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	<title>Commenti a: Le due discontinuità</title>
	<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/</link>
	<description>Solo un altro weblog targato WordPress</description>
	<pubDate>Fri, 18 May 2012 19:36:26 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>Di: giancarla codrignani</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-730</link>
		<dc:creator>giancarla codrignani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2010 15:30:03 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-730</guid>
		<description>A Roma circolava ieri la battuta che Berlusconi avrebbe candidato sindaco a Bologna Fini. A parte lo scherzo, per fortuna la destra ha i suoi problemi, ma se recuperasse unità, potrebbe perfino portarci ad elezioni in ottobre. In ogni caso la primavera prossima è dietro l'angolo. Urge porci il problema di non perdere tempo. L'Associazione De Gasperi ha già messo in discussione il tema delle primarie. Circola qualche ipotesi, ma proprio perché hai ragione nel tuo commento ai risultati elettorali, varrebbe la pena - almeno a Bologna - non perdere tempo: il dibattito pubblico va ripreso, meglio se per integrare il lavoro della Commissaria che contro di lei. Ma se non si vuole naufragare nella contrapposizione di candidature non prive di strumentalità, bisogna che la gente riprenda coscienza dei problemi che ci attendono.
Ciao e sempre buon lavoro
giancarla codrignani</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Roma circolava ieri la battuta che Berlusconi avrebbe candidato sindaco a Bologna Fini. A parte lo scherzo, per fortuna la destra ha i suoi problemi, ma se recuperasse unità, potrebbe perfino portarci ad elezioni in ottobre. In ogni caso la primavera prossima è dietro l&#8217;angolo. Urge porci il problema di non perdere tempo. L&#8217;Associazione De Gasperi ha già messo in discussione il tema delle primarie. Circola qualche ipotesi, ma proprio perché hai ragione nel tuo commento ai risultati elettorali, varrebbe la pena - almeno a Bologna - non perdere tempo: il dibattito pubblico va ripreso, meglio se per integrare il lavoro della Commissaria che contro di lei. Ma se non si vuole naufragare nella contrapposizione di candidature non prive di strumentalità, bisogna che la gente riprenda coscienza dei problemi che ci attendono.<br />
Ciao e sempre buon lavoro<br />
giancarla codrignani</p>
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		<title>Di: Walter Vitali</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-729</link>
		<dc:creator>Walter Vitali</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 14:32:26 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-729</guid>
		<description>Rispondo all'ultima domanda, dicendo che l'opinione di D'Alema non mi sembra in questo momento quella prevalente. E' vero che Bersani aveva dato l'idea di voler cambiare lo Statuto proprio sulle primarie in senso restrittivo, ma ora mi sembra di opinione diversa. Credo pertanto che a Bologna ci siano sicuramente le condizioni per primarie di coalizione.
Sono d'accordo sui grillini, un pò meno sul tema della sanatoria votata dal PD dopo la caduta del decreto salva-liste per evitare di dover annullare il risultato elettorale in numerose regioni italiane. Secondo me non è questione di paura di andare a votare, in elezioni che peraltro avrebbero sicuramente dato lo stesso risultato. Il punto è che avremmo ulteriormente allargato il fossato tra cittadini e politica, poichè il numero dei votanti sarebbero stato ancor minore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo all&#8217;ultima domanda, dicendo che l&#8217;opinione di D&#8217;Alema non mi sembra in questo momento quella prevalente. E&#8217; vero che Bersani aveva dato l&#8217;idea di voler cambiare lo Statuto proprio sulle primarie in senso restrittivo, ma ora mi sembra di opinione diversa. Credo pertanto che a Bologna ci siano sicuramente le condizioni per primarie di coalizione.<br />
Sono d&#8217;accordo sui grillini, un pò meno sul tema della sanatoria votata dal PD dopo la caduta del decreto salva-liste per evitare di dover annullare il risultato elettorale in numerose regioni italiane. Secondo me non è questione di paura di andare a votare, in elezioni che peraltro avrebbero sicuramente dato lo stesso risultato. Il punto è che avremmo ulteriormente allargato il fossato tra cittadini e politica, poichè il numero dei votanti sarebbero stato ancor minore.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Manuela Varanese</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-728</link>
		<dc:creator>Manuela Varanese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 13:50:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-728</guid>
		<description>Secondo me votare quella norma non ha dato una buona impressione al popolo, già provato, della sinistra. Su quale presupposto si può credere al Pd se prima delle elezioni annuncia battaglia e grida allo scandalo ma poi fa regali ANCORA UNA VOLTA ai nostri avversari? Se fossimo tornati alle urne, sarebbe stato negativo ma la responsabilità sarebbe stata solo ed esclusivamente di Berlusconi. Sarebbe stato anche un bel segnale poter vedere per una volta che la prepotenza di questa destra che non rispetta le regole non sempre vince, e magari i risultati elettorali sarebbero stati diversi. Chissà, su questo pasticcio il governo magari sarebbe caduto. O forse il problema vero è che attualmente l'opposizione non è ancora pronta a delle nuove elezioni politiche? Se questa fosse la vera ragione, potrei comprenderla di più.

