Sobrietà della politica

soldieprivilegi1.jpgLoris Marchesini, sul sito del PD di Bologna (www.pdbologna.org), ha avanzato la proposta di una riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, e molti sono intervenuti nel dibattito a suo favore. La sua proposta mi era già stata inviata, ed è a partire da quella che ho assunto l’iniziativa di un disegno di legge nazionale del PD per ridurre e riclassificare tutte le indennità e i trattamenti economici degli eletti e degli amministratori, dal parlamento fino ai consigli comunali, passando per i consigli regionali.

Ne avevamo già  parlato in sede nazionale in preparazione dell’assemblea dello scorso 22 febbraio a Roma, nella quale sono stati presentati i candidati Presidenti di regione alla presenza del segretario del PD Pier Luigi Bersani. Lo stesso Bersani aveva proposto tempo fa una “Maastricht dei costi della politica“, cioè una parametrazione delle indennità alle medie europee. La relazione di Claudio Martini a quell’assemblea contiene la proposta.

Ora la mia intenzione è di lavorarci insieme ai gruppi parlamentari del PD di Camera e Senato, per proporla formalmente durante la campagna elettorale per le regionali. Ne ho accennato anche alla presentazione degli atti del seminario “L’Emilia-Romagna, una regione speciale”, organizzato da Democratici in Rete Emilia-Romagna il 4 dicembre scorso a Bologna (potete trovare gli atti nella homepage di questo sito). Se ne è discusso anche alla Conferenza programmatica regionale del PD dell’Emilia-Romagna di sabato 20 febbraio, e il tema è stato ripreso anche negli  interventi di Stefano Bonaccini e di Vasco Errani.

Non si tratta affatto di fare demagogia gratuita, ma di essere conseguenti con le nostre stesse proposte programmatiche. La questione della riduzione del numero e delle indennità dei parlamentari era già presente nel programma elettorale del PD per le elezioni politiche del 2008, e la questione dei consigli regionali era stata posta più volte.

In Italia ci sono due anomalie: un ceto politico esteso in modo abnorme rispetto agli altri Paesi europei; un trattamento economico dei parlamentari (e di conseguenza dei consiglieri regionali) molto più elevato di quello degli altri. Per gli amministratori comunali e provinciali il discorso è diverso, in molti casi le indennità sono basse, e comunque devono essere rapportate alle responsabilità e all’impegno effettivo.

Si tratta inoltre di intervenire sui vitalizi (le pensioni) dei parlamentari e dei consiglieri regionali, attraverso un legame più stretto tra contributi versati e assegno vitalizio; di ridurre i benefit che non c’entrano nulla con la carica di parlamentare, come la tessera dello stadio (la tessera per il cinema già non c’è più); di introdurre controlli rigorosi sulle missioni e le spese di rappresentanza collegate alla carica ricoperta.

La vicenda che ha portato alle dimissioni del sindaco Delbono – dimissioni che, ricordiamolo sempre, non sono state date da altre persone con incarichi pubblici coinvolte in indagini giudiziarie: ultimo, significativo esempio, il Sottosegretario alla Protezione Civile Guido Bertolaso - ci insegna che il rigore e la trasparenza nel controllo sull’uso delle risorse pubbliche sono fondamentali, sia per la regione sia per tutti gli altri enti.

Ad ogni modo, interventi come quelli proposti da Marchesini sarebbero stati comunque necessari, per dimostrare che dalla politica e dal PD può venire un segnale forte nella direzione della sobrietà, che dobbiamo però pretendere da tutti, manager delle imprese in primo luogo.

Approfitto dell’occasione per comunicarvi che sono su Facebook. Da questo momento, chi vuole può intervenire anche lì, oltre che su questo Blog.

Invito tutti a visitare il mio profilo a questo indirizzo:

http://www.facebook.com/walter.vitali


Questo articolo è stato pubblicato Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 17:18 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.
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8 Commenti a “Sobrietà della politica”

