Le due discontinuità

sedeviarivani.jpgE’ vero, come ha detto Andrea De Maria, che alle elezioni regionali il PD di Bologna non ha subito un effetto vistoso per il trauma costituito dalle dimissioni del sindaco Delbono in seguito alla vicenda giudiziaria che l’ha coinvolto.
Tuttavia ci sono alcuni aspetti del voto che ci devono far riflettere, soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali. Non sappiamo ancora quando si voterà, stiamo insistendo per il voto in autunno, ma dal PdL non viene nessun segnale chiaro. La sfida delle comunali sarà molto ardua, e non si può dare nulla per scontato, neppure che a Bologna si ripeta il voto delle regionali.Il primo aspetto, già rilevato da molti, è la perdita di voti assoluti del PD (- 20.000 nel comune capoluogo rispetto al 2009), frutto di un astensionismo che è stato, come in tutta la regione, superiore alla media nazionale.

Se questo fatto viene sommato al risultato della lista Grillo, il migliore in assoluto a livello nazionale (127 mila voti pari al 6% in regione, 14 mila voti pari all’8% nel comune capoluogo), si giunge alla conclusione che vi è una quota particolarmente ampia di elettori critici verso il centrosinistra e la politica in generale. Un effetto del caso Delbono, probabilmente esteso a tutta la regione.
Quello ottenuto dai “grillini” non è un risultato improvviso. Già nel settembre del 2007 Beppe Grillo riempì Piazza Maggiore in occasione del V Day, e alle comunali del 2009 le sue liste ottennero un buon risultato nei quartieri. Si tratta di elettori giovani, non solo studenti ma anche operai e non occupati, collocati nei quartieri popolari di Bologna e nei comuni della prima cintura.
Se il PD fosse quello che aveva promesso di essere alla sua nascita, questi elettori guarderebbero già naturalmente a noi. Una parte di loro parte da un pregiudizio nei confronti dei partiti in quanto tali, e con questi c’è poco da fare. Ma un’altra parte è interessata a temi che dovrebbero essere nostri, come la sobrietà e i costi della politica, la riforma dei partiti attraverso l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione, la distinzione tra partiti e amministrazione, le modalità di selezione della classe dirigente.

Il terzo ed ultimo aspetto è il voto alla Lega Nord, che si sta consolidando. Esso è soprattutto il frutto di una redistribuzione di voti interni alla destra, poiché il PdL a Bologna perde anche in percentuale, oltre che in valori assoluti. La Lega Nord è invece l’unico partito che aumenta sia in voti assoluti, sia in percentuale: raggiunge i 40.000 voti e il 10% a livello provinciale, e ottiene i risultati migliori – come è stato osservato – nei comuni più lontani dal capoluogo.
Si tratta di un elettorato in grande parte popolare, che vota Lega perché preoccupato dagli immigrati, soprattutto per il lavoro e la concorrenza nell’accesso ai servizi, dall’asilo nido alla casa popolare. Anche su questi temi dobbiamo esprimere una posizione, favorevole all’inclusione, ma con criteri di equità comprensibili da tutti.

Sono convinto che la rottura tra Fini e Berlusconi abbia un carattere strategico, e che Fini pensi ad una destra alla Sarkozy molto diversa da quella plebiscitaria e populista del PdL. Non credo che  questo determini nuove elezioni politiche a breve, ma indubbiamente apre spazi politici maggiori, di cui il PD dovrebbe saper approfittare.
Le elezioni regionali le abbiamo perse, perché molte regioni importanti sono passate alla destra. In Emilia-Romagna è diminuita la distanza tra centrodestra e centrosinistra, in controtendenza con quanto è avvenuto a livello nazionale, dimostrando ciò che era già chiaro alle elezioni europee dello scorso anno, e cioè che la regione è maggiormente contendibile. Quelle innovazioni che Vasco Errani ha annunciato in campagna elettorale ora devono essere necessariamente attuate, questo voto lo indica chiaramente.
La cosa che mi preoccupa di più, per quanto riguarda Bologna, è il distacco dalla politica, che coinvolge in vari modi anche il nostro elettorato.
Per questo vedo necessarie due discontinuità.

La prima riguarda il percorso verso le elezioni comunali. Il PD deve dare impulso ad un vasto raggruppamento civico, che sia in grado di andare ben oltre i confini dei partiti.
La coalizione e la candidatura a sindaco ne dovranno essere l’espressione.
Non è solo questione di programmi, che spesso abbiamo fatto per dire il meno possibile e per rinviare a dopo ogni decisione.
C’è bisogno di una grande e straordinaria mobilitazione di persone e di idee, per consentire a una nuova generazione di entrare in campo e di mettersi alla prova. Le intelligenze, le competenze e la cittadinanza attiva di Bologna dovranno essere coinvolte, per definire non generiche ambizioni, ma progetti concreti, che permettano alla nostra città di tornare nel circuito delle aree urbane più innovative d’Europa.

La seconda discontinuità riguarda il prossimo congresso del PD.
Considero positivo il modo in cui esso si è avviato, non con candidature di area o di corrente, ma con contributi al dibattito avanzati da singole persone o da gruppi che si riconoscono nei vari documenti che sono stati presentati. Come è molto positivo che la gran parte dei protagonisti di questa discussione siano giovani, che possono costituire il nucleo fondamentale della nuova classe dirigente del PD bolognese.
Il difetto principale del PD di Bologna è di essere nato sugli assetti, sulle incrostazioni e anche sui conflitti degli ex-DS, il partito più grande tra quelli hanno contribuito alla sua fondazione.
La discontinuità necessaria consiste dunque nella formazione di un nuovo gruppo dirigente capace di liberarsi dai conflitti e dalle linee di comando del passato.
Chi ha proposto i diversi contributi ha ora il compito di approfondire il confronto sui documenti. Se vi sono insuperabili differenze politiche, allora è bene ci sia una libera competizione tra più  candidati, i quali a quel punto saranno la limpida espressione delle diverse idee in campo e non il segno di un puro scontro di potere.
Ma se, come a me pare, differenze insuperabili non vi sono, allora chi ha proposto quei contributi deve avere il coraggio di svincolarsi da ogni condizionamento, e deve avere la forza di avanzare una candidatura. Essa può essere la diretta espressione del nuovo gruppo dirigente che si va formando, oppure la garanzia che si sta comunque andando in quella direzione.

