Il Pd si è astenuto sul federalismo demaniale perché ha contribuito a riscrivere il decreto. Ma la tentazione di votare contro è stata forte

feddem2.jpgLa gestione del patrimonio immobiliare pubblico ha mostrato finora una scarsissima efficienza. Lo ha sostenuto in un’audizione alla Commissione Parlamentare per il Federalismo fiscale  lo stesso Presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, fornendo un dato che, nella sua crudezza, li riassume tutti. Lo Stato corrisponde annualmente a privati per fitti passivi oltre 500 milioni di euro, mentre ne incassa a titolo di canoni circa 20. Ora, dal trasferimento agli enti territoriali dei beni demaniali può derivare un loro migliore utilizzo e un volano finanziario per interventi di riqualificazione del territorio.

Il PD condivide pienamente queste considerazioni, ed è per questo che si è impegnato attivamente per una corretta attuazione di quanto previsto dalla legge 42/2009 in materia di attribuzione a regioni ed enti locali di un proprio patrimonio, oltre a quello già da loro posseduto.

Abbiamo giudicato carente e poco coraggioso lo schema di decreto legislativo inizialmente presentato dal Governo e ci è sembrato quantomeno stupefacente che, in un Paese in cui il rapporto tra debito e PIL ha raggiunto il 116%, non fosse affrontato in nessun modo il rapporto tra patrimonio e debito.

E’ quindi iniziato, inseme al Ministro Calderoli, un intenso lavoro di vera e propria riscrittura del decreto, con un risultato che tuttavia non riteniamo ancora soddisfacente, anche in rapporto ai tempi concessi per la discussione, che sono risultati del tutto inadeguati.

Questioni essenziali come i canoni delle concessioni idroelettriche o il tema dei giacimenti di gas e di petrolio non sono state nemmeno prese in considerazione, per non parlare degli oneri attualmente in carico allo Stato per i beni da trasferire, che risultano del tutto ignoti. E’ stato un pessimo modo di iniziare i lavori della Commissione e avanti così non si può andare. Il gruppo PD ha espresso un voto di attesa nella speranza che cambi l’andazzo; altrimenti, a partire dal prossimo decreto, assumeremo, nostro malgrado, un atteggiamento del tutto diverso.

Ma vediamo che cosa siamo riusciti ad ottenere.

La proposta originaria di decreto  anteponeva la valorizzazione del patrimonio ai fini della vendita al suo uso ottimale in rapporto alle funzioni svolte. Il parere ora condiziona il Governo a mettere al centro il tema del migliore utilizzo dei beni, con domande da parte degli enti locali che ne descriveranno le proposte d’uso, con l’attuazione del trasferimento  tramite decreti biennali e non più una tantum, così da renderlo continuo nel tempo, con il contraddittorio tra i Ministeri e l’Agenzia del Demanio sulla richiesta di escludere beni dal trasferimento, con l’abrogazione della parte che modificava la normativa dei fondi immobiliari pubblici.

Un’altra questione fondamentale che prima era del tutto assente ed è stata inserita nel parere grazie alla nostra insistenza riguarda la destinazione delle eventuali alienazioni del patrimonio trasferito: si prevede che i proventi vadano tutti utilizzati per l’abbattimento del debito pubblico, con il 75% destinato al debito dell’ente destinatario del trasferimento e il 25% al debito dello Stato.

Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha riconosciuto la centralità della questione che abbiamo posto, soprattutto in presenza di gravissima crisi finanziaria, con l’attenzione sempre più rivolta al volume globale del debito pubblico. La nostra proposta per ottenere finalmente una significativa riduzione del debito è che gli enti territoriali siano chiamati dallo Stato a collaborare alla dismissione del patrimonio non strategico,  come da tempo si dice di voler fare, ma senza successo. E chiediamo anche che si riconoscano gli effetti di squilibrio causati dalla difforme collocazione territoriale dei beni trasferiti, in modo da tenerne conto nella distribuzione delle risorse a fini perequativi.

Alle spese relative ai beni trasferiti non si applicano i vincoli relativi al Patto di stabilità interno. Anche questo non era previsto nella versione originaria del decreto.

