Politica e corruzione. Il PD deve metterci la faccia

corruzione.jpgQuesta mattina su Repubblica c’è l’aggiornamento periodico dell’Atlante politico di Ilvo Diamanti. Il risultato è contraddittorio: gli italiani sono contrari alla politica di Berlusconi in materia di giustizia, ma continuano a votarlo. Secondo il sondaggio, 7 italiani su 10 pensano che la corruzione sia diffusa nel Paese anche più degli anni di Tangentopoli. 8 italiani su 10 sono contrari all’immunità per i parlamentari, 2 su 3 sono contrari a qualunque scudo giudiziario per il premier e le altre alte cariche dello Stato. Il contrario della politica del Governo, che va avanti con le leggi mirate a togliere dai guai il Presidente del Consiglio (processo breve e legittimo impedimento) e minimizza la corruzione attribuendola a qualche “birbantello”.
Le intenzioni di voto sono le stesse del 2008 (CS 42%, CD 48,8%, UDC 6,8%), con il PD al 28% (26,1% alle europee 2009, 33,2% alle politiche 2008) e il PDL al 36,8% (35,3% alle europee 2009 e 37,4% alle politiche del 2008).

Quali conseguenze trarne? Per me una su tutte: il consenso a Berlusconi si sta logorando, ma noi non siamo sufficientemente credibili per raccoglierlo. Se il PD e il centrosinistra non cambieranno registro in fretta, ci sarà una nuova ventata di antipolitica che, come già accaduto in passato, andrà a vantaggio soprattutto della destra.

Mi è venuta in mente la discussione congressuale sulla vocazione maggioritaria del PD, e gli argomenti usati per contrastarla. Uno in particolare: l’Italia è un Paese di destra, è difficile che cambi in fretta, il PD da solo (o con IDV e sinistra radicale) non ce la fa, occorre l’alleanza con Casini in nome del ritorno al proporzionale.
Nulla di più falso. La tesi secondo la quale l’Italia sarebbe un Paese di destra, come dimostra il sondaggio di Diamanti, è infondata. E’ un comodo alibi per un PD e un centrosinistra che non sono capaci di essere credibili come alternativa a Berlusconi.

Sempre oggi si è dimesso il senatore Nicola Di Girolamo, quello accusato di collusione con la ‘ndrangheta e di cui la magistratura ha chiesto l’arresto, e il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge anticorruzione.
Di Girolamo si è dimesso, e il Senato si dovrà pronunciare sulle sue dimissioni a voto segreto, per evitare di dover discutere la mozione del PD. Essa metteva sotto accusa la maggioranza per lo scandalo del voto sull’odg De Gregorio del 29 gennaio 2009, quando la decadenza fu sospesa dopo che era già stato scoperto il falso fatto da Di Girolamo sui dati della sua residenza per farsi eleggere nella Circoscrizione estero. Resta invece al suo posto il sottosegretario Nicola Cosentino, grazie al voto-vergogna della maggioranza della Camera contro la richiesta di arresto per concorso esterno con la camorra.

Il ddl anticorruzione del Governo è uno spot pubblicitario. Pare che la discussione sia stata sull’incandidabilità dei condannati per il Parlamento, forse risolta con una proposta di ineleggibilità fatta da Calderoli, e sull’opposizione di Matteoli ad una Authority anticorruzione, che il Governo Berlusconi aveva già provveduto a sopprimere qualche settimana dopo il suo insediamento.

Di fronte a tutto ciò, le misure di sobrietà della politica di cui abbiamo discusso nel precedente blog sono essenziali per caratterizzare il PD come il partito della nuova politica. E per metterlo in grado di intercettare il malcontento diffuso anche tra gli  elettori della destra, o tra quanti - e saranno sempre di più - non vanno a votare.
Siamo nati per questo, ma non siamo stati all’altezza del compito e abbiamo perso la faccia troppe volte. Ora è giunto il momento di essere intransigenti con noi stessi, pretendendo quantomeno la traduzione in fatti dei buoni propositi elettorali. Va in questo senso il ddl sulle indennità  e tutte le altre proposte contenute negli interventi sul blog (semplificazione delle procedure e controlli più rigorosi come principale antidoto alla corruzione, riduzione delle inutili sovrapposizioni burocratiche tra i vari livelli delle istituzioni, applicazione dell’art.49 della Costituzione ai partiti per renderli più trasparenti e più controllabili, nuova legge elettorale basata sul doppio turno di collegio e sulle primarie obbligatorie per legge).

Anche gli impegni di Vasco Errani per ridurre i costi della politica sono da giudicare positivamente. A Bologna in particolare, dopo il caso Delbono, tutto questo è troppo importante per essere sottovalutato con sufficienza.