Quanto alla lista Grillo, credo che i motivi che hanno indotto tanti a votarla vadano oltre il caso Delbono. Forse tentare di comprendere appieno le ragioni di quel voto, obiettivo che spero abbiano almeno i politici locali e regionali, non solo potrebbe essere un buon punto di partenza per un maggiore consenso alle comunali, ma anche una base per governare meglio. Credo infatti che nonostante tutto tanti abbiano votato il Pd per senso di appartenenza, ma si nota un certo malcontento e forse l'interesse verso alcuni temi fatti propri dai grillini ( temi da lei ben elencati, come le nomine nelle aziende pubbliche, o la sobrietà della politica etc., temi che peraltro non sono stati da loro inventati e su cui a mio parere la conoscenza, da parte loro, è superficiale) potrebbe migliorare la situazione. 

Quanto alle due discontinuità, mi sembrano un ottimo punto di partenza. Le pongo un quesito: qualche mese fa, non per la prima volta, D'Alema disse che il Pd dovrà decidersi prima o poi a "chiudere" le primarie ai soli tesserati del Pd, senza la possibilità di votare per chi non ha la tessera del partito. Certo può trattarsi di una opinione isolata (speriamo). Ma se ci fosse una chiusura diffusa in questa direzione, a maggior ragione potrebbe esserci nei confronti di primarie di coalizione: secondo lei a Bologna ci sono le condizioni per proporle al fine di scegliere il candidato sindaco?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me votare quella norma non ha dato una buona impressione al popolo, già provato, della sinistra. Su quale presupposto si può credere al Pd se prima delle elezioni annuncia battaglia e grida allo scandalo ma poi fa regali ANCORA UNA VOLTA ai nostri avversari? Se fossimo tornati alle urne, sarebbe stato negativo ma la responsabilità sarebbe stata solo ed esclusivamente di Berlusconi. Sarebbe stato anche un bel segnale poter vedere per una volta che la prepotenza di questa destra che non rispetta le regole non sempre vince, e magari i risultati elettorali sarebbero stati diversi. Chissà, su questo pasticcio il governo magari sarebbe caduto. O forse il problema vero è che attualmente l&#8217;opposizione non è ancora pronta a delle nuove elezioni politiche? Se questa fosse la vera ragione, potrei comprenderla di più.</p>
<p>Quanto alla lista Grillo, credo che i motivi che hanno indotto tanti a votarla vadano oltre il caso Delbono. Forse tentare di comprendere appieno le ragioni di quel voto, obiettivo che spero abbiano almeno i politici locali e regionali, non solo potrebbe essere un buon punto di partenza per un maggiore consenso alle comunali, ma anche una base per governare meglio. Credo infatti che nonostante tutto tanti abbiano votato il Pd per senso di appartenenza, ma si nota un certo malcontento e forse l&#8217;interesse verso alcuni temi fatti propri dai grillini ( temi da lei ben elencati, come le nomine nelle aziende pubbliche, o la sobrietà della politica etc., temi che peraltro non sono stati da loro inventati e su cui a mio parere la conoscenza, da parte loro, è superficiale) potrebbe migliorare la situazione. </p>
<p>Quanto alle due discontinuità, mi sembrano un ottimo punto di partenza. Le pongo un quesito: qualche mese fa, non per la prima volta, D&#8217;Alema disse che il Pd dovrà decidersi prima o poi a &#8220;chiudere&#8221; le primarie ai soli tesserati del Pd, senza la possibilità di votare per chi non ha la tessera del partito. Certo può trattarsi di una opinione isolata (speriamo). Ma se ci fosse una chiusura diffusa in questa direzione, a maggior ragione potrebbe esserci nei confronti di primarie di coalizione: secondo lei a Bologna ci sono le condizioni per proporle al fine di scegliere il candidato sindaco?</p>
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		<title>Di: Walter Vitali</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-727</link>
		<dc:creator>Walter Vitali</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2010 19:57:39 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-727</guid>
		<description>Per risposta politica, come credo di aver già chiarito, intendo l'attivazione della democrazia degli iscritti, anch'essa prevista dallo Statuto. Referendum interni su ogni questione rilevante (la posizione del PD sul lavoro, sulle riforme istituzinali, sul testamento biologico, ecc.) per togliere potere a quello che tu chiami "apparato". E rispetto assoluto delle regole, quelle previste dallo Statuto. Senza bisogno di aggiungere magistrature interne, che secondo me non sono la risposta al problema - ripeto, giusto - che tu poni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per risposta politica, come credo di aver già chiarito, intendo l&#8217;attivazione della democrazia degli iscritti, anch&#8217;essa prevista dallo Statuto. Referendum interni su ogni questione rilevante (la posizione del PD sul lavoro, sulle riforme istituzinali, sul testamento biologico, ecc.) per togliere potere a quello che tu chiami &#8220;apparato&#8221;. E rispetto assoluto delle regole, quelle previste dallo Statuto. Senza bisogno di aggiungere magistrature interne, che secondo me non sono la risposta al problema - ripeto, giusto - che tu poni.</p>
