La candidatura in Regione e le difficoltà del centrosinistra

erraniecaronna.jpgCare amiche e amici del Blog, mi preme insistere sull’argomento “situazione politica in Emilia-Romagna” perché, evidentemente, non sono riuscito a focalizzare l’attenzione sui contenuti e non sulle persone. Vi propongo pertanto un mio ulteriore contributo, apparso su Repubblica mercoledì scorso, che spero serva a chiarire meglio il mio punto di vista, in attesa di leggere il vostro.

“Nel dibattito in corso nel PD emiliano-romagnolo la questione non è quella di pronunciarsi a favore o contro il terzo mandato del Presidente della regione Vasco Errani.
Chiunque si candiderà, per il PD e per il centrosinistra, a Presidente della regione nel 2010 dovrà affrontare i problemi che ci consegna il voto europeo e amministrativo di giugno. Questo è il tema e non altro, se non vogliamo farci fuorviare dal discorso sulle candidature che dovrà essere affrontato quando sarà il momento.
Tutti i dati dimostrano che il PD e il centrosinistra in Emilia-Romagna perdono terreno nei confronti dell’astensione, della Lega Nord e dell’UDC.
Rispetto ad altre regioni rosse è andata indubbiamente meglio, se si considera che nelle Marche e in Umbria il primo partito non è più il PD ma il PDL. Tuttavia il campanello d’allarme è suonato molto forte anche qui, e sarebbe del tutto insensato non ascoltarlo.
Alla mia considerazione, abbastanza ovvia, sulla contendibilità della regione nel 2010, visto che la coalizione che ha sostenuto Vasco Errani è passata dal 62% del 2005 al 54% del 2009, si è risposto con l’argomento che l’elettorato di appartenenza non c’è più e che ad ogni elezione tutto è sempre contendibile.
Se il concetto di contendibilità crea equivoci, posso facilmente sostituirlo con la constatazione che dovremo affrontare le elezioni del 2010 con un centrosinistra al suo minimo storico in regione, quindi in condizioni politiche indubbiamente difficili.
E’ stato detto che il centrosinistra era in difficoltà anche nelle elezioni regionali del 2000, quando partiva dal 56% delle europee del 1999. Ma allora il ciclo elettorale nazionale era favorevole, mentre ora è vero il contrario.
Ho anche sostenuto che il buon governo della regione e degli enti locali non basta più, e mi è stato obiettato che se il buongoverno c’è, va conservato.
La mia tesi è che le difficoltà del centrosinistra in questa regione derivano proprio dal fatto che si stanno erodendo strutturalmente i pilastri su cui ha poggiato la sua storica esperienza di buongoverno. Per questo le buone politiche fatte finora non bastano più, e bisogna saper rispondere alle sfide nuove con un progetto fortemente innovativo.
I pilastri del buongoverno che stanno venendo meno sono soprattutto due. Il primo è la coesione sociale, messa in discussione da una immigrazione che crea concorrenza con le fasce più deboli della popolazione nell’accesso ai servizi, soprattutto nidi e case popolari, e anche al lavoro, come dimostra il voto alla Lega Nord.
Il secondo è il welfare territoriale, per il quale le risorse stanno venendo meno a causa dei colpi di scure del governo su scuola, sanità, politiche sociali ed enti locali. Non è un caso che il sindaco Flavio Delbono abbia detto di voler forzare i vincoli del patto di stabilità interno, ma non sarà facile se non si attuano strategie innovative di coalizione territoriale, le quali ancora una volta chiamano in causa un ruolo inedito della regione e del sistema degli enti locali.”