E’ stata poi introdotta la facoltà di trasferire ai comuni aree di pertinenza dei porti nazionali, previa autorizzazione delle Autorità portuali, mentre si è chiarito che sono esclusi dal trasferimento i parchi naturali e le riserve naturali statali.

Ma quali sono i motivi principali della nostra insoddisfazione?

Oltre alla questione del debito, rispetto alla quale le risposte ricevute sono ancora insufficienti, altri due temi: il demanio idrico e marittimo e il tipo di beni patrimoniali oggetto di trasferimento.
Anche nel caso del demanio sono stati apportati significativi cambiamenti rispetto al testo originario. I compendi vengono trasferiti ope legis alle regioni, per assicurare l’unitarietà della gestione. Gli eventuali procedimenti di sdemanializzazione dovranno comunque essere effettuati dallo Stato, tramite l’Agenzia del demanio. Il trasferimento deve essere accompagnato dal contestuale riordino del regime giuridico del demanio pubblico, con un necessario adeguamento dei relativi articoli del Codice Civile, per evitare i possibili contenziosi.
Ma resta una grande questione non risolta, quella dei costi di gestione di questi beni: non si è voluto che potessero essere calcolati ai fini del trasferimento delle relative risorse alle regioni. Poiché questo tema richiama una grande questione nazionale come la difesa idrogeologica del suolo, noi proponiamo che essa venga affrontata nell’ambito delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali effettuati dallo Stato anche in attuazione dell’art. 16 della legge 42.

E non ci è piaciuto il mercanteggiamento sulla titolarità dei laghi che insistono su più regioni, che a nostro parere, come avviene per i fiumi, devono restare allo Stato.

Quanto al tipo di beni patrimoniali oggetto del trasferimento, il Governo ha mostrato molto poco coraggio e una vocazione molto poco federalista, escludendo in partenza un intervento locale sui beni culturali e non comprendendo nel trasferimento i beni in uso al Ministero della Difesa non più utilizzati a fini istituzionali.
Grazie al lavoro dei relatori, il parere della Commissione prevede un impulso ad accelerare le procedure  per la stipula degli accordi di valorizzazione secondo quanto previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, e riapre la questione degli immobili della Difesa. Ora dovrà essere stabilito un temine certo, che noi proponiamo sia di un anno o al più di diciotto mesi, entro il quale se gli immobili in uso alla Difesa attualmente oggetto di valorizzazione non risultano trasformati, possono essere inseriti nei successivi elenchi biennali di beni da trasferire agli enti territoriali.

La nostra impressione generale è che nella maggioranza stia prevalendo un approccio minimalista all’attuazione della legge 42, mentre il PD si riconosce pienamente nella sua attuazione completa ed integrale.

Tuttavia, è evidente che il decreto conseguente al parere della Commissione per il Federalismo fiscale è profondamente diverso da quello originariamente proposto dal Governo, e questo grazie anche al contributo del gruppo PD. I motivi di insoddisfazione sono ancora molti, e confesso che siamo stati molto tentati dall’esprimere un voto contrario.

Non lo abbiamo fatto,  preferendo astenerci, per un apprezzamento del lavoro svolto e in segno di fiducia che, lavorando senza contrapposizioni precostituite tra maggioranza e opposizioni, la Commissione possa condizionare fortemente il Governo nei successivi decreti legislativi. A partire dal prossimo, fondamentale, sull’autonomia impositiva degli enti locali.