Quale che sia quella candidatura, io sono pronto a sostenerla. E credo che le generazioni politiche precedenti, come la mia, abbiano il dovere di salvaguardare l’autonomia della nuova generazione, che deve fare liberamente le proprie scelte.
Solo così saremo all’altezza delle aspettative che vi sono intorno a noi. Non credo proprio che ci sia qualcuno che abbia alcuna voglia di assistere al solito, vecchio scontro tutto interno, senza vere e comprensibili motivazione politiche.

(Intervento alla riunione della Direzione del PD di Bologna del 23 aprile 2010)

Questo articolo è stato pubblicato Lunedì, 26 Aprile 2010 alle 13:45 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento.
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26 Commenti a “Le due discontinuità”

Marina Marini scrive:
26 Aprile 2010 alle 16:42

Il PD a Bologna è stato scadente nella politica della casa, da bocciare per quanto riguarda i trasporti pubblici, poco chiaro nelle politiche dell’accoglienza e del lavoro, non credibile nella lotta al degrado, assente nella “politica verde” (raccolta rifiuti, piano energetico, ecc.). Cose difficili, lo so, ma e’ su queste cose che il popolo di sinistra misura il proprio gradimento. Bisogna partire dal basso e arrivare a piani e progetti condivisi, dopo aver ascoltato i vari portatori di interesse, le associazioni, i quartieri. Ascoltare, poi proporre, poi discutere le proposte, poi migliorarle. Un lavoro lungo, da iniziare al piu’ presto.
Dimenticavo una cosa: i favori (appalti, agevolazioni, visibilita’, cariche…) distribuiti agli amici creano tanti nemici: non lo sa chi governa da tanti anni? Alla fine si fanno avanti quelli che vogliono “la loro fetta”: tutto sbagliato, la politica non deve poggiare sui favori da distribuire agli amici.
Marina Marini

Walter Vitali scrive:
26 Aprile 2010 alle 16:57

Marina ha ragione, il lavoro è lungo e bisogna cominciare presto. Quanto ai favori, non dovrebbero neanche esistere. Se esistono, si tratta di una malattia seria che può provocare ancor più gravi degenerazioni.

paolo serra scrive:
26 Aprile 2010 alle 18:38

Il primo segnale di discontinuità dovrebbe consistere nel proporre un candidato segretario a Bologna che non abbia fatto parte del gruppo dirigente uscente. Avremo mai questo coraggio? Se l’esempio deve venire dall’alto non mi pare che siamo sulla buona strada. La nuova Giunta regionale continua a essere debole, forse debolissima, proprio nei settori di debolezza storica: trasporti, ambiente, difesa del suolo. Premiare Peri con un terzo mandato dopo 10 anni nei quali non è riuscito, non dico ad avviare un decente servizio ferroviario, ma neppure ad ottenere la bigliettazione unica regionale può avere un altro significato della continuazione dello statu quo? Il programma elettorale ci aveva fatto sperare in una svolta. Temo fortemente si risolva nella ennesima delusione.
Paolo Serra

Walter Vitali scrive:
27 Aprile 2010 alle 08:14

Come ho scritto, sul segretario PD di Bologna preferirei una discontinuità maggiore. Secondo me il pericolo mortale è che rimangano in vita tutti i vecchi conflitti e le vecchie linee di comando degli ex-DS, che hanno messo il piombo nelle ali al PD. Per questo, secondo me, la vera discontinuità è in un nuovo gruppo dirigente che abbia il coraggio di rompere con il passato, unendosi intorno a un candidato se non vi sono rilevanti differenze politiche, e dividendosi se vi sono, ma limpidamente e non per un puro scontro di potere. Che il candidato non abbia fatto parte del vecchio gruppo dirigente è una questione secondaria, poichè quello che conta davvero - è sempre la mia opinione - sono “i soliti noti” che stanno dietro le quinte, e che potrebbero starci ugualmente anche con un candidato di quel tipo.
Sull’Assesorato ai trasporti della Regione la penso come te, sarebbe stato sicuramente meglio un ricambio.

roberto mignani scrive:
27 Aprile 2010 alle 08:31

Caro Walter,ormai è da tempo che condivido le tue analisi,coraggiose e molto rispettose degli altri(quasi troppo),mi permetto di approfondirne alcune:1° il nostro non voto è nella delusione di chi non ha partecipato al voto,e se non vi sarà un segnale di discontinuità ne pagheremo le conseguenze alle comunali di Bologna;2°per vincere il distacco dalla politica bisogna essere presenti con idee ed azioni,non condizionati da vecchie logiche di potere;3°ciò non lo si realizza con un piatto unitario dove si uniscono solo de testi scritti,bisogna che le diversità entrino in competizione con programmi ed azioni diversificate,che non significa che la azione globale del partito sarà poi spaccata;per vincere l’apatia della politica necessita vincere la paura dell’essere minoranza e mettesi in gioco non per un posto mà per una linea;Ciao Roberto Mignani

