito che, anche grazie alla conduzione molto accorta della Presidente del Gruppo PD al Senato Anna Finocchiaro, siamo arrivati alla decisione finale di astenerci dopo aver tenuto ben sei assemblee del gruppo sull’argomento, una delle quali - quella di lunedì 12 gennaio - è durata 5 ore e mezza!
Abbiamo valutato insieme i passi in avanti che il testo della legge mano a mano conteneva rispetto alle nostre posizioni e abbiamo assunto la decisione finale a stragrande maggioranza, con solo 9 voti contrari. Tenete conto che il gruppo è fomato da 118 senatrici e senatori.
La cosa più bella è stata che non c’è mai stata una divisione in “correnti” (quella che invece c’è sulla proposta di introdurre lo sbarramento al 4% per le elezioni europee e sulla quale deciderà domani il gruppo della Camera). Si è sempre discusso in modo molto libero e in modo altrettanto libero si sono valutati i pro e i contro del nostro atteggiamento.
Naturalmente non mi nascondo che la valutazione nel merito del provvedimento si deve necessariamente intrecciare con una valutazione più di carattere politico, sugli effetti che la nostra decisione determina.
Nel merito potrete trovare tutta la documentazione nelle news e nella parte del mio sito dedicata al “Filo diretto” con gli amministratori. Il ddl Calderoli aveva ricevuto il parere positivo della Conferenza unificata, era già molto diverso dal cosidetto “modello lombardo” che la Lega e il PDL hanno presentato in capagna elettorale, e le modifiche subite nel dibattito al Senato sono state molte e rilevanti. Cito le più importanti: il Patto di convergenza per elevare l’offerta di servizi nelle regioni più deboli, a partire da quelle meridionali; la Commissione parlamentare per il parere sui decreti legislativi delegati; la rinuncia al concetto molto pericoloso della territorialità delle imposte; la precisazione delle basi imponibili dell’autonomia tributaria locale; la armonizzazione di tutti i bilanci pubblici e il raccordo con la manovra annuale di politica economica; la garanzia del finanziamento integrale del normale svolgimento di tutte le funzioni pubbliche attribuite agli enti territoriali; la procedura per l’istituzione in via transitoria delle città metropolitane, accanto alla norma per Roma capitale.
Le possibili controindicazioni politiche le ha esposte bene Marco Follini nelle ultime due assemblee del gruppo, e le ha illustrate pubblicamente in vari interventi sulla stampa. Qualunque sia il testo uscito dal Senato, ha sostenuto Follini, il federalismo fiscale è una bandiera della Lega Nord, che alimenta gli egoismi territoriali ed è una forza xenofoba a cui noi dobbiamo contrapporci. Per questo bisognava votare contro, anche per non lasciare alla sola UDC il monopolio della posizione antileghista, visto che l’Italia dei Valori si è astenuta.
E’ un ragionamento che non condivido, perchè il nuovo Titolo V della Costituzione l’abbiamo voluto noi e l’art. 119 sul federalismo fiscale è uno dei suoi pilastri. Secondo me il PD deve sostenere prima di tutto l’approvazione di una buona legge in questa materia nell’interesse del Paese. Quanto alla Lega e alla maggioranza di governo, che rimangono nostri fieri avversari politici specie su questioni come sicurezza e immigrazione, bisogna fare come Obama, che si contrappone duramente ai repubblicani ma ricerca intese su questioni costitutive dell’interesse nazionale. E questa legge lo è sicuramente.
Dov’eri finito? Ad occuparmi di federalismo fiscale
14 Commenti a “Dov’eri finito? Ad occuparmi di federalismo fiscale”
Alice Presti scrive:
2 Febbraio 2009 alle 21:39
Marco Mezzetti scrive:
3 Febbraio 2009 alle 09:21
Premetto che non giudico sbagliata l’astensione in prima lettura al Senato. Volevo provare di riflettere sulla riforma federalista dal punto di vista economico.
Storicamente Tremonti era un fiero avversario del Patto di stabilità. Adesso, folgorato sulla via di Damasco, è diventato strenuo difensore di Maastricht. Perche?
Vorrei sapere tu cosa ne pensi.
La mia risposta è che sta accantonando, nelle pieghe del bilancio statale, tutte le risorse possibili x sostenere il progetto federalista, raschiando il fondo di tutti i barili.
