Basta aver visto il vergognoso atto di sciacallaggio mediatico sulla pelle dei terremotati dell’Aquila messo in scena martedì sera a Porta a Porta dal duo Berlusconi-Vespa, per capire che gli appelli alla mobilitazione in difesa della libertà di stampa non sono affatto eccessivi. Ed è importante che la manifestazione di sabato 19 settembre a Roma riesca bene.Berlusconi sta reagendo rabbiosamente e con ferocia alle sue numerose difficoltà, dalle inchieste sul giro di prostituzione e droga da cui è circondato, alla riapertura delle indagini sulle stragi di mafia del ‘92 e ‘93 che riguardano anche la vicenda Mangano, al prossimo esame da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano, che potrebbe anche essere bocciato. Per di più, Emma Marcegaglia si è incontrata recentemente con Guglielmo Epifani e il giudizio di entrambi sulla politica del governo per arginare la grave crisi economica e sociale in atto è negativo.
Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, è il suo scherano. Dopo aver provocato le dimissioni del direttore dell’Avvenire Dino Boffo, ora punta a intimidire Gianfranco Fini, il quale ha però risposto duramente con una querela.
Ci sono quindi tutte le condizioni per una ripresa di iniziativa da parte dell’opposizione, e per incalzare il governo con le nostre proposte. Dario Franceschini sa tenere bene il campo, e questo è un merito che gli viene largamente riconosciuto, così come la capacità che ha avuto di caricarsi sulle spalle la responsabilità di guidare il PD alle recenti elezioni europee e amministrative, dopo le dimissioni di Walter Veltroni.
Sono tutti elementi che contano nel mio sostegno alla sua candidatura a Segretario del PD, perché per cambiare segretario in questo momento ci vogliono argomenti che non vedo. Ma il motivo principale del mio sostegno sta nel fatto che Dario Franceschini assicura una continuità con il progetto originario del PD che le altre candidature non garantiscono, a partire da quella di Pier Luigi Bersani. E garantisce anche la rettifica degli errori che vanno corretti.
La prova è nelle “grandi manovre” che sono iniziate nel centrodestra per il dopo-Berlusconi, e nel confronto in atto sulla posizione che deve tenere il PD. Gli scenari sono tre: una sostanziale continuità, con Giulio Tremonti in veste di rinnovato garante del patto PdL-Lega; una involuzione ulteriore del sistema politico italiano, con il Grande Centro di Pierferdinando Casini ago della bilancia come nella prima Repubblica, magari attraverso una legge elettorale di tipo proporzionale; un’evoluzione della destra in forme simili a quella francese di Nicolas Sarkozy, con la leadeship di Gianfranco Fini.
Per il PD l’unico scenario buono è il terzo, nel quale possiamo giocare fino in fondo le nostre carte e porci l’obiettivo di tornare a vincere alle prossime elezioni politiche. Gli altri due scenari sono da evitare come la peste.
Per questo non mi piace il dialogo di Massimo D’Alema con Tremonti (vedi il Corriere della Sera di mercoledì 16/9). Ma soprattutto temo che il progetto politico di Pier Luigi Bersani apra pericolosamente al secondo scenario. Correggere i limiti di autosufficienza che ha avuto il Pd è giusto, rinunciare alla vocazione maggioritaria e “sostituire la ricerca delle alleanze a quella del consenso”, come ha scritto di recente Angelo Panebianco, è invece completamento sbagliato.
Non dobbiamo più fare alleanze solo “contro”, ma per il governo. Il PD deve essere quella grande forza riformista che non delega a nessun altro, neanche all’UDC di Casini, il compito di dialogare con determinati settori della società o determinate aree culturali. Solo così non ricadremo nei gravi difetti dell’Unione del 2006-2008.
Ed è giusto che il Segretario sia eletto dagli elettori, oltre che dagli iscritti, perché deve essere anche il candidato premier. Nella presentazione della sua mozione, Pier Luigi Bersani ha messo apertamente in discussione questo punto fondamentale, così come nella sua mozione è scritto - a differenza di quello che prevede lo Statuto – che, in caso di primarie di coalizione per le cariche istituzionali, il PD può parteciparvi con un unico candidato scelto dagli organismi dirigenti…..
La mozione di Ignazio Marino dice cose molto interessanti, che in parte condivido. Ma su questo punto cruciale del congresso la vera alternativa alla mozione Bersani è, senza alcun dubbio, la posizione espressa dalla mozione Franceschini.