Alberto Zanelli scrive:
27 Aprile 2010 alle 08:35

Marina ha colto in pieno le cause della perdita di voti del PD a favore del Movimento 5 Stelle, sono le giustificazioni che ho sentito da vari amici che hanno votato Favia.
Dove sono i pannelli fotovoltaici che dovevano dare il buon esempio dal tetto del nuovo palazzo comunale?
Perchè in via A. Costa ci sono i fili e non i filobus?
Perchè i CIVIS stanno facendo la ruggine nei parcheggi del Centro Agro Alimentare Bolognese?
HERA S.p.A. garantirà l’”acqua come bene comune” e collaborerà per l’obiettivo “rifiuti zero” o spremerà i cittadini per dare il massimo utile agli azionisti?
Per continuare a governare Bologna il PD avrebbe dovuto rispondere a queste domande. Ora si può solo sperare in un candidato sindaco con obiettivi semplici e chiari, una persona su cui non vi sia ombra di favori fatti e/o ricevuti (d)alle varie lobbies locali, uno che sappia conciliare le tensioni sociali e che si circondi di persone capaci, anche se poco ricche e famose. Solo così si possono recuperare i voti del Grillo.

ugo mazza scrive:
27 Aprile 2010 alle 09:44

Vorrei aggiungere una sola considerazione: sbagliate a confondere i problemi del PD e del suo Congresso, con i problemi della città: su questi ultimi dovrebbe aprirsi subito un tavolo della coalizione di centro-sinistra che governava Bologna e che ora governa la regione per concrdare assieme le modalità per aprire la discussione sul programma, sulla ricerca di intese con associaizoni e movimenti per allargare la colaizione, sulle modalità di presentare la coalizione all’elettorato e sulla scelta del candidato a Sindaco.
Tutti temi che riguaradano tutta la coalizione che deciderà di presentarsi alle elezioni e su cui dovremmo discutere apertamente e “alla pari”, ovviamente senza dimenticare i reali rapporti di forza, ma partendo da un punto che spero condiviso: a Bologna il PD non può vincere da solo.
Se su questo siamo d’acordo sarà bene pcominciare a parlarne subito e prima delle conclusioni del congresso PD perchè la città riguarda tutti.
Ugo Mazza

Walter Vitali scrive:
27 Aprile 2010 alle 10:07

Sul Congresso la penso come Roberto (per quanto riguarda il rispetto degli altri secondo me è sempre dovuto anche quando si polemizza aspramente, e grazie per aver definito le mie analisi “coraggiose”). Se si dovesse arrivare ad un candidato unitario dovrebbe essere il frutto di un confronto politico alla luce del sole, e non certo di patti sottobanco. Alberto ha indicato una serie di azioni concrete di governo necessarie per non portare acqua al mulino dei grillini, e - aggiungo io - per non logorare ulteriormente il notro patrimonio di buona amministrazione. Ugo Mazza dice che non bisogna confondere il congresso del PD con i problemi della città, e io cerco di non farlo tant’è vero che ho proposto un duplice percorso parallelo, uno per il congresso e uno per le elezioni comunali. MI auguro anch’io che la discussione nella coalizione inizi subito, sperando che si possa allargare a soggetti e movimenti che vadano oltre la somma dei partiti.

paolo serra scrive:
28 Aprile 2010 alle 11:30

Caro Walter, cerchiamo di chiarirci, i cittadini bolognesi si aspettano che il PD risponda alla domanda che è sulla bocca di tutti:” Qualcuno sapeva delle possibili future disavventure del candidato sindaco Del Bono? se sì, chi o cosa gli ha impedito di bloccarla?” Finora non lo abbiamo fatto, ma se non lo chiariremo penso che sarà duro recuperare i nostri elettori che non sono venuti alle urne alla regionali.
Paolo Serra

Walter Vitali scrive:
28 Aprile 2010 alle 12:05

La risposta alla tua domanda, caro Paolo, è secondo me, questa: c’erano voci, ma chi poteva pensare che coinvolgessero l’uso a fini privati di risorse pubbliche? Se qualcuno ha sbagliato, abbiamo dunque sbagliato tutti. Fare una graduatoria tra chi era e chi non era nel gruppo dirigente del PD che lo ha sostenuto è davvero impossibile, oltre che del tutto inutile.
Altra cosa sono state le primarie. C’è chi ha ritenuto del tutto legittima la candidatura di Merola, e io fra questi, e chi invece ha tentato di demonizzarla, commettendo un grave errore politico.
Quanto al recupero dei nostri elettori, sai che io penso che abbiamo una strada molto in salita, perchè l’ho detto alla Direzione di febbraio con Bersani. Sarebbe un errore ridurre tutto quanto è successo solo ad una vicenda personale. E’ evidente che questo coinvolge un’intera esperienza di governo, che da molti anni ormai ha perso la sua capacità innovativa, e un’intero gruppo dirigente del PD e dei partiti da cui è nato, nel quale ha sempre prevalso l’ubbidienza al potente di turno e la totale mancanza di un vero confronto di merito, con il risultato di bloccare del tutto la formazione della nuova classe dirigente.
Per questo penso che la discontinuità di cui ho parlato sia indispensabile.

Manuela Varanese scrive:
29 Aprile 2010 alle 14:57

Sono d’accordo con Alberto Zanelli, e vorrei aggiungere il mio parere.
Ciò che mi rende difficile votare il Pd è un elemento che io vi individuo, ossia l’ipocrisia.
L’ipocrisia di ridere delle storie di “Papi”, celando i vari Cinzia-gate, con un’autoindulgenza che non mi rappresenta.
L’ipocrisia di fare una campagna elettorale sul rispetto delle regole, poi andare in Parlamento e fare la legge salva-Errani.
L’ipocrisia di tentare di fermare Vendola, e poi a conti fatti cercare di appropiarsi dei risultati da lui ottenuti (o addirittura tentare di ridicolizzarli, come ha fatto D’Alema quando ha sostenuto che se si fosse presentato Boccia avrebbe vinto con un margine maggiore perchè sarebbe stato appoggiato dall’Udc).

Non concordo poi su un punto tra quelli indicati da Vitali: “Una parte di loro (gli elettori di Grillo) parte da un pregiudizio nei confronti dei partiti in quanto tali, e con questi c’è poco da fare”.

