Questa mattina su Repubblica c’è l’aggiornamento periodico dell’Atlante politico di Ilvo Diamanti. Il risultato è contraddittorio: gli italiani sono contrari alla politica di Berlusconi in materia di giustizia, ma continuano a votarlo. Secondo il sondaggio, 7 italiani su 10 pensano che la corruzione sia diffusa nel Paese anche più degli anni di Tangentopoli. 8 italiani su 10 sono contrari all’immunità per i parlamentari, 2 su 3 sono contrari a qualunque scudo giudiziario per il premier e le altre alte cariche dello Stato. Il contrario della politica del Governo, che va avanti con le leggi mirate a togliere dai guai il Presidente del Consiglio (processo breve e legittimo impedimento) e minimizza la corruzione attribuendola a qualche “birbantello”.
Le intenzioni di voto sono le stesse del 2008 (CS 42%, CD 48,8%, UDC 6,8%), con il PD al 28% (26,1% alle europee 2009, 33,2% alle politiche 2008) e il PDL al 36,8% (35,3% alle europee 2009 e 37,4% alle politiche del 2008).
Quali conseguenze trarne? Per me una su tutte: il consenso a Berlusconi si sta logorando, ma noi non siamo sufficientemente credibili per raccoglierlo. Se il PD e il centrosinistra non cambieranno registro in fretta, ci sarà una nuova ventata di antipolitica che, come già accaduto in passato, andrà a vantaggio soprattutto della destra.
Mi è venuta in mente la discussione congressuale sulla vocazione maggioritaria del PD, e gli argomenti usati per contrastarla. Uno in particolare: l’Italia è un Paese di destra, è difficile che cambi in fretta, il PD da solo (o con IDV e sinistra radicale) non ce la fa, occorre l’alleanza con Casini in nome del ritorno al proporzionale.
Nulla di più falso. La tesi secondo la quale l’Italia sarebbe un Paese di destra, come dimostra il sondaggio di Diamanti, è infondata. E’ un comodo alibi per un PD e un centrosinistra che non sono capaci di essere credibili come alternativa a Berlusconi.
Sempre oggi si è dimesso il senatore Nicola Di Girolamo, quello accusato di collusione con la ‘ndrangheta e di cui la magistratura ha chiesto l’arresto, e il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge anticorruzione.
Di Girolamo si è dimesso, e il Senato si dovrà pronunciare sulle sue dimissioni a voto segreto, per evitare di dover discutere la mozione del PD. Essa metteva sotto accusa la maggioranza per lo scandalo del voto sull’odg De Gregorio del 29 gennaio 2009, quando la decadenza fu sospesa dopo che era già stato scoperto il falso fatto da Di Girolamo sui dati della sua residenza per farsi eleggere nella Circoscrizione estero. Resta invece al suo posto il sottosegretario Nicola Cosentino, grazie al voto-vergogna della maggioranza della Camera contro la richiesta di arresto per concorso esterno con la camorra.
Il ddl anticorruzione del Governo è uno spot pubblicitario. Pare che la discussione sia stata sull’incandidabilità dei condannati per il Parlamento, forse risolta con una proposta di ineleggibilità fatta da Calderoli, e sull’opposizione di Matteoli ad una Authority anticorruzione, che il Governo Berlusconi aveva già provveduto a sopprimere qualche settimana dopo il suo insediamento.
Di fronte a tutto ciò, le misure di sobrietà della politica di cui abbiamo discusso nel precedente blog sono essenziali per caratterizzare il PD come il partito della nuova politica. E per metterlo in grado di intercettare il malcontento diffuso anche tra gli elettori della destra, o tra quanti - e saranno sempre di più - non vanno a votare.
Siamo nati per questo, ma non siamo stati all’altezza del compito e abbiamo perso la faccia troppe volte. Ora è giunto il momento di essere intransigenti con noi stessi, pretendendo quantomeno la traduzione in fatti dei buoni propositi elettorali. Va in questo senso il ddl sulle indennità e tutte le altre proposte contenute negli interventi sul blog (semplificazione delle procedure e controlli più rigorosi come principale antidoto alla corruzione, riduzione delle inutili sovrapposizioni burocratiche tra i vari livelli delle istituzioni, applicazione dell’art.49 della Costituzione ai partiti per renderli più trasparenti e più controllabili, nuova legge elettorale basata sul doppio turno di collegio e sulle primarie obbligatorie per legge).
Anche gli impegni di Vasco Errani per ridurre i costi della politica sono da giudicare positivamente. A Bologna in particolare, dopo il caso Delbono, tutto questo è troppo importante per essere sottovalutato con sufficienza.


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La frase che sintetizza tutto è: “Non siamo credibili come alternativa a Berlusconi”. Purtroppo i casi Bassolino-DelTurco-Marrazzo-Delbono e precedentemente i litigi all’interno della coalizione del Governo Prodi hanno eroso il nostro consenso specialmente tra i giovani e chi desidera che le cose siano “giuste” (tipico atteggiamento bolognese). Molti a Bologna non andranno a votare, credo, a conferma della tua conclusione che nell’ondata di antipolitica alla fine vincerà la destra. Che fare? Errani l’altra sera alla sala Europa ha detto: “Bisogna saper ascoltare la gente”. Ottimo, ma quando bisogna saperla ascoltare? Durante le campagne elettorali non si può parlare per non danneggiare i nostri candidati. Poichè ogni anno ci sono elezioni, i dirigenti sono sempre dietro a pensare a candidature di gente che sa parlare bene in pubblico. Ma quando viene il momento di ascoltare quella che un tempo si chiamava “la base”?