Quanto alla scelta del futuro segretario regionale, di Mariangela Bastico apprezzo l’esperienza, come ottima Assessore all’istruzione della nostra regione e come Viceministro. E ne condivido le idee, per un PD dell’Emilia-Romagna pienamente consapevole sia dei buoni risultati della sua azione amministrativa, sia delle nuove sfide che ha di fronte, le quali richiedono un surplus di innovazione, anche in vista delle prossime elezioni regionali del 2010.
Il mio sì a Dario Franceschini e Mariangela Bastico
9 Commenti a “Il mio sì a Dario Franceschini e Mariangela Bastico”
stefano bacchelli scrive:
18 Settembre 2009 alle 20:25
Enzo Gandolfi scrive:
19 Settembre 2009 alle 10:50
Sono molto amareggiato da tutta una serie di cose accadute nel partito e soprattutto a Bologna, e mentre posso condividere alcune delle motivazioni che porti a sostegno di Franceschini, Tu liquidi troppo in fretta tante motivazioni valide nella mozione Marino. Io posso capire che forse non riuscirà a vincere, ma credo che nel modo di procedere di Marino ci siano più DEMOCRAZIA, più rinnovamento e più sostegno alle PERSONE CHE MERITANO e no a quelle che sono emerse fino ad ora. La goccia che poi ha fatto traboccare il vaso è il rifiuto ad un confronto pubblico a 3.
Prova ora a convincermi
ciao Enzo
Walter Vitali scrive:
20 Settembre 2009 alle 14:09
Quando ho scritto che condivido molte cose della mozione di Ignazio Marino pensavo anche al valore del merito che ha citato Enzo Gandolfi. E questo deve valere anche per la politica e i dirigenti del PD.
Ieri ho assistito alla Festa di Bologna al confronto tra i tre candidati alla segreteria regionale, che è stato molto interessante e partecipato. Penso sia giusto fare altrettanto tra i tre candidati alla Segreteria nazionale, non appena saranno conclusi i congressi di circolo ai quali spetta la selezione della griglia di partenza per l’elezione del 25 ottobre.
La mia principale ragione di voto per Franceschini riguarda la natura del PD, che non può rinunciare ad essere un partito di centrosinistra che vuole costruire alleanze per e non solo contro. Su questo punto Bersani sostiene una posizione legittima ma diversa, che non condivido. Marino non esprime una terza posizione, la sua mozione mi pare più vicina alla posizione di Franceschini, ed è per questo che, secondo me, la vera alternativa a Bersani è Franceschini.
vanni pancaldi scrive:
20 Settembre 2009 alle 19:31
Caro Walter
condivido la tua analisi. Il terzo scenario è il solo che apra ad uno sviluppo politico positivo. Seguo attentamente le elaborazioni della fondazione Fare Futuro e ritengo che la posizione di Fini e l’evoluzione verso una moderna destra europea non siano solo un tatticismo.
Nel PD rilevo però un problema molto grave. Chi all’interno ha creduto nel valore etico dello statuto e in particolare del metodo di selezione democratico e per meriti insito nellle primarie e si è mosso coerentemente ed non ha chinato il capo ai diktat Demariani è stato posto spesso ai margini ed in parte ha trovato una via d’uscita temporanea nelle tante liste civiche sorte. Altri o sono oramai tacitati o sono usciti dalla politica attiva. I più hanno ignorato questo “golpe” di De Maria riducendolo solo a marginali beghe di provincia obnubilati da una visione BOLOGNACENTRICA, e solo pochissimi ne hanno rilevato l’effetto se non le cause: l’insuccesso elettorale, come almeno hai fatto tu, anche se mi sembra finora nel generale silenzio. Rilevo altresì che l’area che fa riferimento al patrimonio di valori e culturale della margherita in tantissime realtà locali è stata allontanata ed è scomparsa. Una operazione premeditata che trova se vuoi la sua conferma nel patto possibile con l’UDC che è nelle intenzioni di D’Alema-Bersani ma che anche nelle realtà come Calderara aveva visto abboccamenti prelettorali, riconoscendo in qualche modo che il progetto Ulivista è chiuso.
