Non nascondiamo il calo del Pd dietro la vittoria di Delbono

vignetta.jpgLa bella vittoria di Flavio Delbono a Bologna, e degli altri candidati del centrosinistra ai ballottaggi nei comuni capoluogo e nelle province dell’Emilia-Romagna, non deve nascondere la verità sul voto. Anche in Emilia-Romagna il PD è andato male come è avvenuto nel resto d’Italia, nonostante lo scampato pericolo per il mancato sfondamento della destra. Vanno tuttavia valutati con attenzione alcuni dati, per avere un quadro più chiaro. L’Istituto Cattaneo ha calcolato che il PD qui ha perso meno elettori dell’anno scorso rispetto al livello nazionale e nei confronti delle altre regioni rosse. L’astensione è stata minore che altrove.
Ma resta il dato di fondo. Se alle regionali dell’anno prossimo si confermerà la tendenza attuale, l’Emilia-Romagna diventerà per la prima volta una regione “contendibile”.
L’intero schieramento di centrosinistra che ha sostenuto Vasco Errani aveva il 62% nel 2005 ed è passato al 54%, la stessa percentuale del 2008. Il centrodestra senza UDC si è avvicinato ora al 40%, mentre era attestato al 33% nel 2005. L’UDC resta ferma al 4%.
Non è certo pensabile che il centrosinistra affidi la propria sicurezza elettorale a una difficile alleanza con l’UDC alle regionali del 2010. Occorre perciò prendere molto sul serio questo voto e comportarsi di conseguenza.
Nel quadro regionale, Bologna non fa eccezione. Sempre secondo l’analisi dei flussi elettorali dell’Istituto Cattaneo, alle europee il PD ha perso parte del proprio elettorato del 2008 non solo verso l’astensione, l’Italia dei Valori e la sinistra radicale, ma anche verso UDC e Lega Nord.
Alle comunali, dove c’è stata la difficoltà di dover individuare un nuovo candidato in chiusura di mandato, il centrosinistra è passato dal 60% del 2008 all’attuale 50% per la dispersione a sinistra e per le liste di Guazzaloca e Beppe Grillo. Se il centrodestra avesse presentato una sola lista per i quartieri, avrebbe vinto anche a Porto, a San Vitale e a Saragozza, oltre che a Santo Stefano, come è avvenuto.
Quali conseguenze vanno tratte dal voto? A me pare che la più importante riguardi il nostro tradizionale modello di governo, sottoposto a forti tensioni. Mantenerlo non basta più, occorre una rinnovata capacità di confrontarsi con le sfide dell’immigrazione, della sicurezza, della perdita del lavoro.
Sono i temi sui quali la Lega Nord conquista voti popolari. Ed è proprio in relazione ad essi che si manifesta una perdita di radicamento sociale del PD, che è sempre meno il partito dei giovani, del lavoro e dell’impresa e sempre più quello dei pensionati e del pubblico impiego.
Non dobbiamo avere timore. Il riformismo della nostra terra è stato in grado altre volte di rinnovare la sua tradizione, come quando demmo vita in anticipo all’Ulivo. Ora si tratta di ripartire dall’idea originaria del PD, coinvolgendo tutti in una grande discussione sulle risposte da dare.
Forse così il prossimo congresso diventerà davvero interessante, e non si limiterà ad un voto per eleggere i segretari, da quello nazionale agli altri ai diversi livelli.

Vi propongo la mia riflessione sul risultato locale del PD alle ultime elezioni, apparsa ieri su Repubblica. Mi piacerebbe sentire le opinioni di molti di voi, poiché l’argomento è particolarmente “sensibile“.

Questo articolo è stato pubblicato Lunedì, 29 Giugno 2009 alle 17:43 e classificato in Politica - attualità . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0 . Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.
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12 Commenti a “Non nascondiamo il calo del Pd dietro la vittoria di Delbono”

Matteo Lepore scrive:
29 Giugno 2009 alle 18:25

Caro Valter mi permetto di inviarti un articolo che ho postato qualche gg fa sulla rivista on-line www.newbo.it e per molti aspetti affine al tuo intervento.

