Basta aver visto il vergognoso atto di sciacallaggio mediatico sulla pelle dei terremotati dell’Aquila messo in scena martedì sera a Porta a Porta dal duo Berlusconi-Vespa, per capire che gli appelli alla mobilitazione in difesa della libertà di stampa non sono affatto eccessivi. Ed è importante che la manifestazione di sabato 19 settembre a Roma riesca bene.Berlusconi sta reagendo rabbiosamente e con ferocia alle sue numerose difficoltà, dalle inchieste sul giro di prostituzione e droga da cui è circondato, alla riapertura delle indagini sulle stragi di mafia del ‘92 e ‘93 che riguardano anche la vicenda Mangano, al prossimo esame da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano, che potrebbe anche essere bocciato. Per di più, Emma Marcegaglia si è incontrata recentemente con Guglielmo Epifani e il giudizio di entrambi sulla politica del governo per arginare la grave crisi economica e sociale in atto è negativo.
Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, è il suo scherano. Dopo aver provocato le dimissioni del direttore dell’Avvenire Dino Boffo, ora punta a intimidire Gianfranco Fini, il quale ha però risposto duramente con una querela.
Ci sono quindi tutte le condizioni per una ripresa di iniziativa da parte dell’opposizione, e per incalzare il governo con le nostre proposte. Dario Franceschini sa tenere bene il campo, e questo è un merito che gli viene largamente riconosciuto, così come la capacità che ha avuto di caricarsi sulle spalle la responsabilità di guidare il PD alle recenti elezioni europee e amministrative, dopo le dimissioni di Walter Veltroni.
Sono tutti elementi che contano nel mio sostegno alla sua candidatura a Segretario del PD, perché per cambiare segretario in questo momento ci vogliono argomenti che non vedo. Ma il motivo principale del mio sostegno sta nel fatto che Dario Franceschini assicura una continuità con il progetto originario del PD che le altre candidature non garantiscono, a partire da quella di Pier Luigi Bersani. E garantisce anche la rettifica degli errori che vanno corretti.
La prova è nelle “grandi manovre” che sono iniziate nel centrodestra per il dopo-Berlusconi, e nel confronto in atto sulla posizione che deve tenere il PD. Gli scenari sono tre: una sostanziale continuità, con Giulio Tremonti in veste di rinnovato garante del patto PdL-Lega; una involuzione ulteriore del sistema politico italiano, con il Grande Centro di Pierferdinando Casini ago della bilancia come nella prima Repubblica, magari attraverso una legge elettorale di tipo proporzionale; un’evoluzione della destra in forme simili a quella francese di Nicolas Sarkozy, con la leadeship di Gianfranco Fini.
Per il PD l’unico scenario buono è il terzo, nel quale possiamo giocare fino in fondo le nostre carte e porci l’obiettivo di tornare a vincere alle prossime elezioni politiche. Gli altri due scenari sono da evitare come la peste.
Per questo non mi piace il dialogo di Massimo D’Alema con Tremonti (vedi il Corriere della Sera di mercoledì 16/9). Ma soprattutto temo che il progetto politico di Pier Luigi Bersani apra pericolosamente al secondo scenario. Correggere i limiti di autosufficienza che ha avuto il Pd è giusto, rinunciare alla vocazione maggioritaria e “sostituire la ricerca delle alleanze a quella del consenso”, come ha scritto di recente Angelo Panebianco, è invece completamento sbagliato.
Non dobbiamo più fare alleanze solo “contro”, ma per il governo. Il PD deve essere quella grande forza riformista che non delega a nessun altro, neanche all’UDC di Casini, il compito di dialogare con determinati settori della società o determinate aree culturali. Solo così non ricadremo nei gravi difetti dell’Unione del 2006-2008.
Ed è giusto che il Segretario sia eletto dagli elettori, oltre che dagli iscritti, perché deve essere anche il candidato premier. Nella presentazione della sua mozione, Pier Luigi Bersani ha messo apertamente in discussione questo punto fondamentale, così come nella sua mozione è scritto - a differenza di quello che prevede lo Statuto – che, in caso di primarie di coalizione per le cariche istituzionali, il PD può parteciparvi con un unico candidato scelto dagli organismi dirigenti…..