Marina Marini scrive:
24 Febbraio 2010 alle 18:22

caro Vitali,
intervengo per la prima volta sul blog, che leggo ogni tanto, perché la sua proposta mi ha fatto venire in mente una citazione sentita questa mattina su “Prima Pagina”, la trasmissione di RAI3 in onda dalle 7.15 alle 8.30. E’ un brano da un’intercettazione telefonica di un colloquio tra un amministratore corrotto e un amico. L’amico: “Beh, non devi lamentarti se l’idennità che prendi è di solo diecimila (sic!) euro al mese, pensa piuttosto a quello che puoi prendere con i favori che farai”
Quindi, va benissimo calmierare le idennità degli ammministratori pubblici, ma non vorrei fosse più che altro un’operazione di facciata. Cerchiamo di combattere la corruzione! Una ricettina che viene da quanto sta emergendo dopo lo scoppio del caso Bertolaso: semplificazione delle procedure per permessi, bandi e simili, tempi certi di risposta, trasparenza delle regole, identificazione dei funzionari responsabili, pubblicità degli atti, sportello di difesa per chi si sente ingiustamente trattato…
E poi magari un’indagine a campione, da ripetere periodicamente, sul tenore di vita degli amministratori.
Cordialmente,
Marina Marini

giulio scrive:
24 Febbraio 2010 alle 18:31

Giusto ridurre su parlamento e regioni.
Poi riparametrare province e comuni. Nelle province per esempio andrebbe rivisto lo schema dei gettoni di presenza dei consiglieri, prevedendo invece un’indennità fissa e un minimo di presenze obbligatorie. Il consigliere, del resto, lo è sempre, anche quando non è in commissione o in consiglio. A Bologna, nello scorso mandato della Provincia, avevamo anche previsto un “fisso” che faceva risparmiare l’ente… Poi non se ne fece più niente, anche perchè la proposta era digeribile solo dai gruppi più numerosi, non da quelli dove tutte le presenze (quindi anche i gettoni) erano appannaggio di uno o due consiglieri.
Sui comuni poche parole (ci provo), sempre per esperienza diretta. Credo sia sempre più difficile accettare e sopportare un incarico come quello di sindaco di comuni medio-piccoli come quelli della nostra Provincia, ma anche l’incarico di assessore se preso sul serio non ha minimamente un’indennità adeguata, soprattutto se nella vita “normale” si lavora come dipendenti.
Con la fine delle ideologie e delle appartenenze, e spegnendosi via via il “sacro fuoco”, vedo purtroppo il rischio che sempre più giovani personalità locali che i territori in passato hanno sempre valorizzato con ruoli principali (quello di sindaco prima di tutto) non si mettano a disposizione in futuro per avventure del genere, dovendo magari rinunciare a percorsi di carriera fuori dalla politica e a stipendi migliori.

Lorenzo Minganti scrive:
24 Febbraio 2010 alle 19:31

Caro Walter,
fare il Sindaco e l’amministratore non è un lavoro, nel senso che non deve essere la fonte principale del tuo reddito (se non per periodi limitati e contingenti). E’ più che giusto, visti i grandi sacrifici (anche economici) che comporta che sia indennizzato, ma non altro.
Personalmente credo che le indennittà attuali (che possono oscillare tra un minimo ed un massimo in base alla popolazione) siano sufficienti.
Parlavo pochi giorni fa con un Sindaco di un comune tedesco di meno di 3.000 abitanti che percepisce uno stipendio di circa 5.000 euro al mese; sarebbe facile proporre un adeguamento delle indennità dei “nostri” sindaci (ovviamente molto più basse di quelle tedesche), ma continuo a credere che non sarebbe corretto.
Uno dei motivi (certo non il solo) che determinano il distacco dei cittadini dalla politica e dalla vita amministativa è proprio la presunzione che questa sia fatta di privilegi goduti in barba ai cittadini.
Certo un grande segnale di moralizzazione etica sarebbe diminuire le indennità di altre cariche amministrative, come consigliere regionale e parlamentare. Gradirei molto che una proposta stentorea venisse dal PD, inteso nel senso di suo gruppo dirigente, e non solo di qualcuno animato da buona volontà.
Ovviamente i tristi fatti degli ultimi giorni non possono non farci riflettere sulla necessità di tornare ad avere amministratori che “sappiano dare l’esempio”, nel senso sia di buona capacità amministrativa, che relazione con i cittadini che (last but not the least) di sobrietà nell’utilizzo delle risorse pubbliche che gli vengono messe a disposizione.
NOn si tratta di fare i bacchettoni od i moralisti, si tratta di cercare (ognuno con i suoi piccoli difetti) di incarnare quel paese che non si accontenta di dire “ah, ma in Italia ma va così….”

