“La sostanza deve prevalere sulla forma“.L’ha detto per primo il Presidente del Senato Renato Schifani qualche giorno fa, dopo il “pasticcio” delle liste del PDL in Lazio e Lombardia. Ed è a questo “principo eversivo della legalità” (Eugenio Scalfari, La Repubblica di domenica) che Berlusconi si è ispirato per il suo orrido decreto salvaliste. La legalità coincide con il volere del capo del Governo, il quale per far prevalere la “sostanza” (ammettere le liste del PDL e rendere le elezioni competitive) può modificare a proprio piacimento la “forma”.
E’ un altro passo verso uno Stato dove vige l’arbitrio del potere senza alcuna regola che possa farvi argine. In altre parole, tira una brutta aria di regime. Ma la reazione è stata e sarà ancora forte, vedi manifestazione di sabato 13 marzo a Roma, con una sostanziale unità delle opposizioni, compreso Pierferdinando Casini.
E se questo atto di arroganza, dettato dal solito senso di onnipotenza, fosse un boomerang per Berlusconi? Renato Mannheimer, sul Corriere di domenica, dice che la fiducia nel Governo è scesa di 4 punti nell’ultimo mese, segnando il punto più basso dall’ottobre scorso (50% a dicembre dopo l’aggressione di Piazza del Duomo, 39% adesso.
Alle elezioni regionali si tratterà di decidere anche tra leggi uguali per tutti e l’idifferenza per il rispetto delle regole, che ha prodotto tra l’altro la cricca del sistema di corruzione della Protezione civile e i camorristi della vicenda Telecom-Fastweb.
Il decreto è palesemente anticostituzionale, poichè la Corte ammette leggi interpretative solo se il significato loro attribuito è ricompreso nella norma originaria. E qui si va ben oltre. Mi meraviglia che il Presidente Napolitano l’abbia firmato, anche se sono contrario all’aggressione nei suoi confronti, quando la responsabilità primaria è del Governo. La Giunta della Regione Lazio lo ha già impugnato nei confronti della Corte, nella convinzione che la legge elettorale sia di competenza della regione.
Il ricorso ha ottime probabilità di vittoria. In tal caso, tra un anno si dovrà votare di nuovo in Lazio, mentre in Lombadia il TAR ha dato ragione a Formigoni senza bisogno del decreto. E sarà un bene che si ripetano le elezioni, poichè in questo modo la legalità sarà ripristinata.


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Il TAR del Lazio si è pronunciato contro l’ammissione della lista del PDL. La motivazione è duplice: la legge regionale non può essere superata dal decreto-legge statale; non è possibile ammettere liste presentate fuori termine, poichè non sono verificabili in quanto sono rimaste incustodite per alcune ore.
E’ la dimostrazione che il decreto, oltre ad essere incostituzionale, è inutile. Ora il pasticcio è ancor più grosso. Dalla matassa aggrovigliatissima dei ricorsi e controricorsi può saltar fuori anche un rinvio delle elezioni nel Lazio, oltre che un loro annullamento con conseguente ripetizione l’anno prossimo.