La mozione di Ignazio Marino dice cose molto interessanti, che in parte condivido. Ma su questo punto cruciale del congresso la vera alternativa alla mozione Bersani è, senza alcun dubbio, la posizione espressa dalla mozione Franceschini.
Quanto alla scelta del futuro segretario regionale, di Mariangela Bastico apprezzo l’esperienza, come ottima Assessore all’istruzione della nostra regione e come Viceministro. E ne condivido le idee, per un PD dell’Emilia-Romagna pienamente consapevole sia dei buoni risultati della sua azione amministrativa, sia delle nuove sfide che ha di fronte, le quali richiedono un surplus di innovazione, anche in vista delle prossime elezioni regionali del 2010.
Il mio sì a Dario Franceschini e Mariangela Bastico
10 Commenti a “Il mio sì a Dario Franceschini e Mariangela Bastico”
stefano bacchelli scrive:
18 Settembre 2009 alle 20:25
Enzo Gandolfi scrive:
19 Settembre 2009 alle 10:50
Sono molto amareggiato da tutta una serie di cose accadute nel partito e soprattutto a Bologna, e mentre posso condividere alcune delle motivazioni che porti a sostegno di Franceschini, Tu liquidi troppo in fretta tante motivazioni valide nella mozione Marino. Io posso capire che forse non riuscirà a vincere, ma credo che nel modo di procedere di Marino ci siano più DEMOCRAZIA, più rinnovamento e più sostegno alle PERSONE CHE MERITANO e no a quelle che sono emerse fino ad ora. La goccia che poi ha fatto traboccare il vaso è il rifiuto ad un confronto pubblico a 3.
Prova ora a convincermi
ciao Enzo
Walter Vitali scrive:
20 Settembre 2009 alle 14:09
Quando ho scritto che condivido molte cose della mozione di Ignazio Marino pensavo anche al valore del merito che ha citato Enzo Gandolfi. E questo deve valere anche per la politica e i dirigenti del PD.
Ieri ho assistito alla Festa di Bologna al confronto tra i tre candidati alla segreteria regionale, che è stato molto interessante e partecipato. Penso sia giusto fare altrettanto tra i tre candidati alla Segreteria nazionale, non appena saranno conclusi i congressi di circolo ai quali spetta la selezione della griglia di partenza per l’elezione del 25 ottobre.
La mia principale ragione di voto per Franceschini riguarda la natura del PD, che non può rinunciare ad essere un partito di centrosinistra che vuole costruire alleanze per e non solo contro. Su questo punto Bersani sostiene una posizione legittima ma diversa, che non condivido. Marino non esprime una terza posizione, la sua mozione mi pare più vicina alla posizione di Franceschini, ed è per questo che, secondo me, la vera alternativa a Bersani è Franceschini.
vanni pancaldi scrive:
20 Settembre 2009 alle 19:31
Caro Walter
condivido la tua analisi. Il terzo scenario è il solo che apra ad uno sviluppo politico positivo. Seguo attentamente le elaborazioni della fondazione Fare Futuro e ritengo che la posizione di Fini e l’evoluzione verso una moderna destra europea non siano solo un tatticismo.
Nel PD rilevo però un problema molto grave. Chi all’interno ha creduto nel valore etico dello statuto e in particolare del metodo di selezione democratico e per meriti insito nellle primarie e si è mosso coerentemente ed non ha chinato il capo ai diktat Demariani è stato posto spesso ai margini ed in parte ha trovato una via d’uscita temporanea nelle tante liste civiche sorte. Altri o sono oramai tacitati o sono usciti dalla politica attiva. I più hanno ignorato questo “golpe” di De Maria riducendolo solo a marginali beghe di provincia obnubilati da una visione BOLOGNACENTRICA, e solo pochissimi ne hanno rilevato l’effetto se non le cause: l’insuccesso elettorale, come almeno hai fatto tu, anche se mi sembra finora nel generale silenzio. Rilevo altresì che l’area che fa riferimento al patrimonio di valori e culturale della margherita in tantissime realtà locali è stata allontanata ed è scomparsa. Una operazione premeditata che trova se vuoi la sua conferma nel patto possibile con l’UDC che è nelle intenzioni di D’Alema-Bersani ma che anche nelle realtà come Calderara aveva visto abboccamenti prelettorali, riconoscendo in qualche modo che il progetto Ulivista è chiuso.