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		<title>Di: Stefano Muratori</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-726</link>
		<dc:creator>Stefano Muratori</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2010 17:17:54 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-726</guid>
		<description>Caro Senatore,
non voglio avere “del tutto” ragione. In realtà non avevo intenzione di ridurre il problema ad una questione regolamentare. Credevo infatti che “il rispetto delle regole” fosse una questione fondamentale, un principio inderogabile. E lo credo ancora.
D’altra parte mi piacerebbe capire meglio che cosa intendi per “risposta politica” che attivi l’antidoto, perché da quaggiù in basso “risposta politica” suona piuttosto male.
Per molti la “risposta politica” che avrebbe potuto dare Bersani ci avrebbe dato una marcia in più. In realtà in occasione delle regionali abbiamo visto ancora più deroghe. Ma io sono iscritto al PD anche perché ho fiducia nello statuto e nei regolamenti che mi garantiscono dei diritti. Non voglio deroghe, se si ritiene necessario si cambino le regole!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Senatore,<br />
non voglio avere “del tutto” ragione. In realtà non avevo intenzione di ridurre il problema ad una questione regolamentare. Credevo infatti che “il rispetto delle regole” fosse una questione fondamentale, un principio inderogabile. E lo credo ancora.<br />
D’altra parte mi piacerebbe capire meglio che cosa intendi per “risposta politica” che attivi l’antidoto, perché da quaggiù in basso “risposta politica” suona piuttosto male.<br />
Per molti la “risposta politica” che avrebbe potuto dare Bersani ci avrebbe dato una marcia in più. In realtà in occasione delle regionali abbiamo visto ancora più deroghe. Ma io sono iscritto al PD anche perché ho fiducia nello statuto e nei regolamenti che mi garantiscono dei diritti. Non voglio deroghe, se si ritiene necessario si cambino le regole!</p>
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	</item>
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		<title>Di: Walter Vitali</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-725</link>
		<dc:creator>Walter Vitali</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 14:19:54 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-725</guid>
		<description>Caro Stefano, mi pareva di averti dato "abbastanza" ragione. Se vuoi avere "del tutto" ragione non sono d'accordo. Soprattutto non sono d'accordo a ridurre il problema, insisto giusto, che tu poni a una questione regolamentare. Mi pare più efficace (e più radicale) una risposta politica che attivi l'antidoto della democrazia degli iscritti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Stefano, mi pareva di averti dato &#8220;abbastanza&#8221; ragione. Se vuoi avere &#8220;del tutto&#8221; ragione non sono d&#8217;accordo. Soprattutto non sono d&#8217;accordo a ridurre il problema, insisto giusto, che tu poni a una questione regolamentare. Mi pare più efficace (e più radicale) una risposta politica che attivi l&#8217;antidoto della democrazia degli iscritti.</p>
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		<title>Di: Stefano Muratori</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-724</link>
		<dc:creator>Stefano Muratori</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 13:08:16 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-724</guid>
		<description>Il cerchio di gesso del Caucaso nel quale Brecht ha creato la figura del giudice popolare Azdak lo vidi in una rappresentazione di un gruppo francese di cui non ricordo il nome al fastival nazionale dell’Unità a Genova nel ‘78. Da allora l’idea di quel giudice che nella sua stravaganza rendeva giustizia ad un popolo umile e indifeso, che in altri modi non l’avrebbe mai potuta ottenere, mi è sempre rimasta in mente. http://www.sestaopera.it/DOCUMENTI/PERIODICI/QUOTIDIANI/LaStampa/zagrebelsky.pdf
Caro Senatore, l’apparato sarà anche costituito da pochi funzionari stipendiati, ma le decisioni sulle procedure e sulla linea politica del partito è determinata da loro, ed il danno recentemente fatto da un solo dirigente provinciale è emblematico del loro potere. Non sono d’accordo che ci sia solo il problema dell’ambizione per le cariche pubbiliche. Quello forse è il motore di tutto, ma una delle conseguenze più devastanti della mancanza di democrazia reale (a mio parere) è nel modo distaccato col quale viene determinata la linea politica; senza tenere conto del sentire degli elettori, ma solo per meccanismi autoreferenziali.  Ogni piccolo o grande comune o quartiere ha bisogno di una guida politica prima ancora che amministrativa, e gli uomini eletti alle cariche rappresentative si debbono misurare con le idee, le proposte e le volontà dei partiti.  Il PD, a dispetto di un bellissimo statuto, ha un’organizzazione che mortifica la discussione e la critica dal basso. E per coloro che dissentono non ci sono appelli. Se insistono c’è l’espulsione, e le Commissioni di Garanzia sono costruite a protezione dell’apparato. Ripeto ancora una volta che le regole sarebbero a difesa degli iscritti ed elettori, ma il PD non ha completato l’opera, perché a qualcuno le regole potrebbero dare fastidio (secondo me è l’appartato).
