Vi riassumo l’intervento che ho fatto alla riunione della Direzione PD di Bologna di lunedì scorso e che trovate nella sua versione integrale nella homepage del sito. Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni in proposito.
“C’è rabbia e sconcerto tra i nostri elettori per quanto è successo. E’ un sentimento che non va sottovalutato. Troppe volte abbiamo pensato di risolvere i nostri problemi solo con la ricerca di un candidato, e abbiamo sbagliato.
Di fronte alla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, il sindaco Flavio Delbono si è dimesso. Non era un atto dovuto, e questo dimostra quanto sia alta la sensibilità della città, del PD e dei suoi amministratori per le questioni che attengono l’onestà e la correttezza dei comportamenti.
Ma sarebbe un grave errore catalogare l’episodio come un incidente di percorso, superato il quale tutto può tornare come prima.
I nostri iscritti e i nostri elettori si interrogano anche, e giustamente, sul perché questo sia potuto accadere. A questa domanda bisogna dare una risposta, altrimenti non sarà possibile recuperare il rapporto di fiducia con l’elettorato. L’astensionismo ci ha colpito anche in altre occasioni, e questa volta a Bologna ci potrebbe colpire ancora di più.
Penso che la maggioranza non ci farà sconti, e che tenterà l’accordo con l’UDC mettendo in campo candidature competitive. Siamo noi a dover dimostrare che ci meritiamo di nuovo la fiducia dei cittadini, perché la città non è disponibile a votare per il PD e il centrosinistra a qualunque condizione.
Un discorso di verità su Bologna, questo è secondo me quello che la nostra gente vuol sentire. Non solo vanno abbandonate l’arroganza e la presunzione di chi pensa che abbiamo sempre fatto le scelte giuste, ma occorre avere l’umiltà di riconoscere che c’è qualcosa che va oltre la vicenda giudiziaria che ha portato alle dimissioni del Sindaco.
La nostra è una città che ha alti standard di qualità dell’amministrazione e dei servizi pubblici, di questo dobbiamo essere fieri. Ma non si può non vedere che il mondo corre, mentre noi camminiamo. Le città europee più dinamiche sanno innovarsi con grande velocità in tutti i campi - l’ambiente, i trasporti, il welfare -, e noi arranchiamo. Stiamo perdendo il contatto con il gruppo di testa delle città più innovative del continente. Non è solo una questione che riguarda Bologna, poiché c’è di mezzo un governo tra i più incapaci d’Europa a contrastare la crisi e ad affrontare con decisione il futuro, ma Bologna dovrebbe essere più reattiva, più dinamica, più capace di innovare.
Io credo che i nostri concittadini chiedano questo al PD, oltre al requisito irrinunciabile di amministratori onesti e senza ombre.
Dopo la sconfitta del ’99, noi abbiamo avuto principalmente due occasioni nelle quali la città si è rivolta a noi con grandi aspettative e fiducia. Il 2004, durante la campagna elettorale di Sergio Cofferati, quando le migliori intelligenze ed energie della città diedero la loro disponibilità ad impegnarsi per un autentico riscatto civico. E il 2007, all’atto della costituzione del PD, quando si determinò un coinvolgimento del tutto simile.
Nell’una e nell’altra occasione quelle energie sono andate disperse e quello slancio è stato in larga parte deluso. Alle elezioni del 2004 ha fatto seguito una amministrazione molto autoreferenziale e sostanzialmente chiusa ad un rapporto intenso e fecondo con la città. E neanche l’occasione della nascita del PD è stata adeguatamente utilizzata per ricucire quel rapporto.
Sono convinto che le condizioni per un rilancio ci sono ancora, perché le elezioni del 2009 le abbiamo vinte, e abbiamo le risorse ed energie necessarie.Bisogna però dire che l’ordinaria amministrazione non basta più. Che Bologna ha bisogno di un nuovo slancio per ricollocarsi tra le città più dinamiche e innovative d’Europa.
Deve cessare una pratica politica e amministrativa che non forma classe dirigente, perché abitua a dire sempre di sì, a privilegiare la gestione quotidiana delle relazioni e del potere rispetto all’innovazione, al confronto delle idee e all’elaborazione di progetti. E’ quando si perde lo slancio ad un miglioramento continuo che possono determinarsi le distorsioni nei comportamenti individuali.
Siamo ormai giunti al termine di una storia che è iniziata a metà degli anni ’90 e si è sviluppata fino alla crisi attuale, una storia anche di gruppi dirigenti, dalla quale è giunto il momento di uscire. E per uscirne c’è un’unica via: introdurre i necessari elementi di discontinuità, aprirsi davvero alla società che sta intorno a noi e alle sue tante energie, indicare obiettivi ambiziosi per Bologna nel momento in cui ci presentiamo di nuovo, e a distanza così ravvicinata, di fronte al corpo elettorale.
Voglio fare solo due esempi, per farmi capire e per precisare che il mio discorso ha una ricaduta immediata sul progetto di governo della città. Abbiamo diabolicamente perseverato, in tutti questi anni, nel non voler prendere atto che ormai tutte le politiche più importanti si possono fare solo in una scala più vasta di quella comunale, la scala metropolitana. E lo abbiamo fatto perché ciò turbava gli equilibri precostituiti. Questo atteggiamento deve cessare, e dobbiamo intraprendere con coraggio la strada di nuove istituzioni per il governo metropolitano.
Gli interessi dell’edilizia speculativa stanno soffocando la città e il suo hinterland, consumando nuovo territorio, e frenando anche l’innovazione del settore, che dovrebbe invece puntare sulla riqualificazione urbana e sugli edifici a basso impatto energetico. Sono gli stessi interessi che ci hanno impedito di fare la nuova stazione ferroviaria alla fine degli anni ’90, e che tra tutte le infrastrutture possibili hanno sempre optato per quelle più costose e complesse, tanto che ne stiamo parlando ormai da più di dieci anni senza averle realizzate.
Sono queste le innovazioni forti a cui penso dovremmo mettere mano. E se lo faremo, ne sono sicuro, potremo riconquistare la fiducia dei nostri concittadini mettendo in campo la miglior candidatura possibile per dare ad esse forza e sostanza.”


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Valter, hai ragione. Non sono di Bologna, ma di un Comune della Provincia, quindi magari sono estraneo a certe dinamiche più cittadine. Tuttavia penso che Bologna come idea non può essere considerata senza il suo territorio e qui, da 10 anni la nostra provincia è una ciambella col buco. Credo che sia più una crisi della società, di conseguenza del partito. Faccio un parallelo con altri settori, ad esempio, con la crisi di vocazioni nel Seminario bolognese, con la crisi delle squadre di calcio e di basket, la chiusura di aziende storiche non bilanciata dalla nascita di nuove: Bologna è una comunità spenta e i partiti a Bologna ne soffrono. Apriamoci alle risorse del mondo esterno al partito, consapevoli però che non ne potrà arrivare molto: quel poco però c’è e sta a noi coglierlo, valorizzarlo e coltivarlo affinchè sia fecondo.
Ma aggiungo che anche all’interno del partito ci sono risorse: conosco degli amministratori PD nei Comuni che sono protagonisti di storie innovative, che hanno idee fresche e sono capaci di applicarle, che hanno una carriera lavorativa giocata in settori innovativi… in che modo possono diventare da paradigma locale a costruttori di un rinnovamento?
Grazie per il contributo… e anche per le Torri di Bofill, l’ultima grande opera che ha fatto parlare, criticare, ma anche immaginare.