Questo articolo è stato pubblicato Venerdì, 21 Maggio 2010 alle 14:44 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento.
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15 Commenti a “Il Pd si è astenuto sul federalismo demaniale perché ha contribuito a riscrivere il decreto. Ma la tentazione di votare contro è stata forte”

giancarla codrignani scrive:
21 Maggio 2010 alle 18:25

caro Walter, anche ai tempi del Pci le tentazioni di essere collaborativi per migliorare testi nefasti induceva all’astensione o all’approvazione di cose che,pur giudicate in sostanza non positive, avevano una loro plausibilità. Anche allora erano carenti le informazioni al popolo e capitò che il Pci aiutò a governare meno peggio, ma non governò. Credo che, anche quando si collabora al miglioramento di leggi che sostanzialmente restano poco persuasive, non bisogna aver timore di votare contro. Per il federalismo demaniale non mi basta essere abbastanza tranquilla in Emilia, se non sono certa che altrove non si massacri la natura dei luoghi a fini - perfino giustificati dai tagli governativi agli Enti locali - speculativi.
Comunque, con la maggioranza che possiede il governo, noi non andiamo molto lontano. Tu sei bravo e ci racconti,ma è una grande difficoltà che “le masse” vengano raggiunte solo dall’informazione di regime e le sortite del PD non danno la misura del suo avere proposte alternative. Mi auguro che on procedano le riforme costituzionali, ma la prospettiva Violante non mi rassicura….

Walter Vitali scrive:
22 Maggio 2010 alle 11:14

Non abbiamo avuto paura di votare contro, cara Giancarla. Abbiamo ritenuto che fosse sbagliato per due ragioni: avremmo buttato alle ortiche il lavoro fatto per riscrivere il decreto, e ci saremmo ritirati sull’Aventino per i prossimi, lasciando che la maggioranza costruisse da sola i suoi pareri.
Ciò nonostante abbiamo motivato in modo fortemente critico l’astensione, come monito per le tappe successive dell’importante lavoro che ci attende.
Sulle riforme costituzionali avrai una sorpresa proprio da Violante: il documento che è stato presentato ieri all’Assemblea nazionale del PD a me sembra molto buono, e per quanto riguarda la modifica della Costituzione l’accento viene messo su un solo punto, la riforma del bicameralismo. Si parla poi di legge elettorale maggioritaria a doppio turno, e anche questa a me sembra una cosa buona.

Riccardo Lenzi scrive:
22 Maggio 2010 alle 19:56

Caro Walter, ho appena letto il documento del PD sulle riforme. L’ho trovato qui, non so se sia quello presentato da Violante: http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/100229

Non entro ora nel merito perché, come al solito, il principale problema è di metodo: a prescindere dalle proposte, ci si ostina a voler dialogare sulle riforme con questa destra, raccogliendo le discutibili sollecitazioni del discutibilissimo Presidente Napolitano (sul quale stendo qui un velo, impietoso).
Domanda: se ci saranno elezioni anticipate (e se, come è probabile, la legge elettorale resterà quella attuale), il PD e gli altri partiti del centrosinistra come sceglieranno i propri candidati al Parlamento?

Segnalo infine l’urgenza di una riforma di cui non vedo traccia: una legge sulla democrazia nei partiti e nei sindacati. Di tutti gli articoli della Costituzione che si vorrebbero “riformare”, ci si dimentica sempre del 49, chissà perché.
Nel 1947, durante i lavori dell’Assemblea costituente, Costantino Mortati ne propose questa versione:
«Tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi liberamente in partiti che si uniformino al metodo democratico nell’organizzazione interna e nell’azione diretta alla determinazione della politica nazionale».

Trentasette anni dopo la commissione Bozzi propose quest’altra versione:
«La legge disciplina il finanziamento dei partiti, con riguardo alle loro organizzazioni centrali e periferiche e prevede le procedure atte ad assicurare la trasparenza ed il pubblico controllo del loro stato patrimoniale e delle loro fonti di finanziamento. La legge detta altresì disposizioni dirette a garantire la partecipazione degli iscritti a tutte le fasi di formazione della volontà politica dei partiti, compresa la designazione dei candidati alle elezioni, il rispetto delle norme statutarie, la tutela delle minoranze».

Anche in questo caso, però, come per molte altre possibili ed auspicabili riforme, non è necessario mettere mano alla Costituzione: basterebbe approvare una legge che “costringa” i partiti alla democrazia, alla trasparenza e alla rendicontazione (”accountability”, soprattutto finanziaria). Pena la negazione dei rimborsi elettorali: questa sì che sarebbe una convincente “moral suasion”…

Insomma: il timore che circonda i vostri sforzi parlamentari è dovuto alla diffusa sensazione che, dal 1996 ad oggi, il dialogo sulle riforme costituzionali risorga, ciclicamente, per nascondere l’impotenza dei “riformisti” italiani di destra e di sinistra. Con o senza baffi.