Ecco, io non credo affatto che da parte di quanti hanno votato Favia, che pure a me non piace e che non voterei mai, ci sia un pregiudizio: in questa Regione, il “pregiudizio” nei confronti dei partiti non può che derivare dall’operato del Pd, visto che con vari nomi governa da tantissimi anni, e quindi è un giudizio sì negativo ma a posteriori; il non andare a votare, o compiere un voto di protesta è molto più doloroso per l’elettore, che vorrebbe partecipare alla vita politica ma non vede margini per farlo, che per gli eletti che ricevono un pò meno voti (tanto poi lo sappiamo che un posticino per chi non è riuscito ad entrare in consiglio regionale lo si trova sempre nelle varie aziende partecipate della Regione….)

Walter Vitali scrive:
29 Aprile 2010 alle 16:22

Cara Manuela ti rispondo volentieri, e ti risponderò ancora se vorrai intervenire di nuovo sul mio blog, chiedendoti però di non stravolgere le mie tesi per poterle meglio criticare. A proposito degli elettori di Grillo io non ho detto solo quello che tu hai citato (”Una parte di loro parte da un pregiudizio nei confronti dei partiti in quanto tali, e con questi c’è poco da fare”), ho anche aggiunto: “Ma un’altra parte è interessata a temi che dovrebbero essere nostri, come la sobrietà e i costi della politica, la riforma dei partiti attraverso l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione, la distinzione tra partiti e amministrazione, le modalità di selezione della classe dirigente”. Devi convenire che per rappresentare correttamente il mio pensiero la seconda frase è importante almeno come la prima. La legge salva-Errani non c’è stata, è la legge del 2004 che stabilisce il limite dei due mandati ma non è retroattiva, quindi il limite per Errani scatta al termine di questo mandato (2015). Il Cinzia-gate non lo conoscevamo, quindi non lo potevamo celare, fino a quando non è esploso pubblicamente. Sulla storia di Papi il PD non ha mai posto una questione relativa alle vicende personali di Berlusconi, che sono problemi suoi, ma ha sollevato il tema della compatibilità tra il suo ruolo di Presidente del Consiglio e la frequentazione del giro che ruotava intorno a Giampiero Tarantini, quello di Patrizia D’Addario per intenderci. Lo stesso giro per cui l’ex Vicepresidente PD della Regione Puglia, Sandro Frisullo, si è dimesso dall’incarico e dal partito. Berlusconi è ancora lì.
Ci sarebbe un pregiudizio degli elettori dell’Emilia-Romagna nei confronti del PD perchè con vari nomi governa da moltissimi anni? E perchè non si dice allora che il PDL con vari nomi governa da moltissimi anni in Lombardia (prima quei partiti si chiamavano DC, PSI o PSDI)? C’è lo stesso pregiudizio anche lì?
No, non si tratta di pregiudizio, nè il Emilia-Romagna nè in Lombardia. Per fortuna, gli elettori sono ormai abituati a giudicare dai fatti, e premiano o puniscono i partiti in base alla loro azione di governo. Infatti, se vai sul sito a leggerti il mio articolo pubblicato dall’Unità all’indomani del voto regionale, vedi le riflessioni critiche che ho fatto e di cui bisogna secondo me tenere conto per dare una risposta a ciò che quel voto esprime.
Quanto al posticino nelle varie aziende partecipate della regione andiamo a vedere come si comporterà Errani. Secondo me di candidati non eletti non ne nominerà, ma sono disponibile a dicutere sulla base di quanto accadrà.

Gabriella Rovatti scrive:
29 Aprile 2010 alle 16:51

Per Stefano Muratori da Gabriella o Giovanna ( come preferisci , non è il nome che conta, nel mio caso ).Probabilmente sono una pressapochista pragmatica e a volte quando uso ” gridare” è per dire chiarire al massimo le cose con tutti i toni o i mezzi a disposizione , ma che sia un CHIARIRE con FORZA E DECISIONE.I miei suggerimenti o considerazioni si limitano a cercare una strada per fare presa e intercettare coloro che per ora sono stati distratti con mille bugie e mille strategie.Invece si continua a parlare ..parlare del tutto o se vuoi del niente. Per arrivare alla gente serve una concretezza di fatti e proposte per la gente e non per la politica dei politici…Questa concretezza la vedo ancora poco. Siamo ancora lontani dalla meta. La passione nel mostrare le idee ( a mio modo di vedere ) serve ancora, e non questa deve per forza rappresentare la passione per il potere.Un tempo avevamo tutti tanta passione quando trasmettavamo le nostre idee, ma non tutti avevamo sete di potere. Ci sono tanti che amano il potere , ma senza un briciolo di passione per le idee.Quindi incapaci di una comunicazione che coinvolga chi ascolta. Ma non voglio ripetermi. Probabilmente
la tua profonda esplorazione politica è ammirevole, ma se vogliamo spingere tutti coloro che vorremmo votassero questo partito a una maturazione piena e profonda e completamente consapevole delle differenze o dei ruoli della politica,per essere certi di avere con il loro voto anche fatto breccia totale e irreversibile nelle loro teste..Penso che ci dovremo tenere questo governo e questi ipocriti governanti ancora molto , molto a lungo.A chi sta mettere a fuoco i problemi reali della gente? A chi sta mettere a fuoco “le trappole” e informare l’opinione pubblica e come farlo. I giornali non bastano. Da due settimane parliamo ( i media) di come finirà con Fini, prima c’era Bertolaso e ecc. ecc. e così via. Tutte cose gravi e serie. Non basta però dire “questo è un modo per non parlare dei veri problemi”. E troppo poco dire questo. Sulle intercettazioni, per es. , siamo riusciti a spiegare chiaro alla gente quello che vogliamo o non vogliamo nel PD? Il “privato” del cittadino può essere lo stesso di quello del politico? O per difendere il privato del cittadino liberalizziamo ogni agire del “traffichino”? Insomma, più in generale se e quando c’è qualcosa che non vogliamo…come facciamo a mostrare ai CITTADINI TUTTI che non lo vogliamo e perchè, oppure che vogliamo migliorare quello che va migliorato? Come raggiungere tutti e non solo” gli addetti ai lavori” ? A me basterebbe già individuare questo…ma io mi accontento di poco.

paolo serra scrive:
29 Aprile 2010 alle 18:12

Scusa se insisto Walter, ma è proprio con la pseudo giustificazione “c’erano voci, ma chi poteva pensare che coinvolgessero l’uso a fini privati di risorse pubbliche?” che abbiamo perso la fiducia di decine di migliaia di elettori. Non credo che potremo cavarcela così facilmente.