Questo articolo è stato pubblicato Lunedì, 1 Marzo 2010 alle 19:59 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.
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22 Commenti a “Politica e corruzione. Il PD deve metterci la faccia”

stefano bacchelli scrive:
1 Marzo 2010 alle 20:32

La frase che sintetizza tutto è: “Non siamo credibili come alternativa a Berlusconi”. Purtroppo i casi Bassolino-DelTurco-Marrazzo-Delbono e precedentemente i litigi all’interno della coalizione del Governo Prodi hanno eroso il nostro consenso specialmente tra i giovani e chi desidera che le cose siano “giuste” (tipico atteggiamento bolognese). Molti a Bologna non andranno a votare, credo, a conferma della tua conclusione che nell’ondata di antipolitica alla fine vincerà la destra. Che fare? Errani l’altra sera alla sala Europa ha detto: “Bisogna saper ascoltare la gente”. Ottimo, ma quando bisogna saperla ascoltare? Durante le campagne elettorali non si può parlare per non danneggiare i nostri candidati. Poichè ogni anno ci sono elezioni, i dirigenti sono sempre dietro a pensare a candidature di gente che sa parlare bene in pubblico. Ma quando viene il momento di ascoltare quella che un tempo si chiamava “la base”?

Paolo Rebaudengo scrive:
1 Marzo 2010 alle 20:40

che dire? una buona sintesi e commenti corretti, non tralascerei però alcuni temi di fondo. Perchè la gente si commuove guardando l’ultimo film di Clint Eastwood, Invictus, su Mandela? (lo confesso, anch’io ho pianto). Perchè c’è bisogno, nel mondo, e anche in Italia di gente così e guardandosi intorno non se ne vedono (in Italia). Andate a vedere quel film. Mandela, uscito da trent’anni di prigione, ha una leadership morale e una leadership politica e, come i nostri Terracini e Pertini usciti dalle prigioni e dall’esilio, lavora per la riconciliazione nazionale, si taglia l’indennità presidenziale, parla con la gente, non cerca vendette, si fa amare anche dai bianchi Afrikaner che l’avevano messo in prigione. Autorità morale e politica, ecco di cosa abbiamo bisogno ed ecco perchè il pubblico si commuove. Quale selezione oggi per i nostri dirigenti? Quali esempi devono dare col loro comportamento e le loro azioni?

Riccardo Lenzi scrive:
2 Marzo 2010 alle 04:19

Caro Walter,
cosa significa “antipolitica”?
Beppe Grillo, per esempio, è antipolitico? O è un effetto dell’antipolitica? E i girotondi del 2002/2003? Erano anche quelli antipolitici? E il popolo viola?
Cosa è più antipolitico: fare l’indulto in estate (contro il parere della stragrande maggioranza degli italiani), o criticare l’indulto anche se in quel momento c’è un governo di centrosinistra?
E’ più antipolitico un Presidente della Repubblica che firma senza indugi leggi palesemente incostituzionali (”tanto anche se le respingo la prima volta, la seconda sono costretto a firmarle…”), o chi ha nostalgia di un Presidente come Pertini che, per molto meno, sarebbe andato sopra le righe?
E’ più antipolitico constatare l’incoerenza tra le dichiarazioni e i comportamenti di una classe dirigente, o continuare a tacere per amor del quieto vivere (”per non danneggiare”) quello che si ritiene essere il male minore?
Secondo questa logica (la logica del “meno peggio”, che per anni ha fatto sì che il “buon senso” degli elettori salvasse la pelle all’attuale classe dirigente), se Berlusconi è per definizione il male maggiore (grande evasore, grande corruttore, amico di mafiosi, piduista, depravato, ecc.), allora meglio votare un politico meno evasore, meno corrotto, meno mafioso, meno massone.
E’ antipolitica raccontare su un quotidiano, come ha fatto Nando Dalla Chiesa, la vicenda del sindaco PD di Trezzano sul Naviglio, Comune alle porte di Milano, che prendeva i voti della ‘ndrangheta?
Purtroppo (o per fortuna) le elezioni politiche del 2006 dimostrarono che la pazienza di una parte importante dell’elettorato di sinistra era esaurita. Ma nemmeno quella vittoria di Pirro bastò per innescare un processo di ricambio all’interno dei partiti. Nel 2007, dopo il successo del libro di Stella e Rizzo, si organizzarono molti convegni sui costi della politica e sulla mitica “innovazione”. Parole al vento, nel disperato tentativo di rincorrere un’opinione pubblica sempre meno accondiscendente. Si sà che, per fortuna (o purtroppo?), gli elettori di sinistra sono più esigenti di quelli di destra. Ma i dirigenti degli attuali partiti continuano a ritenere (qualcuno addirittura lo teorizza) che i panni sporchi, specie se in campagna elettorale, si debbano lavare in famiglia. Rimandando i “chiarimenti” a dopo le elezioni. “Per non danneggiare”. E via giustificando… Non vorremo mica parlare in pubblico di questioni politiche? Non sia mai, mica siamo ad Atene.
La mia immodesta opinione è che gli autentici interpreti dell’antipolitica siano coloro che, avendo umiliato per anni con i loro comportamenti la dignità dei partiti (strumenti indispensabili della democrazia), hanno prodotto generazioni di disillusi egoisti. Avendo rinunciato a fare pedagogia civile per immolarsi in modo acritico sull’altare del dio mercato, i partiti italiani (e non solo italiani) si sono trasformati da strumenti della democrazia in uffici di collocamento.
Ormai nessun partito è credibile: la credibilità la si riconosce, di volta in volta, ai singoli individui. Perciò se fossi campano respingerei con sdegno il ricatto morale di chi dice “se non voti De Luca fai vincere i Casalesi”: coloro che hanno pronunciato (e/o pensato) questa frase, compreso Di Pietro, a mio parere si dovrebbero vergognare. E si dovrebbero vergognare anche Veltroni e Bersani: il primo, pura avendo dichiarato di voler “distruggere la mafia”, non ebbe il coraggio di fare i conti con i Bassolino e i Crisafulli; il secondo ha avuto addirittura la faccia tosta di sostituire Bassolino con il “birbantello” di Salerno, quello che considera Berlusconi migliore di Berlinguer (lo ha dichiarato in una recente intervista). Che dire: sicuramente quella di De Luca è una scelta postmoderna, al passo coi tempi.
Per fortuna non sono campano… Vivendo in Emilia-Romagna potrei anche prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di scrivere sulla scheda elettorale “W la Costituzione”. Oppure, in alternativa, “pietà l’è morta”… Vedremo: c’è ancora un po’ di tempo per riflettere.
A proposito di Costituzione: chi è più antipolitico tra Zagrebelsky e Violante? L’intransigente costituzionalista o l’accomodante riformista?

