Care amiche e amici del Blog, mi preme insistere sull’argomento “situazione politica in Emilia-Romagna” perché, evidentemente, non sono riuscito a focalizzare l’attenzione sui contenuti e non sulle persone. Vi propongo pertanto un mio ulteriore contributo, apparso su Repubblica mercoledì scorso, che spero serva a chiarire meglio il mio punto di vista, in attesa di leggere il vostro.
“Nel dibattito in corso nel PD emiliano-romagnolo la questione non è quella di pronunciarsi a favore o contro il terzo mandato del Presidente della regione Vasco Errani.
Chiunque si candiderà, per il PD e per il centrosinistra, a Presidente della regione nel 2010 dovrà affrontare i problemi che ci consegna il voto europeo e amministrativo di giugno. Questo è il tema e non altro, se non vogliamo farci fuorviare dal discorso sulle candidature che dovrà essere affrontato quando sarà il momento.
Tutti i dati dimostrano che il PD e il centrosinistra in Emilia-Romagna perdono terreno nei confronti dell’astensione, della Lega Nord e dell’UDC.
Rispetto ad altre regioni rosse è andata indubbiamente meglio, se si considera che nelle Marche e in Umbria il primo partito non è più il PD ma il PDL. Tuttavia il campanello d’allarme è suonato molto forte anche qui, e sarebbe del tutto insensato non ascoltarlo.
Alla mia considerazione, abbastanza ovvia, sulla contendibilità della regione nel 2010, visto che la coalizione che ha sostenuto Vasco Errani è passata dal 62% del 2005 al 54% del 2009, si è risposto con l’argomento che l’elettorato di appartenenza non c’è più e che ad ogni elezione tutto è sempre contendibile.
Se il concetto di contendibilità crea equivoci, posso facilmente sostituirlo con la constatazione che dovremo affrontare le elezioni del 2010 con un centrosinistra al suo minimo storico in regione, quindi in condizioni politiche indubbiamente difficili.
E’ stato detto che il centrosinistra era in difficoltà anche nelle elezioni regionali del 2000, quando partiva dal 56% delle europee del 1999. Ma allora il ciclo elettorale nazionale era favorevole, mentre ora è vero il contrario.
Ho anche sostenuto che il buon governo della regione e degli enti locali non basta più, e mi è stato obiettato che se il buongoverno c’è, va conservato.
La mia tesi è che le difficoltà del centrosinistra in questa regione derivano proprio dal fatto che si stanno erodendo strutturalmente i pilastri su cui ha poggiato la sua storica esperienza di buongoverno. Per questo le buone politiche fatte finora non bastano più, e bisogna saper rispondere alle sfide nuove con un progetto fortemente innovativo.
I pilastri del buongoverno che stanno venendo meno sono soprattutto due. Il primo è la coesione sociale, messa in discussione da una immigrazione che crea concorrenza con le fasce più deboli della popolazione nell’accesso ai servizi, soprattutto nidi e case popolari, e anche al lavoro, come dimostra il voto alla Lega Nord.
Il secondo è il welfare territoriale, per il quale le risorse stanno venendo meno a causa dei colpi di scure del governo su scuola, sanità, politiche sociali ed enti locali. Non è un caso che il sindaco Flavio Delbono abbia detto di voler forzare i vincoli del patto di stabilità interno, ma non sarà facile se non si attuano strategie innovative di coalizione territoriale, le quali ancora una volta chiamano in causa un ruolo inedito della regione e del sistema degli enti locali.”


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Caro Walter,
la tua analisi è condivisibile. Ma se le cose stanno così, bisogna dedurne che l’attuale linea del PD emiliano-romagnolo è perdente ed andrebbe corretta. Permettimi di aggiungere solo una mia personalissima spiegazione della fretta, apparentemente incomprensibile, con cui molti esponenti locali del PD si sono precipitati a dichiarare il loro sostegno alla ricandidatura dell’attuale Governatore dell’Emilia-Romagna: siccome i dalemiani hanno sostenuto Delbono nel 2009, i prodiani ed i veltronianfranceschiniani dovrebbero ricambiare, compattamente, la cortesia sostenenendo Errani nel 2010… Brutale e semplicistica ricostruzione? Forse. Però mi fa piacere che qualcuno stia cercando di incrinare queste precarie, insostenibili “convergenze parallele”. Ciao