Esempio emblematico è la c. d. “riforma della scuola”, pervasa dal fondamentale obiettivo di tagliare x fare cassa.
In questo modo il Nord potrà pagare – tasse a “Roma ladrona”, e le regioni del C.Sud eviterebbero (temporaneamente) x compensazione di pagarne di +, lasciando xò una mina seppellita sulla strada di un futuro # governo, che ben difficilmente potrebbe porre rimedio ad una riforma costituzionale.
Dietrologia? Nel dubbio, meglio guardar MOLTO bene i conti (peraltro lo chiede anche l’U.E.).
fabio scrive:
3 Febbraio 2009 alle 09:26
caro walter,
io penso che sia stata una buona battaglia e che abbia portato risultati che mi auguro il dibattito alla camera migliori.
discutiamo di autonomia e federalismo da molto tempo e la gente sa che non è un tema solo della Lega, anzi molti amministratori in gamba del Sud guardano con interesse diretto al ruolo che il PD svolgerà nei prossimi mesi su questi nodi.
in effetti non ti sei fatto sentire, ma anche noi non scherziamo a latitanza.
ciao
Fabio
Alberto Zanelli scrive:
3 Febbraio 2009 alle 09:53
Sbarramento al 4%: perchè non è stato fatto lo scorso settembre? Farlo adesso mi sembra come quando durante le partite nel campetto della parrocchia qualcuno diceva: “Da adesso vale la regola del fuori-gioco!” e regolarmente le sorti della partita si invertivano.
Federalismo fiscale? Penso che per i cittadini sia una gran truffa mentre per le imprese sia un’occasione d’oro. Noi cittadini siamo inchiodati a pagare le tasse nel di residenza, le imprese possono invece mettere la sede legale nella regione che garantisce loro un fisco “in saldo”. Mi aspetto che in Italia spuntino “paradisini fiscali” (come sono le isole della Manica per il Regno Unito) con relative migrazioni di imprese che abbandoneranno le regioni organizzate per quelle dove il fisco è amichevole e i servizi improvvisati.
Tutto ciò in un paese dove almeno il 20% del territorio è in mano alla criminalità organizzata.
Albre regioni potrebbero favorire una tipologia d’impresa, ad es. le coop., piuttosto che un’altra, ad es. le S.p.A., consolidando feudi politico-economici.
Tutto ciò alle spalle dei cittadini che pagano le tasse dove hanno il lavoro e la casa, senza possibilità di fuga.
Alberto Zanelli scrive:
3 Febbraio 2009 alle 11:41
Noi cittadini abbiamo la memoria corta ma se vogliamo esercitare il nostro potere democratico (democrazia deriva dal greco e significa governo del popolo) dobbiamo cominciare a ricordare.
Una riforma elettorale dell’ultimo minuto tagliò le gambe al governo Prodi, oggi i partiti grossi vogliono fare fuori i partiti piccoli imponendo lo sbarramento del 4% in “zona Cesarini”. Se oggi i partiti piccoli sopravvivevano grazie ai finanziamenti ricevuti per la loro presenza nel parlamento Europeo, con lo sbarramento finirà qualunque finanziamento e chiuderanno per sempre.
vi ricordo che il successo elettorale è proporzionale ai soldi spesi in campagna elettorale e oggi governa chi alle spalle ha i finanziatori più generosi.
In questa ottica ricade anche il federalismo fiscale: più è corta la catena tra chi paga le imposte e chi le riceve, più è facile influenzare chi gestisce la res publica (cosa pubblica) e fagli spendere quei soldi a favore di un soggetto piuttosto che di un altro.
Lorenzo Minganti scrive:
3 Febbraio 2009 alle 12:37
Condivido appieno il ragionamento di Walter.
Dobbiamo smettere di approcciarci ai problemi, a maggior ragione se seri, per slogan e suggestioni.
“Il federalismo spaccherà l’Italia”, “E’ una riforma xeonofoba”, ecc…. ma scusate, chi l’ha detto?
Il principio di sussidiarietà è di matrice cattolica: è stato enunciato per la prima volta nell’enciclica Quadragesimo anno, che è uno dei pilastri della dottrina sociale della Chiesa. Il partito che nella prima Repubblica maggiormente difendeva l’art. 5 della Cost. e lottò per la nascita delle Regioni e la riforma degli Ee.ll. era il PCI.