Stefano Muratori scrive:
23 Maggio 2010 alle 09:48

Caro Senatore,
il suo blog è molto aperto al confronto, quindi credo che sia opportuno segnalare qui una occasione di confronto sul tema della partecipazione e del consenso.
Marzabotto 26 Maggio ore 20,30 sala consiliare del Comune. Confronto con Emanuele Burgin sul tema: perche’ partecipare ? … la partecipazione come gabbia istituzionale per contenere le proteste o come strumento per decidere in modo democratico ?
Per chi fosse interessato si possono leggere i precedenti che hanno dato luogo all’incotro all’indirizzo:
http://marzaforum.forumattivo.com/rassegna-stampa-f52/201009-la-versione-di-burgin-sulla-turbogasdi-60-mw-niente-di-che-direte-voi-visto-che-sono-fuori-provincia-t733.htm

Walter Vitali scrive:
23 Maggio 2010 alle 10:55

Ringrazio Stefano Muratori per la segnalazione, e rispondo volentieri a Riccardo. Secondo me quello presentato da Violante, e approvato all’Assemblea nazionale del PD di ieri, è un buon documento, che ora verrà (finalmente) sottoposto alla discussione degli iscritti prima di diventare la posizione del PD. Non “ci si ostina a voler dialogare sulle riforme con questa destra”, semplicemente si avanzano proposte, come il PD deve fare.
E’ una posizione che io condivido, poichè tiene ferma la forma di governo parlamentare (con il rafforzamento del ruolo del Presidente del Consiglio nel nominare e revocare i Ministri), punta a rafforzare il ruolo del Parlamento e propone la riforma del bicameralismo con l’introduzione del Senato federale.
Inoltre, a proposito di legge elettorale, fa propria la proposta del maggioritario di collegio a doppio turno, che salverebbe il bipolarismo anche dalle ricorrenti tentazioni di proporre il sistema proporzionale tedesco.
Qualora si vada a votare, lo Statuto prevede la possibilità di primarie per i candidati in Parlamento, che secondo me andavano già fatte nel 2008 (e io mi battei per questo) e vanno sicuramente fatte questa volta.
Non è vero che il documento si dimentica dell’attuazione dell’art. 49 della Costituzione sulla democrazia interna ai partiti, che anch’io considero di importannza cruciale. Al paragrafo intitolato “ETICA PUBBLICA” si dice che bisogna “……affrontare, prevalentemente con leggi ordinarie, il tema della disciplina dei partiti politici e dei costi della politica”, e poi continua con alcune proposte. Io stesso ho presentato all’inizio della legislatura (DDL n. 78) una proposta legislativa in tal senso.

Riccardo Lenzi scrive:
24 Maggio 2010 alle 07:58

Grazie per la risposta, come sempre tempestiva. Riporto, per comodità di tutti, il paragrafo del documento citato da Walter (paragrafo che, mi pare, non contiene proposte concrete, ma solo indicazioni di carattere generale e qualche giudizio; per esempio: “rivedere il meccanismo dei rimborsi elettorali”, ok ma come?):

3.3 Riforme
ETICA PUBBLICA
a. Affrontare, prevalentemente con leggi ordinarie, il tema della disciplina dei partiti politici e dei costi della politica distinguendo costi della democrazia, costi del funzionamento delle istituzioni politiche, costi dell’amministrazione pubblica. Secondo alcune valutazioni il costo globale di tutto il personale politico si aggirerebbe attorno ai 4 miliardi di euro; è corretto individuare un parametro generale di riferimento per le retribuzioni di tutte le funzioni politiche (ad esempio, con riferimento ai parlamentari, considerare la media delle retribuzioni nei Paesi europei, e, come avviene nel Parlamento europeo, legare le risorse per assistenti e servizi alle prestazioni effettivamente rese). Rivedere il meccanismo dei rimborsi elettorali. Vanno inoltre individuate e colpite le fonti di spreco, che comporterebbero, secondo alcune valutazioni un costo improprio per le finanze pubbliche attorno agli 80 mld di euro. Spesso questi sprechi sono indicati con precisione nei documenti della Corte dei Conti: quanto sono costate, ad esempio, le ordinanze emanate con i poteri della protezione civile per questioni che non avevano e non hanno nulla a che vedere con la protezione civile. Prevedere casi di incandidabilità e di decadenza in conseguenza di condanne definitive per delitti infamanti.