Questo articolo è stato pubblicato Mercoledì, 22 Luglio 2009 alle 16:19 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento.
Articolo precedente: Non nascondiamo il calo del Pd dietro la vittoria di Delbono Articolo successivo: Il mio sì a Dario Franceschini e Mariangela Bastico

14 Commenti a “La candidatura in Regione e le difficoltà del centrosinistra”

Riccardo Lenzi scrive:
22 Luglio 2009 alle 17:29

Caro Walter,
la tua analisi è condivisibile. Ma se le cose stanno così, bisogna dedurne che l’attuale linea del PD emiliano-romagnolo è perdente ed andrebbe corretta. Permettimi di aggiungere solo una mia personalissima spiegazione della fretta, apparentemente incomprensibile, con cui molti esponenti locali del PD si sono precipitati a dichiarare il loro sostegno alla ricandidatura dell’attuale Governatore dell’Emilia-Romagna: siccome i dalemiani hanno sostenuto Delbono nel 2009, i prodiani ed i veltronianfranceschiniani dovrebbero ricambiare, compattamente, la cortesia sostenenendo Errani nel 2010… Brutale e semplicistica ricostruzione? Forse. Però mi fa piacere che qualcuno stia cercando di incrinare queste precarie, insostenibili “convergenze parallele”. Ciao

paolo serra scrive:
23 Luglio 2009 alle 22:26

In Emilia-Romagna ci sono 2.647.740 automobili circolanti (senza contare gli altri tipi di veicoli privati) dati 2008. Nel 2001 con un provvedimento per me improvvido, fu eliminata l’addizionale regionale sul bollo auto. In media circa 2 euro al mese per veicolo.Sfido chiunque a trovare un proprietario di autoveicolo che abbia notato la differenza. In compenso alla Regione sono mancati circa 50 milioni di euro l’anno che avrebbe potuto spendere per i servizi ferroviari locali il cui degrado e le cui carenze ci rendono indegni di un paese civile. Si può chiamare questo un esempio di buona amministrazione?
Paolo Serra

Sergio Salsedo scrive:
24 Luglio 2009 alle 14:46

Caro Vitali,
Meno male che qualcuno si sfila dal trionfalismo delle analisi ufficiali. I dati che snoccioli (integrabili con altri come l’8% a livello provinciale della Lega e addirittura il 16% superato in una citta’ con la tradizione di Reggio Emilia!!!) suonano un allarme assordante, bellamente ignorato da chi si consola con i “comuni vinti” in sostituzione di quelli “persi” ed altre considerazioni da Risiko. Una conferma della bonta’ della tua analisi e’ la particolare ampiezza della penetrazione della Lega nelle aree montane, dove l’indebolirsi dei pilastri che descrivi (coesione sociale, welfare territoriale) e’ particolamente evidente.
C’e’ qualche speranza di allargare il dibattito su queti temi al di fuori degli angusti limiti di qualche sito web?
Sergio