Non credo che Franceschini riuscirà a vincere e ad interrompere questo cammino politico che fa leva cinicamente e spregiudicatamente sull’ansia identitaria degli anziani orfani del PCI e sul carrierismo esasperato ed opportunista di una nuova generazione affacciatasi alla politica sull’onda di un giovanilismo di cooptazione ed omologazione.
Io credo necessario trovare una base comune su legalità ed etica che in qualche modo attualizzi la grande intuizione della “questione morale” di Berlinguer. Una base comune che tutti i partiti del centro sinistra debbono avere all’interno dei loro statuti e regolamenti e che marchi culturalmente la differenza dal progetto della destra populista berlusconiana. Penso a temi come le primarie di cittadini ed elettori per la selezione delle leadership a tutti i livelli, i compensi per l’attività politica che debbono esssere legati ai redditi percepiti e non una occasione di arrichimento, le commissioni di garanzia esterne ai partiti ed alle loro dinamiche interne, una composizione degli organismi direttivi in grado di rappresentare al meglio le differenze di genere e generazionali ma sopratutto l’effettiva composizione sociale del paese (senza il predomino assoluto del settore pubblico come avviene nel PD).
Mai come ora il metodo è IL MESSAGGIO.
Su questo tema in grado di marcare la differenza vera e sostanziale fra il centro sinistra e la galassia berlusconiana credo che in parte si giocherà la capacità di salvare il progetto ulivista e dargli una base solida su cui costruire un futuro di successo.
Io sto lavorando per questo se altri lo condividono attendo le loro mail a vpancaldi@libero.it
Ciao
giancarla codrignani scrive:
20 Settembre 2009 alle 22:11
PROSPETTIVE NERE?
Giancarla Codrignani
Ho fatto voto di non pronunciare più il nome di Berlusconi, perché la mia preoccupazione non è lui, bensì noi, italiani, ancora consenzienti con “questo” capo di governo, oppure oppositori dignitosi e inerti nella consapevolezza della propria minoranza. Che nasce anche dalla scarsa informazione che, nonostante internet , non riusciamo a divulgare ad altri perché possano confrontarsi sulle verità.
Non so più che cosa ci si debba aspettare, anche se sono convinta che il fondo non è stato ancora toccato.
C’è chi rievoca il fascismo. Potrebbe essere un’idea, se tutti sapessero che cos’è stato e per quale consenso è nato. E se si facessero le opportune dislocazioni temporali, perché il passato non si ripete se non con varianti che fanno parte di contesti differenti e non comparabili, almeno da quando abbiamo incominciato ad addormentarci davanti a un televisore a cui attribuiamo così tanto credito da non aver creato uno sciopero dell’audience per reagire contro una programmazione idiota e da credere che i telegiornali dicano il vero. Se ciò che “fa più notizia” sono i cani che mordono, gli omicidi impressionanti, l’influenza letale e “dopo” vengono le informazioni sull’Afganistan e mai sul Pakistan ancor più pericoloso, siamo già dentro fino al collo nella strumentalizzazione mediatica che attenta universalmente le aspirazioni partecipative e democratiche.
Gli italiani hanno una storia tormentata: mentre Carlo Magno era re di francesi che sentivano il senso dello stato nel IX secolo, gli italiani stanno per celebrare i 150 anni di unità che non pochi dementi tentano di disgregare. Difficile farsi carico dell’ignoranza di essere non popolo disperso, ma cittadini di pari diritti.
Tuttavia non è normale e tanto meno giustificabile che il paese non solo abbia dato una maggioranza schiacciante a uno da cui non comprerei la macchina, anche se è ottimo l’imbonitore, ma neppure si sia accorto che, una volta insediato sulla scena politica, ci ha imposto le leggi ad personam per violare impunemente le regole, il lodo Alfano per restare impunito, la violazione dei diritti elettorali con la legge definita “porcata” dai proponenti, la delegittimazione dei poteri costituzionali esautorando il Parlamento, producendo grave discredito al paese in ambito internazionale, reprimendo la magistratura e tentando di portarla alle dipendenze del governo, tagliando dai bilanci la spesa sociale, dando evidenza alla propria attività di corruttore nel caso Mills, usando l’accusa ormai insensata di “comunismo” mentre è alleato non solo di Putin, ma di Gheddafi di cui assume i comportamenti, condizionando l’attività della giustizia con le riduzioni delle intercettazioni,emanando un decreto sulla sicurezza vergognoso per la violazione patente dei diritti degli stranieri e temibile per l’uso di “ronde” che dovrebbero aiutare una polizia che non riceve i mezzi materiali, a partire dalla benzina per gli automezzi, minacciando la stampa.