Alberto Zanelli scrive:
2 Marzo 2010 alle 11:12

Per me il termine antipolitica viene usato per castrare la libera iniziativa di una base disorientata e stanca di essere presa in giro.
La mancanza delle preferenze ad ogni livello elettorale costringe a votare turandosi il naso.
Ora il ridimensionamento dei consigli di quartiere allontanerà il POpolo da quello che era il primo livello di democrazia, la palestra in cui tutti potevano pensare di misurarsi con la politica.
Negli ultimi anni è stata presentata una legge d’iniziativa popolare proprio per mettere i delinquenti fuori dal parlamento. Legge mai discussa.
Poi c’è statoiIl referendum popolare dell’anno scorso esiliato dalll’”election day” e celebrato a scuole chiuse e spiaggie affollate. Per quanto sgangherate fossero, entrambe le iniziative provenivano direttamente dal Popolo Sovrano che si è sentito sempre più escluso dalla Res Publica.
é necessario invertire la tendenza.

Raymon D. scrive:
2 Marzo 2010 alle 11:18

Colgo l’occasione, dopo questa piacevole lettura, per ricordare un impegno che il PD deve prendere sul serio. Io rimango convinto, caro Walter, che a controbilanciare il peso elettorale delle Destre (Lega per primo) saranno gli immigrati, quelli che hanno la cittadinanza italiana, e anche quelli che non ce l’hanno. Per questo occorre che nell’ambito della definizione del PD come il partito della “nuova politica”, come giustamente scrivi, ci sia un rinnovamento del linguaggio e di approccio, particolarmente orientato verso il nuovo cittadino (partendo dal suo punto di vista), per trasmettere i valori fondanti del PD che sono anche valori di tantissime culture nel mondo. Avvolte rimango senza parole quando sento i nostri parlare di immigrazione, senza prospettare agli immigrati un percorso di valorizzazione a cui dedicarsi, ma semplicemente elencando valori e principi che acquisiscono significato solo presso la popolazione italiana nativa.
Infine concordo con te che l’Italia non è un paese di Destra. Lo si scopre anche nella relazione quotidiana con gli italiani. Purtroppo molti media, specialmente in questo periodo, danno voce a destra e danno dell’Italia un’immagine distorta. Un caro saluto

Alfonso Princaipe scrive:
2 Marzo 2010 alle 12:01

caro Walter,
condivido pienamente la tua analisi perchè è già qualche anno che la penso così, assieme a tanti altri (vedi Unirsi). Ma tutte queste belle parole ed analisi rischiano di lasciare il tempo che trovano se alle parole non si da seguito con i fatti. Da Tangentopoli in poi le cose sono peggiorate e i partiti sono tutti uguali perchè hanno tutti o quasi la medesima strategia!!!??. La stragrande maggioranza dei politici (di destra, centro e di sinistra), sia quelli che hanno deciso di eleggere la politica come il loro principale lavoro sia quelli che sanno o temono di essere solo delle comparse e quindi considerati come delle comete, ha compreso che la politica è un affare da non farsi scappare e fanno di tutto, anche le carte false, pur di farsi eleggere ed occupare così la tanto agognata poltrona. Questa è l’immagine che si presenta oggi alla mente dei cittadini che hanno ancora la sensibilità di seguire le sorti proprie e del nostro paese. La conclusione è che molta gente non va più a votare perchè non sa a chi credere, sono tutti uguali e gli esempi ormai sono tantissimi. E’ andrà sempre peggio!! Come si può ovviare a tutto ciò? E’ certamente molto difficile perchè la gente è sempre più attaccata al denaro e solo a quello. A mio parere tutte le misure (sobrietà, trasparenza, controllo, ecc…) già ampiamente previste, da te e dagli altri intervenuti, sono certamente da perseguire. La soluzione che io vedo è però un pò più drastica, perchè ad esempio chi controlla il controllore?. Io credo che come prima misura sia necessario rendere meno appetibili, soprattutto dal lato economico, le cariche politiche, tanto da invogliare solo i più onesti (che di solito sono anche i più capaci) ad occuparsi del bene comune. Solo così a mio avviso la gente potrà ritrovare la fiducia nella politica e negli uomini che la rappresenterà veramente.
In parole povere c’è bisogno di un enorme cambiamento delle persone nei partiti e conseguentemente della politica. Sarà mai possibile? Per parte mia se intendi, come vedo, batterti in questo senso avrai non solo il mio riconoscimento ma anche quello di tanti altri e per questo ti faccio i miei più calorosi auguri!!!!!