Walter Vitali scrive:
29 Aprile 2010 alle 20:17

Caro Paolo, allora ti faccio la domanda diretta: tu ne sapevi qualcosa di più? Io no. E come noi, credo, tanti altri. Quindi la mia non è una pseudogiustificazione, è la verità. Semmai la domanda vera è un’altra: come facevate a non sapere nulla? La fiducia, secondo me, l’abbiamo persa per questo, perchè si è incrinato qualcosa di profondo nel metodo di selezione della nostra classe dirigente, e non ci si può illudere di riparare facendo l’elenco di chi c’era e di chi non c’era quando il PD ha deciso di appoggiare Delbono. Tra l’altro sarebbe inutile, poichè agli elettori importerebbe ben poco. Io non credo affatto che possiamo cavarcela facilmente, tant’è vero che ho chiesto la più profonda delle discontinuità: riconoscere che i guai nascono dall’inaridirsi della spinta innovativa di un’intera classe di amministratori, e non solo da un guaio giudiziario che riguarda una singola persona. Da qui la proposta di un percorso civico per le elezioni e di una candidatura che ne sia l’espressione. Oltre all’altra discontinuità, di cui abbiamo già discusso, sul congresso del PD.

Manuela Varanese scrive:
30 Aprile 2010 alle 02:49

Gentile Sig. Vitali,
ha ragione, non c’è stata la legge salva-Errani, c’è stata la legge salva-liste, votata anche da quel Pd che tanto si era sdegnato dinanzi al decreto salva-liste. Tanto si era sdegnato che poi lo ha convertito in legge.

Quanto alle mie osservazioni sulle sue affermazioni, non intendevo interpretare il suo pensiero riducendolo alla frase che non mi trovava d’accordo, bensì più limitatamente esprimere il mio disaccordo su quella frase, per sottolineare che a mio parere (ma è solo un’opinione personale) la diffidenza di quanti hanno votato la lista grillo nei confronti dei partiti tradizionali non deriva da un pregiudizio ma da un giudizio di condanna a posteriori, che in Emilia Romagna, visto che da decenni governa la sinistra, difficilmente (o almeno, in misura minore) potrà essere imputato ai partiti di minoranza. Allo stesso modo in cui, sempre secondo me, in Lombardia il voto di protesta della lista grillo, che pure ha preso pochi voti, e l’astensione, non può non essere attribuito all’attuale centro-destra e comunque proprio ai partiti che lei cita, e specificatamente anche a Formigoni, visto che governa già da 15 anni.

Tra Delbono e Berlusconi io noto un parallelo: benchè la storia personale tra i due personaggi sia diversissima, identico è, ad esempio, l’errore nel credere che i cittadini debbano accettare il loro utilizzo di soldi pubblici a fini personali (Berlusconi utilizzò i voli di stato per portare le sue “ospiti” in Sardegna, come Delbono per sua ammissione si è fatto rimborsare quel viaggio…).
Ebbene a me il comportamento di Delbono non è affatto piaciuto, e non mi rappresenta: anche se nessun altro dirigente fosse stato a conoscenza del fatto, almeno lo stesso Delbono avrebbe dovuto essere meno autoindulgente e comprendere che per il bene della città e del partito non avrebbe dovuto candidarsi. E’ vero che Berlusconi è ancora al suo posto e Delbono o Marrazzo no: ma a questo si riduce la differenza tra Berlusconi e la dirigenza del Pd? Nel fatto che a differenza del primo, se le “malefatte” vengono scoperte, i dirigenti del Pd si dimettono? Non è una cosa da poco, ma confesso che speravo in qualcosa di più.

Sulla conta di chi sapeva e chi non sapeva: a me sembra che il Pd sia molto eterogeneo al proprio interno, e se questa varietà è un bene da un lato (nessuno vuole il monopensiero, o almeno non io), dall’altro lato non può essere un escamotage per deresponsabilizzare tutti e per non attribuire mai alcun comportamento scorretto al Pd. Anche perchè lo stesso ragionamento non mi sembra si faccia nei confronti del Pdl. E secondo me è giusto, perchè io ritengo l’intero Pdl (e alleati), e non solo Berlusconi, responsabile del disastro determinato dal governo.
Le domando: è davvero inutile stabilire chi sapeva e chi no sulla vicenda Delbono? Magari ai cittadini farebbe piacere conoscere questi dettagli, sulla base di queste informazioni potrebbero decidere non tanto di punire, quanto, che mi sembra più importante, di premiare, attraverso il voto, un consigliere comunale in luogo di un altro.
E sarebbe utile anche per quelli che, come lei da quanto dice (e non ho motivi per non crederle), non erano realmente a conoscenza delle vicende in questione, e che magari se avessero saputo non avrebbero appoggiato Delbono. In questo modo si potrebbe distinguere tra chi era all’oscuro e in buona fede da chi sapeva e ha taciuto, magari per convenienza. Se gli elettori preferissero i primi ai secondi, non sarebbe meglio per tutti?