Giancarla Codrignani scrive:
27 Luglio 2009 alle 16:26

LA MOZIONE BUTTIGLIONE

Giancarla Codrignani 17.VII.2009

L’on. Rocco Buttiglione ha presentato, ottenendo larga approvazione di governativi e papisti, una mozione per ottenere una moratoria internazionale dell’aborto e le donne sono in allarme.
Distinguiamo. Le “mozioni” sono procedure parlamentari che soddisfano la persona o il partito proponente, ma difficilmente contano per realizzarne i presupposti. Se, poi, vertono su questioni internazionali, difficilmente si attuano. Infine, se in Europa o all’Onu, si ricordano di Buttiglione è perché il candore della sua difesa aprioristica delle posizioni vaticane gli costò il voto contrario dell’Europarlamento sia per la rappresentanza nella Commissione giustizia sia per la vicepresidenza dell’istituzione (non era mai successo e non successe più).
Precisato questo, il discorso sull’aborto va ripreso e aggiornato, anche perché questo governo è disposto a tutto pur di tenersi buona la chiesa cattolica e sui problemi di genere le donne sono di solito sole.
Che la Chiesa sia, in linea di principio, contro l’aborto è perfino un’ovvietà. Anche noi donne saremmo contrarie, se non fosse che siamo noi a trovarci “nei guai”; ma anche il nostro principio si evidenzia nella legge che legittima la pratica abortiva nel contesto della “maternità libera e responsabile”. Questo è il punto su cui gli uomini, né laici né religiosi, intendono ragionare.
Benedetto XVI ragiona nel modo che Gesù, attribuendolo a scribi e sacerdoti che scaricano i fardelli sulle spalle dei poveri, chiamò ipocrita. Infatti, in primo luogo fa conto di ignorare che - lo dicono i dati Onu riferiti da Amnesty International - “nei paesi in via di sviluppo ogni anno vengono eseguiti sino a 19 milioni di aborti clandestini che causano la morte di circa 68.000 donne”. In secondo luogo non tiene conto di un ragionamento semplice per eliminare definitivamente gli aborti: escludendo i cattolici, tenuti - sempre in dubbia linea di principio - all’alternativa della castità, almeno ai non praticanti si dovrebbe dire che, quando due decidono di avere un rapporto - coniugale, libero, mercenario - si chiedano se sono disposti alla conseguenza riproduttiva e, se la risposta è “no”, decidano se si protegge l’uomo o la donna. Non a caso ai tempi dell’enciclica Humanae vitae il primate tedesco sostenne, contro Paolo VI, la possibilità della contraccezione.
Oggi, però, gran parte di queste considerazioni ha perso valore. Infatti, se non è finito l’aborto, sono definitivamente finiti (forse restano per le cinesi, le straniere di cui non si sa quasi nulla) i ferri da calza e il prezzemolo dei miserabili che eravamo. Funziona la legge e funzionano i privati, anche obiettori: 500 euro più o meno tutte possono trovarli.
Ma dovremmo renderci conto che è cambiato il clima culturale e una riforma della legge potrebbe non incontrare tante contestazioni. Le ragazze non si allarmano se non quando non c’è più rimedio preventivo e i giovani maschi e femmine, anche spregiudicati, restano ignoranti. In Inghilterra per evitare le gravidanze precoci mettono i preservativi alle medie, come se fosse una cosa educativa. Il problema resta e le pillole del giorno dopo e abortive sono “la soluzione” di fatto, ma escludono i ragionamenti “di genere”. Le donne eviteranno di sentirsi in colpa perché “non sapranno”, ma la civiltà dei rapporti e la femminile “libertà responsabile” resteranno occultate in una nuova forma di solitaria clandestinità. E’ così che il nostro genere deciderà “liberamente”?

Gabriele Natalini scrive:
28 Luglio 2009 alle 11:26

Caro Vitali,
il problema dei problemi e dove noi abbiamo sofferto di più sta nella parte finale della Tua riflessione;
“I pilastri del buongoverno che stanno venendo meno sono soprattutto due. Il primo è la coesione sociale, messa in discussione da una immigrazione che crea concorrenza con le fasce più deboli della popolazione nell’accesso ai servizi, soprattutto nidi e case popolari, e anche al lavoro, come dimostra il voto alla Lega Nord.Il secondo è il welfare territoriale, per il quale le risorse stanno venendo meno a causa dei colpi di scure del governo su scuola, sanità, politiche sociali ed enti locali. Non è un caso che il sindaco Flavio Delbono abbia detto di voler forzare i vincoli del patto di stabilità interno, ma non sarà facile se non si attuano strategie innovative di coalizione territoriale, le quali ancora una volta chiamano in causa un ruolo inedito della regione e del sistema degli enti locali.”
La paura di essere paragonati alla Lega Nord, quindi razzisti, e la nostra storia non ci permette di approfondire compiutamente questo difficile argomento ma che a mio avviso sta alla base delle difficoltà riscontrate alle ultime elezioni. Quante persone, della nostra parte politica, mi chiedono come possiamo permettere che gli immigrati, per quanto bisognosi, abbiano accesso (sono sempre i primi in tutte le graduatorie) ai nidi, materne, mense scolastiche, case popolari e servizi sanitari, in molti casi esenti o pagando sempre il minimo (quelli che pagano, perché molti poi non pagano neanche quello) e che gli si dice??? Per noi è una questione assolutamente nuova ma la parola “solidarietà” non è più sufficiente a dare le spiegazioni necessarie, adesso sono molte le famiglie in difficoltà causa la grave crisi economica e vedono compromesso il loro presente e anche il futuro e temo che la “concorrenza” con gli immigrati andrà aumentando. Su questo argomento molto delicato dovremo riflettere a fondo, spero che la prossima Convenzione Nazionale individui politiche precise su come affrontare un tema di così difficile e straordinariamente attuale, mettendoci nelle condizioni di portare alle famiglie parole e fatti convincenti e arginare una deriva leghista che sarebbe devastante per il tessuto sociale Emiliano-Romagnolo e per l’Italia.
Gabriele Natalini