walter Vitali scrive:
2 Marzo 2010 alle 12:22

Riccardo Lenzi dice una cosa che condivido: l’antipolitica e’ il frutto della cattiva politica. Ma lo dice con un tono polemico che dimostra come io non sia stato chiaro a sufficienza, o lui non abbia capito cio’ che intendevo dire.
A differenza di altri anche del PD (ma si deve sempre saper distinguere tra le persone e le posizioni che sostengono), per me l’antipolitica e’ il populismo di Berlusconi e la demagogia della Lega che gia’ una volta, nel 1994, si avvantaggiarono della situazione creatasi dopo Tangentopoli.
Beppe Grillo, i girotondi, ecc. esprimono posizioni legittime, a volte criticabili, che la parte migliore del PD e del centrosinistra deve saper interpretare.
Non condivido invece la conclusione del suo ragionamento. E’ giusto dire che non si puo’ votare a sinistra in base alla logica del “meno peggio”. Si puo’ allora lavorare, come sto facendo io e come invito a fare anche Riccardo, per migliorare la politica del PD e del centrosinistra per poterla sostenere anche elettoralmente.

roberto dall'olio scrive:
2 Marzo 2010 alle 19:29

Un caro saluto all’amico Paolo rebaudengo con cui sono veramente daccordo e lo ringrazio per le semplici ma toccanti e penetranti parole del suo intervento sul blog. Io propongo qui una riflessione più strutturata e forse un po’ lunga se è così me ne scuso, ma ho cercato con calma di mettere a fuoco alcuni dei problemi sulla spinta anche della cattiva presa che il PD ha sui giovani, sulle situazioni comunque legate alle giovani generazioni , ma anche un tentativo di reagire il mo come quello di altir penso e credo rispetto al disfattismo nei confronti dle modello emiliano che pure la CGIL mostra di mettere in atto. La casa è pericolante, tutti ingenerosamente scappano. No, è il momento di restare lo dico anche al segretario Melloni che stimo

LE IDEE INFRANTE
l’emorragia della sinistra italiana e europea

“Solo criticando l’Illuminismo possiamo
restargli fedele ”

Tzetlan Todorov

Non sono le vetrine ad essere infrante, le vetrine del salotto della sinistra italiana, a Bologna, con le dimissioni del Sindaco Flavio Delbono, come ha scritto Le Monde. No, ad essere infrante sono le idee. Non solo a Bologna e in Italia, ma in tutta Europa. Le idee della sinistra, del pesniero laico e illuminista che va rielaborato proprio per restargli fedele ; il pensiero filosofico della sinistra radicale, massimalista, riformista, democratica, laburitsta, socialdemocratica che sia. Lo dicono i numeri elettorali, le scelte politiche, gli uomini che le rappresentano, la disaffezione dei cittaddini, la crisi dei partiti di quest’area politco – culturale, lo dicono i tempi, la velocità, le esigenze dei giovani, l’abbandono delle giovani generazioni di questo strano mondo per uomini e donne di mezza età che è diventata la sinistra europea. Se è vero che la nottola di Minerva prende il volo sul far del tramonto, bisognerà riconoscere che questo crepuscolo intorno a noi è dato dalla luce del futuro, un futuro di cui è poco riconoscibile il futuro stesso. Il quarto stato non marcia più compatto come nel quadro di Pellizza da Volpedo. Siamo sparsi e spersi tutti quanti uomini e donne senza classi, consumatori senza crescita, sfruttatori e sfruttati in un gioco labirintico dove le responsabilità si intrecciano con il vuoto espandensdosi e perdendo al tempo stesso la propria tracciabilità. Quella che sembra smarrita è la capacità di rinnovarsi nella continuità. Questa parola, continuità, sembra sparita dal nostro vocabolario, come se fosse un tabù. Abbiamo privilegiato totalmente la discontinuità per romepre giustamente, ma troppo acriticamente, con un passato scomodo, quello della affiliazione al comunismo sovietico e dintorni, ma ricco di successi democratici per l’area rossa italiana, per la sinistra in genere. Successi in termini egalitari , di benessere e di diffusione della cultura. Rivedere il proprio passato, criticarlo non significa cancellarlo, non significa buttare via tutta la tradizione del buon governo e del welfare state che è correlata anche alla moralità pubblica di coloro che sono chiamati a rappresentarla. La moralità pubblica, appunto! Lo stato sociale fu un volano di ricchezza positiva redistributiva nel senso giusto del termine, un volano di benessere forse irripetibile, ma da non disperdere soprattutto per la carica egalitaria di cui esso era portatore. Bologna deve dire che forza che sostiene la società aperta e democratica , interetnica e multiculturale senza timori, sapendo che è difficile perseguire politiche di inclusione dell’altro quanto più è facile mettere in campo logiche di esclusione miopi e dal fiato cortissimo. Per fare questo occorre una formazione vera della classe politica e non l’imporvviisazione di questi anni. Occorre più che mai una concezione alta dela politica che sappia distanziarsi dalla spazzatrua mediatica e dalla menzognaa morale. E qui sorge il dubbio che la famosa fine delle ideologie sia stata la cadutta dell’ultimo baluardo contro la corruzione morale. Poichè le ideologie fornivano uno scudo, seppure non del tutto autentico, ma efficace contro il degrado di una classe politica di sinistra senza la sinistra. In quersta cornice si colloca il dramma del professor Delbono, al di là di quello che si chiarirà in ambito giudiziario, e della città di Boogna simbolo della sinistra e del riformismo di un’altra Italia che vogliamo. Non può non cadere il sospetto sul fatto che le ideologie per quarant’anni e più abbiano mascherato quella continuità burocratico – morale che lo stato repubblicano ha purtroppo dovuto accettare con lo stato fascista. Caduto il paravento ideologico non è rimasto che il suo involucro vuoto riempito dalla pochezza pmneumaticao di questi tempi più che mai governati dall’ansia tirannica di un padrone solo e dalla fatale tentazione di molti, anche tra le nostre file, di imitarlo.