Non mi pare sia difficile arrivare a dire che il PD dovrebbe essere una degli alfieri, nello scenario politico italiano, della difesa delle autonomie territoriali.
E tutto ciò senza scomodare la concezione tradizionale centralista della destra in Europa.
Ed allora?
Forse da troppo tempo, per criticare la Lega, ci appoggiamo a slogan vetusti.
D’altro canto confondiamo, in maniera atecnica, i concetti di federalismo, regionalismo e sussidiarietà (verticale).
Il principio di responsabilità fiscale comporta che ogni livello di governo sia responsabile non solo delle proprie scelte, ma anche del finanziamento di queste. Un livello locale deve basare le proprie basi imponibili in primo luogo su beni che non possono spostarsi, e cioè gli immobili, e solo in via secondaria su reddito e consumi. Quindi, casomai, occhio alla riforma del catasto … che anche questa volta rischia di andare in cavalleria.
Casomai il vero problema è che, salvo la cd. Bassanini 1 (59/97, se ricordo bene i numeri), tutte le altre riforme sono state fatte da una parte politica, ed attuate da un’altra …. che pareva pià tesa a sconfessare quanto di buono ci poteva essere nel lavoro dei predecessori.
La maturità di una forza politica sta nel saper discernere nelle proposte gli elementi sui quali poter collaborare, e quelli sui quali essere fermamente contraria.
Quindi trovo corretto il voto di astensione al Senato.
Poi, per dirla tutta, anch’io spero che alla Camera il testo possa essere corretto, e sono abbastanza preoccupato (basandomi soprattutto su un paio di articoli del sole24H) che questo “federalismo” determini l’ennesima ipertrofia dei conti pubblici, e cioè aumenti la spesa locale senza la capacità di ridurre quella centrale.
Walter Vitali scrive:
3 Febbraio 2009 alle 12:38
Prima di venire al federalismo fiscale rispondo ad Alberto Zanelli sullo sbarramento del 4% alle europee. Perchè la riforma si fa solo oggi? Perchè solo oggi si è trovato un accordo con il centrodestra, senza il quale non si potrebbe fare nulla.
Ricordo che noi avevamo chiesto lo sbarramento al 3% e il mantenimento delle preferenze; il centrodestra aveva proposto lo sbarramento al 5% e il superamento delle preferenze. Alla fine lo sbarramento è al 4% e rimangono le preferenze, perchè il centrodestra è stato costretto a fare dei passi verso la nostra posizione. E’ curioso che protestino forze poltiche di sinistra (come il PRC, ma anche SD e PDCI, dei Verdi sono meno sicuro) che nella scorsa legislatura si erano dette disponibili ad approvare una legge elettorale sul modello tedesco, con una soglia di sbarramento al 5%. E in Germania chi sta fuori non prende un euro di contributo pubblico, com’è giusto che sia.
Penso che il 4% sia un falso bersaglio. Il tema, non risolto dalla sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile scorso, è un altro: perchè non si è ancora delineato un percorso credibile di riaggregazione politica a sinistra? Prendersela con il PD e gridare contro Veltrusconi (pessimo il manifesto di Liberazione) può servire nell’immediato, ma non aiuta per nulla a ridare forza alla sinistra. Invece se quel percorso politico si avvia il 4% può essere facilmente superato.
L’ultima frase del secondo post di Alberto Zanelli mi convince pienamente. Il federalismo fiscale serve proprio a realizzare quello che ha detto lui, cioè accorciare la catena tra chi paga le imposte e chi le riceve. Non penso ci sarano fenomeni di trasmigrazione di aziende da una regione all’altra perchè non siamo uno Stato federale, e il nostro federalismo è un’autonomia territoriale rafforzata.
Tremonti ha criticato a torto l’Europa ma ha usato i vincoli del Patto di stabilità per stringere il cappio intorno al collo dei comuni. Se le intenzioni del centrodestra ricordate da Marco Mezzetti sono vere, allora c’è una ragione in più per accettare la sfida del federalismo fiscale e per incalzare la maggioranza sui contenuti.
Ringrazio Alice Presti, Marco Mezzetti e Fabio per i riconoscimenti.