EMILIA ROMAGNA TERRA DI CONQUISTA?
La Lega Nord avanza e il PD si trova di fronte ad una sfida di sistema
di Matteo Lepore (23 giugno 2009)

In Italia, la tornata elettorale 2009 ha raggiunto molti limiti. Avendo registrato i minimi storici nell’affluenza alle urne per europee, ballottaggi e referendum, si è probabilmente oltrepassato un primo limite: quello della sopportazione. Il calo dei votanti è stato endemico, un segnale esplicito contro l’inefficienza della politica ed un confronto mediatico dedicato agli scandali di questo o di quel politico.
L’Emilia-Romagna ha contribuito all’astensionismo, seppure con un carico inferiore ad altre regioni, raggiungendo quota votanti 76,6% (-4,5% rispetto alle amministrative del 2004, -9,5% rispetto alle politiche del 2008). Ma nel nostro territorio non si è rotto solo questo confine. La Lega Nord avanza e alcuni parlano già della fine di un’identità territoriale.

In Emilia-Romagna, nel 2009 il Partito Democratico è sceso sotto la soglia psicologica di un milione di elettori, confermandosi primo partito con il 38,9% e circa 980 mila preferenze (-4,1% rispetto alle amministrative 2004, -6,9% rispetto alle politiche del 2008). Il centrosinistra al completo è arrivato al 55%, scendendo dal 59,9% delle politiche 2006 e dal 55,8% delle politiche 2008. Allo stesso tempo, si è ristretto il distacco con il centrodestra che, se nel 2006 segnava quota 40,1% e nel 2008 il 44,2%, oggi raggiunge il 45%. In questa rincorsa, la Lega Nord ha conquistato un totale di 280 mila voti emiliano romagnoli, il massimo mai raggiunto pari all’11,1%, mentre il Pdl è sostanzialmente stabile al 27,4% (-0,8% rispetto al 2004 e -1,2% rispetto al 2008).

Il fenomeno Lega Nord è sulla bocca di tutti e non può essere ignorato. Non sarà grazie alla scoperta della green economy che dal 2004 al 2009 l’area verde leghista si è allargata senza freni in Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Liguria e per la prima volta in doppia cifra in Emilia-Romagna. Pare esistano leghisti anche in Toscana (4,3%), Umbria (3,6%), Marche (5,5%), Lazio (1,1%), Abruzzo (1,3%) e Calabria (1%). Le province emiliane in cui il Carroccio si espande maggiormente sono Reggio Emilia (13,2% / +9,2% rispetto al 2004), Piacenza (16,7% / +9% rispetto al 2004) Parma (14,9% / +8,8% rispetto al 2004) e Modena (12,8% / +8,6%). Le altre città non sono da meno. Bologna resiste con un 7,3% e un +5,5%, eleggendo per la prima volta un consigliere comunale leghista.

Le analisi imperversano, ma in questo confronto elettorale uno dei limiti superati e più interessanti è relativo alla composizione degli elettori per età e professione. Secondo un sondaggio Ipsos e Tolomeo Studi, realizzato tra l’aprile 2008 e il maggio 2009, alle ultime elezioni europee in Emilia-Romagna circa il 58% degli elettori della Lega Nord avrebbe meno di 44 anni. Al contempo, circa il 51% degli elettori del Partito Democratico avrebbe un’età superiore a 55 anni. Ovviamente, parliamo di partiti con una dimensione molto differente tra loro; di una capacità del PD di raccogliere in termini assoluti più voti tra i giovani. In proporzione, emerge un trend su cui riflettere in vista delle prossime regionali e oltre. Per quanto concerne le professioni, il PD sarebbe gradito da un 43% di pensionati, un 20% di dipendenti privati e un 12% di dipendenti pubblici. La Lega Nord, invece, avrebbe maggiore capacità di penetrazione tra i dipendenti privati al (28%), i lavoratori autonomi (27%) e gli operai (al 17% contro il 10% del PD). Anche in questo caso, in numeri assoluti non si può sostenere che la Lega sia “il partito degli operai” poiché rimangono molti i lavoratori in più nelle file del PD o del PDL. Un cambiamento è però in atto.