Roberto Dall’Olio

Assessore all’intercultura, allo sport e alle questioni etiche del comune di Bentivoglio

Riccardo Lenzi scrive:
3 Marzo 2010 alle 14:27

No Walter, non volevo fare di tutte le erbe un fascio: so distinguere le diverse responsabilità (nel PD e fuori del PD). Peraltro sulla legge elettorale, come sai, la penso come te: doppio turno + primarie obbligatorie per legge (e per tutti). Come qualcuno ricorderà, io ed altri “traditori” pasquiniani la scorsa estate siamo stati cancellati dall’albo degli elettori PD, almeno fino alla fine del 2010. Pertanto, anche volendo, nessuno di noi può partecipare alla vita di quel partito. Peraltro da allora nessuna voce, più o meno autorevole, si è alzata per protestare pubblicamente contro questa “epurazione” vagamente stalinista (e, soprattutto, stupida). Persino l’amico Paolo Serra (”mariniano”) dichiarò che quella epurazione era sacrosanta. Non vedo dunque come potrei essere d’aiuto alla causa: rendere “votabile” il PD…
Peraltro mi giunge voce che in alcune recenti assemblee pubbliche “uliviste”, si teorizza e si auspica apertamente una alleanza con l’UDC e una candidatura a premier di Pierferdinando Casini: roba da vomitare (chiedo scusa per il tono polemico, ma è quello che penso).
Se questa è la prospettiva, caro Walter, il mio contributo “per migliorare la politica del PD e del centrosinistra” non mancherà di certo…
Anzi, comincio subito: INVITO TUTTI COLORO CHE ALLE REGIONALI SI APPRESTANO A VOTARE VASCO ERRANI (cosa che io non farò, perché Errani è “ineleggibile” in base alla legge 165/2004) A DARE LA PREFERENZA SOLO A QUEI CANDIDATI CONSIGLIERI CHE RIFIUTANO - PUBBLICAMENTE E NETTAMENTE - OGNI IPOTESI DI ALLEANZA (nazionale e/o locale) CON L’UDC DI CASINI, CESA E CUFFARO. Senza se e senza ma.

Walter Vitali scrive:
3 Marzo 2010 alle 17:40

Io sono per la vocazione maggioritaria di veltroniana memoria, quindi sono contrario all’alleanza ad ogni costo con l’UDC. Ma escluderla sempre e ad ogni livello, compreso quello locale, mi sembra eccessivo.
Si può anche non condividere la ricandidatura di Errani a Presidente della regione, ma non si può dire che egli sia inelleggibile. Vi sono, è vero, opinioni in tal senso, ma la tesi più accreditata sul piano giuridico è che l’art. 2 della legge n. 165/2004 sul divieto di terzo mandato per i Presidenti di regione entra in vigore dal mandato successivo a quello che inizia con le prossime elezioni regionali, poichè tale articolo rinvia espressamente alle leggi regionali attuative che ancora mancano. Gli esperti dicono che questa tesi trova conferma anche nella giurisprudenza della Cassazione. L’applicazione retroattiva del divieto di terzo mandato per i Presidenti di regione, inoltre, non sarebbe rispettosa del fondamentale diritto di elettorato passivo a tutela del quale le cause di ineleggibilita’ sono di stretta interpretazione.
Quanto all’espulsione dei pasquiniani come Riccardo, sono per applicare lo Statuto alla luce del buon senso. Se l’espulsione è una sanzione prevista per chi sostiene altre liste, ed è una sanzione a termine, penso potrebbe cessare in tempo utile per consentire a chi di loro lo volesse di partecipare al prossimo congresso del Pd di Bologna che, come è noto, si terrà dopo le prossime elezioni regionali.