vanni pancaldi scrive:
28 Luglio 2009 alle 18:39

Bravo Walter
analisi concrete e stringate. Vero toccasana in un mondo politico venato di opportunismo e di cecità per i problemi. A Calderara la coalizione costruita dalla dirigenza demariana del PD che ha scippato agli iscritti le primarie, aveva sulla carta il 72% del 2005, vagheggiava di superare il 75%, ha chiuso al 55% con la Lega balzata all’11%. Vero che il 6% è “parcheggiato” nella lista civica di centrosinistra di cui sono co-promotore ma dialogo e men che meno autocritica chi li ha visti?. La neo sindaco è soddisfatta (per lei!) pur col 17% dei voti in meno. Ha vinto, dice che il 55% al “suo” primo mandato (i mandati sono personali non più di partito o coalizione!?) è un bel risultato, vuole riportare lo stato delle cose al 99 (anno del primo mandato dell’evidentemente odiato sindaco precedente, sempre DS/PD !!!) e la sua giunta ha attenzione al problematico rapporto con …la Pro-Loco perchè…io sono nel direttivo e il direttivo non è …allineato.
In provincia simili situazioni sono diffuse, come vuoi siano interessati ai tuoi tentativi di riportare il focus su problemi e su soluzioni. Sarò franco. Moltissimi pensano in termini di potere personale, se non di vantaggi economici. Il nostro vicesindaco, dipendente Hera, non si è vergognato di votare la delibera per mantenere le partecipazioni societarie…in Hera. Il nostro gruppo ha votato a favore, quindi, senza vis polemica, preoccupa la mancanza totale di etica o se vuoi di sensibilità. Che fare, impugnare la delibera? Se anche in buona fede i nuovi vecchi del PD non avvertono il mondo cambiato, le classi lavoratrici Leghiste, e che l’ipocrisia di piccolo cabotaggio dei berluschini di sinistra non potrà mai surclassare quella del grande maestro berlusconiano, che il partito è ingolfato e dominato dal pubblico impiego in un intreccio oramai soffocante con le società pubbliche e con gli affari personali in pole-position, che vuoi che pensino di te? Che stai cercando una collocazione. Questo azzera la capacità di ascolto dei tuoi progetti. Usano il metro del personalismo, il loro, per rifiutare il contributo di idee. La situazione politica a centrosinistra è bloccata. C’è sempre modo di spiegare i tracolli elettorali(”teniamo” dice il sempregiovane De Maria).Tracolli pericolosi sono quelli che scalfiscono davvero la propria posizione di potere. Come nelle aziende in crisi, finchè tocca agli altri la situazione non è grave.
Lo spazio è esiguo, difficile a tempo oramai scaduto. Bisogna che il rinnovamento sia forte, riconoscibile, immediato e “traumatico”. Se ci sarà modo in una prossima nota proverò a dare qualche indicazione di cosa propongo in pratica su temi concreti e locali.
Vanni