Proviamo ad invertire questo piccolo particolare e vediamo cosa succede. Proviamo a fare si che almeno il 50% dei ricorsi degli iscritti e degli elettori vengano accolti!  E che ci sia una penalità per i funzionari responsabili. E che le Commissioni di Garanzia debbano rispondere a qualcuno.
Giampietro Sestini, segretario della Commissione Nazionale di Garanzia, il 3 Settembre 2009 mi ha confermato che non può fare nulla contro gli abusi delle Commissioni Regionali perché  “il regolamento previsto dagli art. 40 e 41 dello Statuto nazionale, pur predisposto dalla Commissione Nazionale di Garanzia, non è stato approvato dall'Assemblea Nazionale né, dopo la modifica statutaria del 20 giugno 2008, dalla Direzione Nazionale, oggi competente in merito”.
Quindi le regole ci sarebbero, ma qualcuno non le vuole rendere effettive, perché?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il cerchio di gesso del Caucaso nel quale Brecht ha creato la figura del giudice popolare Azdak lo vidi in una rappresentazione di un gruppo francese di cui non ricordo il nome al fastival nazionale dell’Unità a Genova nel ‘78. Da allora l’idea di quel giudice che nella sua stravaganza rendeva giustizia ad un popolo umile e indifeso, che in altri modi non l’avrebbe mai potuta ottenere, mi è sempre rimasta in mente. <a href="http://www.sestaopera.it/DOCUMENTI/PERIODICI/QUOTIDIANI/LaStampa/zagrebelsky.pdf" rel="nofollow">http://www.sestaopera.it/DOCUMENTI/PERIODICI/QUOTIDIANI/LaStampa/zagrebelsky.pdf</a><br />
Caro Senatore, l’apparato sarà anche costituito da pochi funzionari stipendiati, ma le decisioni sulle procedure e sulla linea politica del partito è determinata da loro, ed il danno recentemente fatto da un solo dirigente provinciale è emblematico del loro potere. Non sono d’accordo che ci sia solo il problema dell’ambizione per le cariche pubbiliche. Quello forse è il motore di tutto, ma una delle conseguenze più devastanti della mancanza di democrazia reale (a mio parere) è nel modo distaccato col quale viene determinata la linea politica; senza tenere conto del sentire degli elettori, ma solo per meccanismi autoreferenziali.  Ogni piccolo o grande comune o quartiere ha bisogno di una guida politica prima ancora che amministrativa, e gli uomini eletti alle cariche rappresentative si debbono misurare con le idee, le proposte e le volontà dei partiti.  Il PD, a dispetto di un bellissimo statuto, ha un’organizzazione che mortifica la discussione e la critica dal basso. E per coloro che dissentono non ci sono appelli. Se insistono c’è l’espulsione, e le Commissioni di Garanzia sono costruite a protezione dell’apparato. Ripeto ancora una volta che le regole sarebbero a difesa degli iscritti ed elettori, ma il PD non ha completato l’opera, perché a qualcuno le regole potrebbero dare fastidio (secondo me è l’appartato).<br />
Proviamo ad invertire questo piccolo particolare e vediamo cosa succede. Proviamo a fare si che almeno il 50% dei ricorsi degli iscritti e degli elettori vengano accolti!  E che ci sia una penalità per i funzionari responsabili. E che le Commissioni di Garanzia debbano rispondere a qualcuno.<br />
Giampietro Sestini, segretario della Commissione Nazionale di Garanzia, il 3 Settembre 2009 mi ha confermato che non può fare nulla contro gli abusi delle Commissioni Regionali perché  “il regolamento previsto dagli art. 40 e 41 dello Statuto nazionale, pur predisposto dalla Commissione Nazionale di Garanzia, non è stato approvato dall&#8217;Assemblea Nazionale né, dopo la modifica statutaria del 20 giugno 2008, dalla Direzione Nazionale, oggi competente in merito”.<br />
Quindi le regole ci sarebbero, ma qualcuno non le vuole rendere effettive, perché?</p>
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		<title>Di: Walter Vitali</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-723</link>
		<dc:creator>Walter Vitali</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2010 13:49:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-723</guid>
		<description>Caro Marcello, sono d'accordo. La penitenza per i "pasquiniani" secondo me deve finire. Ne parlerò con i responsabili della federazione, e cercherò di capire se è possibile consentire a chi lo desidera di partecipare al prossimo congresso del PD. Darò comunicazione sul blog dell'esito di questa verifica.
