Sintesi del mio intervento in Direzione

direzione-pd.jpgVi riassumo l’intervento che ho fatto alla riunione della Direzione PD di Bologna di lunedì scorso e che trovate nella sua versione integrale nella homepage del sito. Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni in proposito.

“C’è rabbia e sconcerto tra i nostri elettori per quanto è successo. E’ un sentimento che non va sottovalutato. Troppe volte abbiamo pensato di risolvere i nostri problemi solo con la ricerca di un candidato, e abbiamo sbagliato.

Di fronte alla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, il sindaco Flavio Delbono si è dimesso. Non era un atto dovuto, e questo dimostra quanto sia alta la sensibilità della città, del PD e dei suoi amministratori per le questioni che attengono l’onestà e la correttezza dei comportamenti.

Ma sarebbe un grave errore catalogare l’episodio come un incidente di percorso, superato il quale tutto può tornare come prima.

I nostri iscritti e i nostri elettori si interrogano anche, e giustamente, sul perché questo sia potuto accadere. A questa domanda bisogna dare una risposta, altrimenti non sarà possibile recuperare il rapporto di fiducia con l’elettorato. L’astensionismo ci ha colpito anche in altre occasioni, e questa volta a Bologna ci potrebbe colpire ancora di più.

Penso che la maggioranza non ci farà sconti, e che tenterà l’accordo con l’UDC mettendo in campo candidature competitive. Siamo noi a dover dimostrare che ci meritiamo di nuovo la fiducia dei cittadini, perché la città non è disponibile a votare per il PD e il centrosinistra a qualunque condizione.

Un discorso di verità su Bologna, questo è secondo me quello che la nostra gente vuol sentire. Non solo vanno abbandonate l’arroganza e la presunzione di chi pensa che abbiamo sempre fatto le scelte giuste, ma occorre avere l’umiltà di riconoscere che c’è qualcosa che va oltre la vicenda giudiziaria che ha portato alle dimissioni del Sindaco.

La nostra è una città che ha alti standard di qualità dell’amministrazione e dei servizi pubblici, di questo dobbiamo essere fieri. Ma non si può non vedere che il mondo corre, mentre noi camminiamo. Le città europee più dinamiche sanno innovarsi con grande velocità in tutti i campi - l’ambiente, i trasporti, il welfare -, e noi arranchiamo. Stiamo perdendo il contatto con il gruppo di testa delle città più innovative del continente. Non è solo una questione che riguarda Bologna, poiché c’è di mezzo un governo tra i più incapaci d’Europa a contrastare la crisi e ad affrontare con decisione il futuro, ma Bologna dovrebbe essere più reattiva, più dinamica, più capace di innovare.

Io credo che i nostri concittadini chiedano questo al PD, oltre al requisito irrinunciabile di amministratori onesti e senza ombre.

Dopo la sconfitta del ’99, noi abbiamo avuto principalmente due occasioni nelle quali la città si è rivolta a noi con grandi aspettative e fiducia. Il 2004, durante la campagna elettorale di Sergio Cofferati, quando le migliori intelligenze ed energie della città diedero la loro disponibilità ad impegnarsi per un autentico riscatto civico. E il 2007, all’atto della costituzione del PD, quando si determinò un coinvolgimento del tutto simile.

Nell’una e nell’altra occasione quelle energie sono andate disperse e quello slancio è stato in larga parte deluso. Alle elezioni del 2004 ha fatto seguito una amministrazione molto autoreferenziale e sostanzialmente chiusa ad un rapporto intenso e fecondo con la città. E neanche l’occasione della nascita del PD è stata adeguatamente utilizzata per ricucire quel rapporto.

Sono convinto che le condizioni per un rilancio ci sono ancora, perché le elezioni del 2009 le abbiamo vinte, e abbiamo le risorse ed energie necessarie.Bisogna però dire che l’ordinaria amministrazione non basta più. Che Bologna ha bisogno di un nuovo slancio per ricollocarsi tra le città più dinamiche e innovative d’Europa.

Deve cessare una pratica politica e amministrativa che non forma classe dirigente, perché abitua a dire sempre di sì, a privilegiare la gestione quotidiana delle relazioni e del potere rispetto all’innovazione, al confronto delle idee e all’elaborazione di progetti. E’ quando si perde lo slancio ad un miglioramento continuo che possono determinarsi le distorsioni nei comportamenti individuali.

Siamo ormai giunti al termine di una storia che è iniziata a metà degli anni ’90 e si è sviluppata fino alla crisi attuale, una storia anche di gruppi dirigenti, dalla quale è giunto il momento di uscire. E per uscirne c’è un’unica via: introdurre i necessari elementi di discontinuità, aprirsi davvero alla società che sta intorno a noi e alle sue tante energie, indicare obiettivi ambiziosi per Bologna nel momento in cui ci presentiamo di nuovo, e a distanza così ravvicinata, di fronte al corpo elettorale.

Voglio fare solo due esempi, per farmi capire e per precisare che il mio discorso ha una ricaduta immediata sul progetto di governo della città. Abbiamo diabolicamente perseverato, in tutti questi anni, nel non voler prendere atto che ormai tutte le politiche più importanti si possono fare solo in una scala più vasta di quella comunale, la scala metropolitana. E lo abbiamo fatto perché ciò turbava gli equilibri precostituiti. Questo atteggiamento deve cessare, e dobbiamo intraprendere con coraggio la strada di nuove istituzioni per il governo metropolitano.

Gli interessi dell’edilizia speculativa stanno soffocando la città e il suo hinterland, consumando nuovo territorio, e frenando anche l’innovazione del settore, che dovrebbe invece puntare sulla riqualificazione urbana e sugli edifici a basso impatto energetico. Sono gli stessi interessi che ci hanno impedito di fare la nuova stazione ferroviaria alla fine degli anni ’90, e che tra tutte le infrastrutture possibili hanno sempre optato per quelle più costose e complesse, tanto che ne stiamo parlando ormai da più di dieci anni senza averle realizzate.

Sono queste le innovazioni forti a cui penso dovremmo mettere mano. E se lo faremo, ne sono sicuro, potremo riconquistare la fiducia dei nostri concittadini mettendo in campo la miglior candidatura possibile per dare ad esse forza e sostanza.”

Questo articolo è stato pubblicato Mercoledì, 3 Febbraio 2010 alle 17:49 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.
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36 Commenti a “Sintesi del mio intervento in Direzione”

Fabio Federici scrive:
3 Febbraio 2010 alle 19:59

Valter, hai ragione. Non sono di Bologna, ma di un Comune della Provincia, quindi magari sono estraneo a certe dinamiche più cittadine. Tuttavia penso che Bologna come idea non può essere considerata senza il suo territorio e qui, da 10 anni la nostra provincia è una ciambella col buco. Credo che sia più una crisi della società, di conseguenza del partito. Faccio un parallelo con altri settori, ad esempio, con la crisi di vocazioni nel Seminario bolognese, con la crisi delle squadre di calcio e di basket, la chiusura di aziende storiche non bilanciata dalla nascita di nuove: Bologna è una comunità spenta e i partiti a Bologna ne soffrono. Apriamoci alle risorse del mondo esterno al partito, consapevoli però che non ne potrà arrivare molto: quel poco però c’è e sta a noi coglierlo, valorizzarlo e coltivarlo affinchè sia fecondo.
Ma aggiungo che anche all’interno del partito ci sono risorse: conosco degli amministratori PD nei Comuni che sono protagonisti di storie innovative, che hanno idee fresche e sono capaci di applicarle, che hanno una carriera lavorativa giocata in settori innovativi… in che modo possono diventare da paradigma locale a costruttori di un rinnovamento?
Grazie per il contributo… e anche per le Torri di Bofill, l’ultima grande opera che ha fatto parlare, criticare, ma anche immaginare.

Lorenzo Chiari scrive:
3 Febbraio 2010 alle 20:02

Bravo Walter,
messaggio forte e chiaro!
E se vogliamo sbizzarrirci a compilare l’elenco delle innovazioni mancate e non più rinunciabili per Bologna non c’è che da scegliere da dove cominciare…

roberto dall'olio scrive:
3 Febbraio 2010 alle 20:08

PER BOLOGNA

Non sono infrante
le vetrine
della gauche italiana
come scriveva Le Monde
e se pioveva
quel giorno d’addio
del sindaco
alla città scioccata
apriremo gli ombrelli
o le giacche a vento
ma niente vetrine
evocano storie
di un’aspra ferita
o una vita
andata
non dimenticata
Bologna la rossa
è un mito
che ci ha cullati
in una grande storia
forse
troppo chiusa
oggi
tra le sue mura
Non è solo tempo
di bassa politica
o di autocritica
seria e dura
è anche tempo
di dire
che non si sa
se sia più la gente
che deve al partito
lavoro e prosperità
che non il partito
e la città
lo debbano a certa gente
da tempo ingrata
che volta le spalle
alle vere difficoltà
che politica la fa
china sul presente
abdicando al futuro
senza dargli un volto
Non sono le vetrine
infrante
infrante sono le idee
sui tavoli
delle commissioni
sulle consulenze
che costano
milioni
sulle soluzioni
sempre rinviate
come il ricambio
delle generazioni
ma la periferia s’allunga
con la filiera dell’edilizia
gomma gomma
e poi gomma
con questo bruciore
di moralità
sconfitta
dateci un metrò
un’aria migliore
togliete Gramsci
dal là in soffitta
dateci insomma
dateci un vento
di probità
e giustizia

