Sì, ripartiamo dall’Emilia-Romagna

emilia-romagna1.jpgNadia Urbinati, nel colloquio con Concita De Gregorio, ha detto che bisogna cominciare dall’Emilia-Romagna. E’ giusto che sia così, poiché è la regione-simbolo della sinistra italiana, dove le sfide al nostro modello politico e di governo sono più forti.Alcune delle tendenze manifestate alle elezioni regionali confermano quanto già accaduto alle europee del 2009, come dimostrano le analisi dell’Istituto Cattaneo. In modo particolare il consolidamento del voto alla Lega Nord (13,7%), che aumenta i voti anche rispetto all’anno scorso, seppur in un contesto in cui il PDL diminuisce vistosamente (24,6%, -2,81%). Lavoro, sicurezza, immigrazione sono i temi su cui la Lega conquista voti, anche popolari, e si insedia soprattutto nelle aree esterne alle città della regione.
Si conferma, in controtendenza con le altre regioni, la riduzione della differenza tra l’area di centrosinistra (51,9%, PD 40,6%) e quella di centrodestra (38,3%). Siamo al +13,4, rispetto al +14,7 del 2009 e al +29 delle regionali del 2005. Era già evidente alle europee dell’anno scorso che c’era qualcosa di profondo nei cambiamenti registrati dal voto, e che la regione era maggiormente contendibile. Il voto regionale lo ha confermato.
Vi sono però due fatti nuovi che rappresentano l’elemento caratterizzante di queste elezioni, anche rispetto alle precedenti europee. L’astensionismo è più marcato in regione che nel resto del Paese (votanti 70%, -8,7% rispetto al 2005), e la Lista Grillo ha raggiunto un risultato elevatissimo: 161mila voti pari al 7%, di gran lunga il miglior risultato nazionale. Se si considerano insieme i due fenomeni, si registrano con ogni probabilità gli effetti del caso Delbono, con una quota particolarmente ampia di elettori critici verso il centrosinistra e la politica in generale.
Dopo le scorse elezioni europee avevamo già individuato le innovazioni nelle politiche di governo che ora, dopo il voto, si impongono.
Esse devono riguardare soprattutto la coesione sociale, minacciata dalla crisi e da una immigrazione che crea conflitti con la fascia più debole della popolazione nell’accesso ai servizi, e il welfare territoriale, per il quale va lanciata la sfida al Governo per un vero federalismo.
Ma questo non è sufficiente, senza la riconquista di un forte radicamento popolare del PD su cui si sofferma giustamente Nadia Urbinati. Ed è qui che va appresa la lezione dell’astensione e dei voti alla lista Grillo, molti dei quali provengono da giovani, per fare della sobrietà e della riforma della politica un tratto distintivo del PD e del centrosinistra, cosa che purtroppo abbiamo perso.

(Articolo per L’Unità del 6/4/2010)

Questo articolo è stato pubblicato Martedì, 6 Aprile 2010 alle 09:34 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento.
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16 Commenti a “Sì, ripartiamo dall’Emilia-Romagna”

Alfonso Princaipe scrive:
6 Aprile 2010 alle 12:15

Sì, giusto l’appello, caro Walter! Gli argomenti che dovrebbero essere lo spunto per ripartire con un nuovo PD (innovazioni nelle politiche di governo,coesione sociale,welfare territoriale, vero federalismo) sono certamente appropriati. Penso, però, che sarà una battaglia lunga e non è detto che sarà vittoriosa. Perchè? perchè sono argomenti triti e ritriti che nessuno nega e perchè nessuno vorrà mollare la propria poltrona. A mio parere, per poter maturare una strategia atta a cambiare le cose, è necessario che tu riprenda quegli incontri di una volta, con amici fidati e soprattutto che abbiano buon senso e una visione politica molto ampia.