La proposta di Stefano, quella di un giudice eletto tra gli iscritti che costringa l'apparato al rispetto rigoroso delle regole dello statuto, non risponde, secondo me, al problema da lui sollevato, che invece mi convince. Più di un "apparato" del PD, che in termini di funzionari stipendiati è veramente ridotto ai minimi termini, io parlerei di chi detiene le cariche pubbliche e di chi ambisce a detenerle. Sta lì il problema, e il rischio che il partito diventi uno strumento di organizzazione del consenso nel loro esclusivo interesse. L'antidoto è sicuramente l'esercizio della democrazia degli iscritti, anche attraverso le norme già presenti nello Statuto ma non utilizzate (vedi referendum interni). Il rinnovamento generazionale è necessario ma non sufficiente: senza quello è ben difficile che si possa cambiare registro.
A Manuela rispondo nell'ordine: 1. Il decreto salva-liste è decaduto grazie alla battaglia parlamentare delle opposizioni, poi è stata approvata una norma - anche con i voti del PD - per evitare si tornasse a votare in tante regioni italiane. Uno scandalo? Io non credo, anche perchè in un momento come questo di rifiuto della politica (vedi crescita abnorme degli astenuti)tornare a votare non sarebbe certamente stato un bel segnale, e avrebbe significato un distacco ancor maggiore. 2. L'astensione ha avuto un andamento simile in tutte le regioni, significa che non dipende dai governi regionali, ma da un fenomeno nazionale di disaffezione per la politica. In Emilia-Romagna il risultato della lista Grillo è stato molto elevato, io credo sia dovuto anche ad un certo effetto del caso Delbono sul nostro elettorato. 3. A parte il giudizio sul comportamento delle persone, sul quale non entro, penso che sia giusto pretendere che la differenza PD-PDL non stia solo nelle dimissioni se coinvolti in questioni giudiziarie che mettono in discussione la moralità dei propri comportamenti, ma anche nella capacità di selezionare meglio la nostra classe dirigente. Su questo rinvio alla mia risposta all'ultimo intervento di Paolo Serra. 4. Non ho detto che è inutile stabilire chi sapeva e chi no su Delbono, ma chi faceva parte e chi non faceva parte del gruppo dirigente che l'ha appoggiato. Perchè sul primo punto vale quello che ho scritto in una mia precedente risposta a Paolo Serra, e cioè che c'erano voci ma nessuno poteva pensare che vi fosse un utilizzo a fini privati di risorse pubbliche. Da qui la mia conclusione sulla discontinuità necessaria nella formazione del nuovo gruppo dirigente PD, che deve unire una generazione più giovane rispetto a noi che sia capace di lasciarsi alle spalle i conflitti (e le linee di comando) del passato, e di far riacquistare a Bologna lo smalto innovativo che ha perso ormai da tempo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marcello, sono d&#8217;accordo. La penitenza per i &#8220;pasquiniani&#8221; secondo me deve finire. Ne parlerò con i responsabili della federazione, e cercherò di capire se è possibile consentire a chi lo desidera di partecipare al prossimo congresso del PD. Darò comunicazione sul blog dell&#8217;esito di questa verifica.<br />
La proposta di Stefano, quella di un giudice eletto tra gli iscritti che costringa l&#8217;apparato al rispetto rigoroso delle regole dello statuto, non risponde, secondo me, al problema da lui sollevato, che invece mi convince. Più di un &#8220;apparato&#8221; del PD, che in termini di funzionari stipendiati è veramente ridotto ai minimi termini, io parlerei di chi detiene le cariche pubbliche e di chi ambisce a detenerle. Sta lì il problema, e il rischio che il partito diventi uno strumento di organizzazione del consenso nel loro esclusivo interesse. L&#8217;antidoto è sicuramente l&#8217;esercizio della democrazia degli iscritti, anche attraverso le norme già presenti nello Statuto ma non utilizzate (vedi referendum interni). Il rinnovamento generazionale è necessario ma non sufficiente: senza quello è ben difficile che si possa cambiare registro.<br />