ROBERTO DALL’OLIO

per ora intervengo così e spero sia gradito il modo poetico a un itervento a lungo atteso e non più rimandabile fatto con lucidiyà e passione ciò che esattamente serve per agire in politica

ivana summa scrive:
3 Febbraio 2010 alle 20:20

Che dire, sono d’accordo con te. 15 anni di errori sono un po’ troppi. A Bologna De Maria ha gestito tutto senza trasparenza (solo quella rituale e formale) e in modo clientalare. Non va, così non può più andare. La base non conta nulla per non parlare dei circoli. Tutto ciò che abbiamo elaborato in questi anni non ha nessuna influenza sul partito.
Politica non se ne fa più e non si discute di niente. I valori di riferimento e fondativi del PD non vengono testomoniati.Anzi, vengono disattesi dai comportamenti.
Siamo tutti molto depressi, anche perchè tutti noi ci aspettavamo che Bersani si comportasse da Bersani.
Ivana Summa, segretaria Circolo Nord San Lazzaro; Forum della scuola

ROBERTO RUSSO scrive:
3 Febbraio 2010 alle 20:37

Vi é la necessità di un profondo rinnovamento della attuale classe dirigente del partito come premessa per riacquistare la fiducia degli elettori.
Valgono ancora le parole di Moretti: “con questi dirigenti non vinceremo mai…” e per la nostra città ancora di più.

stefano bacchelli scrive:
3 Febbraio 2010 alle 20:37

Bravissimo Walter. Adesso bisogna trovare un candidato che porti avanti le tue indicazioni senza avere scheletri sotto il letto.

stefano osti scrive:
3 Febbraio 2010 alle 22:21

Caro Walter, a metà degli anni 90 quando è iniziata questa “storia” c’eri anche tu e non puoi dirti senza peccato, ma apprezzo la tua onestà intellettuale e la lucidità di analisi; se tutti modestamente ripartissimo da qui ridaremmo ai nostri iscritti e ai nostri elettori voce e speranza.

Sonia Lenzi scrive:
3 Febbraio 2010 alle 22:24

E’ da tempo che si dicono queste cose. La crisi non è nata oggi, ma non è stato fatto niente per cambiare. Ho contribuito a fondare il PD con entusiasmo, ma non ho visto altro che scontri interni più o meno celati e niente di quello che mi aspettavo di trovare nella partecipazione alla vita di un partito. Non si fa altro che pensare a cambiare segretario se le cose non vanno e si discute solo di vicende di potere interne, invece che dei problemi del Paese e della gente. Il Pd è spezzato in aree, correnti, fondazioni…….Stiamo vivendo una crisi senza precedenti delle nostre istituzioni, che si accompagna a una gravissima situazione economica e il PD sembra pensare solo a questioni interne e al “rinnovo della classe dirigente”, che tanto non farà mai (spontaneamente).

andrea zanotti scrive:
3 Febbraio 2010 alle 22:34

caro Valter, credo senz’altro che errori ne siano stati fatti, ma questa ricerca continua dei responsabili a cui dare la la colpa senza fare ogniuno di noi un minimo di autocritica non aiuta di certo.Sono convinto che con questo modo di delegittimare, di continuo, i vari gruppi dirigenti e i continui attacchi o commenti pubblici (a tutti i livelli)sia un modo certo per non avere mai un gruppo dirigente autorevole e all’altezza della situazione. Ciò in quanto tra dirigenti ci si preoccupa di più di”marcarsi” a vicenda perchè nessuno emerga più di un’altro, piuttosto che affrontare i problemi e la discussione politica che è indispensabile per il coinvolgimento e la crescita a tutti i livelli. Mi auguro che questa ennesima situazione di emergenza ci porti ad essere più propositivi e positivi per il bene del nostro partito, adottando a quella
sobrietà più volte richiamata dal nostro segretario Bersani. Ci saranno i momenti ed i luoghi adeguati per discutere al nostro interno e scegliere con avvedutezza i nostri dirigenti e poi con coerenza lasciarli lavorare.I mezzi democratici per scegliere le persone giuste li conosciamo e ci sono, sta in tutti noi usarli.

Stefano Muratori scrive:
3 Febbraio 2010 alle 22:34

Caro Vitali,
anche Delbono, come Marrazzo, si è dimesso perché il potere mediatico della destra è straordinario. Se non fosse stato per quel potere non lo avrebbe fatto, non gli sarebbe stato chiesto. In ragione dello stesso potere Cosentino non ha necessità di dimettersi. Per questo a mio parere sarebbe un grave errore giudicare queste dimissioni come un marchio di qualità del PD. Non scherziamo, basta pensare alla candidatura di De Luca alle regionali in Calabria.
Per la scelta dei candidati mi pare che ci sia un semplice algoritmo che viene sempre applicato:
1) si parte dall’alto, con proposte funzionali agli apparati per ragioni di potere (vedi secondo punto)
2) nell’apparato nessuno deve peggiorare il livello (potere) acquisito, quindi tutti debbono scalare verso l’alto.
3) a meno di strategie politiche decise più in alto, gli apparati applicano le prime due regole per la propria sopravvivenza in armonia interna.
Il giorno dopo le dimissioni del sindaco Delbono il segretario provinciale del PD ha rilasciato dichiarazioni ai giornali lanciando la candidatura dell’Assessore regionale Campagnoli.
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/bologna/politica/2010/01/25/285051-appello_governo.shtml
Nell’articolo si dice: “Uno dei nomi che più ricorre tra i dirigenti del Pd come possibile candidato sindaco è quello di Duccio Campagnoli”.
Vorrei un partito che in queste occasioni dichiari senza tentennamenti: “andremo a consultare gli iscritti ed i cittadini senza nomi”. Invece no, ed ecco che parte una campagna di equilibrismo interno giocato sui media della destra. Ma che importa, l’importante è soddisfare il semplice algoritmo delle due condizioni sopra esposte.
Questa è l’idea che io, semplice cittadino esterno alla vita di partito mi sono fatto. Gli elettori quale ruolo hanno in questo meccanismo ? Nessuno. E gli iscritti ? Nessuno.
Se c’è l’occasione alla fine poi si fanno le primarie fra i due più papabili, uno dei quali fortemente spinto dal partito.
Il fatto è che persone abituate a ragionare solo con quel semplice algoritmo possono poi perdere il contatto con la realtà più di un sedicenne che passa ore a giocare con la Play Station. E’ ora di allontanarli dal giocattolo, e concordo con gran parte del suo intervento. Vedere la malattia è l’inizio di una possibile guarigione.

Sergio Palmieri scrive:
3 Febbraio 2010 alle 23:00

Davvero un intervento di grande spessore e sincerità il tuo; dobbiamo essertene grati, tutto il PD deve esserti grato!
La vicenda bolognese, purtroppo, è lì a dimostrare che il progressivo allentamento della passione politica veramente disinteressata e di quel rigore che ha caratterizzato storicamente il buon governo della nostra città, può aprire baratri incolmabili.
Mi riferisco al rapporto di fiducia che deve intercorrere tra politica, amministrazione e cittadini.
Quando vengono meno -come sono venuti meno in questi ultimi lustri- gli indispensabili meccanismi di trasparenza che dovrebbero sovrintendere i processi delle relazioni politiche come di quelle istituzionali e amministrative, questo campo viene inevitabilmente condizionato (se non proprio occupato)da ogni forma di tatticismo ipocrita e da interessi che non corrispondono sempre al cosiddetto bene comune.
Forse la dirigenza che si è succeduta alla guida delle forze del centro sinistra non riteneva possibile che questa malattia potesse contaminare anche Bologna?
Sinceramente non credo!
C’è stata troppa superficialità, scarsa propensione ad assumersi la responsabilità di prendere decisioni sgradite a quei “poteri” che hanno fortemente condizionato le scelte amministrative a Bologna da diversi anni, l’incapacità (o la convenienza) della Istituzione regionale a considerare l’Emilia Romagna una regione -non un insieme di territori!- per il cui governo unitario era indispensabile riconoscere un rango diverso alla città capoluogo.
Hanno invece prevalso altre logiche e oggi, anche per sue debolezze, Bologna paga un prezzo altissimo.
Non è solo il caso Delbono.
Meglio, il caso Delbono è inserito in queste debolezze strutturali.
E non è solo un prezzo politico quello che si paga oggi; è insieme economico, sociale e di credibilità.
Grazie, dunque, per aver messo i piedi nel piatto senza infingimenti col tuo intervento.
Un intervento duro, ma del quale non si può non cogliere lo spirito costruttivo, per la base realistica di analisi che offre all’attenzione di tutti noi.
Un’analisi dalla quale bisogna ripartire per dare corpo a quella speranza di cambiamento che è stata il vero motore della nascita del PD e per ricostruire un più resistente e duraturo tessuto di fiducia nel rapporto con gli elettori e l’insieme dei cittadini bolognesi.
A partire dalla selezione del candidato sindaco, dalle prossime elezioni amministrative e dalla composizione della squadra di governo della città!