Adesso procede con le intimidazioni e il killeraggio per interposti sicari. Obiettivo una chiesa che non accetta la violenza contro l’immigrazione e la licenziosità indecorosa dell’uomo pubblico. Ora c’erano da sempre riserve nei confronti di un personaggio che, ci duole ammetterlo, ha fatto le corna sulla testa di colleghi esteri in riunioni internazionali, che aveva nominate ministre in virtù di carriere non politiche, che era stato definito “un malato” dalla moglie. Ma adesso ogni limite è superato.
Spero che tutti parteciperemo alla manifestazione per la libertà di stampa e che in molti capiamo che questa libertà è fondamentale per poter dire che viviamo in democrazia, come gli altri paesi civili.
Anche perché la crisi sta producendo licenziamenti che mettono i difficoltà anche i sindacati, impossibilitati a mobilitare le categorie per interventi frammentati e non rilevanti numericamente su aree e tipi di produzione diversi. Se i lavoratori protesteranno troppo, c’è da credere che il governo userà la repressione (Brunetta li prevede come “colpo di stato”?). Forse allora l’analogia con il passato potrebbe farsi evidente. Urge costruire un partito che ricostruisca, nell’unità di posizioni anche culturalmente diverse, ma non settarie né personalistiche, i valori democratici in un paese abbastanza smarrito.
bruno scrive:
21 Settembre 2009 alle 12:01
anche il PD sta cadendo nell’errore di distorgere il vero significato di democrazia,purtroppo60 anni di democrazia incompiuta ci hanno sviato.
non basta fare le elezioni per gridare democrazia, la democrazia si compie quando chi viene eletto opera nell’interesse di tutti e non solo di una parte.
non cadiamo nell’errore della destra che ha convinto gli italiani di vivere in democrazia solo perchè berlusconi è stato eletto,noi no non basta deve ascoltare anche le esigenze di chi non ha votato per lui, volevo dire: ilPDnon cada nello stesso errore con l’elezione del segretario.
Il partito sono gli iscritti o meglio gli elettori non il segretario che si deve limitarea condurre la macchina nell’interesse di tutti
BRUNO
Riccardo Lenzi scrive:
22 Settembre 2009 alle 19:23
A proposito di libertà di stampa, censure e autocensure: nessun organo di informazione emiliano-romagnolo (esclusa l’agenzia Dire) ha riportato un fatto politico di qualche rilevanza per la nostra Regione. Un fatto su cui sarebbe interessante confrontare le opinioni dei cittadini, degli elettori e di chi si candida a guidare il principale partito di/del centrosinistra.
Sulle vicende congressuali del PD, invece, mi astengo e mi contengo, per ovvi e noti motivi…
(ER) REGIONE. NOMINE, COMITATO: LEGGE TRASPARENZA PRIMA DEL VOTO
DEPOSITATA PROPOSTA CON 5.800 FIRME, “ORA PARTITI SI ESPRIMANO”
(DIRE) Bologna, 18 set. - Divieto di cumulare incarichi e tetto massimo alle indennita’. Curriculum
pubblici di concorre ad essere nominato e un’Authority che controlli le candidature e garantisca
la trasparenza delle operazioni. Sono i quattro pilastri su cui si fonda la legge popolare di riforma
del sistema delle nomine, sottoscritta da oltre 5.800 persone (ma sono 5.517quelle regolari) in
tutta l’Emilia-Romagna. La proposta di legge, accompagnata dalle firme, e’ stata depositata
questa mattina in Regione. Il gruppo di cittadini “Riforma delle nomine” spera ora in una rapida
presa di posizione da parte della Giunta Errani e dei partiti, fino all’approvazione della legge
da parte dell’Assemblea legislativa prima delle elezioni regionali (21 e 22 marzo).
“Chiederemo a tutti i gruppi consiliari un’intervista video - spiega la portavoce del comitato,
Laura Frascaroli - e speriamo di avere una risposta entro Natale”. Del resto, “la pronuncia
da parte dei partiti ci pare d’obbligo”. Ma “non ci rispondano che e’ demagogia: e’ una proposta,
non una protesta, e siamo pronti a discuterne”. Dopo i 30 giorni dal deposito della legge popolare,
la Regione ha sei mesi per discuterla e approvarla. “Sarebbe un buon segnale farlo prima delle
elezioni”, manda a dire Frascaroli, anche se i segnali finora non sono stati incoraggianti.