Stefano Muratori scrive:
30 Aprile 2010 alle 16:14

Caro Senatore,
sono d’accordo sulla necessità di due discontinuità.
Mi limito alla discontinuità nel partito, perchè delle due mi sembra la più urgente e importante, ma anche la più difficile e improbabile, non perchè la gente non la vuole, ma perchè va contro gli interessi di chi ha il potere.
Cito ancora Gabriella Rovatti perchè mi aiuta a definire ciò che penso: dice Gabriella che dovremmo “cercare una strada per fare presa e intercettare coloro che per ora sono stati distratti con mille bugie e mille strategie”. Coerentemente Gabriella pensa che sia utopistico aspettarci che coloro che votano questo partito lo facciano in modo “completamente consapevole delle differenze o dei ruoli della politica, per essere certi di avere con il loro voto anche fatto breccia totale e irreversibile nelle loro teste”.
L’idea di partito che mi trasmette Gabriella è quella di una macchina che produce voti o che produce consenso; una macchina che non si cura molto di come lo fa e del motivo per cui lo fa. Secondo questo schema ci si preoccupa molto di “intercettare” i tanti “voti distratti” che ora vanno a Berlusconi, ma non ci si preoccupa di quale alternativa propone il PD a tutti quei “voti attenti” che il PD perde in quanto la diversità, l’alternativa, il radicamento non lo caratterizzano più in modo netto.
Io penso che le idee di Gabriella portino sedimenti di una strategia del PD che ho definito nel mio precedente post. E’ una strategia funzionale all’apparato. Un apparato autoreferenziale che si è appropriato del partito con la complicità degli iscritti e degli elettori che hanno smesso di credere nella partecipazione. Un apparato che pensa al partito come un proprio strumento.
Nel PD comanda l’apparato, nel PDL comanda il Capo. Ci sono differenze, ma non tutte a favore del primo caso. Si pensi ad esempio al fatto che nel primo caso vi è una più diffusa percezione di ingiustizia e di sopruso. Questo problema porta il PD ad essere alla fine difficilmente distinguibile dal PDL, sia per democrazia interna reale, sia per modalità di ricerca del consenso attraverso la propaganda coercitiva.

Il PD è il partito che ha lo statuto ed il codice etico più orientato alla partecipazione ed alla democrazia. E’ il partito i cui iscritti ed elettori avrebbero più diritti, ma è anche il partito i cui iscritti ed elettori non sono abituati a partecipare attivamente, perchè più umili, più “buonisti”, più abituati a farsi guidare che a guidare, più abituati ad essere dipendenti piuttosto che intraprendenti, più propensi al perdono che al rigore. E qui non intendo la partecipazione alle primarie, ma la partecipazione in qualità di titolare della “ditta”.
Il problema del PD non è un problema di ricambio dei gruppi dirigenti o di rinnovamento dell’identità dei membri dell’apparato. Altre persone inserite nella stessa matrice finirebbero per fare le stesse cose.
E’ un problema strutturale. Avendo abbandonato (giustamente) la ricerca del consenso attraverso il leader carismatico, il PD ha necessità di andare fino in fondo nella garanzia totale che gli iscritti e gli elettori (maggioranza) abbiano la posizione dominante rispetto agli uomini dell’apparato (minoranza). E’ una lotta di potere, e serve una rivoluzione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rimettere ordine nella gerarchia, di rimettere il potere nelle mani degli iscritti (ed elettori) che ne hanno diritto per legge costituzionale.
Per fare questo penso che serva un’organo di garanzia non più controllato da funzionari o dirigenti (che ne hanno abusato), ma da iscritti ed elettori. Forse serve un giudice unico eletto fra gli iscritti. Una specie di “Giudice Azdak”. Gli uomini dell’apparato a tutti i livelli dovrebbero essere costretti al rispetto RIGOROSO dello statuto. Il rischio per la loro carriera dovrebbe venire dal basso piuttosto che dall’alto!
Perchè non cogliere l’occasione del prossimo congresso per perfezionare le regole e gli statuti per farle diventare almeno qui da noi la guida fondamentale per il funzionamento del partito in modo che la parola “Democratico” non appaia sprecata?

marcello bruni scrive:
1 Maggio 2010 alle 09:46

…Dobbiamo organizzare un appuntamento capace di parlare fuori di noi, al territorio, ai cittadini, e di affrontare i problemi delle persone. Un Congresso aperto, in cui anche i non iscritti possano offrire contributi e avanzare proposte;…
(intervista a De Maria su Focus democratico)

Senatore Vitali,
avrei delle cose da dire ma un blog è ora INSUFFICIENTE: bisogna esprimersi nei luoghi dove si vota e si esprimono rappresentanti: i circoli.
Sono stato sospeso, insieme ad altri, dal PD perchè candidato con la lista Pasquino, lista presentata alle ultime amministrative da persone in totale disaccordo con il metodo seguito per selezionare il candidato sindaco (vedere la proposta attuale dell’Istituto De Gasperi per delle primarie “vere”).
Voglio dire la mia nelle sedi in cui si decide, non mi interessa fare dell’opinionismo.
Alle ultime primarie per il segretario nazionale non mi hanno neanche fatto votare “perchè inibito al voto”.
Senatore Vitali, se vuoi sentire la mia opinione e quella di altri come me, facci arrivare una raccomandata in cui si annulla l’esclusione dal partito.