Maria Luisa Pasquale scrive:
3 Febbraio 2010 alle 23:06

Grazie Walter, per questo intervento coraggioso, lucido, espresso con tanta amarezza - l’ho colta anche dai tuoi toni mentre ti ascoltavo l’altra sera - ma anche con tanta franchezza. Hai fatto emergere molte verità, come sai fare molto bene da un po’ di tempo. E’ vero che i bolognesi vogliono una città più innovativa e sicuramente vogliono amministratori onesti e senza ombre. Anche io lo voglio, anche i miei compagni di circolo lo vogliono: vogliono lavorare per una città migliore, vogliono essere più ascoltati dai vertici del partito, vogliono essere coinvolti e valorizzati, sempre, non solo quando si deve votare. Vogliono quel segnale di discontinuità di cui tu parli. Io credo che questa città, per la sua storia, per le sue tradizioni, per il valore dei suoi cittadini, si meriti di più. Dobbiamo impegnarci per darle di più. Perchè, per esempio, si parla così poco di qualità e di riforma della pubblica amministrazione? perchè - a parte la Cgil impegnata su questo fronte - lasciamo per lo più campo libero al ministro Brunetta e lo contrastiamo così poco? Anche i lavoratori del Comune di Bologna chiedono - ed anche io lo chiedo - di lavorare meglio, di essere più valorizzati, per continuare a offrire ai cittadini servizi di qualità e contemporaneamente ritrovare quel senso di appartenenza ormai perduto.

remo quadalti scrive:
3 Febbraio 2010 alle 23:13

Ero presente alla direzione di lunedì. Dove comunque ho visto e sentito un partito capace di reagire. Anche per il tuo intervento e quello di altri/e che hanno posto in modo chiaro e forte questioni irrununciabili. Ma sulla prima parte del tuo intervento penso che non è stata questione di arroganza e di presunzione, piuttosto una scioccante caduta di stile. Che non può essere però estesa a tutti sia nelle conseguenze che all’inizio e alle possibili cause. Mi sembra, francamente, che la reazione in atto nel PD sia alta, forte, condivisa e partecipata! Condivido invece l’indicazione di una generale incapacità di “camminare” e di stare al passo di Bologna sui settori da te indicati. Ma è solo un problema della politica e del nostro PD? O non sono anche altri e troppi gli interessi e i poteri rivolti verso se stessi e non verso la città? A me sembra che questa giunta stava cercadno di riparlare a tutta la città. E i suoi problemi iniziamo a chiamarli per nome e cognome invece di tirarli per la giacca. Due a caso! Edizia ( da te ricordata) e interessi della sanità ..
Mi auguro poi che il partito valorizzi al massino il programma, il lavoro e le persone che hanno fatto parte di questo breve mandato amministrativo. Importante per me è stato l’intervento di Lo Giudice. Ripeto: spero vivamente che si riparta da loro. Ma anche per loro vorrei però, aggiungere un tema al tuo discorso sul rilancio e sugli alti standard di Bologna. Quello che riguarda i servizi sociali! Qui propiro non ci siamo! C’è stata una riforma del decentramento e dei servizi sociali partita male, interrotta e senza il sostegno di pensiero, di indicazione strategica e programmatica del partito. Del Bono si era tenuto tutto per se. Neanceh al dignità di un assesorato a questo!I temi del welfare elaborati dai vari forum del pd sono rimasti, praticamente, lettera morta. Su questo Bologna, la sua futura amministrazione non possono rimanere indietro a nessuno! Remo Quadalti

s. lolli scrive:
3 Febbraio 2010 alle 23:25

Da non iscritta, ma partecipante qua e là alle vicende politiche ho alcune convinzioni; penso sia giusto esporle chiaramente data la situazione: 1) occorre “snidare” un sistema di potere consolidato che per es. ha portato al consumo del territorio e a scelte sempre meno pubbliche ma più privatiste a Bologna e in Italia nel nome di una sinistra liberal e riformista che sempre più spesso guarda alla propria sedia e non ha il coraggio di opporsi a chi dimostra potere, soprattutto economico, più forte. Qundi vengono meno i ocntrolli a tutti i livelli. E’ un sistema che normalmente non vuole facce nuove. Non credo nella politica come professione, ma in professionisti prestati temporaneamente alla politica; credo che i padri della Repubblica avessero di più questo in testa, basta rileggere Calamandrei, Scalfaro o altri; invece…anche il terzo mandato per Errani non mi sembra in sintonia con ciò che qualche tempo fa si diceva.
2) La partecipazione, ripresa anche a Bologna con i girotondi anti-primo Berlusconi e dopo l’intremezzo di Guazzaloca, è stata abbattuta il 31 gennaio 2004 quando, all’assemblea conclusiva delle assemblee di quartiere, i partiti hanno “lottizzato” le candidature, anche quelle dei quartieri. Il resto lo continua a fare una legge elettorale promossa anche dalla sinistra.
3) Un’ultima considerazione, forse sembra poco in linea con il resto, ma non credo visto che nessuno ne parla. Piuttosto che sentire dire qualcuno, anche a sinistra nell’attuale Parlamento, che si deve cambiare la seconda parte della Costituzione vorrei ascoltare qualche voce che affermasse l’impossibilità da parte dell’attuale Parlamento a fare cambiamenti, in quanto oggi mancano molti partiti (e quaindi rappresentanze), cioè quelli che non hanno raggiunto il 4%. Nell’assemblea costituente invece c’erano.

Paolo Natali scrive:
4 Febbraio 2010 alle 00:25

Caro Walter,
ho sentito il tuo intervento questa sera in Direzione e lo condivido in pieno.
Altri interventi, come quello di Campagnoli, mi hanno “fatto cadere le braccia”.
O cambiamo radicalmente lo stile di questo partito abbandonando i sentimenti di superiorità e di continuismo, oppure andremo incontro a sonore sconfitte e alla rapida dissoluzione delle speranze e delle attese che hanno accompagnato la nascita del PD.
Non ho vissuto direttamente le vicende che accompagnarono la fine del tuo mandato, ma sono certo che il partito non deve avere nei confronti del suo Sindaco, nè un atteggiamento di opposizione nè uno di sostegno acritico ed afasico (come con Cofferati) ma deve essere in grado di dare un appoggio che non rinuncia all’azione d’indirizzo e di critica costruttiva.
Grazie ancora.
Paolo

marilena minarelli scrive:
4 Febbraio 2010 alle 01:31

Caro Walter, innanzitutto grazie per questo contatto che ci assicuri col tuo sito e il blog, è uno spazio informativo, partecipativo e anche “formativo” perchè è difficile per chi lavora essere aggiornati e preparati.
Ho letto con molta attenzione il tuo intervento. In esso si rispecchia il mio pensiero e la mia storia. Desidero rafforzare una valutazione importante che tu esponi e mi trova completamente concorde per rispondere alla domanda: come e perchè è potuto succedere tutto questo?
La mia è la storia della fuga di un cervello. Dopo oltre 25 anni di lavoro a Bologna, partecipando in prima persona alla costruzione di politiche e impegnandomi in progetti innovativi di sviluppo economico e sociale, tutti improntati alla valorizzazione del lavoro e dei saperi (fondazione della Cooperativa giovanile Avola, realizzazione dell’Incubatore Impresadonna, percorsi e strumenti di sostegno alle nuove professioni e ai lavoratori atipici, promozione dell’imprenditoria femminile e del microcredito, rappresentanza sindacale dei lavoratori indipendenti, responsabilità sociale e sviluppo sostenibile), ho dovuto lasciare Bologna perchè i canali di comunicazione e gli ambienti di scambio e cooperazione tra soggetti diversi si sono via via impoveriti. Quindi i progetti innovativi sono andata a realizzarli in altre regioni.
La politica locale, su questi aspetti, ha la responsabilità primaria.
Sono mancati gli interlocutori interessati a entrare nel merito delle contraddizioni di questa nostra epoca sconquassata da una globalizzazione governata dalle logiche capitalistiche che produce squilibri e ingiustizie crescenti e crea nuove aree di povertà anche nei Paesi e nelle regioni più sviluppate.
E’ mancato anche il coraggio di osare. Eppure la città, gli uffici, le fabbriche, l’università sono pieni di persone che hanno voglia di fare ma c’è una cappa decisionale che non lascia filtrare queste energie e non si riesce a costruire alcun patto sociale che guarda al futuro e alle generazioni che verranno.
Sono sempre pronta ad impegnarmi per questo e ti chiedo di aiutarci.

andrea albicini scrive:
4 Febbraio 2010 alle 09:24

ho letto con interesse questo documento e lo trasmetto per tutti voi
andrea albicini

Cari amici,

eccomi al mio riassunto degli eventi politici di gennaio, dominati evidentemente dalle fresche dimissioni del sindaco, che ritengo rappresentino uno spartiacque per Bologna ed un’occasione di verità per il PD ed i rapporti tra la sua base e i suoi dirigenti.

1) PRIMA DI DELBONO: AVANTI CON FINZIONI E OPPORTUNISMI
2) DURANTE DELBONO: TRASPARENZA? ROBA DA MORALISTI
3) DOPO DELBONO: UN NUOVO PD PER BOLOGNA

Per chi ha poco tempo, anticipo qui la mia tesi: il berlusconismo è evidentemente entrato nel PD. Alla prova dei fatti, il PD si scopre simile nei comportamenti e nei riflessi al PDL, ma poiché predica ad ogni passo la propria “diversità morale” risulta più ipocrita. Quindi non viene percepito come vera alternativa al centrodestra, e ne resta subalterno. L’unica speranza è che il caso Delbono generi una rottura e un forte ricambio nella dirigenza locale, che ci permetta di essere davvero (e non solo di dirci a parole) alternativi a Berlusconi. Se prevale la continuità siamo finiti.