Non credo che Franceschini riuscirà a vincere e ad interrompere questo cammino politico che fa leva cinicamente e spregiudicatamente sull’ansia identitaria degli anziani orfani del PCI e sul carrierismo esasperato ed opportunista di una nuova generazione affacciatasi alla politica sull’onda di un giovanilismo di cooptazione ed omologazione.
Io credo necessario trovare una base comune su legalità ed etica che in qualche modo attualizzi la grande intuizione della “questione morale” di Berlinguer. Una base comune che tutti i partiti del centro sinistra debbono avere all’interno dei loro statuti e regolamenti e che marchi culturalmente la differenza dal progetto della destra populista berlusconiana. Penso a temi come le primarie di cittadini ed elettori per la selezione delle leadership a tutti i livelli, i compensi per l’attività politica che debbono esssere legati ai redditi percepiti e non una occasione di arrichimento, le commissioni di garanzia esterne ai partiti ed alle loro dinamiche interne, una composizione degli organismi direttivi in grado di rappresentare al meglio le differenze di genere e generazionali ma sopratutto l’effettiva composizione sociale del paese (senza il predomino assoluto del settore pubblico come avviene nel PD).
Mai come ora il metodo è IL MESSAGGIO.
Su questo tema in grado di marcare la differenza vera e sostanziale fra il centro sinistra e la galassia berlusconiana credo che in parte si giocherà la capacità di salvare il progetto ulivista e dargli una base solida su cui costruire un futuro di successo.
Io sto lavorando per questo se altri lo condividono attendo le loro mail a vpancaldi@libero.it
Ciao
giancarla codrignani scrive:
20 Settembre 2009 alle 22:11
PROSPETTIVE NERE?
Giancarla Codrignani
Ho fatto voto di non pronunciare più il nome di Berlusconi, perché la mia preoccupazione non è lui, bensì noi, italiani, ancora consenzienti con “questo” capo di governo, oppure oppositori dignitosi e inerti nella consapevolezza della propria minoranza. Che nasce anche dalla scarsa informazione che, nonostante internet , non riusciamo a divulgare ad altri perché possano confrontarsi sulle verità.
Non so più che cosa ci si debba aspettare, anche se sono convinta che il fondo non è stato ancora toccato.
C’è chi rievoca il fascismo. Potrebbe essere un’idea, se tutti sapessero che cos’è stato e per quale consenso è nato. E se si facessero le opportune dislocazioni temporali, perché il passato non si ripete se non con varianti che fanno parte di contesti differenti e non comparabili, almeno da quando abbiamo incominciato ad addormentarci davanti a un televisore a cui attribuiamo così tanto credito da non aver creato uno sciopero dell’audience per reagire contro una programmazione idiota e da credere che i telegiornali dicano il vero. Se ciò che “fa più notizia” sono i cani che mordono, gli omicidi impressionanti, l’influenza letale e “dopo” vengono le informazioni sull’Afganistan e mai sul Pakistan ancor più pericoloso, siamo già dentro fino al collo nella strumentalizzazione mediatica che attenta universalmente le aspirazioni partecipative e democratiche.
Gli italiani hanno una storia tormentata: mentre Carlo Magno era re di francesi che sentivano il senso dello stato nel IX secolo, gli italiani stanno per celebrare i 150 anni di unità che non pochi dementi tentano di disgregare. Difficile farsi carico dell’ignoranza di essere non popolo disperso, ma cittadini di pari diritti.
Tuttavia non è normale e tanto meno giustificabile che il paese non solo abbia dato una maggioranza schiacciante a uno da cui non comprerei la macchina, anche se è ottimo l’imbonitore, ma neppure si sia accorto che, una volta insediato sulla scena politica, ci ha imposto le leggi ad personam per violare impunemente le regole, il lodo Alfano per restare impunito, la violazione dei diritti elettorali con la legge definita “porcata” dai proponenti, la delegittimazione dei poteri costituzionali esautorando il Parlamento, producendo grave discredito al paese in ambito internazionale, reprimendo la magistratura e tentando di portarla alle dipendenze del governo, tagliando dai bilanci la spesa sociale, dando evidenza alla propria attività di corruttore nel caso Mills, usando l’accusa ormai insensata di “comunismo” mentre è alleato non solo di Putin, ma di Gheddafi di cui assume i comportamenti, condizionando l’attività della giustizia con le riduzioni delle intercettazioni,emanando un decreto sulla sicurezza vergognoso per la violazione patente dei diritti degli stranieri e temibile per l’uso di “ronde” che dovrebbero aiutare una polizia che non riceve i mezzi materiali, a partire dalla benzina per gli automezzi, minacciando la stampa.