Paolo Rebaudengo scrive:
25 Febbraio 2010 alle 19:37

Caro Walter e cari amici del blog, vedo questa proposta e penso che la reazione di Marina Marini sia non solo giustissima ma condivisa da tanti.
La gente non si fida e ha ragione a non fidarsi, quella proposta arriva tardi ed è insufficiente. E’ noto a tutti che quando il Governo Prodi abbassò tutte le indennità, dai parlamentari ai consiglieri dei comuni, ai sindaci di piccoli comuni che lavorano a tempo pieno prendendo meno di 1.000 euro al mese, a distanza di un anno i parlamentari si erano “riaggiustati” le indennità e a rimanere con le indennità abbassate furono quei sindaci. Moltissimi pensano, come dice Marina, che tanto poi ognuno la sua indennità se la aumenta come vuole, più o meno onestamente. Oggi la gente vuole la testa dei politici, altro che la riduzione delle indennità. Tempo fa una signora anziana che non conosco mi fermò per la strada per dirmi che mi aveva visto la sera prima arrivare in bicicletta al Teatro Comunale e fare la fila alla cassa e questo le aveva ridato fiducia nelle Istituzioni. L’ho ringraziata e le ho detto che abitando in centro non c’era mezzo più comodo e veloce, ma ho capito cosa vuole vedere la gente. Ieri sera al Lumière si proiettava il documentario “la febbre del fare”, sulla amministrazione comunale di Bologna dal 1945 al 1980, il cinema era strapieno e molti non sono riusciti a entrare. Quando il documentario si soffermò sui primi asili nido, in una intervista Adriana Lodi, assessora negli anni sessanta alle politiche sociali, diceva che venne organizzata dal Comune una visita agli asili nido di Stoccolma per studiarne l’organizzazione e i partecipanti (compresa lei stessa) si pagarono di tasca propria il viaggio. Sino a qualche tempo fa questo racconto avrebbe fatto sorridere; ieri sera, a quelle parole dallo schermo, è scattato un grande applauso.
Quindi cosa fare? Offrire qualche testa, abbassare le indennità e tirare avanti? No, non va bene, non serve neppure. Certo è uno scandalo che i parlamentari europei italiani prendano indennità quattro volte superiore a quelle dei tedeschi e degli spagnoli e dieci di quelle dei lituani (ma mi sembra che si sia provveduto a partire da questa legislatura, non saprei dire in che misura, comunque Mastella se ne è molto lamentato) e anche nel parlamento nazionale non si scherza. Ma l’operazione è poco utile politicamente (e non avrà, di per sé, alcun apprezzamento significativo, se non per qualche settimana), se non accompagnata da altre misure. In sintesi estrema:
1) La legge che dà tutti i poteri al sindaco, voluta anche da noi, rende quasi inutile il ruolo del consiglio e delle commissioni, il cui costo è attribuibile alla “politica pura” più che alla democrazia. Quindi occorre modificare la legge o prenderne atto riducendo il numero dei consiglieri e le spese relative, ma non dovremo poi lamentarci che la gente apprezzi la Commissaria.
2) C’è un colpevole ritardo nella razionalizzazione delle competenze e relative sovrapposizioni (con duplicazioni anche di apparati) tra Regione, Provincia, Comuni. Il relativo costo è ben superiore a qualsiasi riduzione di indennità, oltre che essere fonte di sprechi e inefficienze. E comunque inutile continuare a parlare di città metropolitana senza prima provvedere.
3) Il quantum delle indennità: a cosa va rapportato? Gli assessori devono avere competenze, esperienze, professionalità? Credo di sì, ma non è una regola e non vale per tutti, così come l’impegno è molto diversificato.
4) Anche negli Enti e nelle organizzazioni economiche che fanno capo o sono partecipate dalle amministrazioni locali ci sono le situazioni le più diversificate. In alcuni casi dietro un incarico c’è un impegno alto e un reale apporto professionale. In altri casi, l’incarico è considerato un appannaggio a cui non corrisponde alcun apporto professionale e tantomeno lavorativo. Ma le indennità non hanno alcuna correlazione con queste variabili.
5) Infine: come avvengono le scelte? Chi seleziona i selezionatori? Nel documentario di ieri sera si vede, nel corso degli eventi del ’77, un vigile urbano che viene fermato da alcuni studenti, rispondere alle loro domande e discutere civilmente sulla politica, sul ruolo dell’amministrazione comunale, sui problemi degli studenti e sul rapporto tra la città e l’Università. Ne emergeva una amministrazione nella quale dal sindaco ai vigili urbani era viva la passione del “lavoro per la collettività”, alte le competenze e il rigore.