“Abbiamo chiesto aiuto ai partiti in questi mesiper raccogliere le firme - fa sapere la portavoce del
comitato - ma non ci hanno mai risposto”. La legge per la riforma delle nomineprende spunto
dalla proposta di legge dell’ex governatore della Regione Friuli, Riccardo Illy, presentata nel corso
della campagna elettorale del 2008. (SEGUE)
(DIRE) Bologna, 18 set. - La legge popolare approdata in Emilia-Romagna si propone dunque di
contrastare “il sistema odierno delle nomine, che vengono decise dal presidente della Regione
con logiche oscure ai cittadini, clientelari non trasparenti e dando molti incarichi a poche
persone”. Il comitato propone prima di tutto l’introduzione di un tetto per la retribuzione (fissato a
meta’ dell’indennita’ di un consigliere regionale) e il divieto di cumulo delle cariche: “Abbiamo
trovato casi di 10-14 nomine affidate alla stessa persona, come all’aeroporto Marconi di
Bologna”, riferisce Frascaroli. Per scegliere le persone da nominare deve essere poi bandito un
concorso pubblico: i curriculum dei candidati devono esserepubblicati on line, lasciando 30 giorni di
tempo ai cittadini “per dire la loro”. Sara’ poi un’Autorita’ di garanzia (formata da tre persone,
designate “di concerto” dal presidente della Regione, dalpresidente dell’Assemblea legislativa e dal
presidente di una delle commissioni consiliari affidate all’opposizione) a doverscremare i candidati
a seconda della loro idoneita’.
La nomina politica spetta comunque sempre al presidente della Regione e alla Giunta, ma con una
delibera (resa subito pubblica) in cui vengono spiegate le motivazioni della scelta. L’Authority in ogni
caso continuerebbe a sorvegliare sugli incaricati anche nel corso del loro mandato.
Al momento, sono 76 le societa’ partecipate dalla Regione per le quali vengono nominati dei
rappresentanti. Ma la legge riguarderebbe anche i Comuni e le Province. “Noi vogliamo portare
questa proposta anche nei Consigli comunale e provinciale a Modena - annuncia Enrica
Manenti della lista Grillo - per smontare questo meccanismo che si tiene in vita da solo”.
(San/ Dire)
16:27 18-09-09
Stefano Muratori scrive:
27 Settembre 2009 alle 19:07
Caro Senatore
pensando agli avvenimenti di questi ultimi mesi, ed in particolare alla gestione interna al PD delle elezioni amministrative del 2009, ed ai gravi problemi emersi in molti comuni della provincia di Bologna: non crede che anche dentro al PD ci sarebbe molto da riflettere (ancor di più durante un congresso) sul contenuto dell’articolo di Carlo Galli “la cattiva politica” che è disponibile all’indirizzo http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/20/la-cattiva-politica.html), e del quale riporto la conclusione?
“la ripresa della democrazia italiana dalla sua malattia richiede che finisca il cinismo di massa introdotto dall’alto, e che si ricominci a parlare della pubblica legalità in termini di inderogabile “dover essere” (appunto, in termini di moralità politica); e esige una nuova irruzione del diritto di critica - e del dovere di rispondere - in uno spazio civile pieno di accomodanti rappresentazioni e di assordanti silenzi.”
La mia opinione è che la discussione di questo argomento sia altrettanto importante quanto le alleanze e gli scenari.
Stefano Muratori (ste_mur@alice.it)
electric piano scrive:
4 Dicembre 2009 alle 22:55
electric piano…
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Ogni giorno che passa sono sempre più contento di aver scelto Franceschini/Bastico.
Soprattutto mi colpisce il fatto che Bersani (delfino di D’Alema e, a questo proposito, ci sarebbe molto da dire) voglia allearsi con Casini. Ma come? Abbiamo Franceschini, come cattolico, voti anche lui Franceschini! No, vuole Casini, ma Casini rappresenta i clericali! Rappresenta una parte che a lungo ha sostenuto Berlusconi! Inoltre, se Bersani fa accordi con Casini, i casiniani voteranno PDL.