Walter Vitali scrive:
6 Aprile 2010 alle 12:33

E perchè no, caro Alfonso? Penso anch’io che quegli incontri vadano ripresi. Ti farò sapere.

paolo serra scrive:
6 Aprile 2010 alle 13:07

Cara Nadia Urbinati e caro Walter Vitali,
non posso nascondere la delusione alla lettura delle vostre diagnosi sullo stato del PD apparse sull’Unità del 4 e del 6 Aprile. A parte il solito malvezzo di attaccarsi a minime crescite percentuali per celare gravi perdite assolute, vizio generale dei politici e dei media che non aiuta i non addetti ai lavori a capire gli avvenimenti, mi pare che il vostro, e non solo vostro, richiamo a riconquistare un “forte radicamento popolare”, abbia un difetto diciamo così “genetico”. Non vi chiedete, e nessuno se lo chiede, la ragione per cui è stato perso. Forse voi siete troppo in alto per vederla. Dal basso della mia 35ennale militanza nelle trincee delle periferie bolognesi voglio provare a spiegarvela, così come a me lo spiegò già anni fa uno “scafato” militante di Pescarola, fuori Lame, a Bologna. Alla mia proposta di riprendere la vecchia metodologia elettorale del porta a porta mi confessò, arrossendo, che lui non si sentiva più di continuare a farlo perché non sapeva bene cosa rispondere a quasi tutte le domande che gli rivolgevano gli elettori. Sentiva la mancanza di quella che una volta si chiamava “la linea”. Su ogni problema il partito aveva almeno due risposte, spesso antitetiche, e lui non si sentiva più una sicura identità. Chi non è sicuro di se stesso difficilmente può convincere un altro. Come sapete la cosa, che già era evidente negli ultimi anno del PCI, peggiorò ineluttabilmente col PDS, poi coi DS e col PD fino ai fasti veltroniani del “ma anche”, giustamente preda della satira dei cabarettisti. La situazione era lievemente migliorata durante la franchigia di cui ha potuto godere per pochi mesi Franceschini, Bersani traccheggia a giorni alterni. Il problema, però, è solo surrettiziamente di uomini, nasce da un difetto genetico, da una mancanza di chiara identità, non solo del PD, direi di tutta la sinistra nel nostro paese, che non riesce proprio a sintetizzare una linea politica chiaramente percepibile dalla massa degli elettori. Come se ne esce? Per una volta credo che la responsabilità non possa venire salomonicamente divisa fra dirigenti e militanti, questa volta il pesce puzza chiaramente dalla testa. Ogni dirigente, dal segretario all’ultimo esponente della nomenclatura dovrebbe per tre anni cercare di simulare di far parte di un organismo collettivo, di una galera romana dove ognuno ha un remo, c’è un solo timoniere ed un solo battitore di ritmo. Certo fare i rematori in una galera non è il massimo delle prospettive di vita ma nessuno è stato obbligato a salire sulla nave e se in questo momento stiamo fermi in mezzo al mare in preda a correnti o a mode imposte, indecisi su quasi tutto, qualcuno se ne dovrà pur fare carico. D’altronde non mi pare ci sia altra via d’uscita, se vogliamo un partito popolare di massa, composto di centinaia di migliaia, forse milioni, di persone consapevoli dobbiamo fornir loro una identità chiara, ed anche nuove forme di gratificazione, come quella di essere consultati al momento di prendere decisioni di importanza vitale per il partito, per il paese ed anche per la coscienza di ognuno.
Paolo Serra mad9921@iperbole.bologna.it

Walter Vitali scrive:
6 Aprile 2010 alle 13:29

Caro Paolo, niente da dire (rispetto tutte le opinioni, come sai) se non tre cose. La prima. Non sono certo io a nascondere i dati assoluti sotto le “minime crescite percentuali”, quando riprendo (sinteticamente, poichè lo spazio è poco) alcuni elementi di analisi del voto e metto in luce in dato più forte della perdita di consensi del PD, la riduzione ulteriore delle differenze tra centrosinistra e centrodestra. La seconda. Se ce l’hai con Nadia Urbinati per la faccenda del “radicamento popolare” non prendertela con me, dicendo che “sono troppo in alto per vedere la realtà”. Ovviamente condivido quello che tu dici, che è uno sviluppo del ragionamento (da me ripreso) della Urbinati, che peraltro ha avuto il merito di portare l’Emilia all’attenzione nazionale, visto che anche su L’Unità di oggi ci sono pagine sul tema. Terzo. Io a remare ci sto, ma i dirigenti non sono tutti uguali. Dieci mesi fa, dopo il voto delle europee, sollevai - pressochè inascoltato - il tema della contendibilità dell’Emilia-Romagna (ricordi???). Se qualcun altro avesse contribuito a sviluppare il tema, forse saremmo stati più forti nel chiedere quell’innovazione che ora tutti riconoscono necessaria, ma che allora ci avrebbe aiutato ad affrontare meglio anche quest’ultima scadenza elettorale.