Adesso procede con le intimidazioni e il killeraggio per interposti sicari. Obiettivo una chiesa che non accetta la violenza contro l’immigrazione e la licenziosità indecorosa dell’uomo pubblico. Ora c’erano da sempre riserve nei confronti di un personaggio che, ci duole ammetterlo, ha fatto le corna sulla testa di colleghi esteri in riunioni internazionali, che aveva nominate ministre in virtù di carriere non politiche, che era stato definito “un malato” dalla moglie. Ma adesso ogni limite è superato.
Spero che tutti parteciperemo alla manifestazione per la libertà di stampa e che in molti capiamo che questa libertà è fondamentale per poter dire che viviamo in democrazia, come gli altri paesi civili.
Anche perché la crisi sta producendo licenziamenti che mettono i difficoltà anche i sindacati, impossibilitati a mobilitare le categorie per interventi frammentati e non rilevanti numericamente su aree e tipi di produzione diversi. Se i lavoratori protesteranno troppo, c’è da credere che il governo userà la repressione (Brunetta li prevede come “colpo di stato”?). Forse allora l’analogia con il passato potrebbe farsi evidente. Urge costruire un partito che ricostruisca, nell’unità di posizioni anche culturalmente diverse, ma non settarie né personalistiche, i valori democratici in un paese abbastanza smarrito.
bruno scrive:
21 Settembre 2009 alle 12:01
anche il PD sta cadendo nell’errore di distorgere il vero significato di democrazia,purtroppo60 anni di democrazia incompiuta ci hanno sviato.
non basta fare le elezioni per gridare democrazia, la democrazia si compie quando chi viene eletto opera nell’interesse di tutti e non solo di una parte.
non cadiamo nell’errore della destra che ha convinto gli italiani di vivere in democrazia solo perchè berlusconi è stato eletto,noi no non basta deve ascoltare anche le esigenze di chi non ha votato per lui, volevo dire: ilPDnon cada nello stesso errore con l’elezione del segretario.
Il partito sono gli iscritti o meglio gli elettori non il segretario che si deve limitarea condurre la macchina nell’interesse di tutti
BRUNO
Riccardo Lenzi scrive:
22 Settembre 2009 alle 19:23
A proposito di libertà di stampa, censure e autocensure: nessun organo di informazione emiliano-romagnolo (esclusa l’agenzia Dire) ha riportato un fatto politico di qualche rilevanza per la nostra Regione. Un fatto su cui sarebbe interessante confrontare le opinioni dei cittadini, degli elettori e di chi si candida a guidare il principale partito di/del centrosinistra.
Sulle vicende congressuali del PD, invece, mi astengo e mi contengo, per ovvi e noti motivi…
(ER) REGIONE. NOMINE, COMITATO: LEGGE TRASPARENZA PRIMA DEL VOTO
DEPOSITATA PROPOSTA CON 5.800 FIRME, “ORA PARTITI SI ESPRIMANO”
(DIRE) Bologna, 18 set. - Divieto di cumulare incarichi e tetto massimo alle indennita’. Curriculum
pubblici di concorre ad essere nominato e un’Authority che controlli le candidature e garantisca
la trasparenza delle operazioni. Sono i quattro pilastri su cui si fonda la legge popolare di riforma
del sistema delle nomine, sottoscritta da oltre 5.800 persone (ma sono 5.517quelle regolari) in
tutta l’Emilia-Romagna. La proposta di legge, accompagnata dalle firme, e’ stata depositata
questa mattina in Regione. Il gruppo di cittadini “Riforma delle nomine” spera ora in una rapida
presa di posizione da parte della Giunta Errani e dei partiti, fino all’approvazione della legge
da parte dell’Assemblea legislativa prima delle elezioni regionali (21 e 22 marzo).
