Se c’è una logica in quello che è accaduto nella maggioranza di governo, io credo che Berlusconi tenterà di andare quanto prima al voto anticipato. Non credo all’errore, al fatto che si sia sbagliato a contare i parlamentari finiani. Forse pensava fossero un po’ di meno, ma anche se gli avessero detto che erano di più il suo ragionamento, almeno secondo me, non sarebbe cambiato. Si è fatto guidare, come sempre ha fatto anche in passato nei momenti più importanti, dalla “connessione sentimentale” con il suo popolo. Berlusconi guida un partito personale fondato sul carisma del Capo e non poteva certo sopportare la diarchia che gli stava proponendo Fini, né tantomeno che la sua leadership potesse essere logorata giorno per giorno.
Ora Berlusconi sa che la navigazione parlamentare del suo governo sarà molto difficile, soprattutto alla Camera dove, senza i finiani, non ha più la maggioranza. Al Senato ce l’ha ancora, ma solo per pochi voti. Non gli sarà difficile utilizzare un qualche pretesto per dimostrare che non ce la fa più a governare (la mozione Caliendo? il processo breve, calendarizzato alla Camera in autunno?), per provocare la crisi e tentare di andare al voto già nel prossimo autunno.
Che farà la Lega? Dovrebbe avere interesse a concludere la fase di approvazione dei decreti legislativi attuativi della legge sul federalismo fiscale, che durerà fino al maggio 2011. Ma la Lega sa che, in caso di elezioni, è destinata ad accrescere i suoi voti, e può sempre decidere di giocarsi la carta delle elezioni per ritentare con il federalismo nella prossima legislatura.
A questo punto il PD, come ci ha detto il segretario Pier Luigi Bersani alla riunione del gruppo del Senato di ieri, proporrà un governo di transizione con chi ci sta. Un governo di durata limitata, con tre obiettivi: fronteggiare la grave crisi economica e occupazionale; rifare la legge elettorale; approvare serie misure anticorruzione. Nella discussione di ieri l’idea di proporre una fase di transizione ha raccolto larghi consensi (e nel PD, di questi tempi, questa è già una notizia), con la richiesta di specificare però qual è la nostra scelta strategica.
C’è infatti molta differenza tra una disponibilità ad approvare una legge elettorale di tipo proporzionale, che ci potrebbe riportare al bipolarismo senza alternanza degli anni della cosiddetta “prima Repubblica”, come potrebbero chiedere UDC, Lega e Fini, e una disponibilità condizionata a mantenere ferma l’alternanza di governo, superando la scelta dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti. Io mi sono pronunciato per questa seconda opzione, e ho aggiunto che dal berlusconismo si può uscire anche all’indietro, mentre il ritorno al passato va evitato ad ogni costo.
Molti dicono che la partita più importante della legislatura è il federalismo fiscale. E per certi versi lo è davvero, perché quella è sicuramente la legge più importante che è stata approvata. Con il passare del tempo si è capito che quella legge è molto più vicina al nostro impianto, quello costituzionale, di quanto non lo sia alle concezioni del PdL e della Lega. Il PD deve tenere la barra diritta su un’applicazione rigorosa e coerente della Legge 42, senza sbandamenti dettati dalle contingenze politiche. Questo ci potrà aiutare a parlare sia al Nord che al Sud del Paese, come il partito del vero cambiamento, e non come i difensori dello status quo o coloro che usano il federalismo solo in chiave strumentale per flirtare con la Lega quando conviene.


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Come bolognese sarei contento di andare al voto così ci accodiamo con l’elezione del sindaco e usciamo da questa assurda fase di rinuncia ad esercitare il potere democratico nel nostro comune.
Questa legge elettorale ha sempre fatto schifo ma solo ora si parla di cambiarla, possibile che non ci siano disegni di legge depositati in parlamento? e la legge d’iniziativa popolare in materia elettorale che fine ha fatto?
Non credo che un governo di transizione arriverebbe a qualsivoglia obiettivo, a me ricorda tanto la famosa commissione bicamerale.
Credo che l’opposizione dovrebbe essere contenta di avere l’occasione per andare al governo e dovrrebbe cercare di chiudere le ferite a sinistra, di recuperare i consensi di quella larga parte di cittadini che si astiene o che esprime la protesta votando sembra meno corrotto da interessi lobbistici.