Walter Vitali scrive:
3 Febbraio 2009 alle 12:55
Come si può vedere dall’ora in cui sono stati inviati il mio ultimo intervento e quello di Lorenzo Minganti, nello scriverlo non ho potuto tenere conto del suo, con il quale peraltro concordo in toto.
La preoccupazione che il federalismo fiscale, con questa maggioranza di governo, gonfi la spesa pubblica è reale, anche se nella legge aprovata al Senato c’è il vincolo di invarianza della pressione fiscale. Ma il tema non riguarda il meccanismo intriseco all’articolo 119 della Costituzione, che prevede uno spostamento verso il basso delle stesse fonti finanziarie che non incide sul volume comnplessivo delle entrate e delle spese dello Stato, quanto piuttosto le condizioni politiche di contorno.
E’ chiaro che se per fare il federalimso fiscale bisogna dare più soldi a Roma capitale, e lasciare alla Sicilia le accise dei prodotti petroliferi raffinati in loco, i conti sballano. E sballano anche se si decentrano gli apparati tributari senza sopprimere quelli centrali.
La spesa pubblica non diminuisce, come potrebbe, se non si approva contestualemnte la Carta delle autonomie locali con una drastica semplificazione dell’attuale sistema istituzionale e burocratico del Paese.
Questo è il senso della nostra sfida alla maggioranza e alla Lega.
Vi segnalo il seminario del PD di Bologna su questo tema che si svolgerà sabato 14 febbraio prossimo alla Cà Vecchia (Sasso Marconi)dalle 10 ale 16. Potrete trovare il programa nel sito alla sezione “Filo diretto con gli aministratori”.
Alberto Zanelli scrive:
3 Febbraio 2009 alle 16:15
Senatore, lei scrive “Non penso ci sarano fenomeni di trasmigrazione di aziende da una regione all’altra”, io invece penso che ci saranno. La differenza è che io sono un chimico e posso avere dei dubbi, lei è un Senatore della repubblica e non può limitarsi a delle ipotesi ma deve fare delle affermazioni avvallate da studi dei migliori economisti indipendenti del mondo.
Non ci sarà abbassamento della spesa pubblica ma riduzione delle entrate grazie all’ennesimo ingarbugliamento delle norme che aiuterà a fare sparire i redditi di chi è bravo a rimestare nel torbido, tutto ciò nel paese con la maggiore evasione fiscale d’Europa.
Spero che nessuno creda allo slogan “pagando le tasse al proprio comune è più difficile evadere perchè tutti vedono il tenore di vita che tieni”.
roberto marega scrive:
3 Febbraio 2009 alle 16:18
su questa vicenda del federalismo penso sia utile mantenere il livello di attenzione molto alto,alla luce della grave crisi economica che imporrà ai comuni piccoli o grandi che siano ad assumere delle decisoni di eventuali tasse per sopperire alle gravi inadempienze del governo Berlusconi-Tremonti.penso che la nostra battaglia deve proseguire nei prossimi mesi per permettere alle nuove amministrazioni locali di operare nel migliore dei modi per il futuro delle città e dei cittadini.sulla riforma elettorale per le elezioni europee penso che dobbiamo fare in modo che la preferenza non diventi un modo per creare confusione all’interno dei collegi e delle liste.penso sia giusto che almeno nel nostro territorio si dia corso almeno ad una ampia consultazione tra gli iscritti nel circoli,dopo aver individuato le candidature ,così penso che la scelta finale sia la più condivisa.
paolo serra scrive:
3 Febbraio 2009 alle 16:45
Parlerei piuttosto di fiscalità decentrata. Assolutamente necessaria, anche se non sufficiente, per dare dignità alle amministrazioni locali e a Provincie e Regioni. La decisione di astenersi è logica. Noto con piacere che, finalmente, il modello di fiscalità locale passa dal patrimonio immobiliare al reddito e, ancor più giusto, all’Iva, come in tutti gli Stati Federali. Finalmente si disincentiva l’uso del territorio per esigenze di bilancio.