Manuela Varanese scrive:
24 Maggio 2010 alle 12:04

Le dichiarazioni programmatiche contenute nel punto 3.3 riportato da Riccardo Lenzi, come da lui rilevato, non presentano alcuna proposta concreta e quindi mi paiono di scarsa utilità.
Un dubbio mi resta: quando si parla di condanna per delitti infamanti come causa di incandidabilità e decadenza cosa si intende? Come noto a tutti, infatti, i reati si suddividono in due categorie: i delitti e le contravvenzioni. Come altresì noto, le contravvenzioni sono punite con delle pene di natura diversa rispetto ai delitti, e sono punite meno gravemente, in genere. Si tratta quindi di reati che destano meno allarme sociale rispetto ai delitti. Una valutazione del legislatore quindi esiste già: ogni delitto è già di per sé “infamante”. Se questo punto di vista che mi pare sussistente nel nostro ordinamento, per quanto da me semplificato non appartiene al Pd, allora l’unica strada da percorrere è quella di proporre l’abrogazione di alcuni delitti non considerati “infamanti”. Forse sarebbe tutto molto più semplice se si cambiasse l’aggettivo in parola e magari si indicassero espressamente i reati la cui commissione accertata con sentenza (è necessario attendere la sentenza definitiva, che potrebbe giungere anche dopo molti anni? In fondo, se proprio ci fosse stato un errore giudiziario, la persona ingiustamente condannata in primo grado e successivamente prosciolta potrebbe ottenere il risarcimento del danno dallo Stato: non è sufficiente?) impedisce la candidabilità: per esempio, si potrebbero indicare agevolmente tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione, quelli contro l’amministrazione della giustizia, quelli contro l’ordine pubblico, come il 416 e 416bis c.p. ecc.
Sa, a pensar male si potrebbe immaginare che non si scende nel dettaglio perchè altrimenti qualche esponente del Pd incorrerebbe in qualche decadenza…

paolo serra scrive:
24 Maggio 2010 alle 12:07

Abbiamo già visto che avere “rapporti” con “questa” maggioranza è particolarmente rischioso, ma anche la posizione opposta lo è. Credo che occorra decidere, pragmaticamente, di volta in volta con l’ago della bussola puntato sull’interesse generale e non su quello della propria posizione politica. Nel caso in oggetto mi pare che la nostra posizione sia stata saggia.
Paolo Serra

Riccardo Lenzi scrive:
26 Maggio 2010 alle 15:07

ecco il link al disegno di legge n.78 (sulla democrazia interna ai partiti) segnalato da Walter:
http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/testi/29716_testi.htm

Walter Vitali scrive:
26 Maggio 2010 alle 18:46

Ringrazio Riccardo per il link alla proposta di legge del PD, di cui sono primo firmatario, sulla democrazia interna ai partiti, e Paolo Serra per aver condiviso il nostro atteggiamento di astensione in Commissione parlamentare sul decreto legislativo relativo al federalismo demaniale.
A Manuela Varanese dico che la sua è una diffidenza eccessiva, e non condivido il suo processo alle intenzioni. La ragione della genericità del documento è che contiene indirizzi politici che dovranno essere tradotti in specifici disegni di legge. Aspettiamo a vedere per giudicare, e comunque è un bene che in un documento importante come quello si assuma un tale impegno.

