Nadia Urbinati, nel colloquio con Concita De Gregorio, ha detto che bisogna cominciare dall’Emilia-Romagna. E’ giusto che sia così, poiché è la regione-simbolo della sinistra italiana, dove le sfide al nostro modello politico e di governo sono più forti.Alcune delle tendenze manifestate alle elezioni regionali confermano quanto già accaduto alle europee del 2009, come dimostrano le analisi dell’Istituto Cattaneo. In modo particolare il consolidamento del voto alla Lega Nord (13,7%), che aumenta i voti anche rispetto all’anno scorso, seppur in un contesto in cui il PDL diminuisce vistosamente (24,6%, -2,81%). Lavoro, sicurezza, immigrazione sono i temi su cui la Lega conquista voti, anche popolari, e si insedia soprattutto nelle aree esterne alle città della regione.
Si conferma, in controtendenza con le altre regioni, la riduzione della differenza tra l’area di centrosinistra (51,9%, PD 40,6%) e quella di centrodestra (38,3%). Siamo al +13,4, rispetto al +14,7 del 2009 e al +29 delle regionali del 2005. Era già evidente alle europee dell’anno scorso che c’era qualcosa di profondo nei cambiamenti registrati dal voto, e che la regione era maggiormente contendibile. Il voto regionale lo ha confermato.
Vi sono però due fatti nuovi che rappresentano l’elemento caratterizzante di queste elezioni, anche rispetto alle precedenti europee. L’astensionismo è più marcato in regione che nel resto del Paese (votanti 70%, -8,7% rispetto al 2005), e la Lista Grillo ha raggiunto un risultato elevatissimo: 161mila voti pari al 7%, di gran lunga il miglior risultato nazionale. Se si considerano insieme i due fenomeni, si registrano con ogni probabilità gli effetti del caso Delbono, con una quota particolarmente ampia di elettori critici verso il centrosinistra e la politica in generale.
Dopo le scorse elezioni europee avevamo già individuato le innovazioni nelle politiche di governo che ora, dopo il voto, si impongono.
Esse devono riguardare soprattutto la coesione sociale, minacciata dalla crisi e da una immigrazione che crea conflitti con la fascia più debole della popolazione nell’accesso ai servizi, e il welfare territoriale, per il quale va lanciata la sfida al Governo per un vero federalismo.
Ma questo non è sufficiente, senza la riconquista di un forte radicamento popolare del PD su cui si sofferma giustamente Nadia Urbinati. Ed è qui che va appresa la lezione dell’astensione e dei voti alla lista Grillo, molti dei quali provengono da giovani, per fare della sobrietà e della riforma della politica un tratto distintivo del PD e del centrosinistra, cosa che purtroppo abbiamo perso.
(Articolo per L’Unità del 6/4/2010)


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Sì, giusto l’appello, caro Walter! Gli argomenti che dovrebbero essere lo spunto per ripartire con un nuovo PD (innovazioni nelle politiche di governo,coesione sociale,welfare territoriale, vero federalismo) sono certamente appropriati. Penso, però, che sarà una battaglia lunga e non è detto che sarà vittoriosa. Perchè? perchè sono argomenti triti e ritriti che nessuno nega e perchè nessuno vorrà mollare la propria poltrona. A mio parere, per poter maturare una strategia atta a cambiare le cose, è necessario che tu riprenda quegli incontri di una volta, con amici fidati e soprattutto che abbiano buon senso e una visione politica molto ampia.