Rammento a tutti quelli che ricevono questa Newsletter che per essere eliminati dal mio indirizzario basta chiedermelo con una mail.

1) PRIMA DI DELBONO: AVANTI CON FINZIONI E OPPORTUNISMI

Lo schianto della sindacatura Delbono dopo appena 7 mesi è l’epilogo di una parabola ultradecennale, iniziata dopo Vitali, l’ultimo sindaco “normale” (e galantuomo: sempre disponibile e gentile, anche da senatore, e capace di riconoscere pubblicamente i suoi errori da sindaco, come fece sull’Unità a proposito degli strumenti urbanistici in deroga alla pianificazione).

Una parabola tracciata cooptando figure obbedienti piuttosto che capaci. Premiando il funzionariato di partito piuttosto che la rappresentanza sociale. Preferendo il grigiore e l’inconsistenza di persone controllabili all’iniziativa e alla personalità di figure libere. Così sono state lungamente selezionate e formate le prime linee della dirigenza attuale del PD. Che anche oggi fanno muro per spegnere ogni riflessione critica, fingendo - come hanno fatto sempre - che tutto vada bene. Senza autocritica, senza assunzioni di responsabilità.

Ripensiamo alla stagione Cofferati, prima osannato poi tollerato sempre più a fatica in città, senza che mai in 5 anni il partito esprimesse a suo riguardo un giudizio politico. Chi come me (e come Andrea Forlani, il presidente del quartiere Santo Stefano) disse per tempo (prima riservatamene, vedi lettera ai dirigenti PD, poi pubblicamente) che così non andava, incontrò un muro di gomma. Mi veniva detto: “Non dobbiamo dire che Cofferati ha operato male: è politicamente più furbo dirsi dispiaciuti per la sua indisponibilità a ricandidarsi e fingere di credere ai motivi familiari”. L’essenza della politica dunque come arte di evitare il giudizio politico, e di praticare al suo posto finzione e opportunismo. Il partito con il 49% dei voti in città allineato e nascosto dietro la tettarella del piccolo Edoardo.

Un atteggiamento che è stato premiato. Ci sono uomini PD che in 24 ore sono passate dalla difesa militare di Cofferati alla campagna elettorale di un Delbono che doveva marcare la discontinuità col sindaco in carica, col paradosso che il mercoledì mattina hanno dovuto rispondere, come ufficio stampa di Delbono, alla nota che essi stessi avevano redatto il martedì sera per conto di Cofferati. A conferma che nel PD bolognese non fa curriculum avere intuito politico, capacità amministrativa e coraggio di affrontare i problemi, ma l’appiattimento tattico, il conformismo intellettuale e l’obbedienza gerarchica: questo sì rassicura, questo sì apre alla carriera. Coi risultati che abbiamo sotto gli occhi.

2) DURANTE DELBONO: TRASPARENZA? ROBA DA MORALISTI

Il 30 dicembre 2009 il segretario provinciale del PD, Andrea De Maria, davanti alle avvisaglie dell’inchiesta sul sindaco dichiarava: “Non c’è alcuna ragione di enfatizzare quella che è la semplice coda dei veleni della campagna elettorale, su cui gli elettori bolognesi si sono già chiaramente espressi eleggendo sindaco Flavio Delbono”. Frasi del tutto simili a quelle con cui aveva liquidato le “anomalie” registrate durante le primarie, quando misteriosamente la propaganda per Delbono aveva raggiunto nominativamente tutti i votanti alle primarie, mentre ad altri candidati sono stati negati perfino gli elenchi degli iscritti. “Ormai le primarie le ha vinte Delbono, basta con queste sciocchezze”, aveva risposto seccato De Maria a quanti avevano segnalato l’anomalia. Insomma, il risultato elettorale come lavacro e come condono tombale sui metodi e sui comportamenti del vincitore.

Una linea sostanzialmente berlusconiana, a cui si è attenuto fino al 23 gennaio tutto il partito. Da Delbono in primis, con le sue apparizioni televisive senza domande e senza contraddittorio, le ripetute accuse alla stampa di fare gossip e le promesse poi regolarmente mancate di chiarimento alla città. Al capogruppo PD in consiglio comunale, Sergio Lo Giudice, che lunedì 18 ha schierato i consiglieri PD contro un ordine del giorno - da lui definito “da Santa Inquisizione” - nel quale il centrodestra chiedeva al sindaco, a inchiesta conclusa, un gesto di trasparenza. Fino alla figura mitica impersonata dall’avvocato Paolo Trombetti, contemporaneamente amico personale del sindaco, suo difensore e portavoce verso la stampa riguardo il Cinzia-Gate, ma anche uomo pubblico e politico: è infatti il presidente del Forum PD sulla Giustizia, coordinatore per Bologna di RED (l’associazione di Massimo D’Alema), e membro del Consiglio di Amministrazione di Hera, incarico ben retribuito conferitogli dallo stesso Delbono. Bene, questo principe del foro bolognese e bandiera della sinistra locale quale strategia difensiva e comunicativa sceglie? Quella di negare, negare ancora, negare sempre qualunque responsabilità del suo assistito (e insieme tutore politico). Pare che Niccolò Ghedini gli abbia telefonato per complimentarsi e proporgli un ruolo nel collegio difensivo del Premier.

Orbene: se al dunque il PD dimostra di comportarsi in modo tremendamente simile al PDL, cosa andiamo a raccontare ai nostri elettori, che per anni abbiamo illuso di una nostra diversità? Possiamo proporci come alternativa alla destra se ne imitiamo i riflessi e gli stili? E’ vero, a distinguerci ci sono state le dimissioni di Delbono da sindaco. Scelta di certo meritoria, ma anche contraddittoria (sabato 23 pomeriggio dichiara: “l’idea non mi ha mai sfiorato il cervello, non sono ricattabile e non mi dimetto nemmeno se rinviato a giudizio”. Lunedì 25 mattina cambia idea, senza nemmeno il rinvio a giudizio). Ma soprattutto scelta dovuta: e invece le dimissioni vengono oggi narrate nei circoli come atto eroico e purificatorio per l’intero gruppo dirigente, in questo sostenuti da una imbarazzante intervista di Romano Prodi, anche lui in piena sindrome da sottovalutazione politica delle vicende del suo pupillo (ricordate la sua mano sulla spalla del candidato sindaco nei manifesti elettorali?)

E dire che per evitare questa situazione bastava applicare le regole che il Partito si era dato. Come quelle all’art. 3 del Codice Etico. Che non fa solo affermazioni di principio come “Le donne e gli uomini del Partito Democratico ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite”, come si dice all’articolo 2 comma 5. Ma continua, all’articolo 3 comma 2, come segue:

“Ciascun dirigente, ogni componente di governo a tutti i livelli, le elette e gli eletti nelle liste del Partito Democratico … comunicano la proprietà, la partecipazione, la gestione o l’amministrazione di società ovvero di enti aventi fini di lucro; (…) si impegnano a rendicontare, con una relazione dettagliata, le somme impegnate individualmente o i contributi ricevuti da terzi e destinati all’attività politica ovvero alle campagne elettorali o alle competizioni interne al partito”.

Sarebbe bastato quindi che Caronna e De Maria chiedessero a Delbono di assolvere a questi impegni, previsti dalla carta fondativa del suo e nostro partito, al momento della candidatura alle primarie, per evitarci di apprendere per via giudiziaria dell’esistenza di società bulgare, col contorno di traffici e favori che sta emergendo. Sarebbe bastato rispettare la clausola di trasparenza sulle risorse usate nelle due campagne elettorali (primarie e amministrative) per non sobbalzare davanti all’odore di salsiccia alla brace che compare nelle dichiarazioni pubbliche dell’amico Divani (quello del bancomat) ma ricorda anche la famosa Festa del Maiale organizzata da un altro amico, l’imprenditore Monti, proprietario di una catena del benessere (il Villaggio della Salute, le Terme Felsinee, ecc.) che fu uno dei più entusiasti sostenitori di Delbono (ricordo in proposito una sua sperticata intervista a Repubblica). Un sostegno solo verbale o anche di altro tipo? E in cambio di cosa?

E invece niente. A Delbono nulla di questo è stato chiesto. Forse perché la pretesa di far rispettare le regole di trasparenza veniva da sciocchi moralisti, da petulanti malpancisti, da consiglieri ingenui e politici implumi, che avevano già rotto le scatole con battaglie populiste e minoritarie (la ribellione al “firma e fuggi” nelle Commissioni consigliari, la richiesta di rendere pubbliche le spese di funzionamento del Consiglio, la trasparenza sull’uso del denaro riservato ai Gruppi Consigliari, la domanda su dove finiscono i contributi degli eletti versati al partito… tutta roba documentata sul mio sito e nel protocollo della Provincia). Quindi da gente incapace di capire come girano le cose, come si sta al mondo, come si fa politica.

