La gestione del patrimonio immobiliare pubblico ha mostrato finora una scarsissima efficienza. Lo ha sostenuto in un’audizione alla Commissione Parlamentare per il Federalismo fiscale lo stesso Presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, fornendo un dato che, nella sua crudezza, li riassume tutti. Lo Stato corrisponde annualmente a privati per fitti passivi oltre 500 milioni di euro, mentre ne incassa a titolo di canoni circa 20. Ora, dal trasferimento agli enti territoriali dei beni demaniali può derivare un loro migliore utilizzo e un volano finanziario per interventi di riqualificazione del territorio.
Il PD condivide pienamente queste considerazioni, ed è per questo che si è impegnato attivamente per una corretta attuazione di quanto previsto dalla legge 42/2009 in materia di attribuzione a regioni ed enti locali di un proprio patrimonio, oltre a quello già da loro posseduto.
Abbiamo giudicato carente e poco coraggioso lo schema di decreto legislativo inizialmente presentato dal Governo e ci è sembrato quantomeno stupefacente che, in un Paese in cui il rapporto tra debito e PIL ha raggiunto il 116%, non fosse affrontato in nessun modo il rapporto tra patrimonio e debito.
E’ quindi iniziato, inseme al Ministro Calderoli, un intenso lavoro di vera e propria riscrittura del decreto, con un risultato che tuttavia non riteniamo ancora soddisfacente, anche in rapporto ai tempi concessi per la discussione, che sono risultati del tutto inadeguati.
Questioni essenziali come i canoni delle concessioni idroelettriche o il tema dei giacimenti di gas e di petrolio non sono state nemmeno prese in considerazione, per non parlare degli oneri attualmente in carico allo Stato per i beni da trasferire, che risultano del tutto ignoti. E’ stato un pessimo modo di iniziare i lavori della Commissione e avanti così non si può andare. Il gruppo PD ha espresso un voto di attesa nella speranza che cambi l’andazzo; altrimenti, a partire dal prossimo decreto, assumeremo, nostro malgrado, un atteggiamento del tutto diverso.
Ma vediamo che cosa siamo riusciti ad ottenere.
La proposta originaria di decreto anteponeva la valorizzazione del patrimonio ai fini della vendita al suo uso ottimale in rapporto alle funzioni svolte. Il parere ora condiziona il Governo a mettere al centro il tema del migliore utilizzo dei beni, con domande da parte degli enti locali che ne descriveranno le proposte d’uso, con l’attuazione del trasferimento tramite decreti biennali e non più una tantum, così da renderlo continuo nel tempo, con il contraddittorio tra i Ministeri e l’Agenzia del Demanio sulla richiesta di escludere beni dal trasferimento, con l’abrogazione della parte che modificava la normativa dei fondi immobiliari pubblici.
Un’altra questione fondamentale che prima era del tutto assente ed è stata inserita nel parere grazie alla nostra insistenza riguarda la destinazione delle eventuali alienazioni del patrimonio trasferito: si prevede che i proventi vadano tutti utilizzati per l’abbattimento del debito pubblico, con il 75% destinato al debito dell’ente destinatario del trasferimento e il 25% al debito dello Stato.
Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha riconosciuto la centralità della questione che abbiamo posto, soprattutto in presenza di gravissima crisi finanziaria, con l’attenzione sempre più rivolta al volume globale del debito pubblico. La nostra proposta per ottenere finalmente una significativa riduzione del debito è che gli enti territoriali siano chiamati dallo Stato a collaborare alla dismissione del patrimonio non strategico, come da tempo si dice di voler fare, ma senza successo. E chiediamo anche che si riconoscano gli effetti di squilibrio causati dalla difforme collocazione territoriale dei beni trasferiti, in modo da tenerne conto nella distribuzione delle risorse a fini perequativi.
Alle spese relative ai beni trasferiti non si applicano i vincoli relativi al Patto di stabilità interno. Anche questo non era previsto nella versione originaria del decreto.
E’ stata poi introdotta la facoltà di trasferire ai comuni aree di pertinenza dei porti nazionali, previa autorizzazione delle Autorità portuali, mentre si è chiarito che sono esclusi dal trasferimento i parchi naturali e le riserve naturali statali.