fabio scrive:
6 Aprile 2010 alle 14:26

i dirigenti non sono tutti uguali, ma per l’elettorato si! i segnali sono tanti, differenti, ma chiari, e vanno in una unica direzione, o il PD diventa utile e limpido nei ragionamenti o l’elettore guarda altrove,e se solo non avessimo un sintomo di superiorità vedremmo nei “grillini” non degli astro/inter/nauti, ma gli eredi di quei gruppi di militanti che nelle periferie di molte città studiavano i piani regolatori degli scandali urbanistici degli anni 70 cercando la bellezza nelle atmosfere da disagio metropolitano.
i militanti fanno fatica a fare il porta a porta solo se vengono lasciati soli a mettere la faccia, se i dirigenti locali li accompagnano sono ancora capaci di enormi sforzi.
le analisi sui risultati si susseguono,ma ricordo che si può sempre risalire la china se sei sincero con i tuoi iscritti e con i tuoi elettori, Walter ci aveva provato e bisogna riconoscerlo.
e anche su Errani, la differenza tra lui e le liste era di 165.000 voti nel 2005 e oggi è di 102.000, ovvero lo 0,7 contro lo 0,2.
quindi oggi Errani rappresenta i partiti senza eccessivo valore aggiunto.

stefano bacchelli scrive:
6 Aprile 2010 alle 18:39

Vorrei aggiungere un problema nuovo alla possibilità di dialogare.Stabilito che è facile colloquiare con quelli che votano il centrosinistra, ho constatato che anche un “pontiere” come me (cioè di una persona che cerca d’intervenire presso persone che non votano centrosinistra) fa ormai fatica a dialogare con quelli del centrodestra. Cosa possiamo dire a chi dice che Bologna è degradata come non mai? Cosa vuol dire che ci dobbiamo rimboccare le maniche per la città? Personalmente io a Bologna mi trovo bene e non andrei ad abitare nelle fantastiche Napoli, Palermo o anche Milano e Torino. Sento che si esaltano periodi passati meravigliosi. Non erano poi così meravigliosi, solo che tante cose una volta non si sapevano. Adesso le notizie corrono veloci e chi vuol nascondere la polvere sotto il tappeto scopre che internet funziona benissimo (vedi grillini). La mia proposta sarebbe quella di parlare della storia di Bologna ai giovani e a chi proviene da fuori. Perchè Bologna è una città che resiste? Perchè Milano scippa le nostre Fiere e il Governo getta il denaro nei pozzi senza fondo della Sicilia e da noi arriva poco rispetto a quanto versiamo come imposte. Perchè Caffarra parla, ma le Chiese sono vuote? Spiegare, spiegare, spiegare la nostra differenza rispetto alle Valli bergamasche e alle fabbrichette venete che evadono il fisco per anni. Smettere invece per un po’ di parlare di nomi, di candidature, di vita interna del partito, che interessano solo i diretti interessati.

Stefano Muratori scrive:
6 Aprile 2010 alle 20:20

Nadia Urbinati su Repubblica di oggi parla di ideologia come “anello mancante” del linguaggio del PD. Linguaggio politico-ideologico che invece sarebbe l’arma vincente della Lega. L’ideologia della Lega si traduce in una promessa di diritti e di benessere solo locali, solo per gli italiani, e per questo vince. Il paradosso secondo la Urbinati sarebbe che il PD è nato come alternativa ai partiti identitari e contro l’ideologia.
Io penso che Nadia Urbinati sbagli. Il PD è un partito ideologico, ma non può esplicitare la sua ideologia, ed è per questo che perde. L’ideologia del PD è che il Partito stesso sarebbe la garanzia di qualità amministrativa, e quindi la priorità è il bene del Partito. Ma siccome nessuno può più nascondere che il PD è dominato dagli interessi del suo Apparato la gente continua a votare PD fin che può, poi cede, e smette di votare o vota qualche cos’altro.
Ho ripetuto in altre occasioni che la priorità è la garanzia del rispetto delle regole interne senza se e senza ma, con garanti veri. E’ l’unica soluzione per togliere la percezione della ineluttabile affermazione della attuale ideologia. Serve avere la certezza che non stiamo lavorando per l’interesse personale di piccoli (o grandi) funzionari in carriera. Non sono le persone diverse a dare garanzie, ma è una struttura di garanzia diversa. Serve un miglioramento strutturale che dia più garanzia che il volere dell’apparato conti meno del volere degli iscritti.