Walter Vitali scrive:
1 Maggio 2010 alle 14:49

Caro Marcello, sono d’accordo. La penitenza per i “pasquiniani” secondo me deve finire. Ne parlerò con i responsabili della federazione, e cercherò di capire se è possibile consentire a chi lo desidera di partecipare al prossimo congresso del PD. Darò comunicazione sul blog dell’esito di questa verifica.
La proposta di Stefano, quella di un giudice eletto tra gli iscritti che costringa l’apparato al rispetto rigoroso delle regole dello statuto, non risponde, secondo me, al problema da lui sollevato, che invece mi convince. Più di un “apparato” del PD, che in termini di funzionari stipendiati è veramente ridotto ai minimi termini, io parlerei di chi detiene le cariche pubbliche e di chi ambisce a detenerle. Sta lì il problema, e il rischio che il partito diventi uno strumento di organizzazione del consenso nel loro esclusivo interesse. L’antidoto è sicuramente l’esercizio della democrazia degli iscritti, anche attraverso le norme già presenti nello Statuto ma non utilizzate (vedi referendum interni). Il rinnovamento generazionale è necessario ma non sufficiente: senza quello è ben difficile che si possa cambiare registro.
A Manuela rispondo nell’ordine: 1. Il decreto salva-liste è decaduto grazie alla battaglia parlamentare delle opposizioni, poi è stata approvata una norma - anche con i voti del PD - per evitare si tornasse a votare in tante regioni italiane. Uno scandalo? Io non credo, anche perchè in un momento come questo di rifiuto della politica (vedi crescita abnorme degli astenuti)tornare a votare non sarebbe certamente stato un bel segnale, e avrebbe significato un distacco ancor maggiore. 2. L’astensione ha avuto un andamento simile in tutte le regioni, significa che non dipende dai governi regionali, ma da un fenomeno nazionale di disaffezione per la politica. In Emilia-Romagna il risultato della lista Grillo è stato molto elevato, io credo sia dovuto anche ad un certo effetto del caso Delbono sul nostro elettorato. 3. A parte il giudizio sul comportamento delle persone, sul quale non entro, penso che sia giusto pretendere che la differenza PD-PDL non stia solo nelle dimissioni se coinvolti in questioni giudiziarie che mettono in discussione la moralità dei propri comportamenti, ma anche nella capacità di selezionare meglio la nostra classe dirigente. Su questo rinvio alla mia risposta all’ultimo intervento di Paolo Serra. 4. Non ho detto che è inutile stabilire chi sapeva e chi no su Delbono, ma chi faceva parte e chi non faceva parte del gruppo dirigente che l’ha appoggiato. Perchè sul primo punto vale quello che ho scritto in una mia precedente risposta a Paolo Serra, e cioè che c’erano voci ma nessuno poteva pensare che vi fosse un utilizzo a fini privati di risorse pubbliche. Da qui la mia conclusione sulla discontinuità necessaria nella formazione del nuovo gruppo dirigente PD, che deve unire una generazione più giovane rispetto a noi che sia capace di lasciarsi alle spalle i conflitti (e le linee di comando) del passato, e di far riacquistare a Bologna lo smalto innovativo che ha perso ormai da tempo.

Stefano Muratori scrive:
2 Maggio 2010 alle 14:08

Il cerchio di gesso del Caucaso nel quale Brecht ha creato la figura del giudice popolare Azdak lo vidi in una rappresentazione di un gruppo francese di cui non ricordo il nome al fastival nazionale dell’Unità a Genova nel ‘78. Da allora l’idea di quel giudice che nella sua stravaganza rendeva giustizia ad un popolo umile e indifeso, che in altri modi non l’avrebbe mai potuta ottenere, mi è sempre rimasta in mente. http://www.sestaopera.it/DOCUMENTI/PERIODICI/QUOTIDIANI/LaStampa/zagrebelsky.pdf
Caro Senatore, l’apparato sarà anche costituito da pochi funzionari stipendiati, ma le decisioni sulle procedure e sulla linea politica del partito è determinata da loro, ed il danno recentemente fatto da un solo dirigente provinciale è emblematico del loro potere. Non sono d’accordo che ci sia solo il problema dell’ambizione per le cariche pubbiliche. Quello forse è il motore di tutto, ma una delle conseguenze più devastanti della mancanza di democrazia reale (a mio parere) è nel modo distaccato col quale viene determinata la linea politica; senza tenere conto del sentire degli elettori, ma solo per meccanismi autoreferenziali. Ogni piccolo o grande comune o quartiere ha bisogno di una guida politica prima ancora che amministrativa, e gli uomini eletti alle cariche rappresentative si debbono misurare con le idee, le proposte e le volontà dei partiti. Il PD, a dispetto di un bellissimo statuto, ha un’organizzazione che mortifica la discussione e la critica dal basso. E per coloro che dissentono non ci sono appelli. Se insistono c’è l’espulsione, e le Commissioni di Garanzia sono costruite a protezione dell’apparato. Ripeto ancora una volta che le regole sarebbero a difesa degli iscritti ed elettori, ma il PD non ha completato l’opera, perché a qualcuno le regole potrebbero dare fastidio (secondo me è l’appartato).
Proviamo ad invertire questo piccolo particolare e vediamo cosa succede. Proviamo a fare si che almeno il 50% dei ricorsi degli iscritti e degli elettori vengano accolti! E che ci sia una penalità per i funzionari responsabili. E che le Commissioni di Garanzia debbano rispondere a qualcuno.
Giampietro Sestini, segretario della Commissione Nazionale di Garanzia, il 3 Settembre 2009 mi ha confermato che non può fare nulla contro gli abusi delle Commissioni Regionali perché “il regolamento previsto dagli art. 40 e 41 dello Statuto nazionale, pur predisposto dalla Commissione Nazionale di Garanzia, non è stato approvato dall’Assemblea Nazionale né, dopo la modifica statutaria del 20 giugno 2008, dalla Direzione Nazionale, oggi competente in merito”.
Quindi le regole ci sarebbero, ma qualcuno non le vuole rendere effettive, perché?

Walter Vitali scrive:
2 Maggio 2010 alle 15:19

Caro Stefano, mi pareva di averti dato “abbastanza” ragione. Se vuoi avere “del tutto” ragione non sono d’accordo. Soprattutto non sono d’accordo a ridurre il problema, insisto giusto, che tu poni a una questione regolamentare. Mi pare più efficace (e più radicale) una risposta politica che attivi l’antidoto della democrazia degli iscritti.