Ma quali sono i motivi principali della nostra insoddisfazione?
Oltre alla questione del debito, rispetto alla quale le risposte ricevute sono ancora insufficienti, altri due temi: il demanio idrico e marittimo e il tipo di beni patrimoniali oggetto di trasferimento.
Anche nel caso del demanio sono stati apportati significativi cambiamenti rispetto al testo originario. I compendi vengono trasferiti ope legis alle regioni, per assicurare l’unitarietà della gestione. Gli eventuali procedimenti di sdemanializzazione dovranno comunque essere effettuati dallo Stato, tramite l’Agenzia del demanio. Il trasferimento deve essere accompagnato dal contestuale riordino del regime giuridico del demanio pubblico, con un necessario adeguamento dei relativi articoli del Codice Civile, per evitare i possibili contenziosi.
Ma resta una grande questione non risolta, quella dei costi di gestione di questi beni: non si è voluto che potessero essere calcolati ai fini del trasferimento delle relative risorse alle regioni. Poiché questo tema richiama una grande questione nazionale come la difesa idrogeologica del suolo, noi proponiamo che essa venga affrontata nell’ambito delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali effettuati dallo Stato anche in attuazione dell’art. 16 della legge 42.
E non ci è piaciuto il mercanteggiamento sulla titolarità dei laghi che insistono su più regioni, che a nostro parere, come avviene per i fiumi, devono restare allo Stato.
Quanto al tipo di beni patrimoniali oggetto del trasferimento, il Governo ha mostrato molto poco coraggio e una vocazione molto poco federalista, escludendo in partenza un intervento locale sui beni culturali e non comprendendo nel trasferimento i beni in uso al Ministero della Difesa non più utilizzati a fini istituzionali.
Grazie al lavoro dei relatori, il parere della Commissione prevede un impulso ad accelerare le procedure per la stipula degli accordi di valorizzazione secondo quanto previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, e riapre la questione degli immobili della Difesa. Ora dovrà essere stabilito un temine certo, che noi proponiamo sia di un anno o al più di diciotto mesi, entro il quale se gli immobili in uso alla Difesa attualmente oggetto di valorizzazione non risultano trasformati, possono essere inseriti nei successivi elenchi biennali di beni da trasferire agli enti territoriali.
La nostra impressione generale è che nella maggioranza stia prevalendo un approccio minimalista all’attuazione della legge 42, mentre il PD si riconosce pienamente nella sua attuazione completa ed integrale.
Tuttavia, è evidente che il decreto conseguente al parere della Commissione per il Federalismo fiscale è profondamente diverso da quello originariamente proposto dal Governo, e questo grazie anche al contributo del gruppo PD. I motivi di insoddisfazione sono ancora molti, e confesso che siamo stati molto tentati dall’esprimere un voto contrario.
Non lo abbiamo fatto, preferendo astenerci, per un apprezzamento del lavoro svolto e in segno di fiducia che, lavorando senza contrapposizioni precostituite tra maggioranza e opposizioni, la Commissione possa condizionare fortemente il Governo nei successivi decreti legislativi. A partire dal prossimo, fondamentale, sull’autonomia impositiva degli enti locali.


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caro Walter, anche ai tempi del Pci le tentazioni di essere collaborativi per migliorare testi nefasti induceva all’astensione o all’approvazione di cose che,pur giudicate in sostanza non positive, avevano una loro plausibilità. Anche allora erano carenti le informazioni al popolo e capitò che il Pci aiutò a governare meno peggio, ma non governò. Credo che, anche quando si collabora al miglioramento di leggi che sostanzialmente restano poco persuasive, non bisogna aver timore di votare contro. Per il federalismo demaniale non mi basta essere abbastanza tranquilla in Emilia, se non sono certa che altrove non si massacri la natura dei luoghi a fini - perfino giustificati dai tagli governativi agli Enti locali - speculativi.
Comunque, con la maggioranza che possiede il governo, noi non andiamo molto lontano. Tu sei bravo e ci racconti,ma è una grande difficoltà che “le masse” vengano raggiunte solo dall’informazione di regime e le sortite del PD non danno la misura del suo avere proposte alternative. Mi auguro che on procedano le riforme costituzionali, ma la prospettiva Violante non mi rassicura….