Paolo Crescimbeni scrive:
26 Febbraio 2010 alle 11:05

Caro Valter,
magari! Dopo tutte le promesse fatte nelle ultime campagne elettorali da tutti i partiti (soprattutto da quelli che ora governano) in merito alla riduzione delle indennità. Così come condivido una regolamentazione dei doppi/tripli/ecc..incarichi e del numero di mandati.
Condivido la posizione di Lorenzo Minganti ed aggiungo che non amo la demagogia e la retorica, come quella fatta nel precedente mandato di governo dal centro-destra: riduzione del 10% a tutti, senza entrare nel merito. Bisogna essere chiari e corretti, spiegando alla gente, ma i proclami purtroppo sono più efficaci. Un esempio: “un consigliere comunale di un comune inferiore ai 15.000 abitanti può percepire indennità minori rispetto al costo di una semplice assicurazione per l’attività che svolge. L’idennità e la durata di un incarico vanno riferiti ai contesti ed alle responsabilità. Purtroppo alle volte le regole non rispondono alla logica funzionale del sistema paese ma a quelle del sistema casta.
Ciao e buon lavoro.

Paolo Rebaudengo scrive:
27 Febbraio 2010 alle 16:09

Scusate, aggiungo una riflessione. Leggo oggi (27 febbraio) sul Corriere che i costi delle trasferte regionali sono stati intorno ai 700.000 euro in dieci anni. Divisi per 10 anni e per 15 assessori più il Presidente fa poco più di 4.000 euro l’anno a testa, circa quattro trasferte per ciascuno all’anno. In realtà il grosso delle trasferte riguarda l’assessore al turismo per la promozione dell’Emilia-Romagna all’estero e degli assessori che hanno rapporti con Bruxelles, in relazione ai fondi comunitari (centinaia di milioni di euro l’anno tra Fondo Sociale Europeo e Fondi Strutturali che la Regione riceve, essendo la prima Regione in Italia per capacità progettuale, realizzativa e rendicontuale, mentre altre Regioni, specie al Sud finiscono per dover restituire moltissimi finanziamenti, anche cospicui). Morale: le somme, in sé, sono relativamente modeste, specie in relazione alle attività della Regione. Anzi, forse andrebbero incrementate per consentire l’ulteriore sviluppo della promozione turistica, della raccolta dei fondi europei, dei rapporti e degli scambi economici con altre aree del mondo, a supporto delle imprese del nostro territorio. Invece siamo costretti a giocare di rimessa, e anzichè spiegare cosa vanno a fare gli assessori all’estero siamo costretti a dichiarare (e politicamente ha fatto bene Vasco Errani ieri sera a farlo, non ha potuto farne a meno) che saranno tagliati numero e costi delle trasferte e definiti meglio i controlli. Tutto perché una decina delle 400 trasferte fatte complessivamente in dieci anni da tutti gli assessori, sono state (stante alle indiscrezioni sulle indagini non completate) utilizzate per cazzeggiare. Quindi, al più presto, occorre tornare a parlare di cose serie (vedi i cinque punti del mio precedente intervento e i richiami alla moralizzazione fatti negli altri interventi, che richiedono regole più stringenti ma soprattutto una diversa selezione delle persone).

Paola scrive:
23 Marzo 2010 alle 10:19

Gentile Valter, e amiche e amici del blog,
condivido la proposta ma nel senso che cercherò di spiegare.
Cioé di perequare i ruoli (e le indennità) dei consiglieri regionali a quelli sia di un sindaco che di assessori di piccoli Comuni.
L’impegno richiesto e gli adempimenti sono tali e tanti da richiedere una presenza full time, almeno per la/il prima/o cittadina/no. Anche le consigliere e i consiglieri comunali hanno agende spaventose: almeno 4 giorni la settimana in riunioni istituzionali (commissioni, gruppi, ecc.).
Se queste amiche e questi amici non mi hanno raccontato bugie, per prendere parte alla gestione della cosa pubblica - oltre che tempo - ci mettono in solido tanti denari propri: ricariche di telefonini, benzina, permessi non retribuiti dal lavoro, e così via. Così, il personale politico-amministrativo in queste realtà diventa sempre più costituito da pensionate e pensionati, perchè lavoratrici e lavoratori, professioniste/ti - pur desiderosi di - non possono permettersi “il lusso” di farsi parte attiva nell’amministrazione della propria collettività: è davvero questo che vogliamo?

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25 Maggio 2010 alle 16:38

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