Secondo alcuni osservatori, in Emilia-Romagna la Lega avrebbe raggiunto un radicamento ed una dimensione tali da avere davanti a sé una crescita garantita. Da un lato è montata la paura di perdere benessere e tranquillità, un sentimento strisciante accresciuto con la crisi economica. Ecco perché, come sostiene Aldo Bonomi, “passioni e interessi che ci facevano dire <> non si incontrano più”. Il modello economico e sociale è in fibrillazione e, con la perdita progressiva di reti di protezione e punti di riferimento, il timore di alcune fasce della popolazione guadagna spazio in un contesto sociale pieno di possibili capri espiatori, in primis gli immigrati. Il leghismo offre così una facile alternativa al governo locale, sostituendo ad esso il sindacalismo dei territori (Aldo Bonomi – “Emilia-Romagna verso nuovi modelli di coesione sociale” Sole 24 ore 22 giugno 2009).

Occorre ragionare attorno a questi temi, dunque, per non perdere il passo. Sebbene la dinamica dei flussi elettorali mostri un gioco interno ai due schieramenti nello spostamento dei voti, il partito della Lega Nord si dimostra quello più in grado di attrarre preferenze di nuovi elettori. Intercetta in anticipo degli umori e temi nuovi che stanno entrando nell’agenda politica italiana e locale. Società chiusa o multiculturale? protezionismo o apertura dei mercati? localismo o globalizzazione? individualismo o comunità? conservazione ad oltranza o innovazione?

Fausto Desalvo scrive:
29 Giugno 2009 alle 20:57

Visto come è stato lapidato Fassino sui respingimenti dei clandestini (il contrario vuol dire prenderli tutti) la mia speranza che la sinistra
sappia fronteggiare l’offensiva della Lega è ridotta al lumicino! L’unica speranza è che il trend porti il tutto a quando non ci nsarò più.

fabio scrive:
30 Giugno 2009 alle 11:13

caro walter,
sono d’accordo con te sulla necessità di non nascondere la crisi del PD e della sinistra in Emilia-Romagna dietro l’esito positivo di quasi tutti i ballottaggi del 21-22 giugno.
sorridevo sul fatto che proprio mentre le esperienze emiliane, dopo decenni di fatica e lealtà, si candidano a guidare uno dei più grandi partiti riformisti d’europa, e penso a Bersani e Franceschini, in realtà quel modello accusa allarmanti segni di crisi.

della crisi nel nostro corpo elettorale verso le idee della Lega ne parliamo dalle politiche del 2008 e quello che ha detto al Lingotto Chiamparino te lo segnalai allora e quindi da lì bisogna ripartire, ovvero come evitare che i penultimi si incazzino con gli ultimi e con quelli che ne difendono i diritti!

chiamparino dice “più asili e più case popolari!”, ma a breve termine sappiamo essere impossibile e quindi la sfida è aperta!

il progetto del PD è ancora valido, purchè si abbia il coraggio di non difendere dirigenti indifendibili, perchè non abbiamo la necessità di superman, ma di persone credibili e coerenti, che mostrino di credere in quello che fanno.

da questo punto di vista non mi è piaciuto, come ha sottolineato Cuperlo, il messaggio di autocandidatura di Franceschini.
ci vediamo il 9!

Lorenzo Minganti scrive:
30 Giugno 2009 alle 11:18

Concordo con Walter nel non nascondere sotto il tappeto della vittoria di Delbono i pessimi risultati del PD.
I motivi di questa sconfitta sono tanti e partono da molto indietro; primo fra i tanti, l’incapacità di una sintesi politica condivisa ed in grado di rispondere alle domande dei cittadini. Secondo: un’incapacità comunicativa che oramai è divenuta un nostro tratto caratterizzante, tanto alivello nazionale come locale.
Spero che il prossimo congresso possa essere l’occasione giusta, anche se, dai primissimi segnali, temo che si profili più la classica conta che non una seria occasione di riflessione.
La bruciante e pesante sconfitta alle elezioni politiche del 2008 ci ha purtroppo fatto smarrire quell’entusiasmo che aveva salutato la nascita del PD. Spero di cuore che si possa ritrovare, anche perchè abbiamo bisogno di un lavoro lungo e non facile, che magari non ci porti a cogliere risultati effimeri nell’immediato, ma strutturali nel medio periodo.
Anche perchè, anche solo aver tenuto i risultati del 2008 sarebbe stato un risultato negativo: con quei numeri abbiamo perso le elezioni ….
Comunque, facciamoci gli auguri perchè ne abbiamo bisogno