Manuela Varanese scrive:
28 Maggio 2010 alle 00:07

Gentile Senatore Vitali, mi dispiace se il mio modo di proporre alcune questioni è parso provocatorio.
Il mio timore, fondato o meno, riguarda proprio la concreta applicazione di quei principi. Mi astengo comunque dal motivare le mie perplessità e anzi considero la sua risposta una forma di rassicurazione che mi rallegra; le pongo due questioni sulle quali mi piacerebbe conoscere la sua opinione.
1. tra i delitti infamanti che costituiranno un limite per la candidabilità dei condannati ci saranno almeno i reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione peculato, abuso d’ufficio etc.), i reati contro l’amministrazione della giustizia (compresi quindi il favoreggiamento, la falsa testimonianza etc.) e i reati contro la fede pubblica? Le chiedo questo non tanto perchè ci sono alcuni parlamentari che sono stati condannati per alcuni di questi reati, quanto perchè malgrado siano puniti meno gravemente, sono reati che potrebbero essere connessi a (o comunque favorire) reati più gravi.
2. è necessario, ai fini della incandidabilità, attendere una sentenza definitiva di condanna, posto che esistono comunque, in caso di errore giudiziario, altre forme di tutela previste per il cittadino (come ad esempio la possibilità di ottenere un risarcimento danni)? Qual è la sua opinione in merito?

roberto dall'olio scrive:
28 Maggio 2010 alle 12:02

Caro Walter, un saluto a tutti e tute che interveniamo sul blog.Penso che sul federalismo al si là del voto sul patrimonio demaniale che è stata una scelta importante su una questione importante, non si stia giocndo a carte scoperte da parte della maggioranza non solo politica ma culturale del Paese. Il tentatrivo di fare un federalismo “per stralci” mi pare chiaro e questo lo ritengo un male. I Paesi Federali sono pochi nel Mondo e vengono da una lunga tradizione in questo senso. In Italia il dibattito è asfittico perchè non cìè chiarezza su che cosa si intenda per federalismo nel 2010 a livello mondiale e su come calarlo nella nostra Repubblica, la quale ha già 5 autonomie fortissime con diversi esiti come è noto. Il concetto di Regione è debolissimo nell’inconscio e non solo oinconscio collettivo. Forte è la provincia, forti sono i comini secondo un’antica “vocazione” municpalistica della nostra frammentata e tribolata storia. Con un concetto così debole elontano di Regione come si può mettere in campo un vero federalismo. Secondo il federalismo ha bisogno di trasparenza e fiducia : non mi sembrano due obiettivi per ora a portata di mano. Il loro contrario invece sì : la regione è nostra e ce la gestiamo noi parafrasando un antico adagio; diffidenza tra Nord e Sud,tra varie aree del Paese. Terzo il problema Lega. La Lega non ha nulla del fderalismo nobile ma solo quello da tifo calcistico, da Vaterland come dicono i tedeschi, da terra dei padri. Sangue e suolo scrisse una volta un nostro importante romanziere. La Lega ha il voloto accettabile ma il vero volto è, senza antisemitismo, del genere di quello di Heider, ora defunto ma sempre viva è la sua tentazione in Austria, localismo spinto, identità con la terra, monoetnicità, monocultura anzi un pezzo della cultura unica, visione da crociata vedi Alberto da Giussano tutte mentlaità che ben si sposano con l’ultraneoliberismo incombente ed operante nella vecchia Europa. Il resto : del genere io sud, Lombardo , quel che resta del Psd’Az. tendenzialmente scimmiottano il leghismo rpotoceltico subalpino. Su questo mi piacerebbe avere chiara la posizione, ammesso che si possa avere una posizione o una soltanto in un simile guazzabuglio, e in una tale ambiguità disonesta e in una tale doppiezza, dico mi piacerebbe conoscere per sommi capi la posizione teorica e di conseguenza pratica del nostro Partito. Personalmente credo di avere chiarissimo cosa il federalismo non sia, al contrario occorrerebbe discutere seriamente su cosa possa esssere il federalismo nell’epoca dello smantellamente del welfare….
scusate la lunghezza, da tempo non intervenivo….spero in un dialogo oltre che in una risposta tua Walter
un caro saluto
Roberto Dall’Olio