Walter Vitali scrive:
6 Aprile 2010 alle 22:52

Bologna è ancora diversa, come dice Stefano Bacchelli. Sempre di meno, ma lo è. Vogliamo essere di nuovo una città a cui si guarda con interesse? Cominciamo dal PD, e dalla necessità di ricostruire la sua credibilità presso i cittadini dopo la vicenda Delbono. Se, come dice Fabio, i segnali che giungono sono di gruppi dirigenti chiusi in sè stessi, allora la ricetta di Stefano Muratori mi sembra interessante. Non affidare la credibilità di un partito a singole persone ma alla garanzia interna del rispetto delle regole fondamentali. E’ una cosa su cui val la pena riflettere con la massima attenzione.

Roberto Tedeschi scrive:
7 Aprile 2010 alle 13:38

Leggo, con grande attenzione e curiosità, ma soprattutto, per capire, le note, i documenti, le prese di posizione di tanti dirigenti del PD Bolognese e nazionale.
Devo dire che trovo corrette molte delle questioni poste, in particolare ammiro la coerenza del sen. Vitali Walter e assurdo l’atteggiamento di chi pensa che per rinnovare il PD basti tagliare anagraficamente le persone quando poi a volte il ragionare di trentenni nati e vissuti nelle segreterie sono più vecchi di tanti “nonni del partito”
Con mio grande rammarico, in questo dibattito però ritrovo le cose “non degne di unità di partito” che ho affermato alcuni mesi fa, partendo dall’esperienza di Cofferati a Bologna e dal metodo con il quale si andavano a definire i “gruppi dirigenti, anche amministrativi”.
Per le cose dette allora (prima ancora che si parlasse di designazione di candidati) e che oggi sono la cronaca viva del partito, ho trovato, false proposte, offerte a “perdere”,ostracismi, divieti ed il blocco totale sul mio nome e sulle cose che dicevo, trovandomi poi “fuori” dal Partito.
Ma il mio fatto personale ora, poco conta, quello che volevo dire su questo dibattito è che forse nel Partito vi è stato un momento di forte referenzialità dove chi “non era nel coro” era da eliminare comunque. Ciò a mio avviso ha fatto perdere grandi momenti di confronto interno, allontanato dalla propria base e creato “mostri politici” che rispondevano a questo o quel “capo corrente” (è per capire e non offensivo) divenendo veri e propri “Yes men” e con l’unico obiettivo di dividersi la torta senza, accettare anche le critiche, come componenti necessarie
Certo, questa mia sintesi di valutazione parrà ai più violenta e provocatoria. Ma spero possa portare anche ad una riflessione ed a capire che sempre meno si può e si devono usare azioni di forza o di scontri tra correnti o fare degli “appoggi consolidati” o dei “padrini politici” l’animo di un partito, che ha sempre vissuto invece su un forte dibattito, mai preclusivo e mai vi sono state “epurazioni” da parte dei vincitori ed eliminazione dei perdenti. Questo agire degli ultimi anni se non corretto temo non porterà nulla di nuovo, nonostante le buone intenzioni basate sugli argomenti di sempre e, forse, sulle solite “potenti ombre” che in silenzio manovrano molte delle “sbagliate” assunte in questi ultimi mesi.
Roberto

giancarla codrignani scrive:
9 Aprile 2010 alle 15:01

caro Walter, vorrei ricordare che Bologna ha una sua storia, speculare a quella del paese, nonostante la sua specificità. La tua elezione a sindaco passò con il 50,4 % e non ci si gloriò perché “Bologna non va al ballottaggio”. Ci andò la volta dopo e si vide che il 49,9 era dietro l’angolo (e lasciamo da parte le ragioni per cui…). Nei cinque anni di Guazzaloca si è vissuti come se la rendita proseguisse, mentre il piano era inclinato e faceva scivolare. Oggi abbiamo un risultato insoddisfacente, non inatteso dopo la non imprevedibile performance di Delbono. Lascio le critiche: se al governo andasse bene, le elezioni amministrative comunali potrebbero essere anche in autunno; in ogni caso la primavera prossima, cioè “domani”. Lasceremo passare l’estate per ridare senso alla politica civica aspettando gli aggiustamenti interni? Se non si apriranno al più presto informazioni, focus sui problemi, partecipazioni innovative PUBBLICHE, non chiamatemi cassandra….