A Manuela rispondo nell&#8217;ordine: 1. Il decreto salva-liste è decaduto grazie alla battaglia parlamentare delle opposizioni, poi è stata approvata una norma - anche con i voti del PD - per evitare si tornasse a votare in tante regioni italiane. Uno scandalo? Io non credo, anche perchè in un momento come questo di rifiuto della politica (vedi crescita abnorme degli astenuti)tornare a votare non sarebbe certamente stato un bel segnale, e avrebbe significato un distacco ancor maggiore. 2. L&#8217;astensione ha avuto un andamento simile in tutte le regioni, significa che non dipende dai governi regionali, ma da un fenomeno nazionale di disaffezione per la politica. In Emilia-Romagna il risultato della lista Grillo è stato molto elevato, io credo sia dovuto anche ad un certo effetto del caso Delbono sul nostro elettorato. 3. A parte il giudizio sul comportamento delle persone, sul quale non entro, penso che sia giusto pretendere che la differenza PD-PDL non stia solo nelle dimissioni se coinvolti in questioni giudiziarie che mettono in discussione la moralità dei propri comportamenti, ma anche nella capacità di selezionare meglio la nostra classe dirigente. Su questo rinvio alla mia risposta all&#8217;ultimo intervento di Paolo Serra. 4. Non ho detto che è inutile stabilire chi sapeva e chi no su Delbono, ma chi faceva parte e chi non faceva parte del gruppo dirigente che l&#8217;ha appoggiato. Perchè sul primo punto vale quello che ho scritto in una mia precedente risposta a Paolo Serra, e cioè che c&#8217;erano voci ma nessuno poteva pensare che vi fosse un utilizzo a fini privati di risorse pubbliche. Da qui la mia conclusione sulla discontinuità necessaria nella formazione del nuovo gruppo dirigente PD, che deve unire una generazione più giovane rispetto a noi che sia capace di lasciarsi alle spalle i conflitti (e le linee di comando) del passato, e di far riacquistare a Bologna lo smalto innovativo che ha perso ormai da tempo.</p>
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	<item>
		<title>Di: marcello bruni</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-722</link>
		<dc:creator>marcello bruni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2010 08:46:15 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-722</guid>
		<description>...Dobbiamo organizzare un appuntamento capace di parlare fuori di noi, al territorio, ai cittadini, e di affrontare i problemi delle persone. Un Congresso aperto, in cui anche i non iscritti possano offrire contributi e avanzare proposte;...
(intervista a De Maria su Focus democratico)

Senatore Vitali,
avrei delle cose da dire ma un blog è ora INSUFFICIENTE: bisogna esprimersi nei luoghi dove si vota e si esprimono rappresentanti: i circoli.
Sono stato sospeso, insieme ad altri, dal PD perchè candidato con la lista Pasquino, lista presentata alle ultime amministrative da persone in totale disaccordo con il metodo seguito per selezionare il candidato sindaco (vedere la proposta attuale dell'Istituto De Gasperi per delle primarie "vere").
Voglio dire la mia nelle sedi in cui si decide, non mi interessa fare dell'opinionismo.
Alle ultime primarie per il segretario nazionale non mi hanno neanche fatto votare "perchè inibito al voto".
