La bella vittoria di Flavio Delbono a Bologna, e degli altri candidati del centrosinistra ai ballottaggi nei comuni capoluogo e nelle province dell’Emilia-Romagna, non deve nascondere la verità sul voto. Anche in Emilia-Romagna il PD è andato male come è avvenuto nel resto d’Italia, nonostante lo scampato pericolo per il mancato sfondamento della destra. Vanno tuttavia valutati con attenzione alcuni dati, per avere un quadro più chiaro. L’Istituto Cattaneo ha calcolato che il PD qui ha perso meno elettori dell’anno scorso rispetto al livello nazionale e nei confronti delle altre regioni rosse. L’astensione è stata minore che altrove.
Ma resta il dato di fondo. Se alle regionali dell’anno prossimo si confermerà la tendenza attuale, l’Emilia-Romagna diventerà per la prima volta una regione “contendibile”.
L’intero schieramento di centrosinistra che ha sostenuto Vasco Errani aveva il 62% nel 2005 ed è passato al 54%, la stessa percentuale del 2008. Il centrodestra senza UDC si è avvicinato ora al 40%, mentre era attestato al 33% nel 2005. L’UDC resta ferma al 4%.
Non è certo pensabile che il centrosinistra affidi la propria sicurezza elettorale a una difficile alleanza con l’UDC alle regionali del 2010. Occorre perciò prendere molto sul serio questo voto e comportarsi di conseguenza.
Nel quadro regionale, Bologna non fa eccezione. Sempre secondo l’analisi dei flussi elettorali dell’Istituto Cattaneo, alle europee il PD ha perso parte del proprio elettorato del 2008 non solo verso l’astensione, l’Italia dei Valori e la sinistra radicale, ma anche verso UDC e Lega Nord.
Alle comunali, dove c’è stata la difficoltà di dover individuare un nuovo candidato in chiusura di mandato, il centrosinistra è passato dal 60% del 2008 all’attuale 50% per la dispersione a sinistra e per le liste di Guazzaloca e Beppe Grillo. Se il centrodestra avesse presentato una sola lista per i quartieri, avrebbe vinto anche a Porto, a San Vitale e a Saragozza, oltre che a Santo Stefano, come è avvenuto.
Quali conseguenze vanno tratte dal voto? A me pare che la più importante riguardi il nostro tradizionale modello di governo, sottoposto a forti tensioni. Mantenerlo non basta più, occorre una rinnovata capacità di confrontarsi con le sfide dell’immigrazione, della sicurezza, della perdita del lavoro.
Sono i temi sui quali la Lega Nord conquista voti popolari. Ed è proprio in relazione ad essi che si manifesta una perdita di radicamento sociale del PD, che è sempre meno il partito dei giovani, del lavoro e dell’impresa e sempre più quello dei pensionati e del pubblico impiego.
Non dobbiamo avere timore. Il riformismo della nostra terra è stato in grado altre volte di rinnovare la sua tradizione, come quando demmo vita in anticipo all’Ulivo. Ora si tratta di ripartire dall’idea originaria del PD, coinvolgendo tutti in una grande discussione sulle risposte da dare.
Forse così il prossimo congresso diventerà davvero interessante, e non si limiterà ad un voto per eleggere i segretari, da quello nazionale agli altri ai diversi livelli.
Vi propongo la mia riflessione sul risultato locale del PD alle ultime elezioni, apparsa ieri su Repubblica. Mi piacerebbe sentire le opinioni di molti di voi, poiché l’argomento è particolarmente “sensibile“.


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Caro Valter mi permetto di inviarti un articolo che ho postato qualche gg fa sulla rivista on-line www.newbo.it e per molti aspetti affine al tuo intervento.
EMILIA ROMAGNA TERRA DI CONQUISTA?
La Lega Nord avanza e il PD si trova di fronte ad una sfida di sistema
di Matteo Lepore (23 giugno 2009)
In Italia, la tornata elettorale 2009 ha raggiunto molti limiti. Avendo registrato i minimi storici nell’affluenza alle urne per europee, ballottaggi e referendum, si è probabilmente oltrepassato un primo limite: quello della sopportazione. Il calo dei votanti è stato endemico, un segnale esplicito contro l’inefficienza della politica ed un confronto mediatico dedicato agli scandali di questo o di quel politico.
L’Emilia-Romagna ha contribuito all’astensionismo, seppure con un carico inferiore ad altre regioni, raggiungendo quota votanti 76,6% (-4,5% rispetto alle amministrative del 2004, -9,5% rispetto alle politiche del 2008). Ma nel nostro territorio non si è rotto solo questo confine. La Lega Nord avanza e alcuni parlano già della fine di un’identità territoriale.
