La manovra economica di Tremonti avrà un effetto devastante sulla nostra città, così come su tutte le autonomie territoriali del Paese. Come abbiamo detto questa mattina in una conferenza-stampa del PD di Bologna con i parlamentari, Tremonti scarica su Regioni ed enti locali il 65-70% della manovra da 24,9 miliardi di euro per il 2011-2012. In questo modo rovescia esattamente i pesi relativi del comparto delle autonomie territoriali (35%) e dello Stato centrale (65%) sul complesso della spesa pubblica italiana, al netto degli interessi sul debito. L’iniquità è evidente, anche dal punto di vista sociale, visto che i servizi erogati dalle autonomie territoriali sono principalmente a favore dei ceti meno abbienti, ed è una manovra che uccide il federalismo.
La Provincia di Bologna avrà un taglio ai trasferimenti di 5 milioni di euro per il 2011, che corrispondono ad una riduzione del 30% delle sue spese: quelle variabili, esclusi i costi per il personale; quelle per l’ammortamento mutui e le spese di carattere economale, come le utenze. A questo si sommeranno le ulteriori restrizioni ai pagamenti e agli investimenti, conseguenti ad un inasprimento del Patto di stabilità interno, e le pesanti ricadute dei tagli alla Regione.
Per il 2011 l’Emilia-Romagna subirà un taglio ai trasferimenti dallo Stato di 400 milioni di euro, corrispondente al 25% di tutti i suoi capitoli di spesa corrente, ad esclusione della sanità. Si tratta in gran parte di trasferimenti alle province e ai comuni. Si compromettono pertanto, anche a Bologna, servizi essenziali che spettano alle province in materia di scuole, di viabilità e sicurezza stradale, di difesa del suolo e assetto idrogeologico.
Il Comune di Bologna subirà un taglio ai trasferimenti di 20 milioni di euro per il 2011, pari ad una riduzione del 15% delle sue spese variabili. A questo si sommano, come per la Regione e la Provincia, l’inasprimento dei vincoli del Patto di stabilità interno e le ricadute sui trasferimenti dalla Regione, quantificabili - per il 2011 - in 3,2 milioni di euro in meno. Vanno inoltre considerati sia la forte riduzione della possibilità di rimpiazzare il turn-over del personale, pari al 20% delle spese di personale dell’anno predcedente, sia il blocco dell’addizionale IRPEF e delle aliquote ICI per tutto il prossimo anno.
Gli effetti saranno di due tipi. Riduzione e soppressione di servizi (nidi e scuole dell’infanzia, assitenza agli anziani e ai non autosufficienti, polizia locale, manutenzione strade e verde pubblico), con gravi ricadute sulle famiglie a reddito più basso, in una situazione di gravissima crisi occupazionale come quella attuale. E azzeramento, a partire dal 2011, della possibilità di ricorrere all’indebitamento bancario per finanziare gli investimenti, con la conseguenza che si passerà dagli 80-90 milioni di euro all’anno di investimenti del periodo 2005-2008 a 20-30 milioni di euro. Non si potranno più fare opere nuove, e neanche garantire una qualità dignitosa della manutenzione pubblica.
Se non bastasse, ce n’è anche per l’ATC e l’ACER, l’azienda che gestisce il patrimonio residenziale pubblico. Poichè entrambe ricevono finanziamenti dalla Regione, anche a loro si applicherà la media del taglio del 25%, con gravi conseguenze per il trasporto pubblico locale e la capacità di dare risposta al crescente disagio abitativo.


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Nel ventennio dalla caduta dell’Urss ad oggi si è registrata nei paesi sviluppati una enorme ridistribuzione di ricchezza dai ceti medio bassi verso il primo decile statistico. Ovviamente gli strati impoveriti hanno premuto sempre di più nei confronti degli Stati per cercare compensazioni. La risposta dei governanti che, in democrazia, non possono permettersi di perdere consensi elettorali, è stata quella di indebitarsi, il che vuol dire trasferire il problema nel futuro. Ovviamente la gran parte dei creditori si trova proprio nel decile sovrarricchito che, così, lucra pure una lauta rendita finanziaria, rendita che, come di regola, vuole crescere in modo direttamente proporzionale al rischio, ed il ciclo perverso è chiuso. Come sempre il sistema si è presentato dapprima negli Usa, poi nel Regno Unito ed ora in Europa. Negli Usa la risposta è stata Obama, che sta cercando, con enorme fatica, di agire sulla testa del problema, nel Regno Unito mi pare che siano caduti dalla padella Blair alla brace Cameron, speriamo raffreddata da Clegg. L’U.E. non ha ancora gli strumenti per agire e se non se ne doterà in fretta non riuscirà neppure a difendere la moneta unica. Le manovre attuali peggioreranno il problema impoverendo ulteriormente proprio i ceti già impoveriti, il rischio di deflazione è altissimo, il tutto non è poi così diverso dal 1929 come si vuol far credere. Qualsiasi manovra che non intacchi gli arrichimenti patrimoniali ottenuti negli ultimi venti anni non solo è una presa in giro ma è anche sbagliata.