Senatore Vitali, se vuoi sentire la mia opinione e quella di altri come me, facci arrivare una raccomandata in cui si annulla l'esclusione dal partito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;Dobbiamo organizzare un appuntamento capace di parlare fuori di noi, al territorio, ai cittadini, e di affrontare i problemi delle persone. Un Congresso aperto, in cui anche i non iscritti possano offrire contributi e avanzare proposte;&#8230;<br />
(intervista a De Maria su Focus democratico)</p>
<p>Senatore Vitali,<br />
avrei delle cose da dire ma un blog è ora INSUFFICIENTE: bisogna esprimersi nei luoghi dove si vota e si esprimono rappresentanti: i circoli.<br />
Sono stato sospeso, insieme ad altri, dal PD perchè candidato con la lista Pasquino, lista presentata alle ultime amministrative da persone in totale disaccordo con il metodo seguito per selezionare il candidato sindaco (vedere la proposta attuale dell&#8217;Istituto De Gasperi per delle primarie &#8220;vere&#8221;).<br />
Voglio dire la mia nelle sedi in cui si decide, non mi interessa fare dell&#8217;opinionismo.<br />
Alle ultime primarie per il segretario nazionale non mi hanno neanche fatto votare &#8220;perchè inibito al voto&#8221;.<br />
Senatore Vitali, se vuoi sentire la mia opinione e quella di altri come me, facci arrivare una raccomandata in cui si annulla l&#8217;esclusione dal partito.</p>
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		<title>Di: Stefano Muratori</title>
		<link>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-721</link>
		<dc:creator>Stefano Muratori</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 15:14:40 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/179/le-due-discontinuita/#comment-721</guid>
		<description>Caro Senatore,
sono d’accordo sulla necessità di due discontinuità.
Mi limito alla discontinuità nel partito, perchè delle due mi sembra la più urgente e importante, ma anche la più difficile e improbabile, non perchè la gente non la vuole, ma perchè va contro gli interessi di chi ha il potere.
Cito ancora Gabriella Rovatti perchè mi aiuta a definire ciò che penso: dice Gabriella che dovremmo “cercare una strada per fare presa e intercettare coloro che per ora sono stati distratti con mille bugie e mille strategie”. Coerentemente Gabriella pensa che sia utopistico aspettarci che coloro che votano questo partito lo facciano in modo “completamente consapevole delle differenze o dei ruoli della politica, per essere certi di avere con il loro voto anche fatto breccia totale e irreversibile nelle loro teste”. 
L’idea di partito che mi trasmette Gabriella è quella di una macchina che produce voti o che produce consenso; una macchina che non si cura molto di come lo fa e del motivo per cui lo fa. Secondo questo schema ci si preoccupa molto di “intercettare” i tanti “voti distratti” che ora vanno a Berlusconi, ma non ci si preoccupa di quale alternativa propone il PD a tutti quei “voti attenti” che il PD perde in quanto la diversità, l’alternativa, il radicamento non lo caratterizzano più in modo netto.
Io penso che le idee di Gabriella portino sedimenti di una strategia del PD che ho definito nel mio precedente post. E’ una strategia funzionale all’apparato. Un apparato autoreferenziale che si è appropriato del partito con la complicità degli iscritti e degli elettori che hanno smesso di credere nella partecipazione. Un apparato che pensa al partito come un proprio strumento.
Nel PD comanda l’apparato, nel PDL comanda il Capo. Ci sono differenze, ma non tutte a favore del primo caso. Si pensi ad esempio al fatto che nel primo caso vi è una più diffusa percezione di ingiustizia e di sopruso. Questo problema porta il PD ad essere alla fine difficilmente distinguibile dal PDL, sia per democrazia interna reale, sia per modalità di ricerca del consenso attraverso la propaganda coercitiva.

Il PD è il partito che ha lo statuto ed il codice etico più orientato alla partecipazione ed alla democrazia. E’ il partito i cui iscritti ed elettori avrebbero più diritti, ma è anche il partito i cui iscritti ed elettori non sono abituati a partecipare attivamente, perchè più umili, più “buonisti”, più abituati a farsi guidare che a guidare, più abituati ad essere dipendenti piuttosto che intraprendenti, più propensi al perdono che al rigore. E qui non intendo la partecipazione alle primarie, ma la partecipazione in qualità di titolare della “ditta”.
Il problema del PD non è un problema di ricambio dei gruppi dirigenti o di rinnovamento dell’identità dei membri dell’apparato. Altre persone inserite nella stessa matrice finirebbero per fare le stesse cose.
E’ un problema strutturale. Avendo abbandonato (giustamente) la ricerca del consenso attraverso il leader carismatico, il PD ha necessità di andare fino in fondo nella garanzia totale che gli iscritti e gli elettori (maggioranza) abbiano la posizione dominante rispetto agli uomini dell’apparato (minoranza). E’ una lotta di potere, e serve una rivoluzione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rimettere ordine nella gerarchia, di rimettere il potere nelle mani degli iscritti (ed elettori) che ne hanno diritto per legge costituzionale.
Per fare questo penso che serva un’organo di garanzia non più controllato da funzionari o dirigenti (che ne hanno abusato), ma da iscritti ed elettori. Forse serve un giudice unico eletto fra gli iscritti. Una specie di “Giudice Azdak”. Gli uomini dell’apparato a tutti i livelli dovrebbero essere costretti al rispetto RIGOROSO dello statuto. Il rischio per la loro carriera dovrebbe venire dal basso piuttosto che dall’alto!