In Emilia-Romagna, nel 2009 il Partito Democratico è sceso sotto la soglia psicologica di un milione di elettori, confermandosi primo partito con il 38,9% e circa 980 mila preferenze (-4,1% rispetto alle amministrative 2004, -6,9% rispetto alle politiche del 2008). Il centrosinistra al completo è arrivato al 55%, scendendo dal 59,9% delle politiche 2006 e dal 55,8% delle politiche 2008. Allo stesso tempo, si è ristretto il distacco con il centrodestra che, se nel 2006 segnava quota 40,1% e nel 2008 il 44,2%, oggi raggiunge il 45%. In questa rincorsa, la Lega Nord ha conquistato un totale di 280 mila voti emiliano romagnoli, il massimo mai raggiunto pari all’11,1%, mentre il Pdl è sostanzialmente stabile al 27,4% (-0,8% rispetto al 2004 e -1,2% rispetto al 2008).
Il fenomeno Lega Nord è sulla bocca di tutti e non può essere ignorato. Non sarà grazie alla scoperta della green economy che dal 2004 al 2009 l’area verde leghista si è allargata senza freni in Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Liguria e per la prima volta in doppia cifra in Emilia-Romagna. Pare esistano leghisti anche in Toscana (4,3%), Umbria (3,6%), Marche (5,5%), Lazio (1,1%), Abruzzo (1,3%) e Calabria (1%). Le province emiliane in cui il Carroccio si espande maggiormente sono Reggio Emilia (13,2% / +9,2% rispetto al 2004), Piacenza (16,7% / +9% rispetto al 2004) Parma (14,9% / +8,8% rispetto al 2004) e Modena (12,8% / +8,6%). Le altre città non sono da meno. Bologna resiste con un 7,3% e un +5,5%, eleggendo per la prima volta un consigliere comunale leghista.
Le analisi imperversano, ma in questo confronto elettorale uno dei limiti superati e più interessanti è relativo alla composizione degli elettori per età e professione. Secondo un sondaggio Ipsos e Tolomeo Studi, realizzato tra l’aprile 2008 e il maggio 2009, alle ultime elezioni europee in Emilia-Romagna circa il 58% degli elettori della Lega Nord avrebbe meno di 44 anni. Al contempo, circa il 51% degli elettori del Partito Democratico avrebbe un’età superiore a 55 anni. Ovviamente, parliamo di partiti con una dimensione molto differente tra loro; di una capacità del PD di raccogliere in termini assoluti più voti tra i giovani. In proporzione, emerge un trend su cui riflettere in vista delle prossime regionali e oltre. Per quanto concerne le professioni, il PD sarebbe gradito da un 43% di pensionati, un 20% di dipendenti privati e un 12% di dipendenti pubblici. La Lega Nord, invece, avrebbe maggiore capacità di penetrazione tra i dipendenti privati al (28%), i lavoratori autonomi (27%) e gli operai (al 17% contro il 10% del PD). Anche in questo caso, in numeri assoluti non si può sostenere che la Lega sia “il partito degli operai” poiché rimangono molti i lavoratori in più nelle file del PD o del PDL. Un cambiamento è però in atto.
Secondo alcuni osservatori, in Emilia-Romagna la Lega avrebbe raggiunto un radicamento ed una dimensione tali da avere davanti a sé una crescita garantita. Da un lato è montata la paura di perdere benessere e tranquillità, un sentimento strisciante accresciuto con la crisi economica. Ecco perché, come sostiene Aldo Bonomi, “passioni e interessi che ci facevano dire <> non si incontrano più”. Il modello economico e sociale è in fibrillazione e, con la perdita progressiva di reti di protezione e punti di riferimento, il timore di alcune fasce della popolazione guadagna spazio in un contesto sociale pieno di possibili capri espiatori, in primis gli immigrati. Il leghismo offre così una facile alternativa al governo locale, sostituendo ad esso il sindacalismo dei territori (Aldo Bonomi – “Emilia-Romagna verso nuovi modelli di coesione sociale” Sole 24 ore 22 giugno 2009).
Occorre ragionare attorno a questi temi, dunque, per non perdere il passo. Sebbene la dinamica dei flussi elettorali mostri un gioco interno ai due schieramenti nello spostamento dei voti, il partito della Lega Nord si dimostra quello più in grado di attrarre preferenze di nuovi elettori. Intercetta in anticipo degli umori e temi nuovi che stanno entrando nell’agenda politica italiana e locale. Società chiusa o multiculturale? protezionismo o apertura dei mercati? localismo o globalizzazione? individualismo o comunità? conservazione ad oltranza o innovazione?