Roberto Dall'Olio scrive:
29 Luglio 2009 alle 15:15

WELFARE, POLITICHE DELL’INCLUSIONE E NUOVE DISUGUAGLIANZE

La crisi sociale che attanaglia il mondo globalizzato non è solo figlia della crisi economica. Essa trae origini da cause proprie e mai veramente affrontate anche solo nell’ambito dei paesi cosiddetti democratici. Nasce principalmente dall’attenuarsi della tensione etica e politica verso l’equità e la ridistribuzione delle ricchezze, almeno a partire dalla metà degli anni Ottanta. E , oltretutto, dalla difficoltà, davanti ai processi migratori, ad elaborare politiche decisamente inclusive. Nel senso che includano l’altro, gli altri, i nuovi, i diversi, i migranti nell’orizzonte comune. Sopra di tutto pare esserci la tirannia economica, il problema della spesa per giustificare il venir meno di logiche universalistiche, cioè riguardanti tutti i cittadini. Dietro il mito dell’efficienza si nasconde la paura del cambiamento da parte delle elites governative ed amministrative espressamente autoreferenziali. Ovvero che hanno per riferimento loro stesse. Purtroppo al centro della “nuova questione sociale” , perché di tale emergenza si tratta, ci sono il nodo della disoccupazione, la degradazione spaventosa delle condizioni di lavoro e povertà non tutelate. Qui il problema non è chiedersi se welfare sì o welfare no, ma il ripensamento del welfare come argine all’insicurezza sociale ed economica, oltrechè culturale. Non è certo con la precarizzazione e la frammentazione del lavoro che si può affrontare questa sfida. La società della finta evasione ha preso il posto della società del salario con devastanti effetti sul piano della coesione sociale. Anche in regioni italiane di vasta tenuta sotto questo profilo quali la Regione Emilia – Romagna. Il lavoro deve tornare al centro del discorso pubblico e democratico con politiche di investimento sul piano della specializzazione e della qualità. Il nesso lavoro – sapere si evidenzia dunque in maniera sempre più strategica. Purtroppo invece si predica a gran voce l’universalità dei diritti, ma si pratica e si sostiene invece una società legata quasi esclusivamente alla selettività delle prestazioni e ad una logica evasivamente meritocratica senza conoscere bene i criteri di tale meritocrazia. Una società spietata e competitiva oltrechè apertamente conflittuale.
Occorre un vero nuovo patto fiscale che sia più equo e che consenta nuovi veri investimenti, altro che tagli! La democrazia deve offrire adeguatezza ai tempi , ma non rinunciare al sostegno della logica dell’inclusione e della cittadinanza, in caso contrario la dimensione democratica si andrà sempre di più attestando su un piano formale privo di sostanzialità e direi nemico di quello stato sociale di cui abbiamo enormemente bisogno di mettere in campo senza esitazioni. Il Partito Democratico non può assolutamente permettersi di non affrontare radicalmente la questione sociale altrimenti non rimandabile e di non rilanciare una denuncia analitica delle ragioni delle nuove quanto crude forme di disuguaglianza sociale.
Come? Ma recuperando le logiche di Beveridge e del welfare anglosassone pur modellato sulla storicità della tradizione italiana e sulle novità provenienti dai Paesi scandinavi a trazione socialdemocratica. Il tutto in un’ottica di rilancio della dimensione PUBBLICA , da cui appunto repubblica (democratica fondata sul lavoro…), senza nessun pregiudizio verso l’iniziativa privata che tuttavia non scambi l’interesse generale con l’interesse individuale e di gruppo. O peggio , di corporazione.

ROBERTO DALL’OLIO

Sergio Salsedo scrive:
30 Luglio 2009 alle 16:59

ANDREA ALBICINI scrive:
3 Agosto 2009 alle 10:45

CARISSIMO WALTER SONO CON TE E CONCORDO PIENAMENTE SU QUELLO CHE DICI,MA VORREI PORTARE UNA MIA PICCOLA TESTIMONIANZA SU GLI ULTIMI SVILUPPO DEL PORRETTA SOUL FESTIVAL E MARONI.
QUI SOTTO TROVERAI IL SERMONE CHE IL REVERENDO JESSE JACKSON CI INVIò IN OCCASSIONE DEI 10 ANNI DEL FESTIVAL.
SIAMO PASSATI DA JESSE A MARONI VERAMENTE SIAMO CADUTI IN BASSO.
MARONI SFRUTTA IL FESTIVAL PER I SUOI SCOPI POLITICI E GLI ATTUALI ORGANIZZATORI LO UTILIZZANO PER REPERIRE RISORSE E FARI PUBBLICITà SENZA SAPENDO CHE LA STORIA DELLA MUSICA NERA è LEGATA CON LA STORIA DI RISCATTO DEL POPOLO NERO DALLA SUA SCHIAVITù QUINDI SERVE UNA GRANDE RISPETTO.
CON SIMPATIA
ANDREA ALBICINI
331-6016511