stefano bacchelli scrive:
12 Aprile 2010 alle 17:51

Scusate se rientro con un altro intervento. Anche oggi 12/4 la Lega ha vinto a Vigevano,ecc…La Lega non vuole educare il suo popolo, l’ascolta e ne segue anche gli istinti più beceri, ma funziona purtroppo. Bisogna trovare quel sottilissimo sentiero che passa tra assecondare il populismo che vuole la gente e il desiderio del PD di dare indicazioni più intelligenti. Purtroppo i medici al capezzale del PD sono tanti (oggi Prodi), ma come Napolitano ha evidenziato ci troviamo contro un personaggio che noi persone normali definiamo “un mezzo matto” che però i Poteri Forti, tipo gli imprenditori di Confindustria, continuano ad applaudire.

Walter Vitali scrive:
12 Aprile 2010 alle 19:20

Caro Stefano, purtroppo la destra ha vinto anche a Mantova e a Vibo Valentia. E non possiamo dirci soddisfatti per il pur importante risultato di Matera, perchè con Mantova perdiamo un avamposto importante in Lombardia.
Sono d’accordo, Giancarla, sul fatto che non possiamo aspettare la vigilia delle elezioni di Bologna per attivare un forte percorso partecipativo. Ti faccio però osservare che nel 1995 il mio 50,4% fu ottenuto senza Rifondazione Comunista, che invece dal 2004 è sempre stata nostra alleata.

Gabriella Rovatti scrive:
13 Aprile 2010 alle 18:13

Cosa manca al PD? Manca un linguaggio che ” faccia presa ” …Manca la spinta delle affermazioni o del controbattere.Ai tanti manca quella carica che , a prescindere dal dire cose giuste o sbagliate , guarda caso, hanno gli avversari. Manca la ” passione” che in tanti colgono nei discorsi di Vendola.Vendola piace perchè é passionale per esempio, mentre per il motivo opposto tanti non sono più dalemiani. Qualcuno non si accontenta più di analisi lucide presentate e raccontate come si poteva leggere un fatto storico in classe, una volta. Il centro-sinistra è destinato
a soffrire a lungo. Perchè? Se la gente va in cerca di ragioni emozionali ma prive di giustizia… ha la lega.. Se va in cerca di miracoli o illusioni ha un Berlusconi che va in giro promettendo la guarigione dal cancro in tre anni.. e la gente lo vota, perchè “l’essere” lo pronuncia con una tale forza da rendere la porcata quasi credibile a se stesso.Se non è tutto dire questo…E allora chi rosicchia di qua e chi di là. e c’è chi crede, tra i giovani, che il centro sinistra non faccia più battaglie oneste e allora va con Grillo… cosa resta al PD?
Molti intellettuali, perchè tanti operai sono già leghisti, ma non bastano solo questi per vincere le elezioni.E il voto di uno colto rappresenta un voto , come quello di un imbecille.Ma anche tra i colti c’è chi sta perdendo la fiducia , perchè il piatto piange, e dentro non si riesce più a vedere cosa ci sia . Di certo so che alcuni , un tempo forti della speranza nel PD, si sono astenuti e che altri hanno votato i grillini come voto di protesta.Altri sono passati a Di Pietro per fortuna ancora alleato Ma fino a quando ?Perchè? Perchè mi hanno detto di essere stanchi di votare “il meno peggio” e se l’unico modo di vedere un cambiamento di rotta è sprofondare allora, specialmente i giovani, dicono , sprofondiamo, tanto noi sul fondo ci siamo già.Non è la soluzione che mi piace e che condivido , però, faccio fatica a contestarli. Stiamo o no col nucleare? Ma bisogna gridarlo !!!Siamo per l’acqua come bene pubblico ? Gridiamolo. Invece per educazione , ci facciamo calpestare in ogni trasmissione televisiva. Anche quando dovremmo difendere i pochi spazi con le unghie e coi denti.. La gente vi vede rassegnati. E in un momento tremendo come questo, non serve la rassegnazione politica per stimolare a credere che forse qualcosa potrebbe e dovrebbe cambiare.Ma cosa dovrebbe cambiare ,bisogna dirlo con forza, non solo come… sta ai politici cercare di dirlo nel modo giusto, forte, credibile e rappresentativo. Ma mandate qualcuno a scuola di ” comunicazuione “!!!Il più del popolo della sinistra è critico, purtroppo per voi, e pretende di vederci chiaro sempre , però riesce anche a mandare giù rospi grandi come una casa, vedi i recenti scandali,pur di dare sostegno alla ” cosa o alla causa ” ma quando i vecchi non ci saranno più e quelli di mezza età avranno problemi che avanzano a tutto spiano senza intravedere uno spiraglio e i giovani vanno chiedendo battaglie giuste, ma battaglie e non piccole sgomitate credo al declino più che alla crescita del PD . Perchè la Francia si muove ? Per il popolo diverso, o anche per un contatto diverso?. Quello che più mi dispiace è che il peggio però sarà stato destinato agli elettori e non agli eletti.Quello che più mi dispiace è che sembra sempre che noi non abbiamo nomi da grande presa , spendibili. Scrissi molto tempo fa, prima dello scandalo a proposito di Del Bono che mi sembrava che la montagna “Bologna ” fosse riuscita a partorire solo un piccolo topolino…Ero profetica forse.Ma tant’è!
Oggi sono costretta a vedere eletti che si difendono dagli attacchi dei serpenti più che fare le manguste. Serve un linguaggio chiaro, serve un linguaggio forte che sappia dire dove si vuole andare e come e con chi.Non con Casini. vi prego. Ne perderemo tanti.. senza speranza.