“Chiederemo a tutti i gruppi consiliari un’intervista video - spiega la portavoce del comitato,
Laura Frascaroli - e speriamo di avere una risposta entro Natale”. Del resto, “la pronuncia
da parte dei partiti ci pare d’obbligo”. Ma “non ci rispondano che e’ demagogia: e’ una proposta,
non una protesta, e siamo pronti a discuterne”. Dopo i 30 giorni dal deposito della legge popolare,
la Regione ha sei mesi per discuterla e approvarla. “Sarebbe un buon segnale farlo prima delle
elezioni”, manda a dire Frascaroli, anche se i segnali finora non sono stati incoraggianti.
“Abbiamo chiesto aiuto ai partiti in questi mesiper raccogliere le firme - fa sapere la portavoce del
comitato - ma non ci hanno mai risposto”. La legge per la riforma delle nomineprende spunto
dalla proposta di legge dell’ex governatore della Regione Friuli, Riccardo Illy, presentata nel corso
della campagna elettorale del 2008. (SEGUE)
(DIRE) Bologna, 18 set. - La legge popolare approdata in Emilia-Romagna si propone dunque di
contrastare “il sistema odierno delle nomine, che vengono decise dal presidente della Regione
con logiche oscure ai cittadini, clientelari non trasparenti e dando molti incarichi a poche
persone”. Il comitato propone prima di tutto l’introduzione di un tetto per la retribuzione (fissato a
meta’ dell’indennita’ di un consigliere regionale) e il divieto di cumulo delle cariche: “Abbiamo
trovato casi di 10-14 nomine affidate alla stessa persona, come all’aeroporto Marconi di
Bologna”, riferisce Frascaroli. Per scegliere le persone da nominare deve essere poi bandito un
concorso pubblico: i curriculum dei candidati devono esserepubblicati on line, lasciando 30 giorni di
tempo ai cittadini “per dire la loro”. Sara’ poi un’Autorita’ di garanzia (formata da tre persone,
designate “di concerto” dal presidente della Regione, dalpresidente dell’Assemblea legislativa e dal
presidente di una delle commissioni consiliari affidate all’opposizione) a doverscremare i candidati
a seconda della loro idoneita’.
La nomina politica spetta comunque sempre al presidente della Regione e alla Giunta, ma con una
delibera (resa subito pubblica) in cui vengono spiegate le motivazioni della scelta. L’Authority in ogni
caso continuerebbe a sorvegliare sugli incaricati anche nel corso del loro mandato.
Al momento, sono 76 le societa’ partecipate dalla Regione per le quali vengono nominati dei
rappresentanti. Ma la legge riguarderebbe anche i Comuni e le Province. “Noi vogliamo portare
questa proposta anche nei Consigli comunale e provinciale a Modena - annuncia Enrica
Manenti della lista Grillo - per smontare questo meccanismo che si tiene in vita da solo”.
(San/ Dire)
16:27 18-09-09
Stefano Muratori scrive:
27 Settembre 2009 alle 19:07
Caro Senatore
pensando agli avvenimenti di questi ultimi mesi, ed in particolare alla gestione interna al PD delle elezioni amministrative del 2009, ed ai gravi problemi emersi in molti comuni della provincia di Bologna: non crede che anche dentro al PD ci sarebbe molto da riflettere (ancor di più durante un congresso) sul contenuto dell’articolo di Carlo Galli “la cattiva politica” che è disponibile all’indirizzo http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/20/la-cattiva-politica.html), e del quale riporto la conclusione?
“la ripresa della democrazia italiana dalla sua malattia richiede che finisca il cinismo di massa introdotto dall’alto, e che si ricominci a parlare della pubblica legalità in termini di inderogabile “dover essere” (appunto, in termini di moralità politica); e esige una nuova irruzione del diritto di critica - e del dovere di rispondere - in uno spazio civile pieno di accomodanti rappresentazioni e di assordanti silenzi.”
La mia opinione è che la discussione di questo argomento sia altrettanto importante quanto le alleanze e gli scenari.