Stefano Muratori scrive:
3 Maggio 2010 alle 19:17

Caro Senatore,
non voglio avere “del tutto” ragione. In realtà non avevo intenzione di ridurre il problema ad una questione regolamentare. Credevo infatti che “il rispetto delle regole” fosse una questione fondamentale, un principio inderogabile. E lo credo ancora.
D’altra parte mi piacerebbe capire meglio che cosa intendi per “risposta politica” che attivi l’antidoto, perché da quaggiù in basso “risposta politica” suona piuttosto male.
Per molti la “risposta politica” che avrebbe potuto dare Bersani ci avrebbe dato una marcia in più. In realtà in occasione delle regionali abbiamo visto ancora più deroghe. Ma io sono iscritto al PD anche perché ho fiducia nello statuto e nei regolamenti che mi garantiscono dei diritti. Non voglio deroghe, se si ritiene necessario si cambino le regole!

Walter Vitali scrive:
3 Maggio 2010 alle 21:57

Per risposta politica, come credo di aver già chiarito, intendo l’attivazione della democrazia degli iscritti, anch’essa prevista dallo Statuto. Referendum interni su ogni questione rilevante (la posizione del PD sul lavoro, sulle riforme istituzinali, sul testamento biologico, ecc.) per togliere potere a quello che tu chiami “apparato”. E rispetto assoluto delle regole, quelle previste dallo Statuto. Senza bisogno di aggiungere magistrature interne, che secondo me non sono la risposta al problema - ripeto, giusto - che tu poni.

Manuela Varanese scrive:
5 Maggio 2010 alle 15:50

Secondo me votare quella norma non ha dato una buona impressione al popolo, già provato, della sinistra. Su quale presupposto si può credere al Pd se prima delle elezioni annuncia battaglia e grida allo scandalo ma poi fa regali ANCORA UNA VOLTA ai nostri avversari? Se fossimo tornati alle urne, sarebbe stato negativo ma la responsabilità sarebbe stata solo ed esclusivamente di Berlusconi. Sarebbe stato anche un bel segnale poter vedere per una volta che la prepotenza di questa destra che non rispetta le regole non sempre vince, e magari i risultati elettorali sarebbero stati diversi. Chissà, su questo pasticcio il governo magari sarebbe caduto. O forse il problema vero è che attualmente l’opposizione non è ancora pronta a delle nuove elezioni politiche? Se questa fosse la vera ragione, potrei comprenderla di più.

Quanto alla lista Grillo, credo che i motivi che hanno indotto tanti a votarla vadano oltre il caso Delbono. Forse tentare di comprendere appieno le ragioni di quel voto, obiettivo che spero abbiano almeno i politici locali e regionali, non solo potrebbe essere un buon punto di partenza per un maggiore consenso alle comunali, ma anche una base per governare meglio. Credo infatti che nonostante tutto tanti abbiano votato il Pd per senso di appartenenza, ma si nota un certo malcontento e forse l’interesse verso alcuni temi fatti propri dai grillini ( temi da lei ben elencati, come le nomine nelle aziende pubbliche, o la sobrietà della politica etc., temi che peraltro non sono stati da loro inventati e su cui a mio parere la conoscenza, da parte loro, è superficiale) potrebbe migliorare la situazione.

Quanto alle due discontinuità, mi sembrano un ottimo punto di partenza. Le pongo un quesito: qualche mese fa, non per la prima volta, D’Alema disse che il Pd dovrà decidersi prima o poi a “chiudere” le primarie ai soli tesserati del Pd, senza la possibilità di votare per chi non ha la tessera del partito. Certo può trattarsi di una opinione isolata (speriamo). Ma se ci fosse una chiusura diffusa in questa direzione, a maggior ragione potrebbe esserci nei confronti di primarie di coalizione: secondo lei a Bologna ci sono le condizioni per proporle al fine di scegliere il candidato sindaco?

Walter Vitali scrive:
6 Maggio 2010 alle 16:32

Rispondo all’ultima domanda, dicendo che l’opinione di D’Alema non mi sembra in questo momento quella prevalente. E’ vero che Bersani aveva dato l’idea di voler cambiare lo Statuto proprio sulle primarie in senso restrittivo, ma ora mi sembra di opinione diversa. Credo pertanto che a Bologna ci siano sicuramente le condizioni per primarie di coalizione.
Sono d’accordo sui grillini, un pò meno sul tema della sanatoria votata dal PD dopo la caduta del decreto salva-liste per evitare di dover annullare il risultato elettorale in numerose regioni italiane. Secondo me non è questione di paura di andare a votare, in elezioni che peraltro avrebbero sicuramente dato lo stesso risultato. Il punto è che avremmo ulteriormente allargato il fossato tra cittadini e politica, poichè il numero dei votanti sarebbero stato ancor minore.

giancarla codrignani scrive:
8 Maggio 2010 alle 17:30

A Roma circolava ieri la battuta che Berlusconi avrebbe candidato sindaco a Bologna Fini. A parte lo scherzo, per fortuna la destra ha i suoi problemi, ma se recuperasse unità, potrebbe perfino portarci ad elezioni in ottobre. In ogni caso la primavera prossima è dietro l’angolo. Urge porci il problema di non perdere tempo. L’Associazione De Gasperi ha già messo in discussione il tema delle primarie. Circola qualche ipotesi, ma proprio perché hai ragione nel tuo commento ai risultati elettorali, varrebbe la pena - almeno a Bologna - non perdere tempo: il dibattito pubblico va ripreso, meglio se per integrare il lavoro della Commissaria che contro di lei. Ma se non si vuole naufragare nella contrapposizione di candidature non prive di strumentalità, bisogna che la gente riprenda coscienza dei problemi che ci attendono.
Ciao e sempre buon lavoro
giancarla codrignani

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