Gabriella Rovatti scrive:
15 Aprile 2010 alle 14:28

Ieri sera ho visto Tetris. C’era il sindaco di Firenze che diceva più o meno quello che ho scritto io.C’era la Melandri che parlava di errori del PD. C’era Sposini che lamentava il modo di comunicare degli esponenti del PD.Avrei preferito che questo modo di sentire fosse solo mio, per il bene del PD, ma se la percezione di altri è la stessa, allora credo serva interrogarsi a lungo. siu cosa e come dire le cose. A proposito di passine che si sente da qualcuno e non da altri. Al sondaggio telefonico cerdo più del 60 per cento, se cricordo bene , ha scelto Vendola. Massimino si chieda perchè…

Stefano Muratori scrive:
15 Aprile 2010 alle 18:52

Faccio riferimento al post di Gabriella Rovatti il cui contenuto lo sintetizzo a mio modo così: noi siamo uno schieramento, e qualsiasi cosa buona per il nostro schieramento è buona per noi e per il paese.
Questa è a mio parere l’ideologia del PD, cioè: “bisogna sostenere il PD perchè sa governare meglio, ed il bene del PD corrisponde al bene del paese”. E’ il prototipo dell’autoreferenzialità. Questa è la comoda ideologia che l’apparato adora.
Il partito degli apparati e l’allontanamento dalla discussione diretta fra dirigenti ed iscritti ci porta alla confusione di idee qui esposta da Gabriella. Mi riferisco soprattutto all’idea da lei sostenuta della conquista delle masse attraverso il condizionamento emotivo classico del leader carismatico.
Dice Gabriella: serve “un linguaggio che faccia presa” …. “Vendola piace perchè è passionale”.
Ma attenzione che secondo la classica definizione di Max Weber il leader carismatico è l’anticamera della dittatura; è l’antitesi della democrazia.
Nei suoi scritti sull’argomento, Weber applica il termine carisma ad “una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l’individuo in questione è trattato come un leader (da wikipedia).
Il leader carismatico è quello che il resto d’Europa ha fortunatamente abbandonato, ma che l’Italia nostalgica ha voluto recuperare con Berlusconi. E noi ? Cosa facciamo, andiamo al loro seguito ?
La passione può essere anche una buona cosa, ma solo se è passione per la giustizia, e non passione per il potere personale.