Gente che pure venne a tediare alcuni dirigenti, già lanciati su Delbono candidato alle primarie, con la storia della sua vulnerabilità per le voci concordanti su comportamenti molto disinvolti e spregiudicati che un giorno potrebbero essere usati contro di lui sindaco, con danno enorme per tutto il partito. Gente insomma screditata, a cui giustamente quei dirigenti risposero facendo spallucce. “Ma a chi vuoi che interessino queste cose, sono fisime di pochi, la gente guarda ad altro, la competenza economica, la capacità amministrativa, poi se qualcosa verrà fuori gestiremo la situazione. Non preoccuparti, l’importante è sconfiggere la destra, fare una bella campagna, convincere amici e parenti a voltarlo…”.

Beh, cari amici, oggi io non ci sto a cadere dalle nuvole. Non ci sto a dire che finché la magistratura non finisce il suo lavoro non c’è nulla da dire. Perché non è affatto vero che tutto quello che non è penalmente rilevante è anche politicamente opportuno. Un certo stile di Delbono (ad esempio quello di cumulare incarichi, di portarsi su lavoro relazioni personali, di utilizzare in modo disinvolto strumenti pubblici), era pubblico e noto. Non si tratta di reati, ma comunque di aspetti che un partito serio deve considerare. Come la lettera - terribile - in carta intestata della Regione con cui Delbono scaricava la Cracchi a Cup 2000 come un soprammobile usato, chiedendo al contempo di essere costantemente informato di orari e assenze di lei (passata ad altro datore di lavoro), e pretendendo di autorizzarne previamente le richieste di ferie. Un atteggiamento padronale verso le istituzioni e le persone che non ha nessun bisogno della magistratura per essere giudicato. E sul quale avrei voluto sentire la voce di donne PD sensibili alla causa femminile, come l’assessora Lembi, che reagì rumorosamente all’appellativo “carina” usatole dal consigliere Tomassini, ma che sul ruolo della donna nell’affaire Delbono - Cracchi non ha trovato nulla da dire.

Io la penso diversamente. Io rifiuto l’idea di nascondermi dietro all’indagine penale per evitare, ancora una volta, il giudizio politico. Che spetta a noi, non ai magistrati. E che mi fa dire che quello stile e quei comportamenti, anche se penalmente irrilevanti, non sono belli e non sono coerenti con i valori del PD. E che quindi chi ha scelto Delbono come candidato sindaco a Bologna, di fatto imponendolo attraverso primarie drogate (per la propaganda a senso unico, non ci hanno ancora detto se pagata dal partito o da altri) e blindate (tutti i circoli erano diventati comitati elettorali di Delbono), ha sbagliato e oggi deve portare la responsabilità di questo errore.

3) DOPO DELBONO: UN NUOVO PD PER BOLOGNA

“Non siamo migliori a prescindere”. “Invece lo siamo”. In questo scambio di ieri sera al Circolo Cirenaica tra me e un dirigente si riassume a mio giudizio il bivio che il PD bolognese ha davanti.

Se prevarrà la linea minimizzatrice, che parla di piccole debolezze personali totalmente imprevedibili, e grande senso di responsabilità dimostrato dal sindaco e dal partito, facendo leva su una nostra “superiorità morale” innata rispetto alla destra, sono convinto che andremo verso la sconfitta elettorale. Ne è prova la domanda che alcuni anziani militanti, fedeli e disciplinati, hanno fatto dopo tali spiegazioni: “Allora perché il sindaco si è dimesso? Non doveva”.

Se prevarrà invece un’altra linea, di profoda autocritica, che passa attraverso le scuse alla città e l’ammissione di responsabilità da parte di De Maria e Caronna (il quale, avendo usato il partito per garantirsi uno stipendio lauto e sicuro in Europa, oggi dovrebbe almeno prendersi in carico uno dei Presidenti di Quartiere o un paio di Consiglieri Comunali rimasti grazie a lui senza stipendio…), allora, per quanto dura, avremo davanti una strada di riscatto.

Credo abbia ragione chi dice che la base del PD si merita di meglio di questi dirigenti. Che occorra andare dagli elettori con la cenere sul capo, e chiedere scusa. Che è l’ora di riprendere il discorso di un’etica nel partito e nelle istituzioni. E di cercare persone che fanno politica senza vivere di politica. Che hanno un lavoro vero, non dipendente dalla politica, e che possono fare politica da uomini e donne libere.

In questa prospettiva vi segnalo una iniziativa partita prima dell’esplosione del caso Delbono: si tratta di un documento in 10 punti intitolato UN NUOVO PD PER BOLOGNA, che insieme ad altri 28 iscritti (tra cui anche segretari di circolo e amministratori eletti) ho contribuito a scrivere e che è stato ufficialmente presentato alla Direzione di venerdì 22 gennaio, in via Rivani.

E’ un documento che parla di riorganizzazione del partito nel senso di una maggiore democrazia e trasparenza. I 29 promotori sono trasversali rispetto alle 3 mozioni congressuali (ci trovate bersaniani, franceschiniani e mariniani) e anche rispetto alle provenienze (ex DS, ex Margherita, ex nessuno).

Ad esso in pochi giorni hanno aderito una settantina di altri iscritti ed eletti a vari livelli istituzionali (dal consiglio comunale al parlamento). Lo propongo anche a voi come spunto per il rinnovamento del nostro partito.

Lo trovate sul sito http://nuovopdbo.wordpress.com e anche sul mio sito. Potete sottoscriverlo inviando un messaggio a nuovopdbologna@gmail.com

Molte altre cose mi ero segnato per questo rendiconto mensile: sul piano nazionale, la vicenda di Castelvolturno, emblematica di come in Italia vi sia troppa tolleranza verso una certa illegalità (il lavoro nero che strangola gli sfruttati), e molta ipocrisia verso i risultati di questa tolleranza. Riporto la domanda chiave di Gad Lerner al ministro Maroni: “Chi ha troppo tollerato che cosa, signor ministro?” E una notizia che forse è sfuggita ai più: il 60% degli stranieri di Castelvolturno erano immigrati regolari (fonte: Corriere della Sera, 12 gennaio 2010, pag. 13).

Significativa anche la vicenda pugliese, dove il PD (guidato dall’Ineffabile coi baffi) è andato dritto contro un muro che tutti avevano visto tranne l’uomo di intelligenza superiore, che per onorare un patto siglato a Roma con Casini ha pensato in 4 giorni di ribaltare il giudizio sui 5 anni di governo in regione. Se si voleva sostituire Vendola, bastava dire per tempo che la sua amministrazione era insoddisfacente. Quello che non si può fare, perché i nostri elettori giustamente non capiscono, è dire per 4 anni e mezzo che il governo pugliese va bene e poi alzarsi una mattina e chiedere agli stessi elettori di votargli contro.

E poi il grande tema del trasporto ferroviario, con pendolari sempre più bistrattati e un’alta velocità con il 95% dei treni in ritardo tra Bologna e Firenze, pare per un calcolo errato su pendenza e potenza delle motrici. E l’amministratore delegato Moretti che con noncuranza dice di portarsi panni e panini perché non si sa mai.

E infine la perdurante azione di smantellamento dell’attività giudiziaria, presa nella tenaglia di leggi taglia processi e organici sempre più scarsi e dotazioni sempre più lacunose.

Ma non ho il tempo e lo spazio. Spero di poterci tornare sopra con calma.

Chiudo con un invito inconsueto, a vedere un film: L’uomo che verrà. Bolognese per regia e per ambientazione, è un’opera dolorosa e intensissima che parla della guerra in generale e della strage di Monte Sole in particolare, osservandola dal basso, con gli occhi di una bambina di una famiglia contadina dell’epoca. Una prospettiva insolita, molto equilibrata e molto vera.

Un saluto a tutti, e alla prossima.

Andrea De Pasquale
www.andreadepasquale.it

Rudi Ghedini scrive:
4 Febbraio 2010 alle 11:01

L’aspetto più stupefacente è che certe critiche, di inusitata durezza, vengano da “dentro” il Pd, mentre gli alleati che si suppone stiano alla sua sinistra se ne stanno quieti (Zani li definisce “innocui”).

Il collasso dell’etica pubblica a cui abbiamo assistito viene da lontano, le concrete modalità di funzionamneto dei partiti hanno partorito oligarchie militarizzate, impermeabili al confronto, anzi interessate a chiudere ogni confronto, ogni allargamento del dibattito (nuove variabili potrebbero far perdere la “presa” sul potere).

La mia convinzione è che ci sia, a Bologna, una vasta area di sinistra che non ne può più di questa disinvoltura nell’esercizio del potere, e spera che quest’ultimo, fragoroso fallimento serva almeno a ripensare alle modalità di selezione dei gruppi dirigenti.
Proprio l’esperienza che ha portato alla scelta di Delbono mostra come le primarie siano un mezzo non privo di ambiguità.

Il Pd è davanti a un baratro: ne va del suo “senso” (direbbe Bersani), della sua stessa esistenza. Per uno come me - che non ha mai votato questo partito ma che è ovviamnete interessato alla sua sorte - la speranza è che il ripensamento sia davvero radicale.
Credo che la credibilità di una nuova proposta politica cominci dalle persone che la avanzano. E che pratiche politiche autenticamente democratiche sono quelle in cui la conclusione del percorso è nelle mani di chi partecipa, non è già scritta – predefinita – da qualcuno che pretende di guidare gli altri.