Franco scrive:
3 Marzo 2010 alle 17:59

Stimatissimo Walter,
sono anni che non leggo il tuo blog. La prima critica che casualmente scorro è quella di Riccardo Lenzi.
Non ho dubbi. Contrariamente alla tua corretta opiniane di politico arrivato lui si contrappone, ma sta lavorando sodo per il Partito. Bravo Riccardo. Continua così, chissa mai che il tempo non faccia riflettere…
La mia posizione, Walter, la conosci. Io sono vecchio e stanco. Non ho più la forza di combattere contro coloro che (non mi rivolgo alla tua persona)guadagnano mille volte los tipendio di un giovae e pontificano verso i pochi che trovano ancora la disperata forza di reagire a questo gioco al massacro.
Chi vi conosce sa che siete nel giusto entrambi ed io vi invito a continuare inesorabilmente per le vostre strade perchè presto o tardi esse si incontreranno. L’importante è essere profondamente onesti e credere nella possibilità di operare a favore del prossimo, quel prossimo che non guadagnerà mai quanto il più misero politico e che forse oggi non ha più neppure un lavoro e se lo ha non è più tanto sicuro di poterlo mantenere.
franco

Riccardo Lenzi scrive:
3 Marzo 2010 alle 18:05

Già, quello stesso Statuto che, a prescindere dalla legge, prevede il limite di due mandati…
Per quanto riguarda la legge, è evidente che la retroattività non c’entra nulla, in questi casi. E nemmeno la questione dell’elettorato passivo. Come ha spiegato Valerio Onida (Presidente emerito della Corte costituzionale e presidente dei costituzionaisti italiani), l’argomento centrale è la mancata approvazione - dal 2004 ad oggi - di una legge regionale in materia. Una grave responsabilità politica, bipartisan.
Sul blog di Luca Sofri potete ascoltare una intervista al Prof. Onida su questo tema: http://www.wittgenstein.it/2010/02/22/valerio-onida-sullineleggibilita-di-formigoni-ed-errani/

Federica Cuppini scrive:
3 Marzo 2010 alle 19:02

Leggo questo blog su invito di Riccardo, che ringrazio per la segnalazione.
“Il Pd non è un’alternativa credibile”, punto.
Tutte le volte che ho provato a votarlo ho dovuto fare violenza su me stessa, trovandomi a scegliere tra candidati francamente imbarazzanti e candidati palesemente inconsistenti.
Ma a parte le singole individualità, faccio molta fatica a vedere nel Pd un solido substrato di ideali (non ideologie) e orizzonti coerenti che possano far germogliare proposte e progetti innovativi: idee che vengono solitamente saccheggiate in fretta e furia dalla società civile e sbattuti sui manifesti a mo’ di slogan poco prima della chiamata alle urne, senza che nessuno degli eletti li porti poi avanti con convinzione.
Avidità e corruzione non risparmiano una sinistra trasformista dall’identità traballante che cerca stabilità nella poltrona.
Dice Vitali: “è giunto il tempo di essere intransigenti con noi stessi”, e io trattengo a stento un’imprecazione: NO, il tempo dell’intransigenza era già arrivato parecchi mesi fa, avete ignorato l’ultimatum, poi il “periodo di cortesia”, poi… avete perso il treno. Il Pd non è più un’alternativa credibile.
Per chi voterà in Campania un’alternativa credibile a DeLuca c’è, si chiama Roberto Fico ed è persona degnissima, sostenuta da un network entusiasmante e contagiosamente “pulito”, che porta avanti idee e progetti coraggiosi per la sua regione.
E in Emilia Romagna? ci sarebbe Giovanni Favia, che considera il lavoro di consigliere regionale alla stregua di un “servizio civile” rigorosamente a tempo determinato, che in caso di elezione rimetterà lo stipendio al MoVimento perchè venga destinato (oltre al suo proprio sostentamento) anche al sotegno di progetti per la comunità… e che sicuramente non si alleerà mai con l’UdC! :-)
Ma cosa dico mai, questa è antipolitica, vade retro!
Meglio sperare che il Pd si svegli e ascolti finalmente “la base”…