SPEECH OF REV. JESSE JACKSON

This is Reverend Jesse Jackson of the Rainbow Push Coalition

I am right here in America, right in (he heart of where African American people live and struggle and sing and give

One writer said: “to love, live and give; this but one greater thing: open the heart and let it sing”.

! want to express my appreciation lo the people of Porretta Italy, in promoting knowledge of this musical form in Europe; Gospel, a combination of Jazz and Bines, is our life experience that sustains us from day to day. With this music we stand up and wt fight back.

Our mothers who marched for freedom and justice did so with song in their hearts. The sense of rhyme and rhythm and reason.

For you in Italy who are fighting for human lights, and around the world, let me express my thanks to you and my solidarity.

Let’s maintain the human spirit, turn to each other, and not on each other: and let’s Fight for justice and freedom together-Let’s the Gospel music ring, and send joy bells to our souls. Keep hope alive.

SERMONE DEL REVERENDO JESSE JACKSON

Sono il Reverendo Jesse Jackson della Rainbow Push Coalition.

Mi trovo qui in America proprio nel cuore di quell’America dove vive e combatte e canta il popolo Afro-Americano

Uno scrittore ha detto: “amare, vivere e donare: oltre a ciò esiste qualcosa di più grande: aprire il cuore e farlo cantare”.

Voglio esprimere tutto il mio apprezzamento alla gente di Porretta, perchè promuove la conoscenza di questa forma musicale in Europa; il Gospel. una combinazione di Jazz e Blues, e l’esperienza della nostra vita che ci sostiene dì giorno in giorno. Con questa musica possiamo sollevarci e reagire per combattere.

Le nostre madri, che hanno marciato per la li berla e la giustizia, lo hanno fallo con le canzoni nel cuore. Il senso della poesia del ritmo e della ragione.

lasciate che esprima il mio ringraziamento e la mia solidarietà a voi che in Italia, e in lutto il mondo, state combattendo per i diritti umani.

Sosteniamo insieme lo spirito umano, rivolgiamoci gli uni agli altri, e non gli uni contro gli altri, e combattiamo insieme per la giustizia c la libertà. Fate suonare la musica GospeL e campane di gioia rintocchino nelle vostre anime. Mantenete viva la speranza.