Perchè non cogliere l’occasione del prossimo congresso per perfezionare le regole e gli statuti per farle diventare almeno qui da noi la guida fondamentale per il funzionamento del partito in modo che la parola “Democratico” non appaia sprecata?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Senatore,<br />
sono d’accordo sulla necessità di due discontinuità.<br />
Mi limito alla discontinuità nel partito, perchè delle due mi sembra la più urgente e importante, ma anche la più difficile e improbabile, non perchè la gente non la vuole, ma perchè va contro gli interessi di chi ha il potere.<br />
Cito ancora Gabriella Rovatti perchè mi aiuta a definire ciò che penso: dice Gabriella che dovremmo “cercare una strada per fare presa e intercettare coloro che per ora sono stati distratti con mille bugie e mille strategie”. Coerentemente Gabriella pensa che sia utopistico aspettarci che coloro che votano questo partito lo facciano in modo “completamente consapevole delle differenze o dei ruoli della politica, per essere certi di avere con il loro voto anche fatto breccia totale e irreversibile nelle loro teste”.<br />
L’idea di partito che mi trasmette Gabriella è quella di una macchina che produce voti o che produce consenso; una macchina che non si cura molto di come lo fa e del motivo per cui lo fa. Secondo questo schema ci si preoccupa molto di “intercettare” i tanti “voti distratti” che ora vanno a Berlusconi, ma non ci si preoccupa di quale alternativa propone il PD a tutti quei “voti attenti” che il PD perde in quanto la diversità, l’alternativa, il radicamento non lo caratterizzano più in modo netto.<br />
Io penso che le idee di Gabriella portino sedimenti di una strategia del PD che ho definito nel mio precedente post. E’ una strategia funzionale all’apparato. Un apparato autoreferenziale che si è appropriato del partito con la complicità degli iscritti e degli elettori che hanno smesso di credere nella partecipazione. Un apparato che pensa al partito come un proprio strumento.<br />
Nel PD comanda l’apparato, nel PDL comanda il Capo. Ci sono differenze, ma non tutte a favore del primo caso. Si pensi ad esempio al fatto che nel primo caso vi è una più diffusa percezione di ingiustizia e di sopruso. Questo problema porta il PD ad essere alla fine difficilmente distinguibile dal PDL, sia per democrazia interna reale, sia per modalità di ricerca del consenso attraverso la propaganda coercitiva.</p>
<p>Il PD è il partito che ha lo statuto ed il codice etico più orientato alla partecipazione ed alla democrazia. E’ il partito i cui iscritti ed elettori avrebbero più diritti, ma è anche il partito i cui iscritti ed elettori non sono abituati a partecipare attivamente, perchè più umili, più “buonisti”, più abituati a farsi guidare che a guidare, più abituati ad essere dipendenti piuttosto che intraprendenti, più propensi al perdono che al rigore. E qui non intendo la partecipazione alle primarie, ma la partecipazione in qualità di titolare della “ditta”.<br />
Il problema del PD non è un problema di ricambio dei gruppi dirigenti o di rinnovamento dell’identità dei membri dell’apparato. Altre persone inserite nella stessa matrice finirebbero per fare le stesse cose.<br />
E’ un problema strutturale. Avendo abbandonato (giustamente) la ricerca del consenso attraverso il leader carismatico, il PD ha necessità di andare fino in fondo nella garanzia totale che gli iscritti e gli elettori (maggioranza) abbiano la posizione dominante rispetto agli uomini dell’apparato (minoranza). E’ una lotta di potere, e serve una rivoluzione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rimettere ordine nella gerarchia, di rimettere il potere nelle mani degli iscritti (ed elettori) che ne hanno diritto per legge costituzionale.<br />
Per fare questo penso che serva un’organo di garanzia non più controllato da funzionari o dirigenti (che ne hanno abusato), ma da iscritti ed elettori. Forse serve un giudice unico eletto fra gli iscritti. Una specie di “Giudice Azdak”. Gli uomini dell’apparato a tutti i livelli dovrebbero essere costretti al rispetto RIGOROSO dello statuto. Il rischio per la loro carriera dovrebbe venire dal basso piuttosto che dall’alto!<br />
Perchè non cogliere l’occasione del prossimo congresso per perfezionare le regole e gli statuti per farle diventare almeno qui da noi la guida fondamentale per il funzionamento del partito in modo che la parola “Democratico” non appaia sprecata?</p>
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