Walter Vitali scrive:
3 Marzo 2010 alle 20:09

Può darsi, come dice Federica Cuppini, che il PD abbia ignorato l’ultimatum che era già arrivato parecchi mesi fa. Io sono infatti di questa opinione. Penso anche che i temi sollevati da Beppe Grillo nel Vaffaday dell’8 settembre 2008 andavano raccolti, e lo dissi anche allora.
Ma questa non è una buona ragione per non credere nella possibilità che ora il PD, anche se in ritardo, assuma finalmente una posizione netta sui temi della sobrietà e della moralità della politica. Questa è comunque la mia ferma intenzione. E penso che sia Errani che De Luca siano candidati degni, al di là della libertà che ciascuno ovviamente ha di votare altri candidati presidenti (ma con quale probabilità di successo???). Tutto questo, e l’ho già scritto, non ha comunque niente a che vedere con l’antipolitica, che ha i suoi veri alfieri in Berlusconi e nella Lega.
A Ricccardo Lenzi dico che lo Statuto regionale del PD dell’Emilia-Romagna prevede il limite dei due mandati per il Presidente della Regione, salvo la possibilità di una deroga votata dai due terzi dell’Assemblea regionale, come è effettivamente accaduto. Per quanto riguarda un’opinione favorevole all’interpretazione di cui ho scritto della legge 165 del 2004 si può consultare il sito del sen. e costituzionalista Stefano Ceccanti www.ceccanti.ilcannocchiale.it

sergio caserta scrive:
4 Marzo 2010 alle 00:53

salve Walter, m’inserisco volentieri in quest’accesa discussione, occorre riconoscere che tu hai sempre avuto un comportamento comunicativo ed aperto e ti sei sempre esposto per le tue idee,indipendentemente dal fatto di condividerle o meno, questa è una virtù piuttosto rara, che ti va risonosciuta, nel panorama dei dirigenti politici del centro sinistra, non solo nel PD naturalmente.
concordo con la critica di Riccardo alla stigmatizzazione della cosiddetta anti-politica, naturalmente Grillo non rappresenta il tipo di leader con cui penso si possano costruire progetti veramente incisivi, è troppo individualista ed utilizza con spregiudicatezza la sua notorietà per operazioni di marketing personale che non mi piacciono, così come Travaglio è un ottimo giornalista d’inchiesta, un intellettuale di prim’ordine ma non gli affiderei un partito, si vede com e reagisce stizzosamente alle critiche (ingiuste) che lo riguardano! però il successo di questi personaggi e la spinta sempre più forte per un ruolo diretto della società attiva nell’agone politico su posizioni di critica radicale al sistema dei partiti ( ben diverso dai blandi girotondi), dovrebbero farci comprendere che siamo arrivati al capolinea di una crisi democratica di “sistema”, forse la più grave dalla caduta del fascismo. Diciamoci la verità, lo stato reale della vita e dell’azione dei Partiti, tutti, è inesistente o ancor di più è virtuale, appare sugli organi d’informazione ma non è vita democratica, non c’è dibattito, tutto si svolge al di fuori di essi; basta osservare quel che è accaduto al PDL a Roma e a Milano, impensabile anche per il più scalcinato dei partiti della vituperata prima repubblica.
L’Italia è una democrazia fragile purtroppo, in vaste zone del Paese lo stato semplicemente non c’è, e qui al nord è sempre più una controfigura sbiaditta, come non considerare in tal senso la desolante vicenda di Del Bono, antropologicamente una candidatura sbagliata, e non la prima a Bologna,e soprattutto costruita sugli equivoci e l’ipocrisia; tralascio la querelle interpretativa sulla ricandidabilità di Errani, avevo espresso su l’Unità in tempi non sospetti un’altra osservazione sul senso e le ragioni della scelta: a parte lo statuto del PD che l’esclude tranne eccezioni, era opportuno far rieleggere per il terzo mandato il presidente uscente? non è questa non-scelta il frutto di una mancanza ormai cronica di capacità di ricambio e d’innovazione di una classe dirigente anche in Emilia consunta? i tagliandi si staccano quando è necessario e non si può rischiare d’ingrippare il motore, le coseguenze possono essere disastrose!
speriamo che sia proprio l’ultima volta!
il dubbio è leggittimo…..

affettuosamente

sergio

gaetano scrive:
4 Marzo 2010 alle 11:22

La sinistra non è credibile perchè ha perso il contatto con i cittadini. Non ha avuto la forza di allontanare i “professionisti della politica” che, per conservare posizioni di potere si sono piegati a ogni sorta di compromesso. Quando non hann “fatto affari” con chi è per tradizione avversario politico, facendo finta di contrastare provvedimenti che invece ha appoggiato volentieri. Vedi la composizione delle liste elettorai per le elezioni politiche che hanno costruito un Parlamento a tavolino con la designazione di parenti, amici, cortigiani. Perchè non si è voluto discutere con i cittadini di questo scandaloso metodo che li ha di fatto esautorati? Perchè no si è promosso subito un referendum?
Senza contare delle scelte politiche fatte durante l’ultimo governo Prodi.
In questi giorni di campagna elettorale un signore di nome Fioroni, medico, ma chissa perchè con il pallino della scuola, gira per le Regioni facendo campagna elettorale a favore dei candidati del PD. Il dott. Fioroni, già democristiano, è stato ministro della Pubblica Istruzione ed è, tra le altre cose “strane” che certo non ti aspetti da un governo di sinistra, il padre di un sostanzioso incremento del finanziamento pubblico alle scuole private, per lo più confessionali, dell’immissione in ruolo degli insegnanti di religione,e della penalizzazione del personale precario che ancora oggi lotta per fare rispettare un suo diritto al lavoro.Perchè non si analizzano i provvedimenti adottati dal mistro Fioroni e si verifica quanti di questi sono oggi portati avanti dall’attuale ministro Gelmini? Come fai a contestare la Gelmini quando le cose che sta attuando sono la continuazione di quelle avvate da Fioroni? Quanti voti ha “guadagnato” il dott. Fioroni al suo partito? Quanto è amato e ricordato con affetto dal personale della scuola? Quanti sodali o sodalesse il dott. Fioroni è riuscito ad inserire in Parlamento, con il sistema delle disignazioni? e quanti nei posti chiave del partito? Walter, se puoi, dai un suggerimento a Bersani,che conceda un periodo di ferie al suo collaboratore, “esperto” in scuola ed eviti che vada in giro a fare danni !!! Ecco un esempio emblematico del perchè il PD è destinato a perdere consensi.