Walter Vitali scrive:
28 Maggio 2010 alle 18:10

Cara Manuela, la mia risposta è senz’altro “sì” alla domanda n. 1 e “forse” alla domanda n. 2. Dico forse, perchè per rispettare i diritti costituzionali, e per fare una legge che non possa essere impugnata presso la Corte, penso che si debba attendere la sentenza definitiva di condanna.
A Roberto dico che condivido la sua opinione, lucidamente espressa, sul federalismo della Lega. Proprio per questo noi dobbiamo sostenere il federalismo della Costituzione, che è lo stesso della legge 42 sul federalismo fiscale come siamo riusciti a riscriverla in Parlamento.
La manovra economica è un colpo mortale al federalimso, perchè colpisce il welfare di regioni ed enti locali. Dobbiamo combatterla, e fare nostre controproposte, anche in nome di questo.

roberto dall'olio scrive:
31 Maggio 2010 alle 20:10

Caro Walter, sono d’accordo. Il welfare, o ecowelfare è da rilanciare e con esso tutta la nostra tradizione di sinistra europea, anche dell’eurocomunismo nobilmente inteso. Come? Invertire completamente l’idea del neoliberismo sciatto di questi tempi. Ovviamente partendo dalla Costituzione, e considerando le persone non gli individui, la cura e non solo la produzione. la relazione e non solo il profitto. Il welfare non è una spesa ma se ben fatto un volano di benessere, serenità ed equilibrio sociale. Culturalmente siamo di fronte non al modello dell’uomo ad una dimensione , ma parafrasando Calvino all’uomo dimezzato, o a una mezza dimensione. Il discorso si fa lungo, in ogni caso sono capaci tutti di dire come Marcegafglia la spesa socale va ridotta. Ma ridotta per chi e a chi? per che cosa? Attendere prima di parlare è una regola sempre meno seguita e infatti poca saggezza e molta furgeria di quart’ordine si sente rombare. Divenire persone questo penso filosoficamente sia un progetto politico del nuovo welfare unitamente alle energie pulite e ad una diversa concezione della natura che sarbbe fonte di vera ricvchezza coem sostiene uno “qualunque” : Rifkin. Nulla da aggiungere se non tenete duro con questa maggiornaza amebica e di bassa lega…in tutti i sensi è dura anche avere parole comuni, indi dialogare
Roberto Dall’Olio

ROBERTO RUSSO scrive:
13 Giugno 2010 alle 16:12

OSSERVAZIONI SUL DECRETO RELATIVO AL FEDERALISMO DEMANIALE

E’ imminente la pubblicazione del Decreto sul Federalismo demaniale in Gazzetta Ufficiale.
Riteniamo che dato lo stato dell’arte del decreto, alcune annotazioni vadano fatte:
1) Questo decreto in buona misura svilisce il lavoro eccezionale finora dall’Agenzia del Demanio;
2) Una semplificazione e un ottimo risultato nella cessione e valorizzazione del patrimonio demaniale forse lo si poteva ottenere dando maggiori spazi e possibilità d’incentivazione nelle trattative con le autonomie locali alla stessa Agenzia del Demanio;
Ciò premesso, che dimostra come sappiamo farci del male, crediamo che per gli Enti Locali questo decreto possa essere un’opportunità se ed in quanto:
a) L’ente ha un progetto chiaro e definito sull’impiego dei beni e ciò da un punto di vista economico, finanziario, tecnico;
b) Ha la possibilità d’investire sui beni che saranno acquisiti anche alla luce sia della nuova manovra finanziaria che introduce dei nuovi limiti all’indebitamento delle autonomie locali e quindi alla possibilità d’investimento delle stesse sia del patto di stabilità;
c) Crediamo risulteranno più appetibili le proposte che vedranno la partecipazione di più Comuni di un territorio (o delle Unioni di Comuni) per la maggiore organicità che dovranno mettere in campo le stesse e le maggiori risorse umane e finanziarie che presumibilmente saranno a disposizione;
Il coordinamento dovrebbe quindi essere la chiave per porre in essere progetti credibili e sostenibili, noi in questo senso lavoriamo.

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