Stefano Muratori (ste_mur@alice.it)
Giovangualberto Ceri scrive:
24 Maggio 2011 alle 10:41
Firenze, 25 Maggio 2011
Gentilissimo Dario Franceschini,
ci siamo incontrati ieri a Firenze nei pressi di Piazza del Duomo verso le ore 17 e le ho accennato alla mia amicizia con mons. Enrico Bartoletti e alla mia scoperta del giorno di nascita di Dante “personaggio” della Commedia. Esso corrisponde al Martedì 2 giugno 1265 seguendo il canto XXII, vv. 110-117, del Paradiso. Il Poeta della Patria sarebbe cioè nato lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria Repubblicana. Dovrebbe esserci da che gioire e festeggiare, anche per una questione di raddrizzamento morale dell’Italia. Invece no. Tutti zitti. Veda, su FACEBOOK, le mie lettere pubblicate fra le FOTO e alcuni miei interventi su vari argomenti, anche politici, sui blog di GOOGLE cliccando il mio nome: GIOVANGUALBERTO CERI. Un’idea chiara può farsela anche vedendo il mio DVD su YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
La mia scoperta venne pubblicata in prima pagina e su quattro colonne da ‘LA NAZIONE’ della Domenica di Pasqua del 1993. Fui autorizzato poi ad esporla nella mattinata del 29 maggio 1993 al Convegno internazionale di studi su ‘DANTE E LA SCIENZA’ tenutosi a Ravenna ed organizzato da Patrick Boyde e Vincenzo Russo. Era presidente di turno CESARE VASOLI dell’ ‘Accademia Nazionale dei Lincei’ che, vis a vis, mi dava completamente ragione. Successivamente Boyde mi scriveva però da CAMBRIRGE, in data 13 Luglio 1994, che la mia relazione non poteva essere pubblicata negli Atti del Convegno per il semplice fatto che io ero un outsider e tutti gli altri intervenuti invece scholars, cioè dei famosi accademici. Non fa parte però della mia mentalità avvallare che il “merito” possa oscurare completamente il “valore” meritato sul campo di battaglia. L’avevo capito anche durante le diverse visite che avevo fatto a Barbiana a don Lorenzo Milani che una volta mi autorizzò perfino a fare un intervento alla sua scolaresca sul Dazio, o Imposte Comunali di Consumo, II.CC, la cui gestione diretta del servizio, in opposizione agli appalti e alle conseguenti tangenti, io difendevo, tanto a Firenze che a Palermo eccetera, ovviamente con alle spalle mons. Enrico Bartoletti amico mio, di La Pira e di Paolo VI. Tutto ciò avveniva in seguito alla delibera consiliare 5 ottobre 1964, n. 55555/710/C voluta del nostro Sindaco Giorgio La Pira e al suo ricorso, contro il decreto di annullamento di detta delibera da parte del Prefetto di Firenze, invito il 16 gennaio 1965.
Basandosi sulle mie scoperte sono state fatte due tesi di Laurea, una a Firenze e l’altra a Torino sotto la direzione di Giorgio Bàrberi Squarotti. Il professor Vasoli, quale Filosofo, ha parlato di me all’Accademia dei Lincei più volte ai dantisti ma, lamentandosene con me, anche il suo intervento è stato purtroppo ignorato. Anche lei credo possa facilmente intuire, o capire, che io ho pienamente ragione semplicemente ascoltando la già menzionata intervista fattami da Umberto Cecchi della TV CANALE 10.
Il punto qual è? I politici non ritengono corretto o, ugualmente, a loro stessi favorevole, porre questioni su Dante agli esegeti accademici di Dante, mentre i Dantisti non hanno interesse a cambiare la loro secolare versione dei fatti, o visione sulle scienze padroneggiate dal Poeta. Non so se lei, quale politico, possa fare eccezione. Il professor Mons. Renzo Lavatori che insegna Teologia Dogmatica all’Urbaniana, quando venne a Firenze a relazionare su una tesi di laurea che mi riguardava, disse: “Nessuna meraviglia per quello che ha scoperto il Ceri su Dante poiché san Tommaso d’Aquino la pensava esattamente nella stessa maniera”.
Per il prossimo giovedì 2 GIUGNO 2011 potremmo fare qualcosa?
