Martedì è iniziata in Aula al Senato la discussione sul cosiddetto “processo breve“. Di cosa si tratta? Di una specie di amnistia mascherata, con l’estinzione di tutti i processi - a parte determinate tipologie di reato - che durino più di due anni in primo grado, più di due in Appello e più di altri due in Cassazione, con l’aumento di un anno per ciascun grado di giudizio se c’è stato un rinvio. La gravità del provvedimento è evidente. La dichiarazione di estinzione di un processo, senza che si sia arrivati al giudizio, è contradditoria con la sua stessa natura. Esso infatti richiede, in nome dei diritti della vittima del reato, che si giunga sempre ad un giudizio di merito. Se in Italia la giustizia è lenta, bisognerà provvedere rendendola più efficiente, non mandando all’aria decine di migliaia di processi.
Ma a Berlusconi questo serve a bloccare i due processi in cui è attualmente coivolto, quello per aver corrotto l’avvocato inglese Mills e quello per i diritti televisivi Mediaset, dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. E il lodo Alfano, com’è noto, bloccava i processi per le quattro principali cariche istituzionali durante l’espletamento delle loro funzioni.
Martedì il gruppo PD del Senato è insorto alla notizia che il Governo stava predisponendo un decreto-legge per consentire agli imputati di chiedere la sospensione del processo per scegliere il rito abbreviato in caso di nuove contestazioni del PM, cosa che è accaduta a Berlusconi in questi due processi e che l’avrebbe agevolato.
In Commissione giustizia alla Camera intanto si sta discutendo del legittimo impedimento, che permetterebbe a Berlusconi di non presentarsi di fronte ai suoi giudici per gli impegni legati alla sua carica istituzionale, il quale viene ritenuto una specie di “ponte” verso la costituzionalizzazione del lodo Alfano.
Giuseppe D’Avanzo, su La Repubblica di ieri, ha scritto che in questo momento il problema principale di Berlusconi è di impedire che la Cassazione, il prossimo 25 febbraio, confermi la condanna di Mills, poiché questo equivarrebbe ad un giudizio di colpevolezza per lui, in quanto non ci può essere un corrotto (Mills) senza un corruttore (Berlusconi).
Altro che dialogo sulle riforme!!! Il Parlamento è bloccato a discutere delle leggi che servono a risolvere i guai giudiziari di Berlusconi, mentre la crisi economica sta toccando il suo punto più critico, e ci vorrebbe una ben diversa attenzione da parte del Governo.
Io credo che gli elettori comincino ad accorgersi di questo, e anche quelli di centrodestra non siano tanto contenti di un Presidente del Consiglio troppo impegnato a farsi gli affari suoi.
Peccato che nella vicenda per le candidature alle regionali, soprattutto in Puglia e Lazio, il PD stia dando un pessimo spettacolo. Non ho molto da aggiungere a quanto ha scritto Alfredo Reichlin, uno dei padri nobili della sinistra italiana e sostenitore di Bersani, su L’Unità di martedì 11 gennaio in un articolo intitolato “PD, troppe rissosità. La gente non capisce”. Quell’articolo raccontava di un militante del PD che diceva con rabbia “State facendo di Casini il capo della sinistra italiana”, e si conludeva così “Il terremoto è forte. Senza un’idea anch’essa forte, un partito come questo può anche decomporsi”.
Non resta che sperare che Reichlin si sbagli, e lavorare perché sia così.


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Ho visto che il PD ha deciso di fare le primarie in Puglia. Ho visto anche che D’Alema se l’è presa con Vendola dicendo che la colpa è sua.
Forse D’Alema dimentica che le primarie sono previste dallo statuto del PD come strumento “normale” di selezione delle candidature. Se il PD le avesse proposte subito non avrebbe dato l’idea di farcele imporre da Vendola, e la discussione su UDC sì-UDC no sarebbe stata fatta alla luce del sole.
Invece agendo come è stato fatto, cioè per evitarle, si è dato l’idea di un partito, il PD, che vuole togliere di mezzo il Presidente uscente, a quanto pare ancora popolare, in nome di una pregiudiziale posta dall’UDC per fare l’alleanza con loro.
A parte che le pregiudiziali come questa non sono accettabili, questo comportamento di D’Alema ha creato le condizioni migliori per la vittoria di Vendola, con il quale l’UDC ha detto che non ci starà mai, e per la sconfitta del candidato sostenuto dal PD, Francesco Boccia, fautore dell’alleanza con l’UDC.
Un bel capolavoro davvero, da parte di un “professionista” della politica come D’Alema!!!