Anche la eccessiva frammentazione politica va disincentivata, bene il 4%, vedo dai sondaggi che la stragrande meggioranza degli italiani è d’accordo. La sfilata quotidiana di leaderini di micropartiti ha stufato tutti. Potrebbe addirittura riportare al voto per noi alcuni che si sono astenuti alle ultime politiche.
bruno scrive:
4 Febbraio 2009 alle 12:15
Avete fatto bene,in quanto speriamo di no, la legaprima o poici può portare ad na rivoluzione armata,sono ignorantoni ed estremisti e soprattutto egoisti,altro che rumeni, mi spaventano i leghisti,ignoranti e boriosi
Gabriella Rovatti scrive:
6 Febbraio 2009 alle 18:09
Caro Walter, seguo il blog, ma da parecchio non sono intervenuta. Sono depressa, apatica anche.Il guaio è che non sono la sola.Sarei felice se molti altri non avessero la mia sensazione.Questo è un periodo tragico e pericoloso per la democrazia, in tanti ne abbiamo la percezione, ma ci sentiamo impotenti e quel ch’è peggio , senza vedere una strada. Io sono ancora qui che cerco di orientarmi, , di capire cosa si vuole ( o meglio volete ) fare, come e con chi?Vi vedo continuamente saltare ” il fosso” di qua e di là. Giustamente lei dice per tentare di fare qualcosa che diversamente non potremmo fare,visto i numeri nella maggioranza, si cerca ancora di dialogara dove si può.Il problema è che non si capisce la natura del dialogo, dove e a cosa porta. Ma siamo proprio certi che stiate facendo quello per cui, noi , in tanti abbiamo votato PD.
Come sempre , nei momenti difficili, nei percorsi troppo accidentati, la gente vuole sentire che la mano che viene offerta per la strada , sia una mano sicura e pronta, reattiva agli imprevisti e alle voragini, una mano senza sbandamenti.Qui si rischia di finire come nel passato, un passato vergognoso, ma a cui tanta gente ha dato per un periodo la mano, perchè quella terribile mano nera , venne scambiata per salvezza, certezza, potere.Perchè non si riesce più che a vedere solo quella.Salvo poi ricredersi, ma quando la mano decisa ( anche se rappresenta solo una trappola) che s’intravede sembra essere una sola, anche se porta a un lato pantanoso della strada,tutti coloro che si sentono disperati e deboli ,incerti nel percorso, non si attaccheranno a quella? La gente non vuole astensioni su certe battaglie..perchè di Pietro aumenta nei consensi ?
Noi viviamo di discorsi, mentre la gente vuole sentire che ci sono “cause da sposare”, significati da dare alle cose, alle leggi, ai drammi della gente.Saltare il fosso qua e là, nei momenti di piena, c’è il rischio di caderci dentro e di prendersi una broncopolmonite.Molta gente è stanca come mi sento iodel ” saltarello” e senza incisività vera, chirezza nel percorso da fare , nelle idee, vi segue stanca , senza convinzione.Stando il PD a metà del ponte, nè troppo a sinistra, nè troppo a destra , corre più rischi( perchè per quanto gli estremi si dimostrino spesso irrazionali, è assai più difficile scalfirli). Il rischio è che, senza vedere dove stia appesa la fune che viene offerta alla gente come noi, si finisca per prenderne un’altra, purchè la si veda salda a qualche spuntone.Che poi uno possa andare a sbattere contro la parete rompendosi anche il naso, non lo si considera subito ( esempi ne abbiamo avuto anche dentro al governo Prodi , figuriamoci se poi lo si considera quando si è semplici battitori!). Nel momento del forte bisogno, se la fune che hai vicino , non dà salde garanzie di tenuta ,la paura non ti fa più riflettere.Stanno passando troppi cadaveri sotto i ponti per chi non vede più lavoro,futuro!!!.Non si può continuare a lanciare la stessa corda. Qui serve la protezione civile, servono elicotteri, pompieri, ambulanze..Insomma serve la logica, la rapidità e la riflessione che serve in emergenza.Questa non occorre solo alla maggioranza che dovrebbe lanciarsi oggi su politiche diverse, serve a noi, agli atteggiamenti di chi sta all’opposizione, di chi deve dare grandi esempi di serietà, di eventuali rinunce anche. Muoversi, muoversi in fretta mandando salvataggi saldi e non cordelle oscillanti, difficili da vedere e da prendere.