Vanni Pancaldi scrive:
4 Febbraio 2010 alle 14:09

Walter bello l’ intervento e le indicazioni pratiche che porti in fondo.

Superiorità e continuismo (come dice bene Natali) e carrierismo ed opportunismo su cui si basano, hanno affossato nei fatti il progetto PD a Bologna.

Come sai fuori Bologna è peggio. Indicare nuove strade o difendere la democarzia interna è un “attentato” e gli attentatori vanno espulsi. Demaria e gli altri giovani e vecchi turchi si reggono sulla cooptazione del consenso e sul conservatorismo concreto, ammantato sempre da parole di innovazione e di vittoria, dei berluschini di provincia.

Non credo più nel progetto PD (IN QUEL CESTO CI STANNO QUELLE MELE !!) ma a tutti sta a cuore il presente ed il futuro del nostro territorio. Purtroppo gli slogan PD assurdi nella loro infingarda cecità su di “un’altra italia” apparsi in questi giorni rischiano di stroncare anche il più benevolo simpatizzante se confrontati ai tanti “incidenti di percorso” e di sottrarre attenzione anche a chi sta faticosamente costruendo altri progetti

Il segnale vero che la discontinuità è arrivata ed una certa storia dirigenziale terminata sarebbe che il vento della novità e del dibattito vero scuotesse anche le melmose periferie di provincia dove si strutturano le fondamenta di questa storia, il brodo di cultura delle distorte visioni e delle fortune immeritate di chi impera a Bologna, su cui si scaricano favori, persone e speculazioni, lontano dai riflettori e dai clamori della stampa, e dove si sfrutta con malevola furbizia l’ansia identitaria di tanti “compagni”.

A parte te, sento parlare quasi solo di nomi, come nelle tifoserie calcistiche (il cev , lo staliniano, il grande vecchio, ..) e di rassicuranti inciampi “personali” da dimenticare. E i Sindaci hanno ben altro da fare nel sistemare il (loro) futuro che perdere tempo in quisquilie. Le discussioni mica son mattoni o capannoni…

Ciao

Claudia Castaldini scrive:
4 Febbraio 2010 alle 14:31

Caro Walter, ho condiviso in pieno il tuo intervento, tra i pochi della serata in Direzione che sono andati dritti al cuore del problema.
Condivido in particolare la considerazione che l’ordinaria amministrazione non basta più, mentre occorrerebbe nuovo slancio: aggiungerei non soltanto a Bologna, ma nel Pd in generale.
Siamo in presenza di una coalizione di destra che ci offre mille occasioni per esprimere proposte, indirizzi, ma direi anche valori complementari quando non antitetici. Non è il caso di attendere oltre, invischiati nei meccanismi di partito, per fare emergere le nostre proposte.

Alfonso Principe scrive:
4 Febbraio 2010 alle 15:48

Caro Walter, con enorme piacere ho letto il tuo intervento!
come sai non sono iscritto al PD ma mi interessa enormemente il suo destino. Pertanto mi atterrò a quello che penso sulla base di quello che hai detto e scritto. (Altri molto più preparati di me sul piano politico si sono espressi, negli interventi precedenti, a volte con molta profondità di analisi)
1)L’impressione generale è che Del Bono non si sia dimesso ma che sia stato dimesso per motivi diversi. Quindi pur apprezzando la diplomazia che hai espresso in questo frangente, non condivido la correttezza del comportamento da te sottolineato.
2)A mio avviso, a parte te e pochi altri, ci sono ancora molti dirigenti del PD locali(Segreteria, Regione, Provincia, Circoli,…) e nazionali che hanno convenienza ad affermare (forse anche a credere) che si sia trattato solo di un grave errore. Infatti sono cose che sono avvenute, avvengono e potranno avvenire in modo trasversale a tutti i livelli, in modo particolare a livello nazionale. Per tornare a Bologna, pongo la domanda: “Le cose sarebbero state diverse se ci fossero state le primarie di Coalizione?”. A mio parere la risposta è certamente positiva!!!!
3)Condivido la tua proposta augurale che Bologna è in buona posizione per inaugurare un nuovo percorso di comportamento politico e amministrativo. E’ indispensabile perchè, tanto per citarti, la città non è più disponibile a votare per il PD e il centrosinistra a qualunque condizione, come è avvenuto alle ultime elezioni nazionali dopo le dimissioni di Prodi. Vanno abbandante l’arroganza e la presunzione di poter calare impunemente dall’alto i candidati considerati migliori da un ristretto numero di persone che pensano solo come minimo a conservare la poltrona e nella prospettiva di salire di grado. La cosa migliore a questo riguardo è proprio quella di far tornare alle professioni di partenza tutta la vecchia classe politica. Se non hanno mai lavorato la cosa diventa difficile perchè sarà necessario trovar loro un lavoro e con i tempi che corrono….
Tutto sommato concordo con il tuo intervento. Lo trovo un pò tardivo ma almeno finalmente è stato fatto. Mi auguro che sia ascoltato e che non resti solo un pio desiderio tuo ma sicuramente della maggiorparte del popolo di sinistra.

Paolo Rebaudengo scrive:
4 Febbraio 2010 alle 19:04

Le dimissioni del sindaco sono un atto apprezzato e dovuto sul piano etico e politico (nel nostro partito) molto prima che giuridico (rispetto al quale oggi non sappiamo se sarebbero state necessarie). Il nostro Partito non è sfuggito tuttavia al dovere di interrogarsi su come e perché siamo giunti in questa situazione. La discussione è in corso. Oggi, in piena crisi occupazionale e sociale, il PD, principale partito di opposizione, ha un ruolo importantissimo nel Paese, mentre la destra lavora alacremente per smantellare i principi della democrazia, dall’autonomia e bilanciamento dei poteri, al ruolo degli Enti locali e delle Regioni, ai diritti dei più deboli, e ipocritamente critica i meccanismi del mercato, si erge a fautrice dell’intervento dello Stato, e pratica una politica del tutto opposta.
La sinistra, in tutta Europa, vive una fase di grave difficoltà se non di declino. Come se non riconoscesse più il soggetto storico cui rivolgersi.
In Italia già trentacinque anni fa Paolo Sylos Labini, con un saggio sulle classi sociali, analizzava, inascoltato, i cambiamenti nella composizione sociale del Paese, nelle nuove articolazioni di classe e di ceto. Nel 2001, indicava nell’etica la via di uscita dalla crisi italiana, attraverso un’opera che venne definita un breviario civile, intitolata “Un paese a civiltà limitata”. Le trasformazioni sociali riguardano tutto il mondo occidentale ma in Italia sono pesantemente aggravate da corporativismi, arretratezze e soprattutto dalla questione meridionale e dalla criminalità organizzata. Correva l’anno 1980 quando Gerardo Chiaromonte, in un appassionato confronto con Giuseppe Galasso raccolto nel volume significativamente intitolato “l’Italia dimezzata”, segnalava la drammatica emergenza e la centralità del tema del Mezzogiorno. Oggi una grande parte di quel territorio è sottratto allo Stato di diritto e abbandonato alla criminalità.
Abbiamo una lunga e gloriosa storia di lotta allo sfruttamento ma abbiamo trascurato gli strumenti politici e di analisi per affrontare il “mancato sfruttamento” dei lavoratori espulsi dal MdL e ancor più di quelli che non riescono ad entrarvi e addirittura non si iscrivono neppure più nelle liste dei disoccupati per sfiducia, e mentre si parlava di fuga dei cervelli non ci accorgevamo di quanti cervelli non riescono a fuggire perché non ne hanno gli strumenti culturali. Le nuove povertà, la vulnerabilità degli immigrati e delle immigrate sono in parte sfuggite alla sinistra, salvo trovarci con Rosarno, in una Regione da noi governata. Sicurezza e insicurezza sono temi che stanno a cuore alle classi popolari. Ci sono problemi di identità sociale dei più vulnerabili; esistono fenomeni di delinquenza e criminalità, dei quali gli immigrati sono spesso parte lesa, tanti atti di inciviltà, magari piccoli, che non entrano nelle statistiche, ma che danno a chi li subisce la convinzione di essere umiliato, maltrattato, messo in discussione nella propria esistenza quotidiana. Il tema dell’immigrazione è un tema di fondo, ne abbiamo bisogno per ragioni economiche e demografiche e per il nostro welfare privato, ma occorre essere credibili sulla capacità di saper affrontare positivamente questo fenomeno, con proposte, con un piano, programmi realistici su come fare politiche di integrazione, per la casa, per l’istruzione, con quali risorse e a carico di chi, quale idea abbiamo sul governo dei flussi, consapevoli che il mancato governo del fenomeno danneggia per prime le classi più deboli, a partire dagli stessi immigrati inseriti.
L’individualismo e il soggettivismo sono fenomeni che a partire dagli anni ’80 si sono sviluppati sino a caratterizzare una quota rilevante della società. Ma, anche qui, non è solo contrapponendo la categoria del collettivo che risolviamo questa tendenza, cavalcata e fatta propria dal berlusconismo ma che è connessa alle tendenze economiche, sociali e culturali del nostro tempo. Non sarebbe altrimenti comprensibile il berlusconismo di tanta parte delle classi popolari.
A sinistra occorre tuttavia essere netti nel rifiutare la tradizione dell’esercizio del potere che va da Caligola a Berlusconi, potere arbitrario, pensato per il bene proprio e dei propri famigli, con nomine che risarciscono favori personali, optando invece per la tradizione dei Parri, dei Berlinguer e dei Dozza, per i quali il potere, delegato dal popolo, si esercita per il bene comune. I valori del PD sono stati descritti in una apposita carta ma è evidente che anche nel nostro partito vi è chi ha fatto propria la logica della libertà individuale e soggettiva anche dalle norme giuridiche ed etiche, decidendo di volta in volta quando applicarle a se stesso. La rabbia e lo sconcerto possono passare. Più difficilmente la delusione di avere constatato la difficoltà a far scattare gli anticorpi. Non ci saranno più gli Enrico Berlinguer o i Ferruccio Parri che dormiva in una brandina al Viminale e tuttavia non sono pochi, ancora oggi, i pubblici amministratori, nei nostri territori, donne e uomini, che praticano quel rigore di vita e di condotta. Non può essere la meritocrazia il nostro metodo, ma la valutazione del merito sì, e dei comportamenti, delle motivazioni, e dei risultati. I cittadini guardano ai risultati pratici di ciò che viene fatto e che ha ricadute pratiche per la qualità della loro vita. L’ambiente, la scuola, il lavoro, la sanità, la cultura, i trasporti pubblici, l’urbanistica, la pubblica amministrazione e la partecipazione. Sono molti i risultati positivi a Bologna e in regione, certamente superiori di gran lunga agli errori e alle carenze cui occorre mettere mano.
Bononia era un nome augurale, ricorda una didascalia del nascente museo della città, evocativo dei Galli Boi che scesero dal nord e si mescolarono con gli Etruschi. Bologna è stato un nome augurale nel secolo scorso per tutta la sinistra italiana. Riusciremo a ridarle questo significato?