bruno scrive:
1 Luglio 2009 alle 11:26

caro walter anche a zola predosa il candidato della coalizione di sinistra è passato per pochi voti, ma quello che più mi preoccupa è lo sfaldamento sociale avvenuto,una ampagna elettorale diuna lista civica al limite dell’inciviltà
con minacce fisiche sullo stile camorrista,che sta succedendo a bologna, sono arrivati i casalesi? sezioni dove i votanti hanno da sempre sfiorato il95%
abbiamo avuto un 60% di votanti con minacce da parte della destra per chi andava a votare:sista infiltrando il fascismo la cui punta avanzata è la lega
al ballottaggio la destra ha votato per il sindaco uscente ex PD non più ricandidato se non in una pseudo lista civica con verdi e rifondazione
ce l’ha fatta per pochi voti il sindaco della coalizione di sinistra
vittoria amara

giancarla codrignani scrive:
2 Luglio 2009 alle 15:04

NON E’ UN COMMENTO, E’ UN’EMERGENZA

DICHIARAZIONE ODIERNA DEL “CENTRO ITALIANO RIFUGIATI” - 2 LUGLIO ‘09

“D’ora in poi la parola d’ordine sarà: esclusione sociale”, ha dichiarato il Presidente del CIR, Savino Pezzotta, alla luce dell’odierna definitiva approvazione del “Pacchetto Sicurezza” al Senato, a colpi di “fiducia”. “Le nuove norme renderanno più difficile la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri” continua Pezzotta.
Il CIR, ente di tutela di rifugiati, è particolarmente preoccupato per il clima generale di criminalizzazione del “diverso”, del “sospetto”, della marginalizzazione che da questa legge viene alimentato.
Cambierà profondamente il contesto nel quale si svolge il percorso di integrazione non solo degli immigrati, ma anche dei rifugiati.
“E’ da ricordare che la nuova legge introduce una tassa pesante su rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno; limita l’ottenimento della cittadinanza italiana, nonché il diritto al ricongiungimento familiare; in molti casi rende impossibile l’iscrizione anagrafica. Tali norme riguardano esclusivamente cittadini stranieri regolarmente presenti e non hanno alcun nesso con la sicurezza” dichiara Christopher Hein, Direttore del CIR.
“Altre norme come le restrizioni sull’invio di denaro alle famiglie rimaste nei paesi di origine provocheranno inevitabilmente nuovi mercati irregolari o criminali di money transfer”.
L’introduzione del reato di permanenza irregolare sul territorio rappresenta, tra l’altro, l’impossibilità di tornare nel paese volontariamente.
“In contrasto con la Direttiva europea sul ritorno – in vigore dal dicembre 2008, ma non ancora attuata in Italia – che riconosce allo straniero il diritto di poter decidere per la partenza volontaria entro un periodo congruo, il nuovo reato rende obbligatorio l’allontanamento forzato della persona”, osserva Hein.
“Paradossalmente, la legge costringe alla fuga anche cittadini stranieri che sarebbero tornati volontariamente in patria”.
L’aumento del periodo di trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione, è un puro atto punitivo, una detenzione arbitraria, perché le statistiche dimostrano che le possibilità di rendere effettiva l’espulsione aumentano solo marginalmente prolungando la permanenza in tali centri.
“A parte le nefaste conseguenze dell’attuazione delle singole norme, il “Pacchetto Sicurezza” nel suo insieme si ispira ad una percezione dello straniero come nemico, che farà uscire l’Italia delle politiche di inclusione sociale seguita dall’Unione Europea negli ultimi 15 anni” dichiara Hein.