Sono d’accordo invece sul fatto che c’è effettivamente un ritorno sotto diverse forme all’antico “tanto peggio tanto meglio”, e trovo corrispondente alle mie osservazioni la descrizione di Giovanna dell’idea che molti hanno: “se l’unico modo di vedere un cambiamento di rotta è sprofondare allora, specialmente i giovani, dicono: sprofondiamo, tanto noi sul fondo ci siamo già”; non sapendo ancora quanto profondo possa essere il vero fondo, e non sapendo quanto facile sia andare giù e quanto difficile tornare su. Il brutto è che gli adulti stanno li a guardare inebetiti e non li avvertono del problema.
Giovanna afferma poi che bisogna “gridare” più forte (in televisione) che siamo per l’acqua come bene pubblico, che siamo contro il nucleare. Qui secondo me c’è un punto importante da studiare e discutere: quali dovrebbero essere i nostri messaggi “forti” ? Possiamo gridare contro il nucleare se al tempo stesso vogliamo imporre una centrale turbogas a Lama di Reno (come fa la Regione e la Provincia) o un inceneritore a Marzabotto (come fa il nostro on Benamati che fra l’altro non è contrario al nucleare), quando la gente non li vuole ? Possiamo sostenere la battaglia sul diritto all’acqua che è sentito solo dove questo diritto non c’è ? Certo che questi possono essere argomenti giusti da dibattere ed approfondire, ma non da gridare. Non da far diventare i nostri slogan fra gente che non li sente, o non li capisce, o non ci trova coerenti.
Supponiamo di fare un incontro con 100 elettori del PD, e di chiedere a ciascuno quale problema li assilla e su quale argomento vorrebbero prospettare un cambiamento per i prossimi 5 o 10 anni; o quale futuro vorrebbero. Io non so cosa direbbero, ma non sarebbe bello avere un partito che li ascolta (con attenzione), e va a gridare con forza quello che loro mettono al primo posto per migliorare il loro futuro ed il futuro dei loro figli ? I circoli potrebbero “gridare” più forte che cosa vuole quella gente per il territorio locale, le federazioni regionali potrebbero gridare che cosa vogliono queste persone per la loro regione, ed i dirigenti nazionali che cosa vogliono per la loro nazione!
Potrebbero volere meno edificazione selvaggia, più piste pedonali, più servizi pubblici efficienti, meno inquinamento ambientale, strade ordinate e ben tenute, scuole e università più rigorose ed allineate ai paesi più sviluppati, centri di sviluppo e di innovazione tecnologica per competere col resto del mondo, più sinergia fra mondo accademico e mondo imprenditoriale, centri industriali ben progettati e supportati, incentivazioni agli industriali onesti, rigore nel rispetto delle regole, meno burocrazia, molti meno soldi spesi per la politica (sia istituzionale che per i partiti), meno sprechi dei soldi pubblici, meno anni per avere diritto alla cittadinanza per gli immigrati, più rigore verso la legalità, meno azzeccagarbugli, meno personaggi autoreferenziali, meno arrivisti che non capiscono un’acca nei nostri apparati ……. eccetera eccetera.
Un’altra cosa che potrebbero volere è: più giustizia! Ecco una bella parola da gridare forte: Giustizia! E perchè no: anche giustizialismo! Basta con il riempirsi la bocca da parte dei nostri dirigenti di una parola che in origine significava giustizia e socialismo e che i mafiosi usano solo per infangare i giudici e la giustizia; per demolirla. Una parola che i politici corrotti usano per incolpare gli onesti. Un’altra parola interessante sarebbe: Mani Pulite!
Il PD di Bologna invece di venirci ad ascoltare ci manda mezze cartucce a spiegare quali sono i nostri problemi, ed in quale mirabile modo i suoi dirigenti li sapranno risolvere. Ma la gente vuole che il PD ci ascolti, e lavori sulle nostre speranze! Vuole che il PD sappia farsi portavoce delle nostre speranze. Non tanto con discorsi che facciano presa, ma con la sintesi delle idee che nascono dal basso.

A proposito della frase “il voto di uno colto rappresenta un voto , come quello di un imbecille” invito Giovanna a rivedere la storia di Alessando Pavolini, dove troverà che la distinzione fra colto e imbecille può essere abbastanza difficile.

elettore leghista scrive:
28 Aprile 2010 alle 09:36

ringraziate che in Emilia Romagna abbiamo candidato l’insignificante Bernini, se ci fosse stato Alessandri avrebbe preso più del 40% e il distacco da Errani sarebbe stato sotto i 10 punti

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