Con un cordiale saluto,
Giovangualberto Ceri
Giovangualberto Ceri scrive:
2 Agosto 2011 alle 14:54
GIOVEDÌ 2 GIUGNO 2011
FESTEGGIAMENTI PER I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA?
MEGLIO SAREBBE DIRE, SE CON DANTE, SCIENTIFICAMENTE. ECCO IL PERCHÉ.
QUESTA È UNA VERITÀ!!!
Dante personaggio ci fa sapere nella DIVINA COMMEDIA di essere nato lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria Repubblicana. Dante nato il Martedì 2 Giugno 1265 e la nostra Repubblica Italiana nata la Domenica 2 Giugno 1946. Egli sarebbe stato un Profeta? Affascinante? Utile? Sembrerebbe di no a giudicare dall’interesse mostrato, cioè nessuno!, dalle Università degli Studi e dagli uomini politici al sopraggiungere di questa notizia. Ma, per tacere, ci saranno dei gravi motivi? Vedremo.
Recita intanto Dante con molta eloquenza: “… in quant’io (Dante personaggio) vidi ‘l segno / che segue il Tauro (cioè vidi quel segno che segue quello del Toro e che sappiamo essere il segno dei Gemelli) e fui dentro da esso (cioè nell’arco di 30° di questo segno. Dante mette in rilievo che il suo Sole di nascita non si trovava affatto nei Gemelli dello zodiaco delle costellazioni, come purtroppo tutti i commentatori affermano commettendo un gravissimo errore scientifico, ma nei Gemelli dello zodiaco dei segni, che è tutt’altra cosa !!!). / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco / tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita (cioè il Sole) , quand’io senti’ di prima l’aere tosco;/ (Par., XXII, 110 – 117) Cioè quand’io nacqui.
Una volta risolto l’enigma posto da questi versi succederebbe però una rivoluzione politico-culturale capace di suscitare, non solo stupore e meraviglia, ma problemi in tutte le maggiori Università del mondo e anche problemi di carattere religioso. Questo enigma si risolve nel seguente modo. Per gentilezza mi facciano sapere, L’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, o gli esperti della PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA, semmai fosse vero!, dov’è che io avrei sbagliato.
Procedendo nei calcoli inerenti i citati versi, calcoli che Dante implora da sette secoli che siano fatti, il Poeta stesso personaggio risulta infatti essere nato il MARTEDÌ 2 GIUGNO 1265. Questo perché, per logica e scientifica esclusione, quindi oggettivamente, abbiamo che le “gloriose stelle” di cui lui qui riferisce (c.XXII, vv. 110 – 117, del Paradiso) sono tre: la POLARE (alfa Ursae Minoris) a quei tempi a 18°.20’ di longitudine nel segno dei Gemelli; la BETELGEUSE (alfa Orionis) a 18°.30’; e la MENKALINAM (beta Aurigae) a 19°.40’. Dante afferma, sempre in questi versi, che quando lui nacque il SOLE si trovava in congiunzione, ovviamente “montante e nobile”, con queste tre stelle:”con voi nasceva”, appunto, il Sole. In altre parole, unito insieme a voi tre stelle gloriose e di gran virtù nasceva il Sole quand’io nacqui. Se questo Sole si trovava in congiunzione con esse il Sole stesso avrà avuto necessariamente la loro stessa longitudine in Gemelli e perciò questo Sole avrà avuto la longitudine di 18°.01’ circa in Gemelli. E che giorno era quando il Sole, ai tempi di Dante, raggiungeva 18°.01’ in Gemelli? Era, appunto, il 2 GIUGNO 1265, come testimonia anche il dotto Ebreo Profazio, cioè Jacob ben Machir ben Tibbon, la più alta autorità astronomico-astrologica operante in Europa, a Montpellier, fra la fine ‘200 e gli inizi del ‘300 (cfr. Profhacii Judaei Montispessulani Almanach perpetuum – ad annum 1300 inchoatum – Codicis Laurentiani PL. XVIII sin. N. I; cfr. anche J. Boffito e C. Melzi D’Eril). Dunque il Poeta della Patria è nato quando la nostra Patria Repubblicana, esattamente il 2 GIUGNO. Però, TUTTI ZITTI!!! Ma ci sarà un motivo, visto che dal 29 maggio 1993, cioè da quando io parlai del problema ai Dantisti, alla BIBLIOTECA CLASSENSE DI RAVENNA con in prima fila FRANCESCO MAZZONI E PATRICK BOYDE, nessuno mi ha mai smentito, né, purtroppo, mai dato ragione come in effetti ce l’ho.