Vladimiro Ferri scrive:
2 Luglio 2009 alle 18:19

Caro Valter
Condivido in larga misura le valutazioni che fai sul voto. Delbono ha saputo giocare bene il proprio ruolo, cosa che non era semplice per variegate ragioni, che un pò tutti teniamo in pancia, ma alla fine è stata senza dubbio una bella affermazione.
E’ bene però anche sottolineare che il candidato del centro destra, come dicono i risultati era ed è ben poca cosa. Aggiungo, non solo per le divisioni interne al centro destra.
Che occorra prendere molto sul serio poi i dati che questo voto ci consegna, mi auguro per davvero che sia la volta buona, perché non sono un fulmine a ciel sereno, bensì l’ennesimo e forse davvero ultimo avviso ai naviganti.
Un voto che esprime in maniera nitida l’insofferenza e la stanchezza verso l’incapacità della politica e della classe dirigente a farsi carico dei problemi veri e reali della gente e del Paese, che penalizza, il centro destra ma in primo luogo e maggiormente il centro sinistra ed il PD.
Non credo sia questione di alcuni temi caldi, penso sia qualcosa di più profondo e complesso, visto che il trend è di lunga data e non può e non deve essere fuorviato dalle atipiche affermazioni di Prodi.
Non riusciamo più ad essere attrattivi, siamo distanti in senso anche fisico dalla gente, certo abbiamo lanciato anche delle proposte valide e positive, ma non siamo stati in grado di dare il senso di un progetto di cambiamento credibile per questo Paese. Ci serve davvero il prossimo congresso e ci serve una discussione finalmente vera e democratica. Lasciamo stare i complotti, lasciamo perdere i pregiudizi. Studiare, Ragionare, Ascoltarsi e Aiutarsi senza finzioni o posti da prendere è questo il congresso di cui abbiamo bisogno.
Credo anche che oltre al contesto politico generale, ci siano poi questione locali e territoriali, che dovranno essere analizzate nello specifico, stante che faccio parecchia fatica ad inserirle nel voto “politico nazionale” oppure alla “globalizzazione”.
Sul nostro tradizionale modello di governo mi sorgono parecchi interrogativi, stante che sono da poco rientrato da una seppur breve settimana in terra siciliana. Un vero e proprio paradiso terrestre, dove mi viene da dire che si vede però che sono mancati i comunisti, quelli che da noi hanno saputo rappresentare molto bene il senso dello Stato, dell’amministrare, del lavoro, del collettivo e della solidarietà, attraverso i molteplici servizi, che rappresentano la differenza SOCIALE e il VALORE AGGIUNTO di una comunità.
Se il riferimento è a questo modello io credo che anche noi abbiamo dei problemi, ma sono più riferiti al sarto che al modello.
Dovremo trovare tempo e modo di affrontare questi problemi, perché comunque c’è indubbiamente un tema che riguarda il riordino istituzionale, e tu sai come la penso personalmente. Ma esiste anche un nuovo tema, quello che non si può delegare la rappresentanza politica solo agli eletti o ai Sindaci. Certamente grande ed importante risorsa, ma che dura il giusto se non ci continuano ad essere i VOLONTARI della politica, quelli che tengono caldi i rapporti umani e non quelli televisivi, quelli che danno il senso della passione politica e dell’impegno sociale tra le linee della società. Può essere questa roba vecchia?
saluti e a presto

Roberto Dall'Olio scrive:
2 Luglio 2009 alle 18:59

Un saluto a tutti e tutte. Per il momento mi soffermerei sul fatto che la Lega Nord abbia sostitutito il vecchio PCI nel lavoro di rete e contatto coi lavoatori e, in particolare, con gli operai del Nord (e non solo). Da oltre vent’anni si è insinuata in un vuoto culturale facendo della propaganda ossessiva e usando un linguaggio semplificatore, ma diretto e purtroppo razzista. venendo meno la centralità del lavoro nella vita pubblica, e forse venendo meno la vita pubblica, ovvero la privatizzazione del pubblico, la sinistra ha perso uno dei suoi luoghi d’elezione soprattutto nelle regioni settentrionali dove anche il PCI per non tacere degli eredi era già sofferente ai suoi ultimi tempi. La Lega ha dunque corroso il tessuto sociale bacino dei voti di sinistra spostandosi questo elettorato negli strati medi e anche medio alti della popolazione. Questo processo può accadere anche in Emilia Romagna soprattutto dove il tessuto culturale e sociale di cui sopra si è già lacerato. Colpisce il dato di Reggio Emilia, davvero. Ma anche Bondeno deve far riflettere, per non dire di Cento, e di zone della Romagna. Dove la Lega non ha sfondato, a Bologna, per esempio, lo si deve non solo alla tradizione della città, ma alla cultura della legalità di cui, occorre dirlo, Cofferato è stato controverso ma sicuro interprete. Dove le misure per l’accoglienza, restando in Reno - Galliera, sono state sicure, come a Castelmaggiore, la Lega non ha fatto presa. Noi dobbiamo ripetere ai nostri concittadini che la sicurezza è un tema del vivere e non del proteggesi, noi dobbiamo attaccare il linguaggio impoverito di cui ogni giorno ci serviamo. La parola precario, per stare al lavoro, dovrebbe sparire, come sparire o quasi la figura che essa sottointende. La cultura del lavoro , dell’accoglienza, della solidarietà e della società interetnica , oltre a quella della legalità dovrebbe essere uno dei nostri punti di forza, altrimenti temo che l’erosione leghista possa essere inesorabile soprattutto a fronte del protrarsi della crisi attuale.
Un caro saluto
roberto dall’olio