marcello bruni scrive:
4 Marzo 2010 alle 13:22

Ciao a tutti. La passione politica (virus contagioso da cui un sacco di gente al potere è immune per prolungata ed eccessiva esposizione) mi spinge a entrare nella mischia con qualche commento e domandina.
Con quale coraggio si rivolge un fervorino (”lavoriamo insieme per il bene comune”) a chi ci ha provato ed è stato praticamente messo alla porta da parte di chi, se non era tra gli spingifuori, era almeno tra quelli che tenevano la porta aperta o guardavano da un’altra parte? Vogliamo fare un po’ di autocritica? Siamo nella merda, amici e compagni. Il breve passaggio di Delbono è servito solo a risollevare presso l’elettorato italiano, pervicacemente maschilista e passerofilo, il profilo della sinistra devastato dal caso Marrazzo.
Il PD vuole riconquistare consensi? C’è un popolo di autoconvocati, lasciati senza rappresentanza istituzionale, che da un po’ si riunisce per contarsi e prendere coraggio e che è composto in larga parte da delusi del PD. Vogliamo cominciare da quelli? Certo è più facile confrontarsi con 1 partito del 6% che con 6 liste dell’1%, e certo quelli dell’1% sono parolai e ideologizzati: ma, d’altro canto, a sinistra non ci sono altri forni per andare a comprare il pane… Il punto è semmai come approcciare questi dell’1% che non sono accomodanti e non hanno voglia di fare sconti: ha il PD la voglia di fare il passo e ce l’ha una faccia onesta e credibile da mandare in avanscoperta?

Walter Vitali scrive:
4 Marzo 2010 alle 22:02

Non so se Marcello Bruni si riferisce a me, ma io di fervorini “per il bene comune” non ne ho fatti. Ho detto che bisogna lavorare insieme per cambiare la politica del PD e del centrosinistra, per consentire di parlare ai tanti che sono delusi. Per parte mia non ho nessuna difficoltà ad andare in avanscoperta e a confrontarmi anche con “il popolo degli autoconvocati lasciati senza rappresentanza istituzionale” di cui parla Bruni.

gaetano scrive:
7 Marzo 2010 alle 13:33

Attenzione,il decreto salva liste è un gravissimo atto di arroganza politica che mette in discussione i principi fondamentali della democrazia costituzionale del nostro Paese.
Si impone una mobilitazione generale di tutti i cittadini onesti di questo Paese.
Continua l’azione di mortificazione dello Stato di Diritto e della sottomissione dei sudditi al volere del dittatore.
E’ in pericolo la nostra democrazia e quella dei nostri figli.
Ho un brutto presentimento: si cerca di provocare una azione violenta di piazza a cui fare corrispondere una reazione della forze dell’ordine.
Democrazia, partecipazione, solidarietà, sembrano diventare parole vuote!!!
Cosa ne pensate e quali azioni suggerite?

Walter Vitali scrive:
7 Marzo 2010 alle 15:02

Il decreto salvaliste calpesta la legalità in nome degli interessi di chi comanda. E’ incostituzionale, e un ricorso che chiami in causa la Corte sulle elezioni del Lazio le potrebbe invalidare costringendo a ripeterle. Il movimento che si sta creando, che unisce tutte le forze di opposizione, è pacifico e dovrà evitare il rischio di provocazioni.

Riccardo Lenzi scrive:
8 Marzo 2010 alle 18:41

A prescindere dalla campagna elettorale, mi sembra indispensabile e prioritario mettere rapidamente in rete tutti i cittadini, le associazioni e le forze politiche che hanno a cuore la Costituzione, al fine di creare un fronte comune contro la deriva antidemocratica in cui ci troviamo.
Come suggerito dalla rete dei Comitati locali in difesa della Costituzione, è urgente costituire un argine per affrontare questa “emergenza democratica”. Se necessario, come ha suggerito Emma Bonino, chiamando in causa anche le istituzioni europee e/o internazionali. Ovviamente quella della Corte costituzionale è la strada maestra: i tribunali di Lazio e Lombardia potrebbero (dovrebbero?) sollevare al più presto una questione di legittimità costituzionale, come avvenne per il lodo Alfano.

Flygel scrive:
27 Aprile 2010 alle 05:48

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