Nell’incertezza del “su cosa mediare”,dovremmo almeno vedere e avere la certezza del”cosa non si media ” e dovreste anche riuscire a mostrarlo, ma non a me o a chi verrà a Sasso Marconi. Chi si scomoda per venire lì, alla fine segue quasi sempre “la linea” anche quando vorrebbe cose un po’ diverse.Bisogna riuscire a mostrarle al cittadino dubbioso e oggi in difficoltà, senza la “grazia ricevuta” .. che molti altri hanno.
vanni pancaldi scrive:
9 Febbraio 2009 alle 14:29
Sono sempre più convinto seguendo questo forum che Walter stia facendo un lavoro encomiabile con la giusta dose di competenza e di dubbio e con la capacità di confronto, ascolto e sintesi, che aveva anche negli anni giovanili, e che io conosco bene.
Sul federalismo sostengo da sempre che è una bandiera GLORIOSA del PCI, anche se allora si chiamava decentramento, che ci siamo lasciati strappare di mano dopo la conquista delle Regioni nel lontano 72. Nella prima fase di questa politica decentrata a cui ho partecipato come consigliere di quartiere a Corticella (BO) ci siamo subito scontrati con la difficolta di adottare corrette politiche sociali senza avere in mano almeno parzialmente leve fiscali e sopratutto di CONTROLLO. Ricordo l’angoscia di quando vedevamo le facilitazioni fiscali acquisite in buona parte da non dipendenti (commercianti e autonomi con ridicole dichiarazioni dei redditi). Ora è sicuramente più faticoso, dopo un lasssismo politico decennale sul tema, fare capire che è un progetto “nostro” , la modifica del titolo V, in cui siamo credibili e autorevoli, ma ce la possiamo fare.
Inoltre finanzire le politiche locali attraverso la tassazione del reddito o del consumo e non solo tramite la cementificazione del territorio è più che urgente.
Sono invece meno positivo quando penso ai temi citati da Gabriella. Non voglio sollevare autocritiche ingenerose ma a volte penso che il PD sia più complesso di un ogm, questo infatti sarà “carne E pesce”, noi non siamo “nè carne nè pesce”. Solo un esempio: la novità di un partito non ideologico e non aziendalista dovevano essere le primarie, il solo modo di selezionare in maniera naturale le persone e le idee (Obama docet). Non le abbiamo quasi mai fatte veramente Abbiamo inventato trucchi nell’uso del regolamento per evitarle al di fuori di Bologna (e anche lì sembrava dovessimo toglierci tutti i denti). Con cavate anche comiche, se non fossero segnali di una nuova deriva “bulgara” . A Calderara nei documenti ufficiali si scrive che abbiamo eletto “il candidato alle EVENTUALI primarie di coalizione” visto che a norma di regolamento e statuto o si fanno le primarie di PD o quelle di coalizione, con un colpo di reni extraregolamentare non si faranno nessuna delle due. Ora Bersani che apprezzo peraltro molto, almeno come chiarezza e concretezza espositiva, sostiene “Meno primarie e più vita di partito”. Bene, un passo avanti nello scimiottamento del berlusconismo, e della sua abilità con gli slogan tipica del mondo pubblicitario e delle sue tecniche che ben conosco. Dare per assodato (”meno” significa: ne abbiamo già fatte tante!) quello che non è, per avanzare una proposta alternativa. Vi ricordate il leghista “vorreste essere governati da un talebano, un terrorista,,,?” dell’ultima campagna elettorale. Chi è che lo vorrebbe o che lo sostiene? . Su questa strada, del leaderismo assolutista e delle scorciatoie a slogan, non avremo mai l’Obama italiano, perchè gli elettori preferiscono sempre l’originale (il Berlusca) alle fotocopie (Red & C).
ciao
Vanni


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Ci ho riflettuto. Quando l’ho saputo mi sono arrabbiata, perchè io penso che la Lega sia il peggior avversario del PD e che non dobbiamo farle nessuno sconto. Poi ho pensato che i comuni sono in difficoltà fianziarie continue, e questo va a discapito dei servizi resi ai cittadini. I comuni meritano dunque di essere aiutati anche con una maggiore autonomia impositiva.
Se la legge è migliorata è dunque giusto esserci astenuti al Senato, dove l’astensione vale come un voto contrario. Bisognerà ora stare molto attenti e vedere cosa succede alla Camera.