Loris Marchesini scrive:
3 Luglio 2009 alle 09:53

Il mio commento l’ho postato alcuni giorni fa sul portale del PD di Bologna:

http://www.pdbologna.org/Blog-Democratico-MultiBlog/Blog-Utenti/Congresso-cosa-significa-far-avanzare-il-progetto-del-PD.html

Aggiungo una considerazione amara: ieri ho preso un giorno di ferie e sono andato a Roma, invitato da Walter Veltroni all’incontro da lui promosso a 2 anni dal Lingotto. Ci sono andato per stima verso Walter e per ascoltare, capire persone interessanti. A parte i contenuti, su cui ora non mi soffermo, Vi rendo nota di un certo “conformismo” (usando un eufemismo) del PD di Bologna e dell’Emilia. Vi era quasi un migliaio di persone, di diverse componenti, culture, tanti personaggi eccellenti (in senso positivo). Bene, di Bologna e dell’Emilia oltre a me e ad un mio collega di gruppo consigliare, ho notato solo Walter Vitali, Sangalli ed il prof. Vassallo. Noto solo che fino alla fine dell’anno scorso tutti erano con Veltroni, come poi tutti sono stati per Franceschini (come tutti prima erano con D’Alema, quando fu scelto come segretario dei DS, io ero per Veltroni). Ora tutti sul carro di Bersani ? Io non ho ancora scelto, anche perchè prima delle persone (tutte brave e rispettabili) mi interessa capire quale progetto hanno da presentare all’Italia e agli italiani.

vanni pancaldi scrive:
3 Luglio 2009 alle 16:31

Caro Walter sono silente da tempo su questo tuo pur interessante blog. Ero sconcertato dagli avvvenimenti nel PD anche a livello microlocale. Posso dire che la mia famiglia dal nonno in poi appartiene alla storia del PCI poi PDS DS come ti ho dettagliato in un blog precedente. Poi arriva il PD. Grande novità e grandi speranze. Ma nei fatti uno sgomitamento ed arrivismo mai visti. Mai nel PCI-PDS-DS mi era accaduto di non poter nemmeno esporre le mie idee. Credevo nelle primarie come tantissimi ma a Calderara ce le hanno scippate con un abominio zelighiano nominando “la candidata alle EVENTUALI primarie di coalizione” , in effetti nominata oramai da tempo dalla triade De Maria Venturi Donini. La mia denuncia ai garanti è stata prontamente rigettata visto che il presidente regionale garanti Valerio Armaroli è del mio circolo calderarese e non si è certo vergognato a gestire lui questa partita in prima persona alla faccia di qualsasi principio di “legittima suspicione”. Ho visto un partito composto quasi totalmente di dipendenti del settore pubblico, che candida una dipendente dello stesso comune spostata in provincia per studiare da sindaco, che mette in lista tre famigliari di altrettanti dipendenti comunali, incapaci di comprendere le dinamiche del privato esposto alla globalizzaione, incapaci di ascoltare le domande dei lavoratori perchè non gradite su immigrazione e sicurezza, guardare con rassegnazione e stupore alla Lega Nord che diventa il primo partito operaio del Nord e che oramai sta sfondando al Centro. Chissà perchè? Lega che potrebbe in caso di una lunga degenerazione del berlusconismo portare alla secessione di fatto del Nord.
Che potevo fare? Anche a Calderara abbiamo messo in piedi in tre mesi una lista civica (C’è bisogno di Rinnovamento), come altre mille che sono giustamente fiorite, e ci siamo meritati il diritto di parlare ed essere ascoltati con quasi il 6% ed un consigliere (con gli stessi voti di UDC ed 1 consigliere come UDC e Lega Nord, che ha sfiorato il secondo consiglicon quasi l’11% dei voti). Ci hanno detto di tutto: traditori, matti che non prenderanno un voto, gente in cerca di poltrone, insulti al telefono, boicottaggi nell’uso di sale e perfino di Bar privati, degilittimazioni da parte del PDCI nei confronti della nostra candidata sindaco che fino alla fine è rimasta comunque iscritta al PDCI e “versante”, i nostri manifesti sono stati gli unici strappati. Hanno speso follie per spettacoli con comici, decine di pranzi stuzzichini aperitivini e gelatini E’ stato molto istruttivo, non me lo scorderò. L’indegna ammucchiata attorno al PD di personaggi, tra questi alcuni di RC che venivano poi da noi per perorare la nostra unità di azione con Terre Libere, è stata quasi kafkiana. I risultati hanno visto la coalizione (PD RC PDCI IDV SDI e supporto diretto di SPI_CGIL) crollare dal 73% dei voti al 55% (mentre in campagna elettorale si vociferava sarebbero arrivati almeno il 75%) . Naturalmente il PD ha fatto sparire i fatti e parla di grande vittoria e ha pubblicato mestamente i risultati senza alcun confronto imbarazzante con le precedenti comunali. Se bastasse nascondere i problemi per evitarli!
I berluschini di provincia non porteranno mai i ceti lavorativi e le masse popolari a migliori risultati, perchè sono pallide fotocopie che inseguono percorsi tracciati da altri, anni luce più bravi di loro. E il popolo alla fine se deve scegliere preferisce gli originali alle fotocopie.
Io sono ancora iscritto al PD, o almeno non ho ricevuto alcun editto di espulsione ma forse sono “scomunicato” per statuto , non so, ma non ho più alcuna fiducia che come dice Loris “prima delle persone (tutte brave e rispettabili- qui scusami non condivido per tutti) mi interessa capire quale progetto hanno da presentare all’Italia e agli italiani.
E’ una pia illusione. Per i più e’ solo una affannosa ricerca al posto di comando o al compenso economico. Credo che figure come Chiamparino avrebbero potuto contrastare questo disegno ma al solito ha preferito “obbedire” ai richiami all’unità (che significa poi unità, chi decide chi è unitario e chi no, uniti su cosa e per che cosa?) ora ho una debole speranza per Marino, perchè è uno scienziato e forse per simpatia visto che ha il cognome uguale al nome di mio nonno.
ciao
Vanni