Gabriella Rovatti scrive:
1 Settembre 2009 alle 12:57

Chi siamo? Cosa vogliamo? Cosa proponiamo? Per cosa ci mobiliteremo e quando? Cosa stiamo aspettando per farlo ? Che sia nominato ” Il capo” ? Ma con capo o senza abbiamo o no delle ragioni condivise tra i ” tutti” per chiamare a raccolta e manifestare? Per esporre in modo chiaro le ” battaglie ? ” che dovremmo e vorremmo sostenere e per chi? Sanità ? libertà di stampa? Scuola ? Asili ? Alloggi per le fascie più deboli? Diritti al lavoro ? Moralizzazione? Come contattare le persone
lo sappiamo solo sotto elezioni?Io ricevo un sacco di posta in quel periodo per sentirmi dire da questo o quello ciò che ha fatto e poi ? Vorrei sentirmi dire quello che intende fare sul serio anche fuori dal periodo elettorale..Mi basterebbe e basterebbe a tanti sapere cosa si potrà fare o si vorrà fare in modo
semplice e conciso. Bisogna ripartire da questo e riprendere a fare volantinaggio, perchè la gente è stanca di sentire esprimere concetti astratti o frasi fatte, anche se le frasi fatte fanno colpo e i leghisti in aumento lo dimostrano.La gente comune è demoralizzata, da questo PD si sarbbe aspettata di più di semplici battaglie di correnti d’affermazione. Avrebbe voluto che venissero sposate più cause giuste per il cittadino che per il politico di turno e difficilmente si riavvicinerà volontariamente alle sedi istituzionali di partito. Noi resteremo sempre gli stessi fino a quando il nostro modo di fare politica resterà lo stesso. Si stanno risvegliando in America, in Giappone, ma il risveglio dell’Italia, già difficile in ogni caso, sarà e resterà impossibile
se il cittadino che è deluso da chi sta al governo continua a sentire “il rappresentante politico alternativo ” come qualcuno che lotta per la sua sedia e non per le difficoltà reali della gente di questo paese.Questo ora non è ancora in grado di sentirlo.Io ho votato per il sindaco in carica, ma senza convinzione. Ho avuto la sensazione che in una città come Bologna forse si poteva pretendere di più. Come se la montagna sia stata solo in grado di partorire il topolino.Per fortuna dall’altra parte sono riusciti a darci una mano con i loro candidati, altrimenti…Errani è stato un grande personagggio, ma bisogna cominciare a spiegare bene alla gente come stanno le cose, il perchè di certe scelte , dando a queste una scaletta di priorità spiegandone il perchè.
Incensarsi non basta più,l’”abbiamo fatto” non basta più. Bisogna spiegare anche il cosa avremmo potuto fare e non abbiamo fatto,perchè, e cosa abbiamo intenzione di fare.Come regione, come città, come partito.Il voto sulla fiducia non convincie più i potenziali elettori del nostro orientamento politico.

Rodolfo Zambelli scrive:
15 Gennaio 2010 alle 23:57

caro Walter, ritengo giuste le critiche che spesso noi facciamo al fatto che i rappresentanti in parlamento debbano essere persone che del luogo di provenienza siano effettivi rappresentanti, che siano quindi eletti dai “diretti interessati”, e non nominati inopinatamente a seguito di strane preferenze che con l’impegno reale non c’entrano nulla. E vengo alle prossime elezioni regionali: per favore, facciamo in modo che la iniqua pratica non venga mutuata anche da noi, si guardi ai trascrsi delle persone,alla loro capacità e onestà e sono certo che in tale modo si ricrei un po di quella fiducia così fortemente erosa specie fra le varie anime che compongono il nostro partito. Diversamente temo che parleremmo a vuoto.

Syclettencefddu scrive:
19 Novembre 2011 alle 23:11

The scope of pharmacy
[url=http://next-day-soma.net]next day soma[/url] apply comes with a great deal more regular roles these as compounding and dispensing medications, and it also incorporates more fashionable services related to well-being care, including clinical expert services, reviewing drugs for safety and efficacy, [url=http://www.buytramadolcodpharmacy.com]Buy Tramadol[/url] knowledge. Pharmacists, for that reason, are the industry experts on drug treatment and are the principal well being pros who optimize medication use to give individuals with good well-being outcomes.

shilklads scrive:
20 Novembre 2011 alle 19:03

Little while ago read the topic. great job. [url=http://www.dailymotion.com/video/xkfxah_moving-and-storage-burlington-a-good-ol-boys-moving_webcam]good ol boys Moving[/url].

Abunteedek scrive:
7 Dicembre 2011 alle 09:53

Cheap Dedicated servers now available - [url=http://feed1.info/link/0]Cheap server prices[/url]

Scrivi un commento

Ultimi Commenti

  • Walter Vitali: Penso che è sbagliato, come tante notizie che circolano in rete in maniera incontrollata. Noi ci...
  • franco: che ne pensi di questo? Assistenza sanitaria integrativa: ecco le cifre dei rimborsi per i deputati...
  • Abunteedek: Cheap Dedicated servers now available - [url=http://feed1.info/link/0] Cheap server prices[/url]
  • check backlinks: how’s life ? www.waltervitali.it owner discovered your website via Google but it was hard to...