Dunque quand’io dimostrai, il 29/5/1993, la ricordata data di nascita di Dante era Presidente di turno CESARE VASOLI che, se pur scettico verso l’Accademia, ha invece trovato sempre la forza e il coraggio, almeno personalmente, di darmi ragione: e credo che non gli sia stato facile. Dall’indicazione del 2 giugno 1265 verrebbe fuori infatti, e necessariamente, che la Commedia è anche un’opera rigorosamente astrologica per cento altre questioni collegate e che dunque il ‘viaggio’ della Commedia avviene sicuramente nell’anno 1301, cioè fuori del giubileo papale di Bonifacio VIII, e non affatto quindi nel 1300. Di conseguenza il Vaticano dovrebbe anche ammettere, oltre al fatto che la Commedia è fuori del giubileo, che per studiare Dante, il medioevo e l’antichità, bisognerà riuscire a padroneggiare l’ASTROLOGIA di Claudio Tolomeo. Però il Vaticano ha ribadito, anche recentemente, che l’Astrologia va RESPINTA: art. 2116 del recente CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (Lib. Ed. Vaticana, 1992). E come respingerla se ce n’è bisogno almeno per studiare Dante? Laici intellettuali e professori di sinistra continuate col vostro silenzio a dare una mano al Vaticano. Speriamo che il fenomeno avvenga inconsapevolmente.
Io ho riferito della questione liturgica ed astrologico-dantesca in TV a Canale 10, che qui allego: Cfr. YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA. Per gentilezza controllare. Se nel 1993, al momento delle mie scoperte, fosse stato ancora vivo il Professor GIUSEPPE LAZZATI non avrei avuto problemi a venire ascoltato perlomeno all’Università Cattolica di Milano, data la sua amicizia con il mio amico Mons. Enrico Bartoletti. Invece “picche”. Per me la nuova linea culturale, per me con grossi aspetti negativi!, già iniziata e portata avanti da papa WOJTYLA, cioè da papa GIOVANNI PAOLO II, sta ancora trionfando. Cosa fare? ”La Civiltà Cattolica” riferisce, per esempio, di un commento (Agenzia Radicale) che sarebbe stato fatto da parte di mons. Ghidelli allora assistente ecclesiastico della sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: ”Le agende di mons. Bartoletti? Non le pubblicheranno mai. Verrebbe fuori il suo ruolo politico …” Cioè contro gli appalti, le tangenti e il nepotismo. MILENA GABANELLI potrebbe interessarsene? (Google - Agenzia Radicale su Mons. Bartoletti).
Di recente si sono aperti i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma come può fare il nostro SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ON.LE GIORGIO NAPOLITANO, a dire che Dante è nato il 2 giugno come la Repubblica Italiana se gli studiosi, anche di sinistra, non entrano nel merito con un coraggioso sì? Sarebbe una bella professione anche di concreta ed autentica laicità.
Il compito di seguirmi per controllare se ho ragione, o torto, potrà apparire faticoso. È vero!!! Però si tratta di una pista nel deserto, o nella fitta giungla, già da me per la prima volta aperta: e dunque la fatica degli altri sarebbe pari ad un centesimo di quella da me sofferta.
Con auguri di Buon Lavoro.
F.TO GIOVANGUALBERTO CERI


Loading ...
Ogni giorno che passa sono sempre più contento di aver scelto Franceschini/Bastico.
Soprattutto mi colpisce il fatto che Bersani (delfino di D’Alema e, a questo proposito, ci sarebbe molto da dire) voglia allearsi con Casini. Ma come? Abbiamo Franceschini, come cattolico, voti anche lui Franceschini! No, vuole Casini, ma Casini rappresenta i clericali! Rappresenta una parte che a lungo ha sostenuto Berlusconi! Inoltre, se Bersani fa accordi con Casini, i casiniani voteranno PDL.