vanni pancaldi scrive:
5 Luglio 2009 alle 11:52

Walter
scusami se continuo ma condivido molte cose che scrivi qui e sui quotidiani e vorrei farti una breve premessa ed una domanda.
De Maria (con Donini e Venturi) aveva una strategia tesa a mettere i suoi “podesta’” dovunque fosse possibile, cercando di sottrarre al partito lo strumento delle primarie, arrivando addirittura al commissariamento laddove questa manovra era impossibile, e facendo quindi esplodere dovunque il fenomeno delle liste civiche di centrosinistra che hanno dimostrato che la voglia di partecipare c’è ma non quella di subire diktat.
Ha fatto un errore analogo a quello del periodo Bartolini. Ha dato per scontato che il riflesso identitario che vede una continuità pci-pds-ds-pd e l’ubbidiente popolo delle feste dell’unità garantisse gli stessi risultati delle elezioni precedenti. In due parole : ha snaturato la novità “democratica” del PD e ha usato brutalmente lo strumento dello spoiling system o omologazione. Ma De Maria non ha la statura politica per condurre con successo un simile percorso ed infatti i numeri registrano un calo, assordante per chi ha orecchie per sentirlo, perfino nella “sua” Marzabotto passata alla destra.
Perchè lo si è lasciato procedere indisturbato in questa direzione consci che se la politica ha una logica sarebbe stata fallimentare?
Leggo oggi che De Maria ha intenzione di lasciare la segreteria provinciale per quella regionale. Visto che ha fatto danni
in provincia ora si candida ad estenderli a tutta la regione.
Questo gli elettori, anche quelli meno evoluti, lo capiscono, capiscono che la logica che spesso sta dietro il PD è comunque quella della conservazione del sistema di potere individuale. E anche a sinistra non si vergognano purtroppo più di votare Lega che oramai sta sfondando anche in Emilia.
Non si può fare proprio niente contro l’individualismo esasperato ed il carrierismo condito di giovanilismo (scusa tutti questi -ismi ma è la realtà) e recuperare una capacità di idee, di ascolto, di condivisione e di progetto?
ciao
Vanni

PianoTrade scrive:
29 Ottobre 2009 alle 16:06

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