annalena scrive:
4 Febbraio 2010 alle 20:07

Oggi Maroni dice che a Bologna non si voterà a marzo,domani sera sarò in piazza e chiedero al mio partito e al mio sindaco che per AMORE PER BOLOGNA devono essere ritirate le dimissioni non è possible lasciare la nostra citta x un anno commissariata.BOLOGNA NON LO MERITA DEVE ANDARE AVANTI.

stefano bacchelli scrive:
4 Febbraio 2010 alle 20:26

Scusate se rientro: ho appreso in questo momento che il Governo vuole rimandare la data delle elezioni al 2011 !!! Come già detto da altri, questo governo non usa il consenso per governare, ma governa per creare consenso. Adesso per tutta l’Italia potranno ridere della situazione di Bologna, commissariata come una città di mafiosi proprio da un governo mafioso. Questo convincerà altri ancora che Berlusconi può fare il bello e il cattivo tempo. Il Commissario in arrivo proviene dal commissariamento di Taranto che aveva un buco nel bilancio di 900 milioni per colpa del suo sindaco Pdl, ma di costei che aveva un bilancio scritto sull’acqua non si sa più nulla, mentre di Delbono vogliono vedere estratti conto e pezze d’appoggio varie. La legge in Italia non uguale per tutti e ogni giorno ne abbiamo la dimostrazione.

Roberto Tedeschi scrive:
5 Febbraio 2010 alle 09:01

Caro Walter,
che dire.. sono pienamente, ma lo ero già da tempo, in accordo con quanto dici. Peccato che quando ho tentato di dirlo io ho avuto la risposta più dura che il partito nel quale militavo da anni potesse darmi. Fuori da tutto, per decisione di una sezione coordinato da un funzionario della segreteria e nominato da Del Bono in un ricco Consiglio di Amministrazione. Ho tentato di fare e se si rileggono le mie note alcuni discorsi che oggi vedo con piacere sono all’ordine del giorno, ma ho pagato per questo venendo estromesso dal partito (con operazioni ignobili e tradimenti e false promesse). Come me molti altri che hanno creduto e denunciato situazioni simili hanno trovato solo porte chiuse o rifiuti vari.Peccato, ora siamo “cancellati” dal partito, ora che le cose che denunciavamo saltano fuori. Ora siamo “radiati” ma i responsabili di zona del PD di intere aree, che aprono con accorata lettera di denuncia di quanto fa il PD il tuo Blog, dov’erano quando sono state prese certe decisioni?
Scusami, solo uno sfogo di chi pensava e credeva in un partito in cui le idee potessero marciare anche se indisponevano il segretario ed il funzionario di turno.
Roberto

andrea garagnani scrive:
5 Febbraio 2010 alle 14:05

Egregio senatore,pur essendo da sempre di sinistra, sono stato a suo tempo fra quelli che hanno auspicato la sua non ricandidatura a sindaco e che ha sostenuto Guazzaloca, cosa che ho fatto anche alle ultime elezioni, per poi votare x delbono al ballottaggio pur “turandomi il naso”
L’ hanno scorso ho deciso di iscrivermi al PD perchè credevo nell’idea e speravo che avrebbe tenuto fede ai programmi e all’aggettivo “DEMOCRATICO”; che delusione!
Ho letto il suo articolo e lo condivido in massima parte, condivido soprattutto la disamina dell’orribile amministrazione Cofferati e le critiche alla dirigenza locale che non ha veramente nè idee nè capacità alcuna salvo quella di tenere sempre la propria poltrona ben attaccata al sedere.bisogna cambiare e mettere in campo facce nuove con idee,la Saliera ad esempio.Sarebbe un bel segnale e poi come sindaco di Pianoro e come assessore alla mobilità ha dimostrato di essere capace e soprattutto credibile, qualità che è mancata sia a Cofferati che a Delbono.
E sarebbe una donna giovane, credo che se la smettessero di litigare fra correnti in direzione sarebbe un’ottima scelta
Cordiali saluti
Andrea Garagnani

Monica T. scrive:
7 Febbraio 2010 alle 11:24

Sto leggendo tutto questo Blog e mi viene da piangere.Ho creduto grazie a quel Tedeschi che ha scritto prima in un nuovo partito, nella possibilità di cambiare le cose, nelle persone che contano e non i segretari di partito. Ci ho provato con il “nuovo PD” di un anno fa. Nesuna risposta, alla prima critica, buttata fuori, non più ascoltata. La difesa di chi, a mio parere aveva lavorato bene, cancellata da quattro persone che riunite insieme decidono chi e come si deve governare il paese.Poi la scelta di mettermi contro e tentare di cambiare.Le offese personali, una mobilitazione contro la nostra lista civica da far paura anche sindacati associazioni di pensionati auser.Tutti contro a dir male del capolista.Perso, sconfitti e ributtati nella fogna.Non dialogo ma annientamento di chi non la pensa come il segretario. Ora di che vi lamentate.Noi eravamo cinque giovani pronti ad entrare in campo.Ora siamo cinque giovano schifati: si probabilmente voterò a destra perchè li c’è chi ascolta. Almeno ascolta e non respinge a priori. Peccato qualcuno che sapeva far sognare mi ha aveva fatto credere nel PD.Ora anche quel qualcuno è stato fatto fuori.Andate avnti così bologna del partito e non dei cittadini.

giancarla codrignani scrive:
7 Febbraio 2010 alle 17:07

A VITALI 7.II. 2010 al blog a proposito della crisi bolognese

Ho aspettato alcuni giorni per mandarti un commento. A prescindere dalla condivisione delle tue critiche, mi permetto un paio di riflessioni.
Penso che DC e PSI siano crollati non tanto per “Mani pulite” e la corruzione, ma perché erano “vecchi”. Il PCI ha tardato a cambiare il nome e, più ancora che le idee, la “forma/partito”. Avere bloccato la scelta dell’innovazione radicale di un autentico Partito Democratico ha comportato il riscivolamento verso vecchie pratiche cencelliane e spartitorie. L’insofferenza verso la “società civile” (e perfino le rinnovate critiche al Partito d’Azione) non ha tenuto conto della storia, mentre anche la gente di sinistra capisce che il mondo non è ingessabile, anche se, attaccata alle antiche abitudini e linee, ha paura del futuro.
Il PD - per come lo intendiamo in molti - deve avanzare una prospettiva, proposte innovative, una sostanziale opposizione curando più del rapporto democratico che ogni opposizione mantiene con i governi, il consenso, ancora recuperabile attraverso il lavoro - proprio e delle libere organizzazioni che autonomamente si affiancano - sul territorio Così sarà possibile vincere nuove elezioni e, se non si avesse successo, almeno cadere in piedi.
Non è facile evitare di scivolare quando si procede su un piano inclinato, oliato da un governo che si regge sul populismo e sulla programmazione, televisivamente amplificata, del falso non solo in bilancio, ma “in potere”. Purtroppo l’organizzazione dei nostri partiti (e di tradizionali uomini o donne) di coalizione e di riferimento è insicura: non si assume responsabilità, appare incerta (ma studia abbastanza?), non tiene le antenne sulla società e non sa prevenire le conseguenze di scelte facili perché tradizionali. In Campania anche Di Pietro è costretto di venir meno al suo condivisibile principio del “no indagati nelle istituzioni”, in Puglia non si è capita la popolarità di un indipendente esterno che aveva fatto dimettere i compagni sospettati, in Emilia non si sono prevenute le conseguenze di una candidatura in grado di subire ricatti a causa di ben note abitudini di vita. Non per moralismo: Cofferati è arrivato con una moglie, è uscito con un bambino e un’altra compagna senza nessuna contestazione pubblica; ma si è ben guardato di collocare la sua donna in uffici comunali.
Il guaio è che a Bologna, sia per la tradizione storica dei partiti, sia per la presenza di tanta intellighentia universitaria, ci dovrebbe essere solo l’imbarazzo della scelta tra nomi di gente affidabile nota all’elettorato di piazza Maggiore, fino alla Bolognina o al Pilastro. Si dovrebbe correre ai ripari con urgenza. Se il governo ci manderà a elezioni nel 2011, si aprirà una sfida che può essere vinta. Basta lavorare. Con i cittadini. Che sono poco e male informati ma che non sono assolutamente perdutii. Diamogli il sostegno di cui hanno bisogo: sono tanti i settori di comune interesse. Per esempio la scuola: una bella campagna a 360° di chiarezza sulla politica del governo e sui danni che i cittadini già prefigurano può essere facilmente “elettorale” e rimettere in circolo le energie addormentate. Ma è solo un esempio…..

paolo serra scrive:
7 Febbraio 2010 alle 20:54

Caro Walter,
sai meglio di me che sono d’accordo con quello che scrivi. Sono concetti che ho declamato ad alta voce durante tutti i congressi di circolo ai quali ho partecipato pochi mesi fa per la mozione Marino. Sono concetti che ho cercato di esprimere, e di concretizzare quando potuto, sin dall’inizio della mia militanza che risale al 1974. Concetti che, ad es., mi hanno fatto decidere a non ricandidarmi in Consiglio Comunale per evitare una guerra fratricida fuori Lame da null’altro causata se non dalla pavidità del gruppo dirigente della Federazione. Purtroppo debbo constatare che la stasi politica di cui soffriamo a Bologna da tanti anni, la cui radice per me risale addirittura ai fatti del 1977, quando restammo paralizzati davanti all’accusa di essere socialdemocratici fattaci dai figli della piccola borghesia meridionale che storicamente frequenta l’Università, è divenuta una vera crisi ed ha anche, inevitabilmente, invaso la sfera etica, per me un prerequisito esistenziale senza il quale non ci può essere buona politica. Di nuovo purtroppo spiace constatare che il morbo non è locale ma ampiamente esteso, anzi, forse la forma bolognese non è ancora delle peggiori. Ovviamente continuerò a battermi perchè la malattia che potremmo definire “politicista” venga debellata, la città ed i paese ne avrebbero bisogno. Ma non possiamo aspettare l’evolversi della crisi comunale, la lista delle regionali mi pare compilata con i soliti vecchi metodi. Se non riusciremo ad invertire la rotta al Congresso Provinciale forse non ci riusciremo mai più.
Paolo Serra

marcello bruni scrive:
7 Febbraio 2010 alle 21:14

Una testimonianza di come vanno le cose nel PD:

1. collocato a sinistra, ma mai iscritto ad un partito, ho aderito alla nascita del PD ed ero tra i soci fondatori. In ottobre 2007 nel mio circolo a Bologna eravamo in tanti in questa situazione (troppi?). Poi il nulla per un anno e mezzo (paura di questi nuovi e ignoti adepti), quando finalmente ho forzato l’ingresso del circolo e ho chiesto la tessera;

2. in autunno 2008 ho partecipato ad una cena di finanziamento per Delbono. Presenti esponenti vari del mondo del lavoro, naturalmente quasi tutti maschi. Il festeggiato, al contrario di noi tutti, era accompagnato da una signora il cui livello di bellezza si collocava all’estremità opposta di quello di saggezza del futuro candidato. In seguito ho saputo del simpatico nickname con cui era chiamato in regione e ho capito che l’origine dell’aspetto sofferto non era intellettuale ma sportiva;

3. al momento delle primarie ho scoperto con sorpresa che, come nella Fattoria di Orwell, c’erano candidati e CANDIDATO. Gli elettori erano liberi di votare ma (strizzatina d’occhio…) il partito aveva già scelto. Piuttosto risentito ho aderito e mi sono candidato alla lista per Pasquino Sindaco;

4. nel mezzo della scorsa calura agostana una raccomandata con ricevuta di ritorno mi costringeva a un penoso pellegrinaggio alle poste centrali (questo non glielo perdonerò mai!) e scoprivo di essere stato sospeso per un anno dalla qualità di iscritto (e vabbè, me l’ero cercata…) e di ELETTORE (sic!);

5. ignaro delle conseguenze pratiche della fatwa di cui ero oggetto mi sono recato alle ultime primarie per il segretario nazionale del PD e, nel mezzo del bar Ciccio davanti alla fila di disciplinati simpatizzanti, venivo informato che ero INIBITO AL VOTO…

Come commentare l’ineffabile? Qualche gesuita della direzione locale del PD ha brillantemente intuito l’esistenza di una specularità di regole in base alla quale se l’elettore può scegliere un partito ergo un partito può scegliere gli elettori. La fantasia al potere.

Riccardo Lenzi scrive:
7 Febbraio 2010 alle 21:58

Dopo l’arrogante (e prevedibile) annuncio del piduista Cicchitto - della serie: “si vota quando lo diciamo noi” -, la prima occasione per mostrarsi coerenti con i commenti che ho letto è mettere immediatamente (finché si è in tempo) in discussione ogni candidatura insostenibile. Per esempio quelle di Vasco Errani in Emilia-Romagna e di De Luca in Camp ania. Della ineleggibilità di Errani e Formigoni - ex legge 165 del 2004 - ne ha scritto recentemente Michele Ainis su La Stampa:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6899&ID_sezione=29&sezione=

(ambasciator non porta pena…)

Giancarlo De Maria scrive:
8 Febbraio 2010 alle 15:04

Caro Vitali,apprezzo l’implicita autocritica. Verso la metà degli anni 90 è vero che è cominciato il declino ed è anche vero che eri stato appena nominato (e in seguito anche eletto) Sindaco. Allora (ero anche membro della Direzione Provinciale del partito) fui apertamente critico verso la tua gestione del Comune che, per così dire, inaugurò un’epoca (poco felice). Adesso sono completamente d’accordo con le cose che dici, alle quali aggiungerei solo una precisazione e un’integrazione.
La precisazione: per rinnovare la dirigenza del partito di Bologna, bisogna che vadano tutti a fare un altro mestiere; diversamente, fatta l’autocritica, ci ritroveremmo sempre i soliti noti. E attenzione anche alle famigerate “seconde linee” pronte a subentrare: se si trovano in quella posizione è perchè, lo dici in qualche modo anche tu, non hanno fatto altro che dire SI’, sempre, comunque e a tutto. Le valide risorse umane per un vero rinnovamento in questa città E ANCHE NEL PARTITO non mancano: basta fare un verso e arrivano; lo si sa benissimo, ma il verso non verrà fatto.
L’integrazione: per riavvicinare la gente alla politica bisogna fare sempre e comunque primarie di coalizione senza candidati pre-battezzati dal Partito (Delbono è stato eletto con l’apporto oltre che dei suddetti yes men, anche con quello, indispensabile, dei fedelissimi vecchietti che si suiciderebbero piuttosto che non ubbedire a tutto ciò che esce dalla bocca dei dirigenti, perfino quando si chiamano Salvatore Caronna e Andrea De Maria !!!). Ma E’ ANCORA PIU’ NECESSARIO RIPRISTINARE IL VOTO DI PREFERENZA. Qualcuno (che non l’ha fatto) avrebbe dovuto pur chiedersi quanti voti ha perso il Partito a Bologna nelle ultime due elezioni politiche (astensioni o voti ad altri partiti della coalizione) pur di non contribuire all’elezione di personaggi sgraditi a TUTTI COLORO CHE LI CONOSCEVANO ma imposti in ossequio, magari, a logiche spartitorie agite a livello nazionale…

Riccardo Lenzi scrive:
11 Febbraio 2010 alle 00:49

Segnalo l’opinione di Luca Sofri (PD) in merito alle ri-candidature di Vasco Errani e Roberto Formigoni: http://www.wittgenstein.it/2010/02/05/questo-e-un-paese-singolare/

Riccardo Lenzi scrive:
11 Febbraio 2010 alle 03:03

Riccardo Lenzi scrive:
17 Febbraio 2010 alle 13:41

L’opinione di Vittorio Angiolini, professore di Diritto costituzionale (Università di Milano): http://www.youtube.com/watch?v=vbaOs4ydeWs&feature=player_embedded

Riccardo Lenzi scrive:
20 Febbraio 2010 alle 16:29

L’opinione di VALERIO ONIDA, presidente dei Costituzionalisti italiani, sulla ineleggibilità di Errani e Formigoni:

“Nessuna retroattività. Il punto più delicato riguarda l’immediata applicabilità del divieto di terzo mandato - sancito dalla legge 165/2004 - anche in assenza di una legge elettorale regionale. Nel caso fosse effettivamente applicabile, se rieletti, dovrebbero essere dichiarati ineleggibili. Altrimenti no, ma vorrebbe dire che le Regioni hanno la possibilità di far valere o meno un principio fissato dal legislatore statale”.

http://www.youtube.